{"id":65929,"date":"2017-08-07T23:31:43","date_gmt":"2017-08-07T21:31:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65929"},"modified":"2017-11-03T15:11:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:03","slug":"missioni-estero-criteri-razionalizzarle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/missioni-estero-criteri-razionalizzarle\/","title":{"rendered":"Missioni italiane all&#8217;estero: criteri per razionalizzarle"},"content":{"rendered":"<p>Una riflessione di Paolo Valentino sul Corriere della Sera circa il \u2018rendimento politico\u2019 delle nostre <strong>missioni <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/09\/litalia-potrebbe-anche-dire-no-qualche-volta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">militari all\u2019estero<\/a><\/strong> ravviva il dibattito sul concetto di <strong>interesse nazionale<\/strong>, ormai da tempo non pi\u00f9 ostracizzato dall\u2019 &#8216;intelligentsia&#8217; nostrana.<\/p>\n<p>Non volendo addentrarmi nelle disquisizioni sui contenuti multiformi del concetto, mi limito ad alcune osservazioni sulla questione trattata da Valentino e cio\u00e8 sull\u2019opportunit\u00e0 di una revisione critica dello schieramento dei nostri militari nei vari teatri operativi.<\/p>\n<p><strong>Fattori geografici e fattori strutturali e contingenti<\/strong><br \/>\nIl Libro Bianco della Difesa esplicita in modo chiaro l\u2019ambito geografico di interesse, che da tempo viene definito il \u201cMediterraneo allargato\u201d, in modo da comprendere a sud-est il Corno d\u2019Africa e la penisola arabica, con il suo golfo, e a sud-ovest tutto il Magreb. Ma il criterio geografico non \u00e8 certo sufficiente. Per una valutazione pi\u00f9 approfondita occorre prendere in esame altri fattori, alcuni strutturali, altri pi\u00f9 legati a dati contingenti. Tra i primi \u00e8 rilevante il quadro delle alleanze e delle istituzioni sovranazionali cui dalla fine della Seconda Guerra Mondiale il nostro Paese fa riferimento; tra i secondi, ha assunto un rilievo incontestabile il fenomeno delle migrazioni.<\/p>\n<p>Prendiamo in esame il primo aspetto. E&#8217; una banalit\u00e0 ripetere che tre sono i pilastri della politica estera nazionale: Onu, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/nato-la-solita-sbagliata-lite-alleati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Nato<\/strong><\/a> e <strong>Unione europea<\/strong> (in rigoroso ordine temporale).<\/p>\n<p>In ottemperanza a un mandato Onu siamo, in forze, in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/01\/dopo-il-libano-le-scosse-siriane-arrivano-in-iraq\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Libano<\/strong><\/a>, ma ne traiamo qualche beneficio? A mio avviso molto modesti e limitati a un generale apprezzamento per come gestiamo la situazione, che peraltro evidenzia il sostanziale mancato conseguimento di alcuni degli obiettivi prefissi (tra cui il supporto al disarmo delle milizie da parte delle forze armate libanesi, milizie che nel frattempo hanno incrementato le loro disponibilit\u00e0 di qualche ordine di grandezza). Sarebbe quindi il caso di riflettere sull\u2019opportunit\u00e0 di un ritiro dalla missione Unifil2.<\/p>\n<p><strong>Una valutazione delle missioni in ambito Nato e contro l&#8217;Isis<\/strong><br \/>\nLa Nato chiede ai suoi membri sostanzialmente due cose: mutua solidariet\u00e0 e un coerente impegno finanziario. L\u2019Italia non \u00e8 in grado di soddisfare il secondo (per quanto miope e criticabile, il criterio del 2% del Pil per la difesa \u00e8 per l\u2019Italia un miraggio inarrivabile) e chiede per le proprie preoccupazioni strategiche la stessa solidariet\u00e0 che lei dimostra per quelle altrui: ottime iniziative, dunque, le partecipazioni alle turnazioni per la difesa aerea di Islanda e Baltici, che dovrebbero diventare routine, e la disponibilit\u00e0 a partecipare alle \u201cmisure di rassicurazione\u201d per i membri dell&#8217;Alleanza nord-orientali.