{"id":6590,"date":"2007-11-12T00:00:00","date_gmt":"2007-11-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-spina-nel-fianco-dellamerica\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:14","slug":"la-spina-nel-fianco-dellamerica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/11\/la-spina-nel-fianco-dellamerica\/","title":{"rendered":"La spina nel fianco dell\u2019America"},"content":{"rendered":"<p>Tra bombe e scontri di piazza la lotta per il potere ha raggiunto ormai il culmine in Pakistan. Gli Stati Uniti e il mondo occidentale seguono con grande preoccupazione questa nuova crisi internazionale, e per dei buoni motivi. Il Pakistan \u00e8 determinante nella battaglia ingaggiata in Afghanistan contro il tentativo dei talebani di riconquistarlo. Senza la collaborazione del Pakistan, la guerriglia nel paese vicino non pu\u00f2 essere militarmente sconfitta. A parte la posizione geografica, per le dimensioni e le caratteristiche della sua popolazione il paese \u00e8 centrale anche nella lotta contro il terrorismo internazionale. <\/p>\n<p>Gli abitanti del Pakistan sono 162 milioni, al 97% musulmani, la maggioranza sunniti con una minoranza del 20% di sciiti. I pachistani sono in grande maggioranza moderati, ma tormentati da una temibile frangia estremista, incontrollabile nelle immense regioni montagnose di frontiera e aggressivamente anti-occidentale nella sua parte urbana. La classe dirigente parla correntemente l\u2019inglese come lingua franca e i legami, in generale, della popolazione pachistana con il mondo anglosassone, ne fanno il veicolo ideale per trasferire in occidente la guerra del terrore. Dal 1998 il Pakistan dispone dell\u2019arma nucleare, altro importante elemento di rischio, come provato dalla vendita, o concessioni per ragioni ideologiche, di conoscenze e tecnologie nucleari fatte a Iran, Corea del nord e forse Libia dal \u201cpadre\u201d della bomba pakistana, lo scienziato Abdul Khan.<\/p>\n<p><b>Il governo del generale Pervez Musharraff <\/b><br \/>Sulla base di queste realt\u00e0, quando l\u2019allora rassicurante generale Musharraf  elimin\u00f2 nel 1999 un governo debole e corrotto, gli Stati Uniti lo appoggiarono volentieri. Dopo l\u201911 settembre 2001, il generale non ebbe remore, malgrado le resistenze interne, a schierarsi calorosamente nella campagna contro il terrorismo internazionale. L\u2019appoggio americano si tradusse allora in sostanziosi aiuti, 11 miliardi di dollari, destinati quasi tutti a rafforzare senza alcun serio controllo l\u2019apparato militare e poliziesco dello stato pachistano. <\/p>\n<p>Qualche dirigente americano, tra essi il competente Zalmay Khalilzad, all\u2019epoca ambasciatore appunto in Pakistan, sollev\u00f2 presto dei dubbi sulla bont\u00e0 di questa politica. Khalilzad si accorse che l\u2019appoggio del Pakistan alla politica Usa in Afghanistan era a dir poco ambivalente. Invece di fronteggiare gli estremisti islamici, l\u2019apparato di sicurezza e di informazione di Musharraff, o alcuni elementi di esso, facilitava la riorganizzazione delle forze talebane nelle zone di frontiera. Per Khalilzad il vecchio miraggio di un potere debole e isolato in Afghanistan, dipendente dunque del Pakistan, non era affatto stato abbandonato. Islamabad, cio\u00e8, voleva continuare a servirsi dei talebani come strumento di \u201cinfluenza strategica\u201d sul lato occidentale del paese, utile contrappeso alla ostile India sul lato orientale.<\/p>\n<p>Fu, in quel momento, lo stesso Segretario di Stato Powell a contrastare questa interpretazione dei fatti pakistani. La priorit\u00e0 di Powell negli anni 2003-2004 era aiutare un amico, Musharraf, a dare la caccia ai militanti di Al-Qaeda e controllare lo strumento nucleare in un paese islamico ben armato. Pare perci\u00f2 che le istruzioni di Powell al suo ambasciatore siano state nette: non criticate i pachistani, essi fanno il possibile per aiutarci.