{"id":65509,"date":"2017-04-30T20:00:26","date_gmt":"2017-04-30T18:00:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65509"},"modified":"2017-11-03T15:12:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:31","slug":"ucraina-tentativo-non-spegnere-riflettori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/ucraina-tentativo-non-spegnere-riflettori\/","title":{"rendered":"Ucraina: tentativo di non spegnere i riflettori"},"content":{"rendered":"<p>Si \u00e8 da poco concluso il primo capitolo della rinnovata battaglia legale tra Ucraina e Russia. Questa volta il palcoscenico \u00e8 stato quello della Corte internazionale di Giustizia (Cig) dell\u2019Aja. Lo scorso gennaio l\u2019Ucraina aveva proposto ricorso dinanzi la Cig, sostenendo che la Russia avesse violato due convenzioni: la\u00a0<a href=\"https:\/\/www.admin.ch\/opc\/it\/classified-compilation\/20020765\/201304260000\/0.353.22.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo<\/u><\/b><\/a>\u00a0(Crft) e la\u00a0<a href=\"https:\/\/www.admin.ch\/opc\/it\/classified-compilation\/19650268\/201606080000\/0.104.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Convenzione internazionale sull\u2019eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale<\/u><\/b><\/a>\u00a0(Cedr). Kiev aveva richiesto anche una serie di misure provvisionali, al fine di salvaguardare i diritti che lamentava lesi dall\u2019azione russa.<\/p>\n<p>L\u2019Ucraina non aveva altre basi giuridiche su cui fondare la controversia, dato che l\u2019esercizio della giurisdizione della Cig, nei procedimenti contenziosi, si basa sul consenso statale, ma la Russia non ha riconosciuto come obbligatoria la giurisdizione della Corte ai sensi dell\u2019art. 36 del suo Statuto. Pertanto, l\u2019unico modo per portare Mosca dinanzi ai giudici dell\u2019Aja era quello di fondare le pretese in merito all\u2019applicazione di una convenzione internazionale ratificata da entrambi i Paesi.<\/p>\n<p>Nonostante la vera questione sia l\u2019uso illecito della forza da parte della Russia nell\u2019annettere la penisola di Crimea e il presunto supporto alle repubbliche separatiste nel Donbass, l\u2019Ucraina \u00e8 stata obbligata a invocare la violazione di due trattati fondamentalmente periferici, attaccando il finanziamento del terrorismo, leggasi delle repubbliche separatiste nell\u2019Est del Paese, e le questioni di discriminazione razziale\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3406\" target=\"blank\"><b><u>contro l\u2019etnia tatara<\/u><\/b><\/a>\u00a0e quella ucraina.<\/p>\n<p><b>Sulle orme della Georgia, con qualche accorgimento<\/b><br \/>\nChe l\u2019Ucraina prenda in prestito politici georgiani, o si ispiri alle riforme che hanno valso a Tbilisi la concessione pi\u00f9 rapida del regime\u00a0<i>visa-free<\/i>\u00a0per l\u2019area Schengen, \u00e8 noto. Ma il governo ucraino si \u00e8 ispirato alla Georgia anche nel presentare il ricorso alla Cig. Una controversia simile era stata, infatti, presentata dalla Georgia. La base giuridica era ancora la Cedr e la denuncia riguardava le azioni russe in Abkhazia e in l\u2019Ossezia del Sud tra il 1992 e il 2008.<\/p>\n<p>La Cig, in quel caso,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.icj-cij.org\/docket\/files\/140\/16426.pdf\" target=\"blank\"><b><u>giudic\u00f2<\/u><\/b><\/a>\u00a0la clausola compromissoria della Convenzione, cio\u00e8 il tentativo di definire dapprima la controversia mediante negoziati, come non soddisfatta. Al fine di rispettare la clausola, cos\u00ec come quella simile prevista dalla Crft, Kiev ha ben preparato il suo ricorso, dando prova di aver a pi\u00f9 riprese tentato di negoziare in buona fede con Mosca.<\/p>\n<p>Sin dal 2014, l\u2019Ucraina ha portato avanti parallelamente molteplici battaglie diplomatiche, che le sono gi\u00e0 valse il supporto di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3825\" target=\"blank\"><b><u>tre risoluzioni<\/u><\/b><\/a>\u00a0del Terzo Comitato dell\u2019Assemblea generale e dell\u2019Assemblea stessa delle Nazioni Unite, e la risoluzione dell\u2019Assemblea parlamentare del Consiglio d\u2019Europa, e ricorsi a varie istanze giurisdizionali.<\/p>\n<p>Sono stati aperti gi\u00e0\u00a0<a href=\"http:\/\/www.echr.coe.int\/Documents\/CP_Ukraine_ENG.pdf\" target=\"blank\"><b><u>cinque ricorsi<\/u><\/b><\/a>\u00a0inter-statali dinanzi alla Corte europea dei Diritti dell\u2019Uomo riguardo all\u2019azione russa in Crimea e nell\u2019Est del Paese, il primo dei quali proposto dall\u2019Ucraina il 13 marzo 2014, tre giorni prima del referendum di annessione della Crimea alla Russia. Ma le azioni russe hanno anche generato un volume di circa 4000 contenziosi individuali, apparentemente connessi agli eventi in Crimea o alle ostilit\u00e0 nel Donbass.