{"id":65515,"date":"2017-04-27T20:03:35","date_gmt":"2017-04-27T18:03:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65515"},"modified":"2017-11-03T15:12:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:31","slug":"iran-pendolo-fra-conservatori-moderati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/iran-pendolo-fra-conservatori-moderati\/","title":{"rendered":"Iran: il pendolo fra conservatori e moderati"},"content":{"rendered":"<p>Il 19 maggio si svolgeranno le elezioni presidenziali nella Repubblica islamica dell\u2019Iran: i risultati saranno fondamentali per il futuro della politica iraniana nel Medio Oriente e nel mondo. Secondo le regole costituzionali, il 20 aprile il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, un gruppo di sei giuristi nominati dalla Guida Suprema, l\u2019Ayatollah Ali Khamenei, ha valutato diverse candidature e ne ha approvate sei, bocciando tra l\u2019altro figure importanti come l\u2019ex presidente Ahmadinejad.<\/p>\n<p><b>I centri di potere e le alleanze<\/b><br \/>\nLe vicende politiche della Repubblica Islamica sono sempre state raccontate come uno scontro tra candidati conservatori e candidati riformisti. Analizzando la situazione pi\u00f9 a fondo, \u00e8 possibile identificare in Iran tre centri di potere: il clero sciita, i tecnocrati e l\u2019apparato di sicurezza, militare e paramilitare. Nessuno di questi gruppi, a partire della fondazione della Repubblica nel 1979, ha mai avuto un potere tale da governare il Paese da solo, ma \u00e8 sempre stato necessario costruire alleanze.<\/p>\n<p>Tali alleanze hanno determinato politiche pi\u00f9 conservatrici, quando erano tra religiosi e militari, o pi\u00f9 riformiste, quando erano tra religiosi e tecnocrati. Le presidenze fino al 2012 sono state generalmente caratterizzate dall\u2019alleanza tra il clero sciita conservatore e l\u2019apparato di sicurezza militare, eccezion fatta per le presidenze Rafsanjani e Khatami. Nel 2012, l\u2019elezione di Hassan Rohani ha rotto la continuit\u00e0 della predominanza delle forze conservatrici dei due mandati consecutivi del presidente Ahmadinejad, ricostituendo un\u2019alleanza tra il clero sciita moderato e i tecnocrati con il favore dell\u2019Ayatollah Khomeini, che ha definito fallimentare la linea dura del predecessore di Rohani.<\/p>\n<p><b>I candidati e i punti di scontro<\/b><br \/>\nI candidati alle elezioni del 19 maggio sono sei, ma solo tre hanno un reale peso all\u2019interno del Paese. Il primo \u00e8 l\u2019attuale presidente Hassan Rohani, il quale rappresenta i tecnocrati e il clero moderato: nonostante le difficolt\u00e0 incontrate nel suo primo mandato, resta il favorito per la vittoria. Il secondo \u00e8 Ebrahim Raisi, il quale ha sempre ricoperto ruoli molto importanti nel sistema giudiziario iraniano fino a diventare dal 2014 al 2016 procuratore generale della Rivoluzione Iraniana. L\u2019ex ministro \u00e8 il favorito del clero conservatore e di una parte delle forze armate.<\/p>\n<p>Il terzo \u00e8 Mohammad Bagher Ghalibaf, sindaco di Teheran e gi\u00e0 ufficiale nelle fila delle Guardie della Rivoluzione Iraniane. l\u2019ex militare \u00e8 il candidato dell\u2019apparato di sicurezza. Gli altri tre candidati rappresentano piccole fazioni riformiste e conservatrici, vicine ora alla societ\u00e0 civile e ora ai militari, che non sembrano per\u00f2 avere possibilit\u00e0 di successo al voto.<\/p>\n<p>Le previsioni ci dicono che il vero scontro sar\u00e0 tra il presidente Rohanie Ebrahim Raisi, data la loro vicinanza all\u2019Ayatollah Ali Khamenei, che resta senza dubbio la figura determinante della vita politica iraniana. Le due parti si confronteranno su molti temi ma i pi\u00f9 centrali saranno sicuramente la politica estera e l\u2019accordo sul nucleare fra l\u2019Iran e i 5 + 1 &#8211; intesa appena rimessa in discussione dagli Stati Uniti -, l\u2019economia del Paese e appunto i rapporti con gli Usa di Trump.