{"id":65806,"date":"2017-07-25T17:11:16","date_gmt":"2017-07-25T15:11:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65806"},"modified":"2017-11-03T15:11:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:07","slug":"migranti-porti-italia-francia-spagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/migranti-porti-italia-francia-spagna\/","title":{"rendered":"Migranti: chiudere i porti, l\u2019Italia ci prova"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8\u00a0ormai all\u2019attenzione generale la notizia di un improvviso cambio di direzione del governo italiano nella gestione dei flussi migratori provenienti dall\u2019Africa. La proposta avanzata dall\u2019esecutivo, nella persona del ministro dell\u2019Interno Marco Minniti, \u00e8 stata quella di negare l\u2019accesso ai <strong>porti<\/strong> italiani alle imbarcazioni straniere che soccorrono e, quindi, trasportano <strong>migranti<\/strong> economici e richiedenti asilo.<\/p>\n<p>Tale proposta appare come un tentativo quasi disperato di limitare il flusso di vite umane che aumenta proprio con il sopraggiungere dei mesi estivi e va, pertanto, valutata, se illecita o meno, alla luce delle norme internazionali vigenti in materia. Inoltre, alla \u2018minaccia\u2019 italiana sono subito seguite le prese di posizione di <strong>Spagna<\/strong> e <strong>Francia<\/strong> che hanno fatto sapere di non voler aprire i propri porti alle suddette imbarcazioni.<\/p>\n<p><strong>Le potenziali ripercussioni per l\u2019Italia<\/strong><\/p>\n<p>In base all\u2019art. 25 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UnClos) gli Stati posso limitare l\u2019ingresso alle proprie acque interne e alle istallazioni portuali a navi straniere, rendendo sostanzialmente possibile quanto dichiarato dal Ministro dell\u2019Interno. La proposta del Governo italiano sarebbe volta a colpire esclusivamente le imbarcazioni delle Ong presenti nell\u2019area e non anche le navi militari comunitarie che fanno parte delle varie operazioni attualmente in corso nel Mediterraneo (EuNavforMed, Triton, ecc.).<\/p>\n<p>A questo proposito va poi aggiunto che due imbarcazioni, fra le numerose appartenenti alle varie Ong, rimarrebbero comunque esenti da tale divieto poich\u00e9 entrambe battenti bandiera italiana: la <em>Vos Hestia<\/em> di <em>Save The Children<\/em> e la <em>Vos Prudence<\/em> di Medici Senza Frontiere.<\/p>\n<p>Un capitolo a parte si aprirebbe, per\u00f2, in merito alla questione \u201c<em>place of safety<\/em>\u201d. Come sottolineato precedentemente su questa rivista da Fabio Caffio (\u201cNodi irrisolti nel Mediterraneo dei migranti\u201d, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/soccorsi-mare-titanismo-dellitalia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u201cSoccorsi in mare, titanismo dell\u2019Italia\u201d<\/a>), l\u2019Italia al momento risulta essere l\u2019unico luogo sicuro in cui poter sbarcare i numerosi migranti che vengono soccorsi nel tratto di mare che separa la Libia dalla Sicilia.<\/p>\n<p>La chiusura dei porti italiani indurrebbe l\u2019Imrcc, che coordina ormai la quasi totalit\u00e0 dei soccorsi nel Mediterraneo centrale, a violare sistematicamente le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare e gli emendamenti alle Convenzioni Sar e Solas del 2004, nei casi in cui siano le navi straniere e non quelle battenti bandiera italiana a condurre i soccorsi.<\/p>\n<p>Infatti l\u2019Imrcc dovrebbe indicare i porti italiani come luogo sicuro nei casi di soccorsi condotti da imbarcazioni di nazionalit\u00e0 italiana e sarebbe costretto invece a segnalare altre destinazioni nei casi di soccorsi posti in essere da navi straniere, in maniera del tutto illogica e non conforme a quanto stabilito in materia di <em>place of safety <\/em>dalle suddette norme.<\/p>\n<p>E, ancora, in pi\u00f9 di un \u201cevento Sar\u201d capita che imbarcazioni militari, italiane e non, cooperino con le imbarcazioni delle Ong. In queste circostanze risulterebbe davvero paradossale l\u2019eventualit\u00e0 di dover indicare due luoghi sicuri differenti per motivi legati esclusivamente alla nazionalit\u00e0 della nave che presta soccorso e alla sua appartenenza ad una Ong.