{"id":66185,"date":"2017-09-09T11:15:01","date_gmt":"2017-09-09T09:15:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66185"},"modified":"2017-11-03T15:10:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:54","slug":"colombia-narcotraffico-riconciliazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/colombia-narcotraffico-riconciliazione\/","title":{"rendered":"Colombia: un Paese nuovo che cerca il Boss e se stesso"},"content":{"rendered":"<p>Domenico Antonio <strong>Mancusi Hoyos<\/strong> vive e si nasconde in <strong>Italia<\/strong>: ne sono certi gli investigatori della <strong>Colombia<\/strong>, soprattutto dopo l\u2019arresto \u00a0di &#8216;<em>El Ruso&#8217;<\/em>, catturato ad aprile a Civitavecchia dal Gico della Guardia di Finanza con un&#8217;operazione coordinata dal Servizio di Cooperazione internazionale di Polizia della Direzione centrale della Polizia criminale e della Dcsa (Direzione centrale per i Servizi Antidroga).<\/p>\n<p>Tanti sono gli elementi, gli indizi e le coincidenze che accompagnano la latitanza e la vita criminale de &#8216;<em>El Ruso&#8217;<\/em>, nomignolo colombiano di Niemeier Rizvanovic Miro, cittadino tedesco ed elemento di spicco dei Clan Usaga e &#8216;del Golfo&#8217;, e\u00a0 Domenico Antonio Mancusi Hoyos. Sicuramente, l\u2019Italia come base logistica, gli affari e la protezione della \u2019ndrangheta, che controlla l\u201980% del traffico di cocaina internazionale.<\/p>\n<p><strong>Un killer spietato, ma devoto a Padre Pio<br \/>\n<\/strong>Mancusi Hoyos \u00e8\u00a0 un boss di primissimo livello, leader del blocco Catacumbo delle Autodefensas Unidas de Columbia (Auc), killer spietato con pi\u00f9 di 132 omicidi sulle spalle e personaggio istrionico tra lusso, riciclaggio, narcotraffico e belle donne; il tutto mitemente edulcorato con la devozione a Padre Pio.<\/p>\n<p>Cugino di Salvatore Mancuso &#8216;<em>E<\/em><em>l Mono&#8217; &#8211;\u00a0<\/em>&#8216;Mancusi&#8217; \u00e8 solo un errore dell\u2019anagrafe -, ha ereditato il potere e il ruolo fiduciario con le &#8216;ndrine, ricevendo protezione e\u00a0 copertura logistica, e ha soprattutto rimodulato il patto d\u2019affari che dal <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/11\/colombia-la-pace-possibile\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>narcotraffico<\/strong><\/a> ha pervaso tutti i sentieri del riciclaggio: dall&#8217;edilizia al commercio, fino al circuito del turismo e dei grandi alberghi.<\/p>\n<p>Arrestato nel 2014 dalla Guardia di Finanza a Imperia, era stato rimesso in libert\u00e0 perch\u00e9 non poteva essere estradato per la doppia cittadinanza: colombiana e italiana. Ora le autorit\u00e0 colombiane hanno riaperto tutti i canali investigativi, forte dei recenti accordi bilaterali firmati con l\u2019Italia e del rinnovato riconoscimento internazionale.<\/p>\n<p>Fonti investigative colombiane hanno riferito al <em>Corriere della Sera<\/em>\u00a0&#8211;\u00a0<em>Andrea Galli, 13 agosto 2017, ndr &#8211;<\/em>\u00a0che dopo l\u2019estradizione de<em> &#8216;El Ruso&#8217;<\/em>\u00a0c&#8217;\u00e8 l&#8217;assoluta volont\u00e0 di assicurare a Mancusi Hoyos la medesima sorte, cancellando definitivamente la nomea di \u201cnarco-stato\u201d che accompagna la Colombia e consolidando le istituzioni colombiane nella cooperazione internazionale.<\/p>\n<p><strong>Cartelli e &#8216;ndrangheta, Colombia e Italia relazioni parallele<br \/>\n<\/strong>La storia dei rapporti tra i cartelli del narcotraffico colombiani e la \u2019ndrangheta \u00e8 lunga e corre parallela alle relazioni tra i due Paesi. Storicamente i reciproci rapporti non hanno mai assunto, nell&#8217;interscambio politico-diplomatico, dimensioni di primario interesse, ma posseggono nella loro complessit\u00e0 ampi spazi di contiguit\u00e0 e affinit\u00e0.<\/p>\n<p>La Colombia, pur non avendo un\u2019 importante presenza di popolazione di origine italiana \u2013 \u00e8 quasi trascurabile , presenta caratteristiche antropologiche e di sedimentazione culturale tipiche delle enclavi meridionali italiche. L&#8217;attenzione mediatica di questi giorni, provocata dai fermenti di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/10\/se-bogota-e-le-farc-fanno-davvero-la-pace\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">riconciliazione<\/a> nazionale ed alimentata dalla visita di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/la-visione-neo-bolivariana-di-papa-francesco\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Papa Francesco<\/strong><\/a>, \u00e8 eccezionale.<\/p>\n<p>La Colombia e Italia condividono interessi e affinit\u00e0 della peggiore fatta: la prima ha il primato mondiale nella produzione della cocaina; l&#8217;altra \u00e8 un Paese in cui insistono grandi associazioni criminali, coeve e strutturate nel tessuto politico ed economico-finanziario.