<\/p>\n<p>Un altro tentativo \u00e8 la dichiarazione presentata nel settembre 2015 da Kiev alla Corte penale internazionale (Cpi), che riconosce la giurisdizione con rispetto agli atti commessi sul suo territorio a partire dal 20 febbraio 2014 anche se,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3731\" target=\"blank\"><b><u>come gi\u00e0 discusso<\/u><\/b><\/a>, l\u2019apertura alla Cpi non porter\u00e0 alla messa in stato di accusa di cittadini russi.<\/p>\n<p>Infine, l\u2019Ucraina ha tentato anche il ricorso a un tribunale arbitrale per reclamare i diritti esercitati, prima dell\u2019annessione,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3763\" target=\"blank\"><b><u>sulle acque della Crimea<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p><b>Misure provvisorie: utili o show mediatico?<\/b><br \/>\nL\u2019Ucraina aveva richiesto che la Corte utilizzasse la propria autorit\u00e0 per intimare alla Russia di cessare le sue attivit\u00e0 sul territorio ucraino, inclusi gli atti di sponsorizzazione del terrorismo, come l\u2019abbattimento del volo Malaysian Airlines MH17, il bombardamento dei civili in alcune localit\u00e0 dell\u2019Est del Paese, o ancora il maltrattamento dei rappresentanti dell\u2019etnia tatara e la chiusura della loro assemblea elettiva, il Mejlis, in Crimea, o la soppressione della lingua e cultura ucraina.<\/p>\n<p>Mentre lo scorso marzo si sono svolti quattro giorni di serrate audizioni, in cui le due delegazioni hanno formulato le proprie posizioni giuridiche, il 19 aprile la Corte si \u00e8 espressa sulle misure provvisorie e su pochi altri punti. In primo luogo, la Cig ha ricordato alle Parti che il principale strumento per la risoluzione del conflitto rimane l\u2019implementazione degli accordi di Minsk, firmati il 12 febbraio 2015. In second\u2019ordine, la Corte ha stabilito che le prove presentate sono sufficienti, per il momento, a stabilire\u00a0<i>prima facie<\/i>\u00a0la sua competenza e che le clausole compromissorie sono state, allo stesso modo, soddisfatte.<\/p>\n<p>Quanto alle misure provvisionali, la Cig le ha concesse solo con riguardo alla Cedr, concludendo che rispetto alla situazione in Crimea: 1) la Russia dovr\u00e0 astenersi dal mantenere o imporre limitazioni alla comunit\u00e0 dei tatari di Crimea quanto alle proprie istituzioni rappresentative, incluso il Mejlis; 2) la Russia dovr\u00e0 assicurare l\u2019educazione alla lingua ucraina; 3) entrambe le Parti dovranno astenersi da ogni azione che possa aggravare o ampliare la controversia dinanzi la Cig.<\/p>\n<p>Di sicuro, le misure ordinate dalla Cig rivestono un significato pi\u00f9 simbolico, e dunque politico, che pratico. L\u2019art. 94 dello Statuto delle Nazioni Unite recita che \u201cciascun Membro s\u2019impegna a conformarsi alla decisione della Cig\u201d. Qualora il soccombente non adempia agli obblighi, l\u2019altra parte potr\u00e0 ricorrere al Consiglio di Sicurezza (CdS) dove per\u00f2 la Russia pu\u00f2 disporre del potere di veto, gi\u00e0 usato nel 1986 dagli Usa, in seguito alla famosa sentenza della Cig, che li vedeva soccombere contro il Nicaragua per le operazioni militari sul territorio dello Stato centroamericano.<\/p>\n<p>A seguito della pronuncia dei giudici dell\u2019Aja, si sono scatenate diverse reazioni politiche. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che le associazioni dei tatari di Crimea non sono ristrette in alcun modo in Russia, eccetto nei casi in cui perorino cause estremistiche. Il capo del Mejlis, Rufat Chubarov, ha invece sottolineato che la decisione della Cig \u00e8 il primo passo per condurre i leader politici russi davanti la giustizia per l\u2019aggressione contro l\u2019Ucraina e l\u2019annessione della Crimea. Mentre il presidente ucraino Poroshenko si \u00e8 detto soddisfatto dalla presa di posizione della Cig che ha riconosciuto la Russia come parte integrante del conflitto e degli accordi di Minsk, anzich\u00e9 come mero intermediario.<\/p>\n<p>La decisione della Cig, per ora, e in attesa che si discuta e si decida la controversia nel merito, deve esser considerata solo come un altro pezzo del puzzle del supporto internazionale che l\u2019Ucraina si sta costruendo. I riflettori della comunit\u00e0 internazionale ancora non si sono spenti sull\u2019ultimo conflitto europeo. Per quanto ancora?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 da poco concluso il primo capitolo della rinnovata battaglia legale tra Ucraina e Russia. 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