<\/p>\n<p><b>Le ragioni degli uni e degli altri<\/b><br \/>\nIl presidente Rohani, per essere rieletto, deve dimostrare che la politica di avvicinamento all\u2019Occidente che \u00e8 stata portata avanti non ha mandato un messaggio di debolezza del Paese, ma anzi lo ha spinto verso un nuovo ruolo di leadership nel quadrante mediorientale. La difficolt\u00e0 per Rohani risiede nelle problematiche sollevate dalla completa attuazione dell\u2019accordo sul nucleare.<\/p>\n<p>L\u2019Iran ha effettivamente rispettato l\u2019accordo e le sanzioni sono state, in parte, tolte dal presidente Obama e dall\u2019Europa, ma la fragilit\u00e0 dell\u2019accordo, dopo l\u2019approdo di Donald Trump alla Casa Bianca, ha reso le maggiori banche e industrie multinazionali renitenti all\u2019aprire filiali o firmare contratti con la Repubblica Islamica, percependo il rischio di rappresaglie o improvvise nuove sanzioni da parte di Washington.<\/p>\n<p>I conservatori attaccano il presidente proprio su questo tema, rimarcando che l\u2019Iran ha cessato ogni forma di sviluppo del programma nucleare militare senza per\u00f2 ricevere allo stesso tempo tutti i benefici che Rohani aveva promesso quando se ne discuteva a Vienna.<\/p>\n<p>L\u2019economia iraniana ha comunque tratto giovamento dall\u2019accordo che, nonostante le difficolt\u00e0, ha aperto all\u2019Iran una fetta di mercato del petrolio, risorsa di cui \u00e8 un grande produttore. Inoltre l\u2019intesa ha permesso alle industrie iraniane, e al governo, di sbloccare conti esteri rimasti congelati per decenni e di firmare contratti con partner occidentali, in particolare europei, che stanno spingendo l\u2019occupazione e l\u2019economia.<\/p>\n<p>Si discute pure l\u2019atteggiamento nei confronti del nuovo inquilino della Casa Bianca. I conservatori, sia Raisi che Ghalibaf, propongono un comportamento pi\u00f9 aggressivo verso Trump, che non perde occasione per attaccare il Paese degli Ayatollah e in ogni crisi internazionale sembra mandare un messaggio ostile. Rohani ha sempre risposto in maniera molto decisa, definendo il nuovo presidente un uomo inesperto e senza capacit\u00e0 e autorizzando un test missilistico a febbraio. I falchi di Teheran credono, per\u00f2, che sia necessario tenere una postura ancora pi\u00f9 aggressiva e non escludono la possibilit\u00e0 di una chiusura dello Stretto di Hormuz, unico accesso al Golfo Persico e punto di snodo del commercio internazionale del greggio.<\/p>\n<p><b>L\u2019elezione del nuovo leader supremo<\/b><br \/>\nLa posta in gioco in queste elezioni non \u00e8 solo la gestione della politica, dell\u2019economia e delle relazioni esterne della Repubblica Islamica: si corre con discrezione anche per avere voce in capitolo nella scelta del nuovo leader supremo. L\u2019Ayatollah Ali Khamenei non gode di buona salute e molti ipotizzano che possa non arrivare alle prossime elezioni presidenziali iraniane.<\/p>\n<p>Secondo la costituzione, il presidente \u00e8 una delle tre figure, con il ministro della Giustizia e il capo del Consiglio dei Guardiani, che assume le funzioni della Guida Suprema dell\u2019Iran alla sua morte. Questo non gli garantisce un potere formale sulla scelta del successore, ma gli d\u00e0 un\u2019influenza molto importante sull\u2019Assemblea degli Esperti, organo religioso sciita deputato alla scelta del nuovo leader.<\/p>\n<p>Le elezioni del 19 maggio dunque non saranno fondamentali solo per capire l\u2019atteggiamento che l\u2019Iran avr\u00e0 per i prossimi quattro anni nel panorama mediorientale, ma potrebbero anche essere determinanti sulla nuova linea della Guida Suprema, che ha ripercussioni sututta la mezzaluna sciita, da Teheran fino a Beirut passando per Damasco e Baghdad.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 19 maggio si svolgeranno le elezioni presidenziali nella Repubblica islamica dell\u2019Iran: i risultati saranno fondamentali per il futuro della politica iraniana nel Medio Oriente e nel mondo. 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