<\/p>\n<p>Forse nella mentalit\u00e0 di Powell, un politico ex-generale lui stesso, era forte il sentimento che un generale al potere era meglio di altri, in una situazione pericolosissima di guerra esterna e conflitto civile interno. Certo \u00e8 che nel corso dell\u2019ultimo anno, l\u2019evoluzione della situazione in Afghanistan e l\u2019esplosione di violenza estremista nel Pakistan stesso, alle frontiere o addirittura nella capitale, hanno aperto gli occhi a tutti sulla realt\u00e0 politica del paese. Musharraf, da parte sua, ha ritenuto che dal punto di vista internazionale la sua presenza alla testa del Pakistan era perfino pi\u00f9 indispensabile di prima. <\/p>\n<p>Contemporaneamente per\u00f2 l\u2019impopolarit\u00e0 del generale all\u2019interno \u00e8 cresciuta rapidamente. La rottura con la classe media e ricca del paese si \u00e8 consumata allorquando Musharraf ha tentato di imbrigliare il potere giudiziario rimuovendo l\u2019ostinatamente indipendente giudice Chaudhry. Poco dopo, per\u00f2, si rompeva anche l\u2019alleanza, pi\u00f9 o meno segreta con gli ambienti religiosi intransigenti. In effetti la guerriglia nelle zone di confine con l\u2019Afghanistan ha raggiunto un livello tale da rendere necessario cercare di controllarle. Poco dopo, del resto, uno scontro sanguinoso per porre fine alle inaccettabili attivit\u00e0 dei religiosi di una Moschea nella stessa aerea della capitale, a Rawalpindi, ha dato a tale rottura un sigillo plateale e forse definitivo.<\/p>\n<p><b>Il ritorno alla democrazia<\/b><br \/>Un ritorno al sistema democratico per la scelta dei dirigenti al vertice del paese \u00e8 allora sembrata essere la scelta non pi\u00f9 semplicemente utile, ma indispensabile. E in Pakistan sono presenti due forze politiche di rilievo, le quali si sono alternate alla guida del paese negli anni Novanta, anche se sempre controllate o in alleanza con l\u2019esercito. Una, il Pakistan Muslim League (N) fa capo a Nawaz Sharif, appartenente a una ricca famiglia di industriali del Punjab, la zona pi\u00f9 prospera del paese; l\u2019altra, il Pakistan People Party a Benazir Bhutto, erede di un&#8217;altra famiglia politica di aristocratici rappresentanti della zona sud del paese, quella della prima capitale del paese, Karachi. Tutti e due erano in esilio all\u2019estero. <\/p>\n<p>Scartato il capo del primo partito, che Musharraf stesso aveva cacciato dal potere nel 1999, delle trattative sono state fatte con la leader del secondo partito. Quando Sharif ha tentato di rientrare nel paese, una comoda interpretazione della legge ha permesso il suo rinvio all\u2019estero. La Bhutto invece rientrava in Pakistan, protetta da un condono che le evitava il rischio di arresto per corruzione. Il suo trionfale rientro, per\u00f2, \u00e8 stato funestato da un tentativo di assassinio, fallito s\u00ec, ma che ha provocato la morte di  oltre un centinaio di persone. <\/p>\n<p>           Lo shock politico che ne \u00e8 seguito ha rimesso in discussione o reso impossibile la definizione degli accordi per regolare la transizione alla democrazia, con un Musharraf  presidente, ma non pi\u00f9 capo dell\u2019esercito, e una Bhutto primo Ministro con dei poteri rafforzati. Tanto pi\u00f9 che a questo punto il generale sembra aver perso il controllo di se stesso, se non proprio quello del paese. Ignorando pressanti pressioni in senso contrario di Washington, Musharraf ha infatti decretato lo stato di emergenza, sospeso il programma di elezioni e bloccato il potere giudiziario. Le manifestazioni di piazza sono state affrontate con la forza pubblica e l\u2019arresto di migliaia di persone, mentre il famoso giudice Chaudhry, poco prima reinstallato con onore al vertice del potere giudiziario, \u00e8 stato posto agli arresti domiciliari. Nei giorni successivi, per\u00f2, in seguito a nuove minacciose pressioni americane, il generale ha confermato che, a conti fatti, le elezioni avrebbero avuto luogo come stabilito.<\/p>\n<p><b>Le forze in campo<\/b><br \/>Difficile, a questo punto, prevedere gli eventi futuri. Altri sussulti politici seguiranno quelli di questi giorni, ma pi\u00f9 importante \u00e8 in questa sede esaminare i dati fondamentali del problema politico pachistano. Dietro la questione del generale Musharraf, c\u2019\u00e8 naturalmente il ruolo politico dell\u2019esercito pachistano. Esso \u00e8 indispensabile, da nessuno contestato, in un paese in quasi continuo stato di guerra sin dal giorno dell\u2019indipendenza, nonch\u00e9 a rischio di smembramento per le sue dimensioni geografiche e divisioni tribali o linguistiche.