{"id":65514,"date":"2017-04-28T20:03:30","date_gmt":"2017-04-28T18:03:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65514"},"modified":"2017-11-03T15:12:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:31","slug":"trump-minacce-lusinghe-nei-cento-giorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/trump-minacce-lusinghe-nei-cento-giorni\/","title":{"rendered":"Trump, minacce e lusinghe nei Cento Giorni"},"content":{"rendered":"<p>Minacce e promesse, per i cento giorni di Donald Trump alla Casa Bianca: tamburi di guerra &#8211; l\u2019espressione \u00e8 del New York Times &#8211; con la Corea del Nord; e miraggi fiscali per i cittadini, ma soprattutto gli imprenditori, americani. Le minacce &#8211; per fortuna &#8211; e le promesse restano per ora parole: i fatti della luna di miele del magnate presidente con i suoi elettori sono relativamente pochi.<\/p>\n<p>Ma Trump si conferma maestro nello \u2018spostare la palla\u2019: se una sua iniziativa s\u2019arena o si rivela controproducente agli occhi dell\u2019opinione pubblica, passa ad altro; e lo fa con spregiudicatezza rispetto ad affermazioni precedenti e con un\u2019unica costante: \u201cLa colpa \u00e8 dei media\u201d. Ad alleati vicini e rivali chiede essenzialmente di pagare di pi\u00f9, militarmente, commercialmente o economicamente.<\/p>\n<p><b>Corea del Nord: giochi di guerra pericolosi<\/b><br \/>\nIn inglese, le manovre militari si chiamano \u2018war games\u2019, giochi di guerra. E \u2018giochi di guerra\u2019 sono le schermaglie verbali, incessanti da settimane, tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord: un po\u2019 come se Trump considerasse Kim Jong-Un un bersaglio da esercitazione, per addestrarsi a future eventuali prove analoghe. Ma, con due leader cos\u00ec impulsivi e imprevedibili, il rischio non \u00e8 mai marginale.<\/p>\n<p>Nell\u2019ennesima intervista sui Cento Giorni, alla Reuters, Trump avverte che \u201cla tensione \u00e8 alta\u201d e ammette che \u201cun grande, grande conflitto con la Corea del Nord \u00e8 possibile\u201d; fa l\u2019elogio della\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3922\" target=\"blank\"><b><u>Cina<\/u><\/b><\/a>, che cerca di tenere a freno il riottoso alleato, ma dubita degli esiti della diplomazia di Pechino. E, intanto, fornisce missili-antimissili alla Corea del Sud e mantiene in acque coreane il gruppo navale della portaerei Vinson e un sommergibile nucleare.<\/p>\n<p>Esperti del Dipartimento di Stato e del Pentagono, che seguono da decenni le ricorrenti crisi coreane, confidano ai giornalisti che la retorica e il flettere dei muscoli rendono la minaccia pi\u00f9 imminente di quanto non sia: \u201cVogliamo che Kim ritrovi il buonsenso, non vogliamo metterlo in ginocchio\u201d. Tutto bene, purch\u00e9 il magnate presidente e il dittatore nord-coreano sappiano dove fermarsi, mentre Cina ed Ue lavorano per riaprire i canali di negoziato chiusi dal 2008.<\/p>\n<p><b>Russia, Iran e altri fermenti tra politica e affari<\/b><br \/>\nLa Corea del Nord non \u00e8 l\u2019unico cruccio di politica estera, in queste ore. Washington sta valutando la possibilit\u00e0 di ristabilire le sanzioni contro l\u2019Iran, a dispetto dell\u2019accordo sul nucleare concluso con Teheran nel 2015: una mossa che rischia di favorire il ritorno al potere dei conservatori nelle\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3923\" target=\"blank\"><b><u>presidenziali<\/u><\/b><\/a>\u00a0del 19 maggio.<\/p>\n<p>E la Russia, dopo lo strappo sulla Siria, \u00e8 terreno di grattacapi e complicazioni sul fronte interno. Suona male che la Exxon Mobil, di cui era ceo l\u2019attuale segretario di Stato Rex Tillerson, chieda l\u2019esenzione dalle sanzioni per la joint venture con Rosneft e le trivellazioni nel Mar Nero. E intanto si aggrava la posizione dell\u2019ex consigliere per la Sicurezza nazionale, il generale Michael Flynn, che avrebbe illegalmente ricevuto somme di denaro da governi stranieri (leggasi: Russia).