<\/p>\n<p>L\u2019associazione pu\u00f2 parere logica, ma non affatto scontata. Il narcotraffico richiede un &#8216;quid pluris&#8217; di affinit\u00e0, affidamento e afflato primitivo nella cessione della roba e nella tutela dei patti. Il rapporto di fiducia e di garanzia nella filiera del narcotraffico ha, nell&#8217;arcipelago dei cartelli colombiani, qualcosa di arcaico: ha il sapore di una antico patto patronale, dove i sensali sono i medesimi contraenti investiti dell\u2019onore della credibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Quasi trent&#8217;anni di affari sporchi, ma solidi<br \/>\n<\/strong>\u00c8 verso la fine degli Anni Novanta che le &#8216;ndrine calabresi, intuendo la portata del fenomeno, organizzarono una rete di rappresentanti locali in Colombia. Un vecchio adagio racconta che : \u201c<em>I calabresi sono pi\u00f9 affidabili, non parlano e pagano in tempo<\/em>\u201d. Parole semplici ed efficaci; la base di fiducia tra elementi prossimi e omogenei. Tra \u201c<em>vaccari colombiani<\/em>\u201d e \u201c<em>pastori calabres<\/em>i\u201d il <em>feeling<\/em> \u00e8 stato immediato.<\/p>\n<p>I calabresi, pi\u00f9 di tutti, avevano capito come il commercio di cocaina fosse un ottimo affare, dove i ricavi sono totalmente slegati dalla produzione e le cui dimensioni sfiorano le 600 tonnellate di coca l\u2019anno, trattate con la capacit\u00e0 delle &#8216;ndrine di gestire la quasi totalit\u00e0 del traffico mondiale con investitori e riciclatori in diversi Paesi.<\/p>\n<p>La stabilit\u00e0 dei contatti ha costruito nel tempo \u00a0un ponte mobile con diffusione continentale &#8211; e non solo -, con la capacit\u00e0 delle \u2019ndrine calabresi di garantire investimenti costanti e corposi.<\/p>\n<p><strong>Un &#8216;Copernico&#8217; italiano del traffico di cocaina<\/strong><br \/>\nNel giugno 2013 Roberto Beb\u00e8 Pannunzi, conosciuto come il <em>Pablo Escobar d&#8217;Italia<\/em>, veniva\u00a0 arrestato in un centro commerciale in Colombia. Le indagini degli inquirenti sui suoi movimenti personali e finanziari hanno confermato che riusciva a importare due tonnellate di cocaina ogni mese. E&#8217; stato il simbolo dell\u2019affinit\u00e0 elettiva tra le entit\u00e0 malavitose colombiane e calabresi, il &#8216;<em>Copernico&#8217;\u00a0<\/em>del traffico di cocaina, l\u2019uomo che ha rivoluzionato il modo e le strategie del business.<\/p>\n<p>La sua forte personalit\u00e0 riconosciuta da tutti e la fiducia che riscuoteva gli avevano permesso di inventare la cosiddetta &#8216;colletta&#8217;, ovvero la pratica di raccogliere soldi dalle varie famiglie, spesso rivali, per poi comprare immensi stock di cocaina in Colombia, gestendo flotte di navi per il passaggio in Europa. La sua presenza era una garanzia di efficienza: riduceva gli attriti e le diffidenze, massimizzando il risultato.<\/p>\n<p>Cos\u00ec lavorava Beb\u00e8: pochi interessi, las mujeres, il danaro e la sua faccia. Tipico colombiano tra i colombiani. Di lui si racconta: \u201cCi si sedeva a tavola solo se c&#8217;era da parlare di almeno una tonnellata di cocaina. In Colombia sono sei o al massimo sette le persone con cui si pu\u00f2 parlare di certe quantit\u00e0; e occupano posti di rilievo in societ\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><strong>Un Paese dove la scala dei valori sta cambiando<\/strong><br \/>\nOggi la Colombia sta cambiando anche se quel sentimento provinciale di collusione e povert\u00e0 padronale vive nelle valli e regola le rotte del narcotraffico e i suoi interlocutori.<\/p>\n<p>Il ruolo delle istituzioni e dello Stato nella supremazia della sovranit\u00e0 e delle condizioni del bene \u00e8 aspetto qualificante: determina i postulati dello stare insieme, riposiziona la scala di valori di una societ\u00e0. La nuova Colombia \u00e8 soprattutto questo: affermazione di valori condivisi, cooperazione e riconoscimento internazionale.<\/p>\n<p>L\u2019estradizione de<em> &#8216;El Ruso&#8217;<\/em>, la ricerca determinata di Mancusi Hoyos, danno sostanza e forma ai progetti di cooperazione con l\u2019Ue e con l\u2019Italia, ripudiando definitivamente l\u2019immagine di un Paese dalla sovranit\u00e0 decorativa, regno di paternalismo, prepotenza e corruzione. La nuova Colombia cercando Mancusi Hoyos cerca se stessa e il sorriso di un nuovo orizzonte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domenico Antonio Mancusi Hoyos vive e si nasconde in Italia: ne sono certi gli investigatori della Colombia, soprattutto dopo l\u2019arresto \u00a0di &#8216;El Ruso&#8217;, catturato ad aprile a Civitavecchia dal Gico della Guardia di Finanza con un&#8217;operazione coordinata dal Servizio di Cooperazione internazionale di Polizia della Direzione centrale della Polizia criminale e della Dcsa (Direzione centrale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":66186,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[166,96,519,518,520],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66185"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/21"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=66185"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66185\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":66191,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66185\/revisions\/66191"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/66186"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=66185"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=66185"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=66185"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}