<\/p>\n<p>La classe media \u00e8 adesso presente in politica, ma i suoi scontri con il Governo sono talvolta plateali, ma non sanguinosi. \u00c8 una categoria che ha molto migliorato la sua condizione con lo sviluppo economico del paese nel decennio trascorso. Essa ha troppo da perdere in un collasso completo dell\u2019attuale sistema politico e comunque non \u00e8 in grado di scatenare movimenti di massa.<\/p>\n<p>I partiti politici, invece, hanno un\u2019effettiva esperienza di governo e un seguito nella popolazione. Il Pakistan People Party della Bhutto \u00e8 il pi\u00f9 grande e con dei precedenti problemi di corruzione al vertice minori rispetto a quelli del partito di Nawaz Sharif, il quale \u00e8 comunque, all\u2019estero, obbligatoriamente fuori gioco. L\u2019accordo con la Bhutto  e quindi l\u2019unica strada possibile, tanto pi\u00f9 che di fronte alle decisioni intemperanti di Musharraf la leader del PPP si \u00e8 mossa con molta decisione e abilit\u00e0. Ha sospeso ogni contatto con il Governo, si \u00e8 scontrata pubblicamente con la polizia, cerca di partecipare a manifestazione di protesta; in breve, ha evitato di associare la sua posizione a quella del Generale-Presidente. Probabilmente quando le acque saranno pi\u00f9 calme la trattativa riprender\u00e0, ma con una Bhutto pi\u00f9 forte di prima.<\/p>\n<p><b>Il dilemma dei militari<\/b><br \/>A questo punto la questione importante \u00e8 capire sino a quando l\u2019esercito dar\u00e0 il suo sostegno a Musharraf. Il vertice militare gli \u00e8 certamente fortemente legato, dato che molti generali gli devono cariche e promozioni. In generale, poi, tutto l\u2019esercito si \u00e8 arricchito in questi anni svolgendo una miriade di attivit\u00e0 economiche. Una deformazione delle regole di mercato, se non proprio una attivit\u00e0 di corruzione nello stile classico dei partiti politici pachistani. Ma l\u2019ambiente militare \u00e8 certamente profondamente scosso da un altro fenomeno. L\u2019esercito non sembra pi\u00f9 in grado di controllare gli attacchi o le aperte ribellioni delle forze islamiche estremiste, in pieno sviluppo non solo nelle zone di frontiere con l\u2019Afghanistan, ma ora anche al nord, nel lato occidentale al confine con l\u2019India.<\/p>\n<p>Gli attacchi suicidi aumentano, l\u2019elenco dei morti si allunga oltre i cento, ma anche quello dei prigionieri, ufficiali e soldati, talvolta riscattati con l\u2019umiliante ricorso alla liberazione di pericolosi prigionieri o altre concessioni. Gli apprendisti stregoni sono adesso direttamente alle prese con quelle forze da loro stessi scatenate. E i soldi americani sono centrali nel mantenere la loro capacit\u00e0 bellica.<\/p>\n<p><b>La posizione internazionale <\/b><br \/>Gli Stati Uniti non sono in grado di cambiare cavallo in questo momento. Insisteranno per una soluzione democratica sperando che siano i militari pachistani stessi ad aiutarli a risolvere il problema. Ma nel caso del Pakistan, Washington avrebbe una possibilit\u00e0 di azione internazionale pi\u00f9 vasta ed importante. Quelle stesse nuove e crescenti forze internazionali che ostacolano l\u2019azione degli Stati Uniti nel caso dell\u2019Iran o di Cuba, hanno una posizione molto pi\u00f9 prudente sul problema del Pakistan. L\u2019armamento nucleare, in questo caso, non \u00e8 una ipotesi che richiede ancora anni per realizzarsi. In teoria \u00e8 gi\u00e0 pronto a essere utilizzato o, ancor peggio, miniaturizzato ad uso di qualche gruppo estremista. Non solo la vicina India, ma anche la Cina e la Russia non possono essere indifferenti a questa questione e sicuramente non vedono di buon occhio nemmeno un aumento enorme del potenziale di sviluppo delle forze islamiche estremiste. Forse perfino l\u2019Iran potrebbe non gradire una situazione pachistana al di fuori di ogni controllo. Ma l\u2019incognita \u00e8 se l\u2019attuale amministrazione americana sia o meno interessata a cogliere questa rivoluzionaria possibilit\u00e0 di coinvolgere in questa questione, in una azione di generale interesse, forze e paesi diversi dai suoi usuali alleati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra bombe e scontri di piazza la lotta per il potere ha raggiunto ormai il culmine in Pakistan. Gli Stati Uniti e il mondo occidentale seguono con grande preoccupazione questa nuova crisi internazionale, e per dei buoni motivi. Il Pakistan \u00e8 determinante nella battaglia ingaggiata in Afghanistan contro il tentativo dei talebani di riconquistarlo. 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