{"id":6600,"date":"2007-11-13T00:00:00","date_gmt":"2007-11-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-futuro-carico-di-tensioni\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:13","slug":"un-futuro-carico-di-tensioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/11\/un-futuro-carico-di-tensioni\/","title":{"rendered":"Un futuro carico di tensioni"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi tempi le relazioni tra i paesi occidentali e la Russia sono peggiorate e, con ogni probabilit\u00e0, rimarranno problematiche anche in futuro. Su molti temi sar\u00e0 possibile la cooperazione, ma fondamentali contrasti di interesse e rivalit\u00e0 geopolitiche potranno determinare serie dispute diplomatiche e momenti di tensione. Per essere all\u2019altezza di questa nuova sfida  europei e americani dovranno mostrare grande abilit\u00e0 e fermezza politico-diplomatica. \u00c8 questa la tesi principale dello studio <a href= \"http:\/\/www.senato.it\/documenti\/repository\/lavori\/affariinternazionali\/approfondimenti\/76%20per%20sito.pdf\" target= \"blank\"><b><u> &#8220;Le relazioni della Russia con Europa e Stati Uniti&#8221; <\/u><\/b><\/a> dell\u2019Istituto Affari Internazionali. Vi si disegnano tre possibili scenari dei futuri rapporti con Mosca: appianamento delle divergenze e rilancio della cooperazione; contrasti persistenti, ma senza rotture traumatiche; aggravamento delle tensioni e svuotamento dei meccanismi di cooperazione. Come si \u00e8 detto, l\u2019analisi ritiene pi\u00f9 probabile il secondo scenario, prefigurando quindi un rapporto sempre pi\u00f9 problematico, ma senza veri rischi di una rottura traumatica. <\/p>\n<p>Secondo lo studio, a monte dei singoli contrasti c\u2019\u00e8 la volont\u00e0 del Cremlino di riaffermare gli interessi nazionali russi sia a livello regionale che globale. Mosca vuole rispondere cos\u00ec a quello che denuncia come l\u2019unilateralismo occidentale, in particolare statunitense, ed arrestare l\u2019espansione dell\u2019influenza euro-americana nel suo \u201cvicino estero\u201d. <\/p>\n<p>Fra europei  e americani \u00e8 cresciuta la preoccupazione per la politica estera sempre pi\u00f9 assertiva di Mosca, ma sia gli uni che gli altri hanno avuto difficolt\u00e0 a definire una posizione coerente e univoca nei confronti del Cremlino. Su molti questioni spinose delle relazioni con i russi manca una risposta comune transatlantica. L\u2019Ue fatica a conciliare gli interessi divergenti di nuovi e vecchi stati membri: a Bruxelles i rapporti con i Mosca sono motivo di continui contrasti. L\u2019America, dal canto suo, ha criticato a pi\u00f9 riprese le politiche di Putin, ma lo ha fatto in modo incostante, incerta se e fino a che punto continuare a perseguire l\u2019obiettivo di una partnership strategica con la Russia, che, soprattutto dopo l\u201911 settembre, era sembrato a portata di mano.<\/p>\n<p><b>Timori diffusi<\/b><br \/>Lo studio IAI si occupa, fra l\u2019altro, dello scudo antimissilistico che l\u2019America intende installare in Polonia e Repubblica Ceca, con l\u2019obiettivo dichiarato di annullare una futura minaccia missilistica iraniana. La Russia teme invece che gli americani sviluppino il progetto iniziale, per ora incapace di arrestare un\u2019offensiva nucleare russa, per indebolire il deterrente nucleare di Mosca e assicurarsi cos\u00ec un vantaggio strategico. Putin ha risposto all\u2019iniziativa americana annunciando una moratoria della partecipazione russa al<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=588\"><b><u>   Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa <\/u><\/b><\/a>  (Cfe). L\u2019Ue appare divisa: i governi dell\u2019Europa occidentale sono irritati per la tendenza americana a trattare bilateralmente questioni, come le difese antimissile, che riguardano la sicurezza comune, ma quelli dell\u2019Europa orientale, che avvertono maggiormente la minaccia russa, sono molto pi\u00f9 propensi ad accordi bilaterali di sicurezza con gli Stati Uniti. <\/p>\n<p>Altra questione centrale dei rapporti con i russi analizzata nello studio \u00e8 lo status finale del Kosovo.  