{"id":65783,"date":"2017-07-24T09:46:06","date_gmt":"2017-07-24T07:46:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65783"},"modified":"2017-11-03T15:11:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:08","slug":"cinesi-ditalia-milano-prato-confronto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/cinesi-ditalia-milano-prato-confronto\/","title":{"rendered":"Cinesi d\u2019Italia: Milano e Prato, confronto fuorviante"},"content":{"rendered":"<p>Il primo a contrapporre le modalit\u00e0 con cui la convivenza tra <strong>cinesi<\/strong> e italiani si declina nei contesti d\u2019<strong>Italia<\/strong> dove i cittadini della Repubblica popolare sono pi\u00f9 numerosi &#8211; <strong>Milano<\/strong> e <strong>Prato<\/strong> &#8211; \u00e8 stato probabilmente il giornalista Dario Di Vico in un suo <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/cronache\/16_ottobre_17\/dubbi-prato-euforia-milano-due-diversi-modelli-italo-cinesi-ca163df4-93da-11e6-b6f7-636834b27d39.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">articolo<\/a> per il Corriere della Sera nell\u2019ottobre dello scorso anno. In quell&#8217;articolo, Di Vico tracciava i lineamenti generali di un\u2019ipotesi stimolante<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>: se Prato rappresenta la realt\u00e0 complessa e controversa dell\u2019imprenditoria cinese immigrata nei distretti manifatturieri italiani, Milano si propone invece come la vetrina del dinamismo imprenditoriale cinese nel piccolo commercio urbano e perfino nel campo socio-politico e culturale. La minoranza cinese in queste due citt\u00e0 porrebbe dunque sfide e opportunit\u00e0 diverse al governo del territorio e alle politiche dell\u2019integrazione.<\/p>\n<p>Di Vico concludeva la sua argomentazione con una domanda e una sorta di monito: \u201cL\u2019Italia riuscir\u00e0 a trovare una sintesi tra i problemi di Prato \u2014 e di altri territori zeppi di Pmi come il Nordest \u2014 e le ambizioni di Milano? Per ora evidentemente no, ma il consiglio (non richiesto) \u00e8 di non sottovalutare cosa avviene in provincia. La pancia del Paese, sulla Cina, non la pensa come i cosmopoliti\u201d. Le cose stanno davvero in questi termini? Esistono realmente due modelli diversi di convivenza, di integrazione socio-economica e culturale cui tanto gli amministratori locali quanto i decisori politici a livello nazionale possono scegliere di ispirarsi a seconda delle specificit\u00e0 del proprio territorio?<\/p>\n<p><strong>Il modello Prato<\/strong><\/p>\n<p>Tutto inizia con il cosiddetto \u201cmodello Prato\u201d, teorizzato da Roberto Maroni nel 2010, quando era ministro dell\u2019Interno, per sanare il cosiddetto \u201cdistretto parallelo\u201d cinese del pronto moda della citt\u00e0 toscana, allora considerato emblematico del \u201cproblema cinese\u201d nazionale<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Di Prato, tradizionale roccaforte della sinistra, appena espugnata dal centrodestra grazie a una campagna che metteva all\u2019indice il distretto cinese del <strong>pronto moda<\/strong>, si volle fare il simbolo di una risposta energica all\u2019illegalit\u00e0 diffusa nel distretto. Con un mix di interventi di contrasto all\u2019irregolarit\u00e0 e di <em>governance <\/em>del <strong>sistema produttivo<\/strong>, volti a offrire alle imprese cinesi sinergie di filiera in grado di garantire uno sviluppo economico che non penalizzasse le imprese italiane, si sarebbe puntato a una convivenza fondata nel rispetto delle norme e in una maggiore integrazione funzionale tra le aziende del territorio. Furono chiuse decine di aziende cinesi e fermati dozzine di titolari e operai, ma a sette anni di distanza quest\u2019approccio incentrato sulla repressione \u00e8 tutto quel che resta delle auspicate \u201csinergie produttive\u201d a Prato.<\/p>\n<p>Oggi, nella citt\u00e0 toscana, tre quarti delle imprese manifatturiere &#8211; e poco meno del 95% di quelle che si occupano della confezione di articoli di abbigliamento &#8211; hanno titolare cinese: il pronto moda cinese sviluppatosi a partire dagli anni Duemila ha nettamente soppiantato la manifattura tessile tradizionale. Ma questo distretto pratese-cinese ultimamente non sembra passarsela troppo bene. La premessa stessa della nascita e della crescita di questo tipo di produzione \u00e8 la sua capacit\u00e0 di garantire a piccoli imprenditori immigrati margini risicatissimi di profitto in un settore produttivo che, a rigor di logica, non pu\u00f2 pi\u00f9 esprimere alcuna reale competitivit\u00e0 rispetto alla concorrenza internazionale, che convoglia ormai buona parte del pronto moda verso i canali di vendita della grande distribuzione (i soliti Zara, H&amp;M, ecc.).