{"id":65501,"date":"2017-05-03T19:54:43","date_gmt":"2017-05-03T17:54:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65501"},"modified":"2017-11-03T15:12:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:30","slug":"cina-flessibilita-esterna-rigidita-interna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/cina-flessibilita-esterna-rigidita-interna\/","title":{"rendered":"Cina: flessibilit\u00e0 esterna, rigidit\u00e0 interna"},"content":{"rendered":"<p>Se Pechino da un lato mostra flessibilit\u00e0 e mediazione nelle questioni di politica internazionale, soprattutto legate alla Corea del Nord, dall\u2019altro continua senza esitazione a tenere il pugno duro internamente e a combattere quelle che ritiene essere tentazioni indipendentiste (molte delle quali, invece, sono rivendicazioni di autonomie gi\u00e0 concesse a termine di legge). Cos\u00ec, qualsiasi accenno di insubordinazione alle regole imposte e alle posizioni del partito comunista, continua ad essere soffocato sul nascere.<\/p>\n<p>L&#8217;attenzione di Pechino e del suo pi\u00f9 alto rappresentante, quel Xi Jinping che dal primo momento del suo insediamento ha spinto la Cina verso posizioni sempre pi\u00f9 intransigenti e &#8211; se possibile &#8211; persino peggiori di quelle del passato in termini di libert\u00e0 di espressione e autonomia, \u00e8 rivolta in modo particolare verso quelle situazioni che rappresentano un potenziale pericolo per l\u2019unit\u00e0 cinese.<\/p>\n<p><b>La situazione di Hong Kong<\/b><br \/>\nHong Kong prima di tutto. Ritornata alla Cina nel 1997, l&#8217;ex colonia britannica \u00e8, almeno sulla carta, una regione autonoma speciale. L&#8217;accordo sino-britannico prevede infatti il principio &#8220;un Paese due sistemi&#8221; fino al 2047, anno in cui poi Hong Kong dovrebbe tornare definitivamente alla Cina. Questo in teoria, come si diceva, perch\u00e9 le ingerenze di Pechino nella vita politica di Hong Kong sono sempre pi\u00f9 frequenti.<\/p>\n<p>\u00c8 di solo qualche giorno fa la notizia dell&#8217;arresto di due parlamentari, Sixtus Leung Chung-hang detto Baggio e Yau Wai Ching, per aver tentato di entrare con la forza nel Legco, il Parlamento locale. La storia dei due in realt\u00e0 va avanti da mesi. Iscritti al partito Young Ispiration, che crede nelle libert\u00e0 civili e nel rispetto della democrazia (impegnati in quel movimento anti-Pechino chiamato \u201cUmbrella Movement\u201d), i due erano stati eletti lo scorso settembre nelle elezioni amministrative.<\/p>\n<p>I guai per loro erano iniziati presto. Ad ottobre, nel corso della cerimonia di giuramento, pronunciarono volutamente la parola &#8220;Cina&#8221; nel modo usato dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale e considerato offensivo dai cinesi. Non solo: si presentarono issando striscioni su cui c&#8217;era scritto &#8220;Hong Kong is not China\u201d. Il loro giuramento non \u00e8 stato riconosciuto come valido e dopo qualche giorno Pechino viet\u00f2 l\u2019insediamento ai due parlamentari. Il 2 novembre, in segno di protesta, i due tentarono di introdursi nel parlamento e si scontrarono con le forze dell&#8217;ordine.<\/p>\n<p>Recependo le disposizioni del governo centrale cinese, il 15 novembre l&#8217;alta Corte di Hong Kong ha escluso i giovani parlamentari dalla possibilit\u00e0 di ricoprire l&#8217;incarico politico per il quale erano stati eletti. Ora i due, fermati dalla polizia, dovranno anche rispondere delle loro azioni di protesta.<\/p>\n<p><b>La repressione nello Xinjiang musulmano<\/b><br \/>\nAltra regione a patire la pressione cinese \u00e8 da sempre quella dello Xinjang, a maggioranza musulmana, dove da secoli \u00e8 insediata la minoranza etnica degli uiguri, che i cinesi mirano a sottomettere a vantaggio della imposizione della cultura Han. Gli uiguri, osteggiati dalla Cina e considerati terroristi, rivendicano l\u2019autonomia concessa (lo Xinjiang \u00e8 regione autonoma) che dovrebbe declinarsi anche nella possibilit\u00e0 di perseguire la fede, i costumi, le usante islamiche e l\u2019uso dell\u2019arabo.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da dire che alcune fronde uighure chiedono invece l\u2019indipendenza da Pechino anche a suon di attentati. \u00c8 cos\u00ec, dopo il divieto di portare la barba o il velo femminile, arriva ora da parte del governo cinese il divieto di chiamare i bambini con nomi di derivazione o significato che rimandi alla religione islamica.<\/p>\n<p>Per ora l&#8217;ordinanza prevede 12 nomi messi al bando, tra i quali Mohammed e Jihad, ma non \u00e8 escluso che la lista possa essere ampliata. In caso di violazione del divieto il neonato non potr\u00e0 essere registrato, e quindi non potr\u00e0 avere accesso all&#8217;assistenza sanitaria e all&#8217;istruzione. Pechino giustifica le decisioni parlando di strumenti di lotta all&#8217;estremismo religioso.<\/p>\n<p><b>Nessun cedimento in Tibet<\/b><br \/>\nE la situazione resta sempre tesa anche in Tibet dove la Cina non mostra nessun segno di cedimento. Anzi. Anche qui, come nello Xinjiang, XI Jinping e i suoi proseguono con un&#8217;opera di evidente cinesizzazione, tentando di sradicare in ogni modo la cultura locale e religiosa e i suoi simboli.<\/p>\n<p>In questa ottica si pone anche la distruzione, avviata ormai mesi fa, di un importante simbolo religioso buddista, il monastero e l&#8217;accademia di Larung Gar, considerato la pi\u00f9 grande scuola filosofica del Tibet, sito nella prefettura di Kardze. Al momento dell&#8217;intervento cinese nella struttura organizzazioni pro Tibet si tratta dell&#8217;ennesimo sopruso cinese nei confronti della regione lamaista.<\/p>\n<p>A luglio scorso, dopo l&#8217;inizio dei lavori di demolizione, due giovani monache tibetane si tolsero la vita in segno di protesta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se Pechino da un lato mostra flessibilit\u00e0 e mediazione nelle questioni di politica internazionale, soprattutto legate alla Corea del Nord, dall\u2019altro continua senza esitazione a tenere il pugno duro internamente e a combattere quelle che ritiene essere tentazioni indipendentiste (molte delle quali, invece, sono rivendicazioni di autonomie gi\u00e0 concesse a termine di legge). 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