{"id":65505,"date":"2017-05-01T19:57:10","date_gmt":"2017-05-01T17:57:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65505"},"modified":"2017-11-03T15:12:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:31","slug":"trump-cento-giorni-tarlo-della-stampa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/trump-cento-giorni-tarlo-della-stampa\/","title":{"rendered":"Trump: Cento Giorni, il tarlo della stampa"},"content":{"rendered":"<p>I media e i giornalisti, negli Stati Uniti e pure altrove, non sono sempre fulmini di guerra a scoprire e denunciare le menzogne del potere: nel clima ultra-patriottico post 11 settembre 2001, ci misero due anni buoni a convincersi e scrivere che le armi di distruzione di massa con cui George W. Bush giustificava l\u2019invasione dell\u2019Iraq nel 2003 erano una balla e, per di pi\u00f9, una balla costruita \u2018ad hoc\u2019.<\/p>\n<p>Nel frattempo, Bush era stato rieletto anche perch\u00e9 una campagna di stampa ben orchestrata, specie sui \u2018new media\u2019, aveva convinto una parte dell\u2019opinione pubblica che un ex combattente del Vietnam (John Kerry), che era stato pure ferito, anche se solo leggermente, e aveva poi denunciato l\u2019errore del conflitto, era meno rispettatile di un imboscato che in Vietnam non c\u2019era mai stato grazie all\u2019influenza del padre.<\/p>\n<p>E pure quando rapidi e incisivi, come per il Watergate (1972\/\u201973), media e giornalisti non sono riuscito lo stesso a impedire la rielezione del presidente fellone, in quel caso Richard Nixon, innescando, tuttavia, il processo che port\u00f2 alle dimissioni a un passo dall\u2019impeachment.<\/p>\n<p><b>Politica e informazione: stesso disprezzo<\/b><br \/>\nInoltre, nel XXI secolo i media e i giornalisti, almeno quelli tradizionali &#8211; la stampa scritta, la radio, la tv -, hanno smesso d\u2019essere rilevanti nelle scelte politiche. Donald Trump, l\u2019anno scorso, aveva contro praticamente tutta la stampa qualificata, anche quella conservatrice, ma \u00e8 comunque diventato presidente degli Stati Uniti, cogliendo il comune sentire d\u2019una fetta di elettori consistente che accomuna nello stesso disprezzo la politica e l\u2019informazione.<\/p>\n<p>E, a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3920\" target=\"blank\"><b><u>cento giorni<\/u><\/b><\/a>\u00a0dal suo insediamento alla Casa Bianca, l\u2019effetto continua. I media smascherano ogni giornole menzogne spesso trasparenti del presidente, ne denunciano i dati sbagliati, ne segnalano le contraddizioni palesi, ma i fan di Trump restano convinti che un magnate di 70 anni, con un passato d\u2019affari spesso fallimentari e di elusione fiscale, una banderuola opportunistica che cambia idea a ogni pi\u00e8 sospinto e abbandona le cose a met\u00e0 quando finirle \u00e8 difficile, sia l\u2019interprete e il riscattatore del loro \u2018sogno americano\u2019.<\/p>\n<p>Al che, uno pu\u00f2 pure pensare che siano affari loro, come la Brexit per i britannici, nella solita serie di grande successo \u2018chi \u00e8 causa del suo mal pianga se stesso\u2019, quando ci sar\u00e0 da piangere.<\/p>\n<p>Purch\u00e9 la banda delle \u2018fake news\u2019, della \u2018post-truth\u2019 e degli \u2018alternative facts\u2019, non mandi in malora tutto il pianeta, con la storia che il riscaldamento globale non ha nulla a che vedere con il carbone e le altre energie fossili; o con le minacce di guerra nucleare come se fosse uno spettacolo pirotecnico.<\/p>\n<p>Anche se l\u2019ultima versione del presidente Trump \u00e8 che il dittatore Kim \u00e8 bravo figliolo che sta curando l\u2019eredit\u00e0 del nonno e del padre (un profilo in cui il magnate, che non s\u2019\u00e8 \u2018fatto da s\u00e9\u2019, ma \u00e8 un \u2018figlio di pap\u00e0\u2019, un po\u2019 si riconosce, persino nella bizzarria dell\u2019acconciatura): se il leader nordcoreano vuole sparare qualche missile sono affari suoi, purch\u00e9 non li spari in testa agli americani e ai loro alleati.