{"id":65703,"date":"2017-07-19T12:58:54","date_gmt":"2017-07-19T10:58:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65703"},"modified":"2017-11-03T15:11:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:10","slug":"usa-trump-preoccupazioni-speranze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/usa-trump-preoccupazioni-speranze\/","title":{"rendered":"Usa: Trump, un presidente tra preoccupazioni e speranze"},"content":{"rendered":"<p>Sono trascorsi solo sei mesi, ma l\u2019era <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/trump-minacce-lusinghe-nei-cento-giorni\/\"><strong>Obama<\/strong><\/a> sembra molto lontana. Il 20 gennaio, giurando sulla scalinata di Capitol Hill con la mano sinistra sulla Bibbia di Abraham Lincoln, Donald <strong>Trump<\/strong> diventava il 45\u00b0 presidente degli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/trump-cento-giorni-tarlo-della-stampa\/\"><strong>Stati Uniti<\/strong><\/a> d\u2019America. Il sentimento allora diffuso era un misto di preoccupazione e speranza. Preoccupazione che il nuovo inquilino della Casa Bianca non fosse all&#8217;altezza dell\u2019ufficio. Speranza che il ruolo, le responsabilit\u00e0 e la squadra di governo potessero trasformare un candidato pittoresco in un buon presidente. Era gi\u00e0 successo in passato. Oggi a sei mesi di distanza, nonostante il buon andamento dell\u2019economia, la preoccupazione \u00e8 aumentata e le speranze si sono affievolite.<\/p>\n<p><strong>L\u2019economia vola: merito della Trumpnomics?<br \/>\n<\/strong>L\u2019economia statunitense va bene. Prodotto interno lordo e occupazione crescono. Il trend positivo era gi\u00e0 iniziato con Obama, ma negli ultimi sei mesi il grado di fiducia \u00e8 migliorato e la Borsa \u00e8 in periodo \u2018toro\u2019 dall\u20198 novembre, il giorno delle elezioni. Per essere pienamente credibile il boom dovr\u00e0 durare qualche anno, ma lo slogan trumpiano <em>Make America Great Again<\/em> non sembra pi\u00f9 cos\u00ec velleitario.<\/p>\n<p>Decisiva sar\u00e0 la capacit\u00e0 del presidente di realizzare la promessa di riforma del sistema fiscale con un significativo taglio delle tasse sui redditi individuali e sui profitti aziendali. Da una parte ci\u00f2 sarebbe di ulteriore stimolo alla crescita, dall&#8217;altra potrebbe incidere negativamente sul gi\u00e0 elevato debito pubblico.<\/p>\n<p><strong>Politica estera al centro<br \/>\n<\/strong>Nel corso della campagna elettorale Trump aveva promesso di concentrarsi soprattutto sui problemi interni (<em>America first<\/em>) mettendo in secondo piano la politica estera. In questi primi sei mesi tuttavia le questioni internazionali sono state al centro dell\u2019agenda del presidente e le sue posizioni spesso altalenanti e a volte contraddittorie.<\/p>\n<p>\u00c8 stata completamente ribaltata, almeno per ora, la politica di Obama sul cambiamento climatico. Cos\u00ec come le alleanze strategiche in Medio Oriente, con il riavvicinamento all&#8217;Arabia Saudita e il raffreddamento dei rapporti con l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Lasciano perplessi anche il comportamento schizofrenico verso Cina e Russia e le eccessive tensioni con l\u2019Europa, in particolare con la Germania. E\u2019 forte il dubbio che Trump stia affrontando delicate questioni di politica estera con un po\u2019 di leggerezza. La gestione della difficile situazione nord-coreana potrebbe essere un importante banco di prova in questo senso.<\/p>\n<p><strong>I flop su sanit\u00e0 e immigrazione<br \/>\n<\/strong>In politica interna le posizioni del presidente su immigrazione e sanit\u00e0 sono controverse e rischiose. Sulla sanit\u00e0 Trump ha subito una cocente sconfitta. Nonostante le promesse fatte in campagna elettorale, ha infatti dovuto rinunciare alla riforma che avrebbe dovuto sostituire Obamacare, per evitare la bocciatura al Congresso dove avrebbero votato contro anche deputati moderati e conservatori. Un duro colpo alla credibilit\u00e0 della Casa Bianca e della leadership del partito repubblicano.