La regione rimane formalmente una provincia serba, ma \u00e8 sotto l\u2019amministrazione dell\u2019Onu dal 1999. \u00c8 probabile che i nuovi negoziati tra gli albanesi del Kosovo, che vogliono l\u2019indipendenza, e i serbi che vi si oppongono fermamente finiranno in un nulla di fatto (\u00e8 previsto che si concludano il 10 dicembre).  A questa impasse fra gli attori locali fa riscontro  quella fra gli attori internazionali: Mosca rimane ferma nella sua opposizione all\u2019indipendenza, mentre Washington sembra pronta a riconoscere il Kosovo anche unilateralmente. I quattro paesi europei del Gruppo di contatto (Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia) hanno sostenuto con gli Stati Uniti il piano dell\u2019inviato dell\u2019Onu Athisaari per un\u2019indipendenza supervisionata della regione con forti garanzie per la minoranza serba, ma, di fronte alla scelta tra la posizione americana e quella russa, gli europei potrebbero dividersi di nuovo.<\/p>\n<p>Una terza importante questione trattata dallo studio \u00e8 quella energetica. Dopo i casi di Ucraina e Bielorussia, si \u00e8 diffuso in Europa il timore che il Cremlino possa utilizzare le industrie del settore sotto il suo controllo non solo per rafforzare la sua sfera di influenza nell\u2019est europeo, ma anche per ottenere concessioni economiche o politiche dai paesi occidentali, specie da quelli che (come Francia, Germania e Italia) hanno stipulato accordi decennali che hanno consolidato la loro dipendenza energetica dalla Russia. Mosca sta inoltre cercando di entrare nel mercato europeo dell\u2019energia, acquisendo il controllo di una parte della rete distributiva, e si \u00e8 inevitabilmente scontrata con le reazioni protezionistiche dei governi dell\u2019Unione, che chiedono, a loro volta, un\u2019apertura del mercato russo. Gli europei sono per\u00f2 divisi sulla linea da tenere: da un lato i paesi dell\u2019Europa orientale, a partire da Polonia e repubbliche baltiche, avvertono acutamente i rischi della dipendenza energetica da Mosca; dall\u2019altro governi come quello tedesco hanno rafforzato negli ultimi anni il legame bilaterale con la Russia sperando di indurla a un atteggiamento pi\u00f9 cooperativo e responsabile.<\/p>\n<p><b>Interessi globali<\/b><br \/>Lo studio delinea dunque tre scenari. Il pi\u00f9 ottimistico, ma ritenuto poco probabile, vedrebbe un allentamento delle tensioni e la ripresa della cooperazione. Perch\u00e9 questo si verifichi sarebbe necessario da un lato che il successore di Putin (la Russia elegger\u00e0 il nuovo presidente nel marzo del 2008) abbia una posizione meno dura, dall\u2019altro che sulle questioni pi\u00f9 spinose, come lo scudo antimissile e il futuro del Kosovo, si raggiunga un accordo soddisfacente per entrambe le parti. Ad esempio, se gli Stati Uniti rallentassero l\u2019attuazione del progetto di difesa missilistica, potrebbe pi\u00f9 facilmente essere raggiunto un accordo sul trattato Cfe e forse anche l\u2019opposizione di Mosca all\u2019indipendenza del Kosovo potrebbe ammorbidirsi. <\/p>\n<p>Lo scenario pi\u00f9 pessimistico vedrebbe invece un\u2019intensificazione dei contrasti, che potrebbe essere innescata, ad esempio, da un\u2019azione militare americana contro l\u2019Iran. Ci\u00f2 renderebbe impossibile il compromesso su temi quali il Kosovo e lo scudo antimissile, paralizzerebbe l\u2019Onu e avvicinerebbe Mosca a Pechino, rendendo pi\u00f9 instabile il sistema internazionale.