{"id":6570,"date":"2007-11-06T00:00:00","date_gmt":"2007-11-05T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-passo-avanti-per-la-politica-estera-comune\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:15","slug":"un-passo-avanti-per-la-politica-estera-comune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/11\/un-passo-avanti-per-la-politica-estera-comune\/","title":{"rendered":"Un passo avanti per la politica estera comune"},"content":{"rendered":"<p>Con l\u2019approvazione del nuovo Trattato di riforma  il 18 ottobre scorso a Lisbona, l\u2019Unione europea ha finalmente ripreso il cammino delle riforme istituzionali, arenatosi in seguito alla bocciatura del Trattato costituzionale nel maggio-giugno 2005. A differenza di quest\u2019ultimo, il Trattato di Lisbona &#8211; che sar\u00e0 solennemente firmato il 13 dicembre prossimo &#8211; ha abbandonato ogni elemento di carattere \u201ccostituzionale\u201d, come ad esempio l\u2019inno o la bandiera, mantenendo per\u00f2 molte delle principali innovazioni apportate dal Trattato costituzionale. Questo \u00e8 particolarmente evidente nei settori della politica estera, di sicurezza e di difesa, che costituiscono alcune delle aree di attivit\u00e0 dell\u2019Ue che necessitavano maggiormente di riforma, per mettere l\u2019Unione in condizione di esercitare un\u2019azione pi\u00f9 incisiva sulla scena internazionale. Un recente <a href= \"http:\/\/www.senato.it\/documenti\/repository\/lavori\/affariinternazionali\/approfondimenti\/78.pdf\" target= \"blank\"><b><u> studio dell\u2019Istituto Affari Internazionali <\/u><\/b><\/a> (IAI) per il Senato ha analizzato le principali modifiche che il nuovo testo apporter\u00e0 in questi settori, rispetto all\u2019attuale Trattato di Nizza.<\/p>\n<p><b>Coerenza ed efficacia<\/b><br \/>Nel settore della Politica estera e di sicurezza comune (Pesc) due sono le principali novit\u00e0 istituzionali previste dal Trattato di riforma: l\u2019\u201cAlto rappresentante per la politica estera e gli affari di sicurezza\u201d e il \u201cServizio europeo per l\u2019azione esterna\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Alto rappresentante per la politica estera e gli affari di sicurezza, che il Trattato costituzionale denominava invece, pi\u00f9 ambiziosamente, \u201cMinistro degli affari esteri dell\u2019Unione europea\u201d, riunir\u00e0 in s\u00e9 i ruoli e le attribuzioni di due figure istituzionali attualmente distinte: l\u2019Alto rappresentante per la Pesc e il Commissario per le Relazioni esterne. Questa fusione, che dovrebbe semplificare il quadro istituzionale, mira a dare maggiore coerenza ed efficacia alla politica estera europea. <\/p>\n<p>Il Servizio europeo per le relazioni esterne, che dovrebbe costituire l\u2019embrione di una sorta di corpo diplomatico europeo, sar\u00e0 composto da funzionari della Commissione, del Segretariato del Consiglio e da diplomatici distaccati dai paesi membri. Si spera che grazie a questo nuovo strumento istituzionale i paesi Ue riescano ad agire sempre pi\u00f9 di concerto nelle varie aree del mondo, facendo prevalere le politiche comuni su quelle bilaterali.<\/p>\n<p>Notevoli sono poi le novit\u00e0 previste dal Trattato di riforma in materia di Politica europea di sicurezza e difesa (Pesd). Esse riprendono quasi <i>in toto<\/i> quelle che erano gi\u00e0 contenute nel Trattato costituzionale. La politica di difesa \u00e8 scarsamente definita nei trattati in vigore. Finora si \u00e8 infatti sviluppata in gran parte al di fuori di un preciso contesto giuridico ed istituzionale. Il Trattato di riforma prevede l\u2019istituzione di una \u201ccooperazione strutturata permanente\u201d tra i paesi che vogliano realizzare un\u2019integrazione pi\u00f9 stretta in questo settore e ne abbiano le capacit\u00e0, rafforza i vincoli di solidariet\u00e0 tra i paesi Ue, introducendo una clausola di difesa e una di solidariet\u00e0 collettiva, ed amplia la tipologia di missioni che l\u2019Unione pu\u00f2 attuare, aggiungendovi quelle per il sostegno ai paesi terzi nella lotta contro il terrorismo.<\/p>\n<p><b>Incertezze residue<\/b><br \/>I miglioramenti rispetto alla situazione attuale sono evidenti; rimangono peraltro alcune incertezze circa l\u2019attuazione pratica delle novit\u00e0 previste dal Trattato di riforma.<\/p>\n<p>In primo luogo, molti dettagli importanti devono ancora essere chiariti \u2013 ad esempio quelli relativi all\u2019introduzione dell\u2019Alto rappresentante per la politica estera e gli affari di sicurezza e del Servizio europeo per l\u2019azione esterna &#8211; e lo saranno presumibilmente solo dopo l\u2019entrata in vigore del nuovo trattato. <\/p>\n<p>In secondo luogo, bisogna considerare che in vari paesi europei e nella stessa Bruxelles ha ripreso a soffiare da qualche tempo un vento intergovernativo, che tende a frenare i tentativi di rafforzamento della dimensione comunitaria e sopranazionale dell\u2019Ue. Emblematica di questo clima \u00e8 la dichiarazione sulla Pesc, che, su richiesta soprattutto della Gran Bretagna, \u00e8 stata allegata al Trattato di riforma: vi si riaffermano con pignoleria le prerogative dei paesi membri nel settore della politica estera e della diplomazia. <\/p>\n<p>Con questa tendenza ancora nettamente prevalente si dovr\u00e0 necessariamente fare i conti sia nella fase di ratifica del nuovo trattato sia quando lo si dovr\u00e0 tradurre in pratica. <\/p>\n<p>Infine, alcuni problemi potrebbero sorgere nella fase di ratifica del nuovo trattato, come gi\u00e0 accaduto con il Trattato costituzionale, che \u00e8 stato bocciato nei referendum svoltisi in Francia e nei Paesi Bassi nella primavera del 2005.  Sia la Francia sia i Paesi Bassi hanno per\u00f2 escluso il ricorso a un nuovo referendum. Inoltre, \u00e8 previsto che in quasi tutti gli altri paesi membri la ratifica del Trattato di riforma avvenga solo per via parlamentare. <\/p>\n<p>Questa volta l\u2019entrata in vigore del nuovo trattato dovrebbe pertanto incontrare meno ostacoli politici. Restano tuttavia alcune incognite relative alla dinamiche interne di alcuni paesi, in primis il Regno Unito e la Polonia, dove i partiti e i movimenti contrari a un rafforzamento delle istituzioni europee hanno un notevole seguito popolare.<\/p>\n<p>Vedi anche <a href= \"http:\/\/www.consilium.europa.eu\/cms3_fo\/showPage.asp?id=1317&#038;lang=en&#038;mode=g\" target= \"blank\"><b><u> Nuovo Trattato di riforma (Lisbona, 18 ottobre 2007) <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con l\u2019approvazione del nuovo Trattato di riforma il 18 ottobre scorso a Lisbona, l\u2019Unione europea ha finalmente ripreso il cammino delle riforme istituzionali, arenatosi in seguito alla bocciatura del Trattato costituzionale nel maggio-giugno 2005. 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