{"id":66032,"date":"2017-08-23T12:59:41","date_gmt":"2017-08-23T10:59:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66032"},"modified":"2017-11-03T15:10:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:59","slug":"migranti-regionalizzare-ue-concorde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/migranti-regionalizzare-ue-concorde\/","title":{"rendered":"Migranti: parola d&#8217;ordine regionalizzare, ma Ue non \u00e8 concorde"},"content":{"rendered":"<p>Alla riunione informale dei ministri dell\u2019Interno dell&#8217;<strong>Ue<\/strong>, tenutasi a Tallinn il 6 luglio, l\u2019attenzione \u00e8 stata tutta concentrata sull&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/migranti-salvataggi-dilemma-italiano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Italia<\/strong><\/a>. Il motivo principale di tale interesse \u00e8 chiaro alla comunit\u00e0 internazionale: l\u2019Italia si trova a dovere gestire, con pochi alleati al proprio fianco e senza una vera strategia condivisa, l\u2019intensa pressione dei<strong> migranti<\/strong> che dal <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/migranti-porti-italia-francia-spagna\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Mediterraneo<\/strong><\/a> centrale spingono per varcare la frontiera europea.<\/p>\n<p>La quiete apparente nel flusso proveniente dalle coste libiche e diretto verso la Penisola nei giorni precedenti la riunione \u00e8 stata rapidamente controbilanciata dagli arrivi dei giorni seguenti: nel solo mese di luglio, <a href=\"http:\/\/openmigration.org\/dashboard\/\">11.397 persone sono giunte in Italia seguendo le rotte di terra e di mare<\/a>. Facendo un confronto con la Grecia, un altro dei principali punti di approdo dei migranti in Europa, si percepisce con maggiore chiarezza l\u2019impatto degli arrivi in Italia. Nei porti dell\u2019Egeo, infatti, nello stesso mese di luglio, gli arrivi sono stati complessivamente 2.200: meno della met\u00e0 degli individui che hanno raggiunto l\u2019Italia nella sola giornata del 14 luglio, picco massimo del mese con 5.115 arrivi.<\/p>\n<p><strong>Un&#8217;occasione per l&#8217;Italia di farsi ascoltare<br \/>\n<\/strong>Davanti a questi numeri, era inevitabile quindi che si cogliesse l\u2019occasione della riunione di Tallinn per portare in cima all&#8217;agenda i temi dell\u2019immigrazione. L\u2019Italia, con il sostegno della Commissione europea e l\u2019aiuto di Francia e Germania, \u00e8 riuscita a esporre le proprie richieste relative alla gestione comune della pressione migratoria in atto, ottenendo anche l\u2019approvazione di alcune delle proposte presentate al consesso.<\/p>\n<p>Conseguito il via libera dalla Commissione a ricevere pi\u00f9 fondi dai partner europei con l\u2019obiettivo d\u2019insediare in Libia un centro di coordinamento marittimo internazionale, un altro passo avanti \u00e8 stato fatto verso l\u2019adozione di un codice di comportamento per le Ong che operano salvataggi in mare; e ulteriore focus \u00e8 stato dato al progetto d\u2019implementazione del fondo di garanzia Ue-Africa. A ci\u00f2 si aggiunge anche l\u2019accoglimento della richiesta di creare un coordinamento per il rilascio dei visti per i Paesi che si impegnano a contrastare l\u2019immigrazione clandestina e la sottoscrizione di accordi di riammissione con l\u2019Unione. Infine, Roma \u00e8 riuscita a portare a casa anche l\u2019impegno degli altri Paesi ad ampliare le quote di ricollocamento dei richiedenti asilo sbarcati in Italia.<\/p>\n<p><strong>La doccia fredda su un nuovo approccio per Triton<br \/>\n<\/strong>La doccia fredda dall\u2019Unione \u00e8 arrivata invece per ci\u00f2 che riguarda la possibilit\u00e0 di modificare quanto previsto nel modulo di impegno della missione navale europea <strong>Triton<\/strong>. La richiesta italiana era chiara: \u201cregionalizzare\u201d l\u2019approdo dei migranti tratti in salvo nel Mediterraneo. Ma sulla proposta \u00e8 piovuto il \u201cno\u201d secco di Francia, Spagna, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Germania.<\/p>\n<p>Il rifiuto all\u2019apertura dei porti dichiarato dagli Stati a Tallinn ha quindi rappresentato il non facile punto di partenza di un altro meeting internazionale: quello dell\u201911 luglio a Varsavia. Nella sede di Frontex si \u00e8 discusso delle modalit\u00e0 di cambiamento della missione Triton, che dal 2014 ha sostituito \u201cMare Nostrum\u201d e si occupa del pattugliamento e del salvataggio dei migranti nel Mediterraneo.<\/p>\n<p>La posizione di Frontex sulla missione \u00e8 apparsa subito evidente: Triton \u00e8 una missione italiana, guidata dalla Guardia Costiera italiana, con ufficiali italiani su tutta la flotta navale ed aerea, con organi di controllo italiani che regolano lo smistamento delle imbarcazioni. Ne consegue che il coinvolgimento degli altri Stati \u00e8 teoricamente fattibile, ma praticamente difficile da realizzare.