{"id":65507,"date":"2017-05-01T19:58:06","date_gmt":"2017-05-01T17:58:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65507"},"modified":"2017-11-03T15:12:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:30","slug":"francia-presidenza-vista-sulla-coabitazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/francia-presidenza-vista-sulla-coabitazione\/","title":{"rendered":"Francia, presidenza con vista sulla coabitazione"},"content":{"rendered":"<p>Per la prima volta nella Quinta Repubblica il ballottaggio per le presidenziali non vedr\u00e0 la presenza n\u00e9 di un candidato socialista n\u00e9 di uno della destra moderata, visto che a contendersi l\u2019Eliseo saranno Emmanuel Macron (En Marche!) e Marine Le Pen (Front National).<\/p>\n<p>E salvo sorprese, proprio Macron il 7 maggio sar\u00e0 eletto, e la Francia avr\u00e0 cos\u00ec il pi\u00f9 giovane presidente della sua storia, il quale arriver\u00e0 alla massima carica dello Stato senza aver mai avuto un incarico elettivo a livello nazionale o locale e, soprattutto, senza contare su una formazione politica organizzata.<\/p>\n<p>Lo scenario per il probabile prossimo presidente della Repubblica rischia tuttavia di complicarsi fin da subito. Un mese dopo il ballottaggio, la Francia sar\u00e0 infatti chiamata nuovamente alle urne per le legislative (anch\u2019esse secondo un sistema maggioritario a doppio turno). E stavolta, a differenza che in passato, quando il partito del candidato eletto all\u2019Eliseo solitamente riportava la vittoria anche all\u2019Assemblea nazionale, \u00e8 quasi certo che nessuno dei due esponenti arrivati al ballottaggio potr\u00e0 disporre di una propria maggioranza parlamentare autonoma.<\/p>\n<p><b>Il bivio delle legislative di giugno<\/b><br \/>\nNel caso improbabile che domenica si imponga la Le Pen, a giugno il Front National avrebbe la forza di conquistare solo una manciata di seggi, rimanendo quindi lontanissimo dal numero di 289 necessario per governare (lei ha intanto gi\u00e0 aperto alle intese, siglando un patto di governo con il sovranista Nicolas Dupont-Aignan, ex neogollista che con la sua lista \u201cDebout la France\u201d al primo turno delle presidenziali aveva raccolto il 4,7%).<\/p>\n<p>Anche qualora vincesse Macron le prospettive non sembrano pi\u00f9 convincenti. Nato pochi mesi fa, \u201cEn Marche!\u201d, il movimento fondato dall\u2019ex ministro dell\u2019Economia, non ha radicamento sul terreno e per le legislative potr\u00e0 far leva solo sul fattore novit\u00e0 espresso da Macron. I suoi candidati rischiano per\u00f2 di essere percepiti come inesperti, non avendo dato nessuna prova delle loro capacit\u00e0 in campo politico, oppure, nel caso in cui dovesse schierare alcune vecchie figure provenienti dal Partito socialista o dalla destra neogollista, come troppo ancorati al passato e ben lontani dal rinnovamento che il neopresidente intenderebbe portare avanti.<\/p>\n<p><b>Un\u2019Assemblea nazionale in mano al centrodestra<\/b><br \/>\n\u00c8 opinione diffusa che il risultato pi\u00f9 probabile sia quello di un\u2019Assemblea nazionale con una maggioranza di centrodestra che a quel punto esprimerebbe un proprio premier ed un proprio governo, imponendo all\u2019Eliseo una nuova coabitazione fra presidente e primo ministro di orientamento politico diverso.<\/p>\n<p>Una circostanza questa verificatasi gi\u00e0 tre volte in passato durante la Repubblica: due volte sotto Mitterrand, quando il presidente socialista &#8211; prima nel biennio tra il 1986 ed il 1988 e poi tra il 1993 ed il 1995 &#8211; venne costretto alla coabitazione con esecutivi neogollisti, ed infine tra il 1997 ed il 2002, quando Chirac dovette coabitare con un governo guidato dal socialista Lionel Jospin.<\/p>\n<p>Sul piano politico, gli effetti di questo scenario sarebbero quantomai rilevanti. Appena eletto, il neopresidente si troverebbe davanti per tutto il mandato un\u2019Assemblea nazionale espressione di una maggioranza opposta a quella presidenziale ed un governo che, di conseguenza, sarebbe totalmente svincolato dal controllo dell\u2019Eliseo e che condurrebbe in piena autonomia la politica economica e la gestione dell\u2019ordine pubblico, lasciando al Capo dello Stato solo un ruolo predominante nella gestione della politica estera e della difesa.