{"id":65922,"date":"2017-08-05T00:28:42","date_gmt":"2017-08-04T22:28:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65922"},"modified":"2018-02-12T21:46:13","modified_gmt":"2018-02-12T20:46:13","slug":"balcani-ue-paradosso-britannica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/balcani-ue-paradosso-britannica\/","title":{"rendered":"Balcani nell&#8217;Ue: il grande paradosso britannico"},"content":{"rendered":"<p>Nonostante la decisione di abbandonare l\u2019Unione europea e l\u2019avvio dei negoziati per completare il processo entro la scadenza del 2019, il Regno Unito sembra sempre riluttante a dire addio a Bruxelles. Infatti, malgrado la rinuncia alla presidenza del Consiglio europeo seguita all&#8217;esito del referendum del 23 giugno 2016, Londra ha ora accettato di portare avanti il Processo di Berlino, iniziato nel 2014 in occasione della Conferenza sui <strong>Balcani<\/strong> Occidentali. La decisione appare quantomeno discutibile, considerata la scelta fatta dalla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/01\/lombra-di-brexit-sulla-grandeur-inglese\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Gran Bretagna<\/strong><\/a> con la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/gb-londra-piu-debole-hard-soft-brexit\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Brexit<\/strong><\/a>. Molti dubitano dell\u2019efficacia e della legittimit\u00e0 di un processo di allargamento dell&#8217;<strong>Ue<\/strong> verso Est portato avanti da uno Stato divenuto ormai un simbolo del possibile fallimento del processo d\u2019integrazione europea.<\/p>\n<p><strong>Brexit: a che punto siamo<br \/>\n<\/strong>In seguito all\u2019attivazione dell\u2019art. 50 del Trattato di Lisbona a marzo, il Regno Unito ha avviato la procedura ed i negoziati per uscire dall\u2019Unione europea. Sul ring delle trattative si fronteggiano l\u2019europeista francese Michel Barnier ed il ministro britannico pro-Brexit David Davis. Nella prima fase delle trattative era stato raggiunto un accordo rispetto alle priorit\u00e0 del negoziato &#8211; diritti dei cittadini europei, liquidazione finanziaria, confini (specialmente per quanto riguarda l\u2019Irlanda del Nord) e altri problemi derivanti dalla separazione &#8211; e alle tempistiche &#8211; stabilite subito quattro sessioni di incontro, una al mese della durata di una settimana fino ad ottobre 2017 -.<\/p>\n<p>Il secondo round di negoziati, al contrario, ha lasciato l\u2019amaro in bocca all\u2019Unione europea, che rimprovera velatamente a Londra la mancanza di dettagli. Se Theresa May e Boris Johnson- rispettivamente primo ministro e ministro degli Esteri di Sua Maest\u00e0 la regina Elisabetta- non sono turbati dalla prospettiva di un mancato accordo, Philip Hammond &#8211; cancelliere dello Scacchiere britannico- considera la mancanza di un\u2019intesa uno scenario pericoloso. A supporto di quest\u2019ultima tesi, un gruppo di studiosi britannici indipendenti ha recentemente pubblicato un rapporto intitolato \u201cCost of no deal\u201d che esamina le possibili conseguenze di un mancato accordo: il responso \u00e8 tutt\u2019altro che positivo.<\/p>\n<p>In questa situazione di incertezza, Bruxelles domanda a Londra stabilit\u00e0 e sicurezza, che, soprattutto in seguito al cattivo risultato elettorale ottenuto dalla May, appaiono difficilmente ottenibili. Al Regno Unito dovrebbe interessare condurre in maniera proficua i negoziati d\u2019uscita dall\u2019Unione, soprattutto in vista dell\u2019apertura delle trattative sulle future relazioni vincolate, da parte europea, al raggiungimento di progressi sufficienti e concreti.