<\/p>\n<p>Sempre nell\u2019ambito Nato si inquadrano altre missioni, come la navale Sea Guardian (in coordinamento con la Sophia dell\u2019Ue) e la Joint Enterprise \u2013 Kfor in Kosovo, che invece rispondono ad un diretto interesse italiano di controllo e stabilizzazione. Discorso a parte merita la missione in Afghanistan, dove l\u2019interesse nazionale \u00e8 certamente pi\u00f9 evanescente. Occorre quindi considerare questa disponibilit\u00e0 italiana a una presenza importante (siamo i secondi fornitori di truppe dopo gli Usa) come un contributo \u2018in kind\u2019 teso a compensare l\u2019insufficienza del nostro impegno finanziario per la difesa.<\/p>\n<p>In ottica parzialmente analoga si pu\u00f2 considerare la nostra partecipazione allea coalizione anti Isis in Iraq: nell\u2019area abbiamo interessi diffusi, dalle attivit\u00e0 estrattive di Eni agli accordi commerciali nella regione, sia di tipo generale sia in particolare nell\u2019industria della difesa, che giustificano una presenza italiana, giustificazione che risulta rafforzata dalla dimostrazione di solidariet\u00e0, che sarebbe molto pi\u00f9 evidente ed apprezzata se non rimanessimo ancorati all\u2019ipocrita minimalismo per cui i nostri velivoli identificano gli obiettivi, ma non li colpiscono!<\/p>\n<p><strong>Migranti: errori del passato e ossessioni del presente<\/strong><br \/>\nVenendo ora all\u2019Unione europea, e pi\u00f9 in generale all\u2019Europa, si pu\u00f2 osservare con pi\u00f9 evidenza l\u2019intersezione delle motivazioni di tipo istituzionale con quelle legate al concretizzarsi di nuovi fenomeni, in particolare le migrazioni di massa. Qui \u00e8 legittimo qualche dubbio sull\u2019approccio seguito fino a poco tempo fa dal nostro Paese: ci siamo concentrati in modo ossessivo su quello che accade tra le coste libiche e gli approdi sul territorio nazionale, prestando un\u2019attenzione marginale alle sorgenti del problema.<\/p>\n<p>Solo da poco pi\u00f9 di un anno ci siamo fatti paladini di quel \u2018migration compact\u2019, destinato ad agire sulle radici e si deve alla lungimiranza del ministro Minniti la paziente azione di tessitura tra tutte le realt\u00e0 socioculturali che convivono nel territorio libico, solo modo di avvicinarsi a una qualche forma di integrazione istituzionale.<\/p>\n<p>Ma nel passato abbiamo lasciata sola la Francia ad impegnarsi nella stabilizzazione di quell\u2019Africa subsahariana che \u00e8 la madre di tutte le migrazioni: \u00e8 il caso di rammentare l\u2019incomprensibile comportamento del governo Monti che, a fronte di una richiesta di Parigi di un paio di velivoli da trasporto per supportare il dispiegamento delle truppe in Mali e dopo l\u2019assenso a tale richiesta da parte del Parlamento, rifiut\u00f2 di concedere i nostri C-130. La Francia non ha dimenticato questo sgarbo e temo che ce lo stia facendo ancora pagare, mentre \u00e8 molto grata a Berlino che, pur restia a impegnare le proprie truppe al di fuori dei confini nazionali, dalla fine del 2015 ha inviato un contingente che oggi \u00e8 di circa 800 unit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo sintetico elenco ragionato credo possa costituire un utile momento di riflessione per una razionalizzazione del nostro impegno militare all\u2019estero che, anche in considerazione della limitatezza delle risorse disponibili, deve rispondere a consolidati criteri di utilit\u00e0 per la politica del Paese: non possiamo certo pi\u00f9 permetterci di assecondare richieste che, come quella giunta d\u2019Oltre Tevere, ci inducano a spedire i nostri uomini a Timor Est.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riflessione di Paolo Valentino sul Corriere della Sera circa il \u2018rendimento politico\u2019 delle nostre missioni militari all\u2019estero ravviva il dibattito sul concetto di interesse nazionale, ormai da tempo non pi\u00f9 ostracizzato dall\u2019 &#8216;intelligentsia&#8217; nostrana. 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