<\/p>\n<p><strong>Dal manifatturiero ai servizi<\/strong><\/p>\n<p>Si specula molto sull\u2019elevato <em>turnover<\/em> di queste imprese, che sarebbe motivato essenzialmente dall\u2019evasione fiscale. Ma gli imprenditori in questione spiegano la cosa in termini diversi: questo \u00e8 un settore ultra-competitivo, dove le aziende si rubano gli operai l\u2019un l\u2019altra, offrendo condizioni di paga migliori pur di stare a galla. Chi pu\u00f2, appena possibile cambia settore, subaffitta o chiude la fabbrica per aprire un bar, un ristorante, un negozio\u2026<\/p>\n<p>Oggi che l\u2019<strong>immigrazione<\/strong> dalla Cina \u00e8 in costante declino manca il nuovo apporto di forza lavoro disposta a vivere e lavorare come chi li ha preceduti dieci o venti anni fa. Il rapporto di cambio yuan\/euro \u00e8 sempre meno vantaggioso. I controlli costanti non fanno che accelerare il declino di un\u2019economia di nicchia che nasce come strategia di sussistenza e poi gode di una vita strutturalmente breve: quando vengono meno le condizioni che ne hanno consentito lo sviluppo, in genere in seno al corpo morente di un distretto manifatturiero in crisi da decenni, ne prolunga l\u2019agonia per qualche tempo e poi si estingue insieme ad esso. Questo \u00e8 quanto \u00e8 avvenuto in altri contesti italiani, dove il manifatturiero \u00e8 stato il settore trainante dell\u2019emigrazione cinese fino agli anni Duemila, per poi cedere il posto ai servizi. E perfino nel settore dei servizi, le imprese cinesi generalmente si inseriscono in comparti moribondi, a bassissima redditivit\u00e0, cui regalano vita nuova solo quando riescono a intercettare (e in qualche caso perfino a creare) nuovi mercati.<\/p>\n<p><strong>Stessi valori di fondo e lavoro instancabile<\/strong><\/p>\n<p>Pertanto parlare di modelli diversi \u00e8 fuorviante: il processo con cui l\u2019imprenditoria immigrata cinese si \u00e8 adattata all\u2019economia italiana \u00e8 fondamentalmente coerente, si basa ovunque sulle medesime aspirazioni di fondo e sugli stessi valori di frugalit\u00e0, compressione dei consumi non essenziali, lavoro indefesso, costruzione di capitale sociale attraverso la costruzione e manutenzione di reti di supporto parentali e amicali. Quello che pu\u00f2 cambiare di contesto in contesto \u00e8 invece il modo in cui la societ\u00e0, l\u2019economia e la politica locale decidono di interagire con tale processo.<\/p>\n<p>Sta alla lungimiranza e alla sensibilit\u00e0 di chi amministra tali territori comprendere come sviluppare insieme pragmatiche della convivenza che funzionino per tutte le parti in causa. Di questo tipo di pragmatiche le nostre citt\u00e0, come pure quel che resta dei nostri distretti industriali, hanno urgente bisogno. Perch\u00e9 il loro tema di fondo non \u00e8 come risolvere questo o quest\u2019altro \u201cproblema etnico\u201d, quanto piuttosto come rifondare un patto civico che permetta a tali territori di pensare i propri problemi e le proprie sfide come responsabilit\u00e0 ed opportunit\u00e0 comuni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Articolo pubblicato su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/orizzontecina-vol-8-n-2-marzo-aprile-2017\"><strong>OrizzonteCina<\/strong><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Vedi anche: Dario Di Vico, <a href=\"http:\/\/nuvola.corriere.it\/2010\/01\/25\/il_patto_di_prato_con_i_nemici\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u201cIl patto di Prato con i \u2018nemici\u2019 cinesi\u201d<\/a>, <em>Corriere della Sera<\/em>, 25 gennaio 2010; vedi anche l\u2019editoriale non firmato: <a href=\"https:\/\/www.giornaledellepmi.it\/il-modello-prato-contro-contraffazione-e-irregolarita-sul-lavoro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u201cIl \u00abmodello Prato\u00bb contro contraffazione e irregolarit\u00e0 sul lavoro\u201d<\/a>, <em>Il Giornale delle PMI<\/em>, 24 novembre 2016.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Toni e temi che si ritrovano ad esempio nel reportage del 2008 di Silvia Pieraccini, <em>L\u2019assedio cinese. Il distretto \u201cparallelo\u201d del pronto moda di Prato<\/em>, Il Sole 24 Ore, dedicato alla situazione di Prato, realizzato con la collaborazione dell\u2019Unione Industriale Pratese e ristampato nel 2010 con un sottotitolo nuovo: \u201cil distretto senza regole degli abiti <em>low cost<\/em> di Prato\u201d. Nello stesso anno Edoardo Nesi, allora assessore provinciale alla cultura e allo sviluppo economico, vinse il premio Strega con il romanzo-memoir <em>Storia della mia gente<\/em>, in cui si riverberano le ansie di un\u2019intera generazione di piccoli e medi imprenditori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo a contrapporre le modalit\u00e0 con cui la convivenza tra cinesi e italiani si declina nei contesti d\u2019Italia dove i cittadini della Repubblica popolare sono pi\u00f9 numerosi &#8211; Milano e Prato &#8211; \u00e8 stato probabilmente il giornalista Dario Di Vico in un suo articolo per il Corriere della Sera nell\u2019ottobre dello scorso anno. 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