{"id":65948,"date":"2017-08-12T00:21:52","date_gmt":"2017-08-11T22:21:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65948"},"modified":"2017-11-03T15:11:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:02","slug":"golfo-difesa-arabia-emirati-arabi-uniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/golfo-difesa-arabia-emirati-arabi-uniti\/","title":{"rendered":"Golfo: industria militare, Arabia ed Emirati fanno sul serio"},"content":{"rendered":"<p>Diversificazione economica, maggiore autonomia dagli alleati occidentali, prestigio e competizione con l\u2019 &#8216;autarchico&#8217; Iran: c\u2019\u00e8 anche questo dietro lo sviluppo dell\u2019industria militare saudita ed emiratina. Obiettivo dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/la-mecca-scontro-arabia-saudita-qatar\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Arabia Saudita<\/strong><\/a> \u00e8 \u201clocalizzare nel regno, entro il 2030, il 50% delle spese militari totali\u201d ha dichiarato Mohammed bin Salman, ministro della <strong>difesa<\/strong> e neo principe ereditario, annunciando la creazione della <em>Saudi Arabia Military Industries<\/em> (Sami), la compagnia pubblica che gestir\u00e0 il rilancio dell\u2019industria militare nazionale.<\/p>\n<p>Adesso, i sauditi producono internamente solo il 2% dei loro <strong>armamenti<\/strong>. Dunque, la sfida appare inverosimile, ma i numeri danno il senso della direzione. L\u2019industria militare \u00e8 al centro dei recenti accordi siglati dall\u2019Arabia Saudita con le potenze asiatiche Pakistan, Indonesia, India e Cina: quest\u2019ultima produrr\u00e0 nel Regno droni <em>dual-use<\/em> (civile-militare), con obiettivo l\u2019export.<\/p>\n<p><strong>Strategie e offsets<br \/>\n<\/strong>Tra i Paesi arabi del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/qatar-nel-golfo-dentro-le-radici-duna-crisi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Golfo<\/strong><\/a>, solo gli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/yemen-sud-indipendente-emirati-sauditi-rivali\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Emirati Arabi Uniti<\/strong><\/a> (Eau) hanno sviluppato una promettente industria nazionale della difesa, con epicentro il <em>military-industrial complex<\/em> di Abu Dhabi. I sauditi guardano quindi agli emiratini, gi\u00e0 pionieri della diversificazione economica <em>post-oil<\/em>: nel 2014, le industrie della difesa della Federazione, concentrate fra gli emirati di Abu Dhabi, Dubai e Ras al-Khaimah, vennero raggruppate sotto l\u2019ombrello della Edic (<em>Emirates Defense Industries<\/em> <em>Company<\/em>). La saudita Sami ed l\u2019emiratina Edic rivelano un obiettivo comune: ottimizzare il coordinamento strategico e attrarre investimenti esteri.<\/p>\n<p>Gli <em>offsets <\/em>legati ai contratti di fornitura militare sono ancora il pilastro dell\u2019industria indigena della difesa. Tra le monarchie del Golfo fu l\u2019Arabia Saudita a lanciare per prima un <em>offset<\/em> <em>program<\/em>: era il 1984. Invece, il programma degli Eau \u00e8 partito nel 1992, ma ha raggiunto risultati migliori e in minor tempo.<\/p>\n<p>La leadership del principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed Al-Nahyan, studi all\u2019accademia militare di Sandhurst, fa la differenza. Riad ha stipulato soprattutto <em>offset<\/em> indiretti con statunitensi, britannici e francesi: il Paese esportatore promuove investimenti nel Paese importatore, non necessariamente legati all\u2019industria militare. Invece, Abu Dhabi ha privilegiato gli <em>offset <\/em>diretti: lo Stato esportatore co-produce con lo Stato importatore componenti\/tecnologie relative all\u2019accordo, tramite <em>joint-ventures<\/em> e sub-contratti.