<\/p>\n<p>Ma non c\u2019\u00e8 ancora un bandolo nella matassa d\u2019affari e illegalit\u00e0 del Russia-gate, l\u2019indagine dell\u2019Fbi e del Congresso innescata dalle presunte ingerenze dell&#8217;amministrazione russa durante la scorsa campagna elettorale americana. La locandina dei personaggi in commedia s\u2019infittisce: secondo l\u2019Ap, Paul Manafort, ex capo della campagna elettorale del candidato Trump, avrebbe segretamente collaborato con Oleg Deripaska, magnate russo dell\u2019alluminio e uomo di fiducia di Putin. E sarebbe pure emerso che l\u2019intelligence russa cercava dal 2013 d\u2019ingaggiare il businessman Carter Page, poi divenuto consigliere di Trump &#8211; durante la campagna, and\u00f2 a Mosca a fare un discorso.<\/p>\n<p><b>Meno tasse, meno soldi, pi\u00f9 debiti<\/b><br \/>\nDopo che la revoca dell\u2019Obamacare s\u2019era bruscamente arenata in Congresso e che i giudici federali avevano bloccato due volte il bando all\u2019entrata negli Usa di rifugiati e cittadini di Paesi musulmani, il presidente aveva spostato l\u2019attenzione sua e dell\u2019opinione pubblica sulla politica estera: l\u2019attacco alla Siria, le tensioni con Mosca, il confronto con la Corea del Nord.<\/p>\n<p>Ma pure l\u00ec Trump \u00e8 finito in stallo &#8211; per fortuna!, ch\u00e9 non sempre una raffica di missili resta senza conseguenze. E, allora, a compimento dei Cento Giorni, ecco spuntare fuori un pezzo forte dell\u2019agenda elettorale: la riforma fiscale, presentata con molta enfasi, ma gi\u00e0 destinata ad avere vita non facile in Congresso.<\/p>\n<p>Ridurre le tasse alle aziende piace ai repubblicani; e semplificare le aliquote piace agli americani, anche se non ci guadagnano molto. Ma l\u2019equazione \u201cmeno tasse = pi\u00f9 crescita e meno evasione\u201d, (quindi, a conti fatti, pi\u00f9 soldi nelle casse dell\u2019erario) \u00e8 tutta da dimostrare. L\u2019operazione pu\u00f2 tradursi in un aumento del debito, che non piace ai repubblicani, e in una riduzione delle prestazioni dello Stato ai cittadini, che non piace ai democratici.<\/p>\n<p>La riforma non d\u00e0 garanzie di successo, sul piano finanziario ed economico; e, su quello politico, rischia di rivelarsi un boomerang. Della riforma, che per ora \u00e8 una \u2018lista dei desideri\u2019 pi\u00f9 che un piano preciso e dettagliato, gli elettori potrebbero soprattutto ricordare che il presidente Trump ha fatto un regalo all\u2019imprenditore Trump e all\u20191% dei Paperoni d\u2019America.<\/p>\n<p><b>Vero o falso?, il nuovo Monopoli<\/b><br \/>\nNon c\u2019\u00e8 pace tra i media e il presidente, pur se le polemiche sono meno virulente che Cento Giorni or sono (e i tweet meno accidiosi). Il New York Times, ad esempio, non ha per nulla abbandonato la pista delle cerimonie d\u2019insediamento, dove &#8211; ha recentemente \u2018intignato\u2019 &#8211; \u201cla gente era poca, ma giravano soldi in abbondanza\u201d. Le donazioni a caccia di benemerenze o per sanare divergenze hanno infatti fruttato a Trump 107 milioni di dollari, il doppio che qualsiasi altro suo predecessore.<\/p>\n<p>Nel panorama mediatico americano, Trump ha intanto perso un amico e un alleato: Bill O\u2019Reilly, popolare conduttore della Fox News, \u00e8 stato accantonato, dopo ripetute accuse di molestie sessuali. Il presidente l\u2019ha pubblicamente difeso e i malpensanti pensano che O\u2019Reilly possa presto entrare nello staff della Casa Bianca, che ha gi\u00e0 accolto esuli dai media con trascorsi da molestatori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Minacce e promesse, per i cento giorni di Donald Trump alla Casa Bianca: tamburi di guerra &#8211; l\u2019espressione \u00e8 del New York Times &#8211; con la Corea del Nord; e miraggi fiscali per i cittadini, ma soprattutto gli imprenditori, americani. 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