<\/p>\n<p><strong>La posizione presa da Francia e Spagna<\/strong><\/p>\n<p>Diversa \u00e8 invece la valutazione che va fatta in merito alla possibile chiusura dei propri porti da parte di Spagna e Francia. Anche tale attivit\u00e0 sarebbe perfettamente conforme a quanto stabilito dall\u2019art. 25 della UnClos ma tuttavia, a differenza delle conseguenze a cui si esporrebbe l\u2019 <strong>Italia<\/strong> per possibili violazioni delle norme riguardanti il <em>place of safety<\/em>, i Governi iberico e transalpino rimarrebbero esenti da tali censure esclusivamente per una questione di lontananza geografica.<\/p>\n<p>Infatti, considerando che l\u2019area con la maggiore incidenza di soccorsi in mare \u00e8 quella fra l\u2019Italia e la Libia e considerando altres\u00ec che quello di Roma \u00e8 l\u2019unico centro Sar che attualmente coordina tutte le operazioni di salvataggio in quell\u2019area, \u00e8 chiaro come sia impraticabile l\u2019opzione di dirottare le imbarcazioni delle Ong straniere nei porti francesi e spagnoli; in effetti ne conseguirebbe un eccessivo aggravio di tempo e costi per i comandanti di tali navi e un ritardo non giustificato nel fornire un luogo sicuro ai sopravvissuti.<\/p>\n<p>Anche in questa ipotesi lo Stato responsabile per il soccorso e non altri incorrerebbe nella violazione degli emendamenti alle Convenzioni Solas e Sar del 2004, i quali richiedono, nello specifico, agli Stati parte: 1) di coordinarsi e cooperare per far s\u00ec che i comandanti delle navi che prestano assistenza imbarcando persone in difficolt\u00e0 in mare siano sollevati dai propri obblighi con una minima ulteriore deviazione rispetto alla rotta prevista dalla nave; 2) di organizzare lo sbarco al pi\u00f9 presto.<\/p>\n<p><strong>La nave \u2018anti-Ong\u2019 salpa per il Mediterraneo<\/strong><\/p>\n<p>Intanto, in questo contesto quanto mai complesso ed esplosivo dal punto di vista geopolitico, si inserisce una ulteriore variabile; la <em>C-Star<\/em> di <em>Defend Europe<\/em>\u00a0che \u00e8 da poco salpata alla volta del Mediterraneo Centrale. Quest\u2019imbarcazione civile non si porr\u00e0 al fianco delle gi\u00e0 numerose imbarcazioni umanitarie che operano nella zona, ma agir\u00e0 con obbiettivi completamente opposti: fermare il flusso migratorio nel Mediterraneo e monitorare e denunciare l\u2019attivit\u00e0 delle Ong.<\/p>\n<p>Una nave \u2018anti-Ong\u2019, sostanzialmente che, gi\u00e0 dai propositi che si pone, rischia di violare pesantemente pi\u00f9 di una norma internazionale relativa all\u2019obbligo del soccorso in mare e che molto probabilmente andr\u00e0 ad aggiungere ulteriori fattori di incertezza e di rischio ad una situazione sempre pi\u00f9 instabile.<\/p>\n<p>In conclusione, sembra che gli Stati europei, compresa l\u2019Italia, abbiano ormai l\u2019intenzione di \u201crisolvere\u201d la questione migratoria direttamente in mare. Ma le varie proposte che si stanno avvicendando non tengono in considerazione l\u2019interesse primario che le norme internazionali tutelano in materia di soccorso in mare: chiunque si trovi in situazione di pericolo va soccorso e, per far ci\u00f2, i centri di coordinamento Sar possono e devono richiedere l\u2019intervento di qualsiasi imbarcazione che ne abbia la possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ancora una volta va ricordato, quindi, che le soluzioni devono trovarsi a terra, dopo aver prestato soccorso e non certamente tramite l\u2019utilizzo di improbabili blocchi navali o mediante le pratiche, gi\u00e0 sanzionate dalla giurisprudenza europea, di respingimento collettivo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8\u00a0ormai all\u2019attenzione generale la notizia di un improvviso cambio di direzione del governo italiano nella gestione dei flussi migratori provenienti dall\u2019Africa. 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