{"id":66079,"date":"2017-08-29T06:15:35","date_gmt":"2017-08-29T04:15:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66079"},"modified":"2017-11-03T15:10:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:57","slug":"afghanistan-guerra-trump-vincere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/afghanistan-guerra-trump-vincere\/","title":{"rendered":"Afghanistan: guerra che Trump non pu\u00f2 vincere (militarmente)"},"content":{"rendered":"<p>Dopo aver criticato per anni l\u2019impegno americano in <strong>Afghanistan<\/strong> ed essersi pi\u00f9 volte speso, da privato cittadino, per un ritiro totale delle truppe statunitensi dal Paese, sembra che adesso, da <em>commander-in-chief<\/em>, Donald <strong>Trump<\/strong>\u00a0abbia cambiato idea. Nel suo discorso a Fort Myer, in Virginia, il 21 agosto scorso, Trump ha infatti mostrato di aver compreso che non ci si pu\u00f2 ritirare da un conflitto costato mille miliardi di dollari, pi\u00f9 di duemila soldati e una buona dose del capitale politico di due presidenti senza portare a casa nessun risultato.<\/p>\n<p>Peraltro, creare oggi un vuoto di potere in Afghanistan avrebbe conseguenze catastrofiche, lasciando campo libero, come in Iraq dopo il 2011, a gruppi terroristici quali Al-Qaeda e <strong>Isis<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 truppe con un mandato ampio e senza limiti di tempo<\/strong><br \/>\nTrump, nel procedere ad un aumento \u2018chirurgico\u2019 delle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/afghanistan-la-strategia-opaca-trump\/\">truppe<\/a> dispiegate sul territorio &#8211; si parla di 4000 unit\u00e0 &#8211; \u00e8 intenzionato a non ripetere gli errori del passato. Al contrario di <strong>Obama<\/strong> &#8211; che nel 2009 port\u00f2 a centomila i soldati americani sul territorio afghano, annunciandone al tempo stesso il progressivo ritiro dopo diciotto mesi -, Trump non apporr\u00e0 scadenze temporali all\u2019incremento delle truppe.<\/p>\n<p>Per evitare che i talebani possano tatticamente aspettare il ritiro per riprendere le loro scorribande, l\u2019impegno americano sar\u00e0 stavolta legato agli sviluppi politico-militari sul campo. Inoltre, i negoziati con i talebani &#8211; al cuore della strategia di Kerry quand\u2019era segretario di Stato &#8211; saranno subordinati a significativi miglioramenti sulla sicurezza. Per \u2018vincere la guerra\u2019, Trump vuole anche cambiare le regole fissate da Obama dopo l\u2019inizio del ritiro, che prevedono come unici obiettivi legittimi degli attacchi delle truppe Usa i gruppi terroristici come Al Qaeda ed Isis, e non anche i talebani. L\u2019intenzione del presidente \u00e8 dunque quella di aumentare l\u2019elasticit\u00e0 del mandato delle forze sul territorio, consentendo loro di partecipare direttamente ad offensive contro i talebani per raggiungere determinati obiettivi strategici.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo del Pakistan<\/strong><br \/>\nParlando del contesto regionale, Trump, in linea con le precedenti amministrazioni, si \u00e8 espresso duramente nei confronti del <strong>Pakistan<\/strong>, sulla carta partner strategico statunitense e destinatario di milioni di dollari in aiuti, ma al tempo stesso rifugio sicuro per i gruppi terroristici che operano in Afghanistan e nel Kashmir. Occorre per\u00f2 tenere presente che eventuali misure come un blocco del flusso di aiuti, peraltro gi\u00e0 parzialmente implementato, o un inasprimento delle sanzioni contro quei funzionari con legami pi\u00f9 evidenti con il terrorismo potrebbero determinare il definitivo scivolamento di Islamabad sotto l\u2019influenza cinese e quindi la perdita, per Washington, di importanti leve politico-economiche per influenzare l\u2019agenda pakistana.<\/p>\n<p>L\u2019esortazione all\u2019indirizzo dell\u2019<strong>India<\/strong>, acerrimo rivale regionale del Pakistan, a partecipare ancora di pi\u00f9 alla ripresa economica afghana si pu\u00f2 considerare parte di una rinnovata pressione su Islamabad. Il Pakistan, che considera l\u2019Afghanistan alla stregua di un suo satellite, \u00e8 gi\u00e0 turbato dal crescente interesse di Nuova Delhi per i destini di Kabul e dagli investimenti indiani nel Paese.