<\/p>\n<p>Anche il decreto presidenziale sull\u2019immigrazione ha prodotto tensioni e danni d\u2019immagine. Appena insediato Trump ha avuto su questo tema uno scontro durissimo con il ministro ad interim della Giustizia Sally Yates, rimuovendola dall\u2019incarico. Da quel momento si \u00e8 innescato un pericoloso confronto tra presidente e sistema giudiziario, tutt\u2019ora in corso. Ma il vero danno \u00e8 per l\u2019immagine di un Paese la cui grandezza economica, sociale e culturale deriva anche dalla capacit\u00e0 storica di attrarre braccia e cervelli di ogni provenienza. Nell\u2019economia globale e della conoscenza, il nuovo clima di ostilit\u00e0 verso gli immigrati potrebbe costare caro agli Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Conflittualit\u00e0 e conflitti di interesse<br \/>\n<\/strong>Un serio problema \u00e8 l\u2019elevato grado di conflittualit\u00e0 di Trump. Continua il braccio di ferro con i media, con durissimi attacchi a Cnn, Washington Post e New York Times. Le tensioni non mancano anche con istituzioni come Congresso e Corte Suprema e con importanti figure dell\u2019Amministrazione. Il <em>Russiagate<\/em> ha portato alle dimissioni del consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Flynn, alla minaccia di dimissioni del ministro della Giustizia Jeff Sessions e all\u2019incredibile licenziamento del capo dell\u2019Fbi James Comey. E potrebbe essere solo l\u2019inizio.<\/p>\n<p>Eccessivo anche il ruolo di amici e familiari, con seri rischi di conflitto d\u2019interesse. La nomina del genero Jared Kushner a senior advisor \u00e8 stata criticata. L\u2019immagine della figlia Ivanka che occupa il posto del padre al tavolo del G20 ad Amburgo sedendosi tra Theresa May e Xi Jinping ha suscitato perplessit\u00e0 e ironie. Il coinvolgimento diretto della famiglia, accettabile in campagna elettorale, \u00e8 quanto meno inopportuno all\u2019interno dell\u2019Amministrazione.<\/p>\n<p><strong>Il candidato permanente<br \/>\n<\/strong>Il problema \u00e8 che Donald Trump continua a comportarsi come se fosse ancora in campagna elettorale. E non ha saputo correggere alcuni eccessi, perdonabili (forse) al candidato ma inappropriati per il presidente. Come l\u2019utilizzo continuo e un po\u2019 disinvolto di <em>twitter<\/em> per comunicare il proprio pensiero. Un\u2019altra anomalia \u00e8 che il presidente non abbia ancora nominato gli ambasciatori in molti Paesi (quello per l\u2019Italia \u00e8 stato annunciato solo qualche giorno fa, quello per la Russia oggi).<\/p>\n<p>Un segnale che tradisce il desiderio di gestire gli affari internazionali in prima persona e di preferire la strategia del <em>deal<\/em> diretto all\u2019azione diplomatica. Non \u00e8 un caso che un suo libro di successo sia <em>The Art of the Deal<\/em>. Si aggiunga che, a oltre otto mesi dalla vittoria elettorale, \u00e8 ancora in corso il <em>Thank you tour<\/em> che impegna il presidente in lunghi e faticosi viaggi negli Stati che l\u2019hanno votato piuttosto che nello studio dei dossier caldi.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<br \/>\n<\/strong>Nonostante l\u2019andamento positivo dell\u2019economia, i primi sei mesi di Trump sono stati ricchi di scelte contraddittorie e discutibili, sia in politica estera che in politica interna. Tuttavia i tempi sono prematuri per una critica seria. Pi\u00f9 preoccupanti sono i numerosi segnali che rivelano come Trump fatichi a spogliarsi dei panni del candidato per vestire quelli istituzionali di presidente. Tanto da far sorgere il sospetto che si tratti di una precisa strategia: fare il candidato permanente, fino alle prossime elezioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono trascorsi solo sei mesi, ma l\u2019era Obama sembra molto lontana. Il 20 gennaio, giurando sulla scalinata di Capitol Hill con la mano sinistra sulla Bibbia di Abraham Lincoln, Donald Trump diventava il 45\u00b0 presidente degli Stati Uniti d\u2019America. Il sentimento allora diffuso era un misto di preoccupazione e speranza. 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