{"id":65763,"date":"2017-07-21T09:01:13","date_gmt":"2017-07-21T07:01:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65763"},"modified":"2017-11-03T15:11:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:09","slug":"ue-simone-veil-madri-matrigne-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/ue-simone-veil-madri-matrigne-europa\/","title":{"rendered":"Ue: madri e matrigne dell&#8217;integrazione europea"},"content":{"rendered":"<p>Nel giugno del 1979, andai a Parigi a intervistare Simone Veil, che era stata appena eletta parlamentare europea nelle prime elezioni a suffragio universale &#8211; tra il 7 e il 10 giugno &#8211; dell\u2019Assemblea di Strasburgo. Qualche giorno prima, avevo intervistato, per il quotidiano che mi aveva da poco mandato a Bruxelles, un giornale di Torino ormai scomparso, la Gazzetta del Popolo, Gaston Thorn, premier lussemburghese, liberale. La Veil e Thorn erano i due principali candidati alla presidenza del Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Dell\u2019incontro con la Veil, \u2018giscardiana\u2019, allora conosciuta soprattutto per essere stata il ministro della Sanit\u00e0 francese che aveva depenalizzato l\u2019aborto, ricordo, in modo quasi ossessivo, il numero da deportata che portava marchiato sul polso e che la manica del suo tailleur Chanel lasciava scoperto.<\/p>\n<p>Quel particolare m\u2019impression\u00f2 al momento dell\u2019intervista ed \u00e8 stata la prima cosa che mi sono ricordato, alla notizia della sua morte, il 30 giugno scorso, sulla soglia dei 90 anni \u2013 era nata a Nizza, il 13 luglio 1927 -. Nata Jacob, la Veil \u00e8 stata donna di politica e di cultura \u2013 era accademica di Francia -, testimone e protagonista del suo tempo, del suo Paese e dell\u2019Europa.<\/p>\n<p><strong>Una sessione inaugurale femminile e francese<\/strong><\/p>\n<p>Nella sessione inaugurale dell\u2019Assemblea di Strasburgo, apertasi il 17 luglio, Simone Veil fu eletta presidente, battendo Thorn (che di l\u00ec a poco sarebbe stato \u2018ricompensato\u2019 della sconfitta con la presidenza della Commissione europea).<\/p>\n<p>Fu quello un evento fortemente caratterizzata dalle presenze femminili francesi. La prima seduta del primo Parlamento europeo eletto a suffragio universale fu, infatti, presieduta da Louise Weiss, una \u2018suffragetta\u2019 alla francese, non prescelta per meriti europei, ma perch\u00e9, a 86 anni compiuti, era la pi\u00f9 anziana di tutti i 410 parlamentari eletti. Decana per diritto demografico di quella storica Assemblea, la Weiss ne apr\u00ec i lavori con un discorso dove mise la profondit\u00e0 e la ricchezza della sua esperienza multiforme ed anche contraddittoria di donna di cultura e d\u2019azione, pi\u00f9 militante che politica.<\/p>\n<p>Parl\u00f2 di contribuire a formare l\u2019identit\u00e0 del cittadino europeo; di contribuire a difendere i diritti fondamentali dell\u2019uomo; ed anche \u2013 e pu\u00f2 sembrare curioso, pur se oggi d\u2019estrema attualit\u00e0 \u2013 di alzare gli indici di natalit\u00e0 dell\u2019Europa. Diede anche dei consigli su come farlo, creando imbarazzi fra euro-deputati allora meno disinibiti di oggi.<\/p>\n<p><strong>Tante le donne in quel primo Parlamento eletto<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019accoppiata Weiss\/Veil segn\u00f2 la nascita di un Parlamento che era fortemente femminile. Eccone alcuni dati tratti dagli articoli de La Gazzetta di quei giorni: \u201cIl decano del Parlamento europeo eletto a suffragio universale \u00e8 una donna, Louise Weiss, 86 anni, francese, giornalista, scrittrice, femminista di quel tempo in cui le femministe si chiamavano \u2013 appunto, <em>ndr<\/em> &#8211; suffragette. Il deputato pi\u00f9 giovane \u00e8 una donna, Sile De Valera, 25 anni, irlandese di Dublino, insegnante, nipote del padre dell\u2019Irlanda repubblicana, Eamon De Valera. Il presidente \u00e8 una donna, Simone Veil\u201d. E ancora le presidenti di molte commissioni parlamentari erano donne; c\u2019erano donne che hanno fatto poi la storia del loro Paese e dell\u2019Europa, come Colette Flesch, lussemburghese, che \u00e8 stata anche premier e commissario europeo.