<\/p>\n<p><b>Un comizio per disertare la cena con i giornalisti<\/b><br \/>\nPer Trump, che non ama le critiche, quello dei media e dei giornalisti \u00e8 un nervo scoperto: \u201cfalsa\u201d e \u201cdisonesta\u201d, tale \u00e8 la stampa per il presidente, che, come aveva annunciato fin dai primi giorni, diserta l\u2019annuale cena dei corrispondenti dalla Casa Bianca, preferendo i cori da stadio dei suoi fan a un comizio in Pennsylvania.<\/p>\n<p>Ovazioni e l\u2019incitamento patriottico \u2018Usa! Usa!\u2019 quando lui assicura che far\u00e0 il muro al confine con il Messico, che terr\u00e0 fuori dagli Stati Uniti i terroristi islamici e che, con l\u2019aiuto del cinese Xi, ormai divenuto il suo miglior amico, ridurr\u00e0 alla ragione Kim. Alla lista dei leader che gli piacciono, depennato &#8211; temporaneamente? &#8211; Vladimir Putin e messo \u2018in attesa\u2019 il coreano &#8211; \u201cNon so se \u00e8 pazzo, ma \u00e8 sveglio\u201d -, Trump ha appena aggiunto il filippino Rodrigo Duterte, che fa la sua bella figura accanto a Erdogan e al-Sisi (nell\u2019attesa di aggiungere al presepino Marine Le Pen).<\/p>\n<p>Invece, media e giornalisti &#8220;sono una disgrazia, sono parte del problema&#8221;, specialmente New York Times e Cnn; &#8220;Non potrei essere pi\u00f9 felice di essere qui, oltre 100 miglia lontano da Washington &#8211; ha detto il presidente, parlando quasi un\u2019ora ad Harrysburg. La politica della capitale e i media sono a cena insieme, ma il presidente non c\u2019\u00e8: ha preferito passare la serata con persone molto migliori\u2026 La loro agenda non \u00e8 la nostra agenda&#8221;.<\/p>\n<p><b>\u2018Fake news\u2019 e libert\u00e0 di stampa<\/b><br \/>\nJeff Mason, presidente dell&#8217;associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, rispedisce le accuse al mittente: &#8220;Siamo qui come sempre per celebrare la libert\u00e0 di stampa e il buon giornalismo, non per celebrare la presidenza&#8221;, dice aprendo l\u2019evento annuale. &#8220;Come si pu\u00f2 vedere &#8211; la frecciata \u00e8 ironica, davanti a una sala gremitissima di bella gente -, la serata \u00e8 lo stesso \u2018tutto esaurito\u2019&#8221;.<\/p>\n<p>L\u2019idea di fondo \u00e8 una sola: i media non sono \u2018fake news\u2019; i giornalisti non sono il nemico del popolo. Anzi, \u201cun attacco a noi \u00e8 un attacco a tutti gli americani\u201d. A testimoniare che c\u2019\u00e8 in gioco la libert\u00e0 di stampa e d\u2019espressione, si scomodano due icone dei media e della democrazia: Bob Woodward e Carl Bernstein, i mitici cronisti del Washington Post che fecero scoppiare lo scandalo del Watergate (i loro alias in \u2018Tutti gli uomini del presidente\u2019 furono Robert Redford e Dustin Hoffman).<\/p>\n<p>Woodward sforna un libro l\u2019anno di consigli al presidente, quale che esso sia, e si vede spesso in tv o altrove. Bernstein \u00e8 schivo, vive appartato. Ma sul podio ci sono entrambi: &#8220;Caro presidente &#8211; dicono -, i media non sono \u2018fake news\u2019\u201d; e invitano i giovani colleghi &#8220;a seguire i soldi e le bugie&#8221;. Una pista valida in tutti i tempi e in tutti i luoghi, ma che pare tracciata per portare a Trump.<\/p>\n<p>Woodward e Bernstein sono sicuri: \u201cLa verit\u00e0 alla fine emerge. Ci vuole del tempo, ma viene fuori\u201d. Purch\u00e9 non ce ne voglia troppo, questa volta, ch\u00e9 un missile fa in fretta a scappare di mano, se uno \u00e8 impulsivo; e l\u2019inquinamento dell\u2019atmosfera pu\u00f2 divenire irreversibile, se uno bada pi\u00f9 agli interessi degli amici e ai propri che al bene comune.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I media e i giornalisti, negli Stati Uniti e pure altrove, non sono sempre fulmini di guerra a scoprire e denunciare le menzogne del potere: nel clima ultra-patriottico post 11 settembre 2001, ci misero due anni buoni a convincersi e scrivere che le armi di distruzione di massa con cui George W. 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