<\/p>\n<p>Lo ha ribadito <a href=\"http:\/\/www.rainews.it\/dl\/rainews\/articoli\/Italia-migranti-varsavia-frontex-summit-triton-minniti-37d14d87-2749-48e7-8dff-09e552e59fca.html\">la portavoce dell\u2019agenzia Frontex, Ewa Moncure<\/a>, e anche il commissario per l\u2019immigrazione, <a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/attualita\/2017\/07\/14\/news\/triton-possiamo-fare-di-piu-e-il-trattato-di-dublino-e-da-cambiare-1.306148\">Dimitri Avramopoulos<\/a>, che hanno poi corretto il tiro affermando la necessit\u00e0 per l\u2019Europa di impegnarsi di pi\u00f9, dimostrando solidariet\u00e0 all&#8217;Italia.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo delle Ong e la loro regolamentazione<br \/>\n<\/strong>Il trattato di Triton, firmato tre anni fa, prevede l\u2019obbligo per l\u2019Italia di occuparsi dei migranti anche se giunti a bordo di navi straniere. Malta invece, porto pi\u00f9 vicino alla Libia, ha solo l\u2019obbligo di occuparsi dei migranti soccorsi o individuati nelle proprie acque. Per l\u2019Italia, dunque, \u00e8 fondamentale riuscire a regolamentare l\u2019attivit\u00e0 delle navi delle Ong, prima che il soccorso dei migranti in mare da parte loro si trasformi in una sorta di \u201ccorridoio umanitario\u201d non autorizzato.<\/p>\n<p>Da tali dinamiche, parte la stesura di un Codice di condotta per le Organizzazioni non governative che operano salvataggi in mare: <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2017\/07\/31\/news\/migranti_i_13_impegni_del_viminale_per_le_ong-172074642\/\">tredici prescrizioni richieste dal Viminale<\/a>, che le Ong devono impegnarsi a rispettare, pena l\u2019interruzione delle attivit\u00e0. La mancata sottoscrizione del documento o l&#8217;inosservanza degli impegni previsti &#8220;<em>pu\u00f2 comportare\u201d, <\/em>si legge nel <a href=\"http:\/\/www.interno.gov.it\/it\/sala-stampa\/comunicati-stampa\/codice-condotta-ong-oggi-terzo-incontro-viminale\">comunicato del Ministero dell\u2019Interno italiano<\/a><em>, \u201cl&#8217;adozione di misure da parte delle autorit\u00e0 italiane nei confronti delle relative navi, nel rispetto della vigente legislazione internazionale e nazionale, nell&#8217;interesse pubblico di salvare vite umane, garantendo nel contempo un&#8217;accoglienza condivisa e sostenibile dei flussi migratori<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Al momento, per\u00f2, non tutte le organizzazioni che salvano vite in mare hanno firmato il Codice. Alcune Ong hanno giustificato l\u2019astensione sostenendo che la priorit\u00e0 per un\u2019organizzazione umanitaria \u00e8 quella di salvare vite umane: la firma del Codice potrebbe quindi renderle meno indipendenti nell\u2019azione. Resta poi il dubbio sui modi in cui il Codice verr\u00e0 implementato a bordo di ciascuna nave, aspetto di non poca rilevanza sul quale non \u00e8 ancora stata fatta sufficiente chiarezza.<\/p>\n<p><strong>La crisi del diritto d&#8217;asilo in Europa<\/strong><br \/>\nSullo sfondo degli ultimi avvenimenti, \u00e8 facilmente rintracciabile una crisi del diritto d\u2019asilo che l\u2019Europa vive ormai da vent&#8217;anni, e che non sembra al momento trovare una via di soluzione condivisa. Ad una certa resistenza nel riconoscimento dello status di rifugiato, si aggiunge la difficolt\u00e0 di distinguere tra richiedenti asilo e altri tipi di migranti, ai quali si associa la nascita di una nuova categoria: coloro che non sono espellibili, n\u00e9 regolarizzabili, con le conseguenti difficolt\u00e0 di rimpatrio nel rispetto dei diritti dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Agli accordi di Dublino del 1990 va sicuramente attribuito il merito di aver cercato di condurre gli Stati europei a dare risposte solidali nell&#8217;ambito della protezione internazionale, ma appare evidente che l\u2019obiettivo sia ancora lontano dall&#8217;essere raggiunto. A fronte dell\u2019aumento del numero delle domande d\u2019asilo presentate nel tempo, l\u2019Europa ha risposto con misure rigorose che hanno reso sempre pi\u00f9 difficile l\u2019accesso ai confini dell\u2019Unione. Barriere all&#8217;ingresso, restrizioni procedurali, politiche di dissuasione, politiche restrittive di ammissione allo status di rifugiato: sono davvero queste le soluzioni per regolare i flussi migratori? Probabilmente, la soluzione si trova altrove, in una maggiore apertura delle frontiere a categorie pi\u00f9 ampie di migranti, allo scopo di permettere loro di gestire in sicurezza la mobilit\u00e0 nello spazio di andata e ritorno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla riunione informale dei ministri dell\u2019Interno dell&#8217;Ue, tenutasi a Tallinn il 6 luglio, l\u2019attenzione \u00e8 stata tutta concentrata sull&#8217;Italia. 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