<\/p>\n<p>E c\u2019erano donne italiane di grande valore e spessore: non c\u2019era Nilde Iotti, ma solo perch\u00e9 in quel momento l\u2019Italia per la prima volta aveva in lei un presidente della Camera donna, proprio mentre il Parlamento europeo aveva per la prima volta un presidente donna; c\u2019erano per\u00f2 futuri ministri degli Esteri come Susanna Agnelli ed Emma Bonino e molte altre donne di valore \u2013 ne ricordo una per tutte, Tullia Carettoni Romagnoli di Sinistra Indipendente -.<\/p>\n<p>Complessivamente, era un Parlamento in cui le onorevoli europee erano 67, il 16,5%, mentre nell\u2019Assemblea nominata precedente erano solo il 5%. Con il voto, la rappresentanza femminile s\u2019era pi\u00f9 che triplicata.<\/p>\n<p>La Veil rimase presidente per due anni e mezzo, fino alla fine del 1981, cedendo poi la presidenza a met\u00e0 legislatura, secondo una liturgia d\u2019avvicendamenti e alternanze sempre seguita fino al 2014, a un socialista, l\u2019olandese Pieter Dankert,<\/p>\n<p>La Weiss non fu a lungo protagonista della vita e dell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Assemblea: mor\u00ec a 90 anni, nel 1983, durante la prima legislatura. Non vide neppure il varo del progetto di Trattato dell\u2019Unione europea che Altiero Spinelli riusc\u00ec a fare approvare nel 1984 (e che lei, gollista, avrebbe forse osteggiato).<\/p>\n<p><strong>Le speranze e le contraddizioni<\/strong><\/p>\n<p>La composizione di quel primo Parlamento europeo eletto a suffragio universale lasciava presagire un ruolo particolarmente importante per le donne nell\u2019integrazione europea. Ma un po&#8217; di quella spinta s\u2019\u00e8 poi persa: ad esempio, c\u2019\u00e8 stato soltanto un altro presidente donna, un\u2019altra francese, Nicole Fontaine. Tutti gli altri presidenti sono sempre stati uomini.<\/p>\n<p>Le Madri dell\u2019Europa, che sono state recentemente ricordate a Roma in un bel convegno alla Sapienza voluto, ideato e organizzato da Maria Pia Di Nonno, un\u2019instancabile ricercatrice, hanno avuto un ruolo motore nell\u2019Unione europea, che non \u00e8 sempre stato cos\u00ec forte e coraggioso negli anni successivi a quel 1979, anche se, con l\u2019avanzamento delle societ\u00e0 e la crescente diversit\u00e0 della Comunit\u00e0 poi divenuta Unione, le presenze femminili si sono moltiplicate. Ma una donna non ha mai presieduto la Commissione europea n\u00e9 il Consiglio europeo, mentre \u00e8 finora un\u2019esclusiva femminile il ruolo di Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza comune (dalla creazione della figura, da Catherine Ashton il testimone \u00e8 passato a Federica Mogherini).<\/p>\n<p>E se \u00e8 vero che il ruolo delle Madri dell\u2019Europa \u00e8 stato spesso disconosciuto &#8211; com\u2019era l\u2019asserto del convegno &#8211; ci troviamo oggi di fronte\u00a0a molte matrigne dell\u2019Europa, estremamente pericolose per i ruoli che hanno e per l\u2019efficacia con cui li esercitano. E queste matrigne dell\u2019Europa hanno e ricevono un\u2019attenzione mediatica e, quindi, una riconoscibilit\u00e0, molto maggiore di quella che le Madri &#8211; fra cui la stessa Simone Veil &#8211; ebbero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel giugno del 1979, andai a Parigi a intervistare Simone Veil, che era stata appena eletta parlamentare europea nelle prime elezioni a suffragio universale &#8211; tra il 7 e il 10 giugno &#8211; dell\u2019Assemblea di Strasburgo. 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