<\/p>\n<p><b>Conflitto o collaborazione?<\/b><br \/>\nCome \u00e8 stato pi\u00f9 volte sottolineato, il sistema della Quinta Repubblica funziona se il governo \u00e8 espressione della stessa maggioranza presidenziale, svolgendo cos\u00ec in pieno il suo ruolo di esecutore delle linee-guida tracciate dall\u2019Eliseo. Nell\u2019ipotesi della coabitazione, invece, il presidente si troverebbe limitato ad esercitare una funzione di primo piano nel solo campo militare (settore considerato come un \u201cdominio riservato\u201d presidenziale) ed internazionale, ma non avrebbe pi\u00f9 voce in capitolo nella gestione della politica nazionale.<\/p>\n<p>Difatti, nel caso in cui il centrodestra ottenesse un\u2019affermazione alle legislative conquistando una maggioranza parlamentare autonoma, questo imporrebbe all\u2019Eliseo un programma molto distante da quello presidenziale, viste le sostanziali differenze emerse tra i due schieramenti durante la recente campagna elettorale.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che entra in gioco un altro elemento, ovvero l\u2019aspetto che assumerebbe l\u2019eventuale coabitazione tra il presidente ed il primo ministro. Come hanno infatti mostrato le precedenti esperienze, questa potrebbe prendere un aspetto conflittuale (con il presidente che cercherebbe di imporre le sue prerogative al governo ricordando inoltre come rimanga sempre suo potere procedere allo scioglimento anticipato dell\u2019Assemblea nazionale), oppure collaborativo, nel caso in cui invece le due teste dell\u2019esecutivo negoziassero un compromesso per definire le rispettive funzioni.<\/p>\n<p><b>Desistenza elettorale e rischio debolezza<\/b><br \/>\nMa anche qualora dalle legislative non uscisse una maggioranza chiara, il compito di Macron si presenterebbe comunque complicato. Esclusa ogni collaborazione con la sinistra radicale (tanto che lo stesso Jean-Luc M\u00e9lenchon non ha voluto dare indicazioni di voto chiare per il ballottaggio), al neopresidente resterebbe solo la possibilit\u00e0 di dialogare con i socialisti e la destra moderata.<\/p>\n<p>Ma i rapporti con il Ps non sono mai stati facili e, se anche diversi esponenti del governo Hollande &#8211; a cominciare dall\u2019ex premier Manuel Valls e dal ministro della Difesa Jean-YvesLe Drian &#8211; si sono gi\u00e0 alleati con Macron, molti nel partito guardano con sfavore a questa prospettiva; senza contare che il disastroso risultato delle presidenziali potrebbe lasciare i socialisti con appena qualche decina di parlamentari.<\/p>\n<p>La soluzione pi\u00f9 vantaggiosa per entrambe le parti sarebbe quella di negoziare un accordo di desistenza elettorale prima del voto, senza il quale, secondo stime attendibili, sia il Ps sia \u201cEn Marche!\u201d riuscirebbero ad eleggere appena una quarantina di deputati; ma si tratta di una soluzione di difficile attuazione sul piano politico. Resterebbe quindi soltanto la cooperazione con la destra dei R\u00e9publicains.<\/p>\n<p>E se per alcuni questo scenario rappresenterebbe un equilibrio tra un presidente giovane ma allo stesso tempo inesperto ed un governo comunque espressione di forze moderate ed europeiste capace di andare avanti senza troppi scossoni, per i pi\u00f9 critici uno scenario simile riporterebbe invece a quanto avvenuto durante la Quarta Repubblica, dove i Capi dello Stato erano deboli ed il Parlamento frammentato e diviso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per la prima volta nella Quinta Repubblica il ballottaggio per le presidenziali non vedr\u00e0 la presenza n\u00e9 di un candidato socialista n\u00e9 di uno della destra moderata, visto che a contendersi l\u2019Eliseo saranno Emmanuel Macron (En Marche!) e Marine Le Pen (Front National). 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