<\/p>\n<p><strong>Prendere o lasciare: l&#8217;isola che dondola tra due presidenze<br \/>\n<\/strong>Tra gli assi nelle maniche del Regno Unito per ottenere un risultato positivo dai negoziati sulla Brexit, c\u2019\u00e8 sicuramente la presidenza 2018 del Processo di Berlino sui Balcani. L&#8217;anno prossimo le trattative dovrebbero avere raggiunto una certa maturit\u00e0 e dovrebbero essere prossime ad una conclusione. Ci sono due correnti di pensiero in merito alla decisione di Londra di accettare l&#8217;incarico &#8216;balcanico&#8217;: da un lato c\u2019\u00e8 chi sostiene l\u2019assurdit\u00e0 di affidare a uno Stato che sta \u201cdivorziando\u201d dall\u2019Unione il compito di continuare il processo di integrazione di un\u2019area strategica come i Balcani; dall\u2019altro c\u2019\u00e8 chi riconosce il ruolo che il Regno Unito ha da sempre giocato in quella zona e la sua possibilit\u00e0 di fungere da attore e mediatore indipendente.<\/p>\n<p>Il Processo di Berlino sui Balcani, cominciato nel 2014 grazie ad un\u2019iniziativa della cancelliera tedesca Angela Merkel, in risposta alle forze antieuropeiste e all\u2019annuncio del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker di volere bloccare l\u2019espansione europea per cinque anni, ha come obiettivi il consolidamento e il mantenimento del processo di integrazione europea, la rivitalizzazione dei legami multilaterali tra i Balcani occidentali ed alcuni stati membri dell\u2019Unione ed il miglioramento della cooperazione regionale nell\u2019area rispetto ai problemi infrastrutturali esistenti e alla situazione economica.<\/p>\n<p>Il Regno Unito ha annunciato che la sua presidenza sar\u00e0 focalizzata soprattutto sullo sviluppo di una rete di connessioni e legami economici e sull\u2019implementazione della sicurezza nella zona. Quest\u2019ultimo aspetto fa discutere, tenuto conto che alla luce della Brexit e dopo le elezioni tedesche del 24 settembre, Bruxelles intende rilanciare la cooperazione tra i 27 in ambito di sicurezza comune. Sembra quindi nuovamente che Londra voglia un divorzio teorico e settoriale, ma che in pratica &#8211; e forse fortunatamente per l\u2019Unione europea- non sia disposta a rinunciare a tutti gli affari comuni, come sostenuto da alcuni responsabili britannici secondo i quali Regno Unito sta lasciando l\u2019Unione europea, non l\u2019Europa.<\/p>\n<p>In linea con questa condotta, in seguito al risultato referendario dello scorso anno, il Regno Unito ha rinunciato al suo turno di presidenza del Consiglio europeo, cedendo il posto all\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/estonia-la-tigre-digitale-alla-guida-dellue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong> Estonia<\/strong> <\/a>che ha visto dunque variare i piani di fare coincidere la sua prima presidenza in seno all\u2019istituzione europea \u2013 prevista per la prima met\u00e0 del 2018 &#8211; con l\u2019anniversario dei cent\u2019anni dalla nascita del Paese. Il Regno Unito ha deciso di farsi da parte, ma anche questa volta non completamente: Londra infatti ha offerto a Tallinn di fornire alcuni esperti, perseguendo quella che \u00e8 stata chiamata \u201csoft diplomacy of leaving\u201d. L\u2019Estonia ha accettato l\u2019expertise britannica, accogliendo dieci esperti in ambiti che vanno dagli affari interni al terrorismo e alla protezione dei dati. Nonostante la paura sia quella che il Regno Unito stia tentando con questa strategia di interferire e influenzare i negoziati di uscita, l\u2019Estonia \u00e8 stata molto chiare nella delimitazione delle sfere di competenza e influenza.<\/p>\n<p>Restiamo quindi in attesa delle prossime mosse della Gran Bretagna, preparati ad ulteriori possibili contraddizioni, ma confidando che, durante le futura presidenza del Processo di Berlino, il passo avanti nell\u2019espansione ed integrazione europea, auspicato dal ministro degli Esteri Angelino Alfano nel simbolico passaggio di testimone a Johnson durante il Vertice di Trieste, si concretizzi e sia un segnale positivo per l\u2019Unione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante la decisione di abbandonare l\u2019Unione europea e l\u2019avvio dei negoziati per completare il processo entro la scadenza del 2019, il Regno Unito sembra sempre riluttante a dire addio a Bruxelles. 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