<\/p>\n<p><strong>Cortocircuito al governo di Kabul<\/strong><br \/>\nCi\u00f2 che non \u00e8 ancora chiaro \u00e8 come l\u2019approccio di Trump possa fare fronte ai fallimenti politici ancor prima che militari della strategia americana in Afghanistan. Se infatti oggi i talebani controllano o contendono il 40% dei distretti afghani \u00e8 soprattutto per la debolezza politica e per la mancanza di legittimit\u00e0 del governo di Kabul.<\/p>\n<p>A tre anni dall\u2019accordo post-elettorale che \u2013 ottenuto grazie ai buoni uffici di Kerry &#8211; ha sancito la spartizione del potere tra l\u2019attuale presidente <strong>Ashraf Ghani<\/strong> e il capo dell\u2019esecutivo <strong>Abdullah Abdullah<\/strong> ed ha sbloccato un\u2019impasse che stava diventando molto pericolosa, la mancanza di popolarit\u00e0 e l\u2019inefficienza dell\u2019attuale compagine governativa sono pi\u00f9 che mai evidenti.\u00a0 La partita si gioca infatti tanto nei distretti rurali in cui \u00e8 pi\u00f9 forte la presenza talebana quanto nei palazzi della zona verde di Kabul, dove corruzione e conflitti intestini indeboliscono un governo sempre pi\u00f9 delegittimato e nutrono la propaganda dei terroristi, fornendo nuove leve alla lotta talebana.<\/p>\n<p>Ghani \u00e8 impopolare tra l\u2019\u00e9lite politica del paese, che lo giudica un leader arrogante e presuntuoso, reo di aver riempito le fila del governo di suoi fedelissimi di etnia Pashtun e di perseguire politiche settarie che penalizzano il secondo gruppo etnico del paese, i tagiki, rappresentati invece da Abdullah Abdullah. Il popolo afghano, dal canto suo, \u00e8 frustrato dall\u2019inefficienza e dall\u2019incapacit\u00e0 di un governo percepito come un fantoccio degli americani e che non \u00e8 in grado di garantire sicurezza e un minimo benessere economico.<\/p>\n<p><strong>Restituire legittimit\u00e0 alle istituzioni<\/strong><br \/>\nTrump ha dichiarato chiuso, come gi\u00e0 altri prima di lui, il capitolo del \u2018<em>nation-building\u2019 <\/em>ed ha affermato che d\u2019ora in poi tutti gli sforzi si concentreranno sulla lotta al <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/terrorismo-nuovi-nemici\/\">terrorismo<\/a><\/strong>. Al netto di quanto dovuto alla retorica, \u00e8 chiaro che per far fronte a talebani, Al Qaeda e Isis \u00e8 innanzitutto necessario restituire legittimit\u00e0 alle istituzioni politiche afghane, assicurandosi che le prossime <strong>elezioni<\/strong> siano condotte regolarmente ed il risultato accettato dall\u2019opinione pubblica. Cambiare la legge elettorale, che ora prevede un sistema di voto singolo non trasferibile che avvantaggia i candidati singoli, e promuovere al suo posto un meccanismo di rappresentazione proporzionale che favorisca la formazione di partiti politici forti potrebbe essere un passaggio necessario, a patto che sia assicurata l\u2019indipendenza della commissione elettorale, che deve fungere da garante per la correttezza dell\u2019intero processo.<\/p>\n<p>La guerra contro i talebani, se ne \u00e8 forse convinto anche l\u2019attuale inquilino della Casa Bianca, non si pu\u00f2 vincere militarmente. Il leggero aumento della presenza americana sul territorio e il lieve aggiustamento tattico promesso da Trump al pi\u00f9 possono evitare che la situazione sul campo si deteriori ulteriormente. Per convincere i talebani a deporre le armi e a partecipare al gioco politico \u00e8 necessario costruire un\u2019alternativa politica vincente ed efficace in cui il popolo afghano possa riconoscersi e da cui possa vedersi garantita protezione. Di fronte ad autorit\u00e0 deboli, elezioni truccate e governi corrotti, la lotta armata avr\u00e0 sempre garantito supporto e legittimit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo aver criticato per anni l\u2019impegno americano in Afghanistan ed essersi pi\u00f9 volte speso, da privato cittadino, per un ritiro totale delle truppe statunitensi dal Paese, sembra che adesso, da commander-in-chief, Donald Trump\u00a0abbia cambiato idea. 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