<\/p>\n<p><strong>Gli Emirati pionieri<br \/>\n<\/strong>Gli Eau si stanno specializzando nella produzione di munizioni, componentistica e industria navale, nonch\u00e9 in manutenzione e servizi alla difesa. Il <em>UAV Research &amp; Technology Centre<\/em> \u00e8 un fiore all\u2019occhiello per la produzione di droni, mentre il settore missilistico \u00e8 indietro. Modelli del blindato emiratino Nimr (co-prodotto in Algeria) sono impiegati nel conflitto in Yemen, cos\u00ec come le corvette Baynunah. Gli emiratini ambiscono a diventare esportatori netti e gi\u00e0 vendono alle monarchie vicine.<\/p>\n<p>L\u2019acquisizione di aziende straniere \u00e8 fondamentale per il trasferimento delle tecnologie, ma rappresenta solo l\u2019avvio: Abu Dhabi l\u2019ha capito. L\u2019assorbimento delle tecnologie \u00e8 il passaggio davvero cruciale per la creazione di un\u2019industria degli Emirati: ci\u00f2 si realizza con lo sviluppo di competenze locali, spostando parte delle risorse finanziare dalla fase del <em>procurement<\/em> a quella dell\u2019<em>education<\/em> tecnica. Certo, industria nazionale (soprattutto in assenza di un\u2019industria civile pregressa) non equivale sempre a \u201cindustria degli emiratini\u201d: l\u2019impiego di tecnici stranieri super qualificati \u00e8 ancora massiccio.<\/p>\n<p><strong>Cambi di paradigma<\/strong><br \/>\nEmirati e Arabia ricalibreranno i loro acquisti, ma non smetteranno certo di importare armi: \u00e8 anche una formidabile leva di politica estera, specie al tempo di <em>shale gas\/oil<\/em>. Per il Golfo, la creazione di industrie nazionali della difesa \u00e8 solo l\u2019ultimo \u201ccambio di paradigma\u201d nella sfera militare. Nel 2014, EAU e Qatar hanno introdotto il servizio militare obbligatorio per i cittadini, misura di <em>nation-building<\/em> reintrodotta dal Kuwait nel 2017: seppur ufficialmente non in agenda, la questione della leva militare \u00e8 persino entrata nel dibattito pubblico saudita, con il grande Mufti che ne caldeggia l\u2019introduzione.<\/p>\n<p>Dal 2015, il conflitto in Yemen contro gli insorti sciiti ha poi segnato uno spartiacque per gli eserciti di Riad e soprattutto Abu Dhabi (i 1000 soldati qatarini sono stati espulsi a causa della crisi con il fronte saudita-emiratino). Mai le monarchie del Golfo avevano inviato militari, nonch\u00e9 subito perdite umane, anche di nazionali, in una guerra estera.<\/p>\n<p><strong>Risvolti politici<br \/>\n<\/strong>Il crescente peso dell\u2019industria militare ha ricadute sia domestiche che regionali. Sul piano interno, gli ufficiali (solitamente nationals) acquisiranno pi\u00f9 potere: grazie alle competenze tecnico-operative, essi diventano figure di raccordo fra compagnie nazionali ed estere, forze armate e \u02cacerchi di potere\u02cb monarchico, incidendo cos\u00ec nel processo decisionale. C\u2019\u00e8 il rischio corruzione: nei contratti per la difesa, l\u2019intermediazione \u00e8 oggi proibita (ufficialmente) in Arabia Saudita. Sul piano regionale, la recente\/prossima apertura delle prime basi militari estere di Arabia Saudita (Gibuti) ed Eau (Eritrea e Somaliland) creer\u00e0 nuove opportunit\u00e0 per testare e fornire materiale militare \u201cmade in Golfo\u201d, consolidando nuove alleanze geopolitiche. Lo sviluppo dell\u2019industria militare \u00e8 dunque, per Emirati e Arabia Saudita, una questione primariamente economica, ma dai risvolti molto politici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diversificazione economica, maggiore autonomia dagli alleati occidentali, prestigio e competizione con l\u2019 &#8216;autarchico&#8217; Iran: c\u2019\u00e8 anche questo dietro lo sviluppo dell\u2019industria militare saudita ed emiratina. 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