<\/p>\n<p>Nello scenario intermedio, che lo studio presenta come il pi\u00f9 probabile, i rapporti dei paesi occidentali con la Russia sarebbero caratterizzati da un misto di competizione, che talora diverrebbe antagonismo, e di cooperazione. La Russia continuerebbe a contrastare l\u2019espansione dell\u2019influenza occidentale nel suo \u201cvicino estero\u201d, e sarebbe continuamente tentata di usare le forniture di energia come arma di pressione sui paesi europei. La prosecuzione del progetto antimissile americano, un ulteriore allargamento della Nato, un eventuale riconoscimento unilaterale del Kosovo da parte occidentale aggraverebbero le tensioni. Ma tutto ci\u00f2 non sfocerebbe in una rottura: i meccanismi di cooperazione previsti dal <a href= \"http:\/\/ec.europa.eu\/external_relations\/ceeca\/pca\/pca_russia.pdf\" target= \"blank\"><b><u> partenariato Ue-Russia <\/u><\/b><\/a> e dal Consiglio Nato-Russia continuerebbero a funzionare, pur con risultati modesti, mentre alcune crisi internazionali potrebbero essere affrontate consensualmente in ambito Onu. La convergenza di interessi preserverebbe il dialogo su questioni come il contrasto al terrorismo e la proliferazione nucleare. Sull\u2019Iran i contrasti potrebbero per\u00f2 facilmente acuirsi: se Teheran dovesse andare avanti con il suo programma nucleare sarebbe difficile raggiungere un accordo su eventuali sanzioni o altre misure punitive. In Russia continuerebbero le tendenze autoritarie e repressive, ma senza arrivare alla cancellazione di alcuni fondamentali diritti democratici e dello stato di diritto. <\/p>\n<p>Alla luce degli scenari delineati dallo studio, si possono svolgere alcune considerazioni. A Stati Uniti ed Europa converrebbe probabilmente prendere atto che il clima di intensa collaborazione degli anni \u201990 \u00e8 ormai alle spalle. La visione strategica di Putin \u00e8 comune alla classe dirigente raccolta attorno al Cremlino, gran parte della quale proviene come il presidente dagli apparati di sicurezza, ed \u00e8 molto popolare tra i russi che apprezzano il tentativo di ridare alla Russia una posizione di primo piano sulla scena internazionale. Di conseguenza il prossimo inquilino del Cremlino, chiunque esso sia, probabilmente non si discoster\u00e0 molto dalla strada tracciata da Putin, il quale peraltro manterr\u00e0 sicuramente importanti leve di potere come capo del partito Russia Unita, sicuro vincitore delle prossime elezioni legislative, o come premier. Ad europei e americani converrebbe dunque adottare la stessa Realpolitik seguita dal Cremlino: cercare la cooperazione dove \u00e8 possibile, e andare avanti con determinazione sulle questioni fondamentali per i propri interessi strategici anche se la controparte non \u00e8 d\u2019accordo. Ad esempio l\u2019Europa dovrebbe considerare la sicurezza energetica del continente e la stabilizzazione del Kosovo come problemi prioritari le cui soluzioni dovrebbero essere valutate alla luce esclusivamente degli interessi europei, e non dei veti di Mosca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi tempi le relazioni tra i paesi occidentali e la Russia sono peggiorate e, con ogni probabilit\u00e0, rimarranno problematiche anche in futuro. Su molti temi sar\u00e0 possibile la cooperazione, ma fondamentali contrasti di interesse e rivalit\u00e0 geopolitiche potranno determinare serie dispute diplomatiche e momenti di tensione. 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