{"id":65503,"date":"2017-05-03T19:55:49","date_gmt":"2017-05-03T17:55:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65503"},"modified":"2017-11-03T15:12:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:29","slug":"trump-cento-giorni-nel-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/trump-cento-giorni-nel-medio-oriente\/","title":{"rendered":"Trump: Cento Giorni nel Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p>\u201c \u2026Non pensavo che fosse cos\u00ec complicato\u2026\u201d, diceva Trump l\u2019altro giorno ai media. S\u00ec, \u00e8 complicato. Parlando di proiezione esterna in particolare, occorrono, tra l\u2019altro, molto tatto e molte sfumature. Ma non troppe, perch\u00e9 occorre anche lucidit\u00e0 di pensiero e un minimo di strategia. Un equilibrio sempre difficile.<\/p>\n<p>Concentriamoci per un momento sul Medio Oriente. Una regione in pieno travaglio, afflitta da contrasti, frustrazioni, rischio di frammentazione, sacche di povert\u00e0, disoccupazione, et\u00e0 media inquietante e al contempo invidiabile.<\/p>\n<p><b>Il colpo in Siria e le ripercussioni<\/b><br \/>\nIn Siria, Trump il 7 aprile ha battuto un colpo. Inaspettatamente. Non contro il sedicente Stato islamico, l\u2019Isis, che pure \u00e8 la sua dichiarata priorit\u00e0, ma contro Assad. Ha bombardato la base di Shayrat (Homs), in risposta all\u2019uso di armi chimiche a Khan Sheikoun (Idlib), o meglio alle emozioni popolari che esso ha suscitato.<\/p>\n<p>La Russia, che non manca certo di apparati militari in area, non ha mosso un dito. Ha incassato, e sta forse pensando a quali prezzi dovr\u00e0 pagare per l\u2019auspicato riavvicinamento a Washington. Gli arabi del Golfo hanno applaudito. Israele ha tirato un sospiro di sollievo, ma riferito non ad Assad \u2013 bene o male \u201cil migliore dei nemici\u201d \u2013, ma all\u2019Iran.<\/p>\n<p>Gli europei hanno abbozzato:Trump non si \u00e8 coordinato con loro (dal suo punto di vista, perch\u00e9 mai?), ma usare armi chimiche \u00e8 comunque proibito da un centinaio di anni. Le Nazioni Unite e il sistema di monitoraggio della Convenzione sulle Armi Chimiche stanno ancora accertando le responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Sempre in Siria, Trump ha anche rafforzato la presenza militare a terra, ancorch\u00e9 non in prima linea. Devono averlo sconsigliato i vertici militari: meglio per ora attenersi ai raid aerei e alla copertura della cosiddetta Coalizione internazionale; poi si vedr\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019Isis finir\u00e0 comunque per sgomberare i luoghi (Siria e Iraq) e la partita cruciale a Raqqa deve ancora cominciare. Basteranno per questo i validi combattenti curdo-arabi, ben pilotati e foraggiati? E pazienza per la Turchia, si potr\u00e0 sempre recuperarla dopo, magari con garanzie di integrit\u00e0 territoriale e di zone di influenza da spartire con altri del vicinato.<\/p>\n<p><b>Rovesciato il tavolo rispetto ad Obama<\/b><br \/>\nIn ogni caso, con il repentino colpo su Shayrat, Trump ha gi\u00e0 rovesciato il tavolo rispetto agli anni di Obama. Che aveva perseguito un meditato disegno, forse anche troppo sofisticato, ed era rimasto in mezzo al guado. Nel settembre 2013 aveva rinunciato ad un intervento militare per analogo attacco chimico a Goutha (nei pressi di Damasco). E sfumando l\u2019obiettivo della prima ora di un \u2018regime change\u2019, aveva piuttosto puntato su un riequilibrio delle influenze in area tra Arabi del Golfo e Iran.<\/p>\n<p>E anche per questo aveva sdoganato Teheran con l\u2019intesa nucleare conclusa dai 5+1 (membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu e Germania) nell\u2019estate 2015. Ci\u00f2 che aveva naturalmente suscitato il risentimento dei primi per l\u2019evidente rischio di retrocessione strategica e le rimostranze di Israele, che nella prospettiva di un Iran nucleare e nell\u2019attivismo di Hezbollah ai propri confini ha sempre visto il pi\u00f9 forte rischio per il proprio futuro.<\/p>\n<p>Obama aveva anche accettato\u00a0<i>de facto<\/i>\u00a0la presenza in Siria della Russia, giunta subito dopo, nel settembre 2015, con il suo arsenale militare, e con essa, almeno temporaneamente, il potere di Assad: una sorta di divisione dei compiti, io mi concentro sul terreno pi\u00f9 familiare e interessante dell\u2019Iraq, tu su quello pi\u00f9 infido della Siria che conosci dal 1972.<\/p>\n<p>E aveva instaurato con Mosca la necessaria collaborazione\u00a0<i>military-to-military\u00a0<\/i>per evitare incidenti nei cieli sempre pi\u00f9 affollati di aerei e al contempo assidui contatti Kerry-Lavrov sul piano politico-diplomatico. Nel frattempo, l\u2019opposizione siriana sostenuta dai referenti del Golfo e della Turchia era rimasta stretta tra i lealisti di Assad e relativi alleati e i jihadisti dell\u2019Isis tracimati dall\u2019Iraq nell\u2019estate 2014 in concorrenza con gli affiliati ad Al-Qaida.<\/p>\n<p>Trump torna in qualche modo alle origini. Arabia first. Israele first. Aspettiamo i seguiti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201c \u2026Non pensavo che fosse cos\u00ec complicato\u2026\u201d, diceva Trump l\u2019altro giorno ai media. S\u00ec, \u00e8 complicato. Parlando di proiezione esterna in particolare, occorrono, tra l\u2019altro, molto tatto e molte sfumature. Ma non troppe, perch\u00e9 occorre anche lucidit\u00e0 di pensiero e un minimo di strategia. Un equilibrio sempre difficile. Concentriamoci per un momento sul Medio Oriente. 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