{"id":66196,"date":"2017-09-11T15:48:17","date_gmt":"2017-09-11T13:48:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66196"},"modified":"2017-11-03T15:10:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:53","slug":"onu-cds-ambizioni-riforma-immobilismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/onu-cds-ambizioni-riforma-immobilismo\/","title":{"rendered":"Onu: tra ambizioni di riforma e immobilismo"},"content":{"rendered":"<p>La 72a <strong>Assemblea generale<\/strong> delle Nazioni Unite \u00e8 alle porte e le rappresentanze dei 193 Stati membri dell\u2019 <strong>Onu<\/strong> gi\u00e0 confluiscono verso New York, nel clima reso rovente dal confronto tra Corea del Nord e Stati Uniti.<\/p>\n<p>Tutte le possibili soluzioni di natura diplomatica a questa crisi e tutte le sanzioni economiche finora comminate al regime di Kim Jong-Un passano dalle Nazioni Unite e, in modo pi\u00f9 specifico, dal <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/italia-corsa-al-seggio-onu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Consiglio di Sicurezza<\/strong><\/a> (CdS).<\/p>\n<p>Il CdS dell&#8217; Onu \u00e8 una bestia strana: composto dalle cinque maggiori potenze al mondo, Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, membri permanenti con diritto di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/10\/il-nuovo-impeto-diplomatico-dellonu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>veto<\/strong>,<\/a> e da dieci Paesi eletti a rotazione (cinque l&#8217;anno) dall&#8217;Assemblea generale, \u00e8 ben noto per la difficolt\u00e0 nel giungere a decisioni e per lo scarso numero delle delibere realmente significative a livello geopolitico.<\/p>\n<p>Inizialmente composto dalle cinque nazioni vincitrici della Seconda Guerra Mondiale (Usa, Urss, Cina, Gran Bretagna e Francia), dotate appunto del potere di veto, e da sei altri Stati a rotazione, ha visto, nel tempo, pochi cambiamenti rilevanti avvenire nella sua composizione, ampliatasi da 11 a 15 Stati negli Anni Sessanta, in risposta alla necessit\u00e0 di una maggior rappresentativit\u00e0 creata dalla decolonizzazione e dall&#8217;ingresso nell&#8217; Onu di nuovi Stati. Nel 1971, la Repubblica Popolare Cinese ha preso il posto della Cina nazionalista, il cui governo \u00e8 in esilio a Taiwan; negli Anni Novanta, la Russia ha preso il posto dell\u2019Urss, dopo la dissoluzione di quest\u2019ultima.<\/p>\n<p><strong>La riforma e le posizioni in campo<br \/>\n<\/strong>Con la fine della Guerra Fredda, l\u2019inadeguatezza del funzionamento e della composizione del Consiglio di Sicurezza hanno finito per risultare sempre pi\u00f9 chiare. E oggi virtualmente nessuno Stato al mondo \u00e8 contrario a una<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/07\/una-strategia-per-la-riforma-dellonu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> <strong>riforma<\/strong> <\/a>dell&#8217;istituzione.<\/p>\n<p>I giocatori politici in campo hanno finito per coagularsi intorno a tre blocchi, con posizioni fortemente contrapposte. Da un lato vi sono i membri del G4: Giappone, India, Brasile e Germania, che s&#8217;appoggiano a vicenda nella richiesta di divenire membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.<\/p>\n<p>L\u2019importanza economica, politica e militare di questi Stati \u00e8 andata aumentando, anche se non in modo costante, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Le loro richieste hanno trovato appoggio di varie forme e intensit\u00e0, presso diversi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, con l\u2019importante eccezione della Cina, tiepida sull&#8217;ingresso dell\u2019India e nettamente contraria a quella del Giappone.<\/p>\n<p>In contrapposizione alle attese di queste quattro grandi potenze regionali, una compagine di Stati &#8216;minori&#8217;, per iniziativa in particolare dell\u2019Italia, fortemente contraria alle richieste del G4, ha creato un gruppo chiamato Uniting for Consensus, ribattezzato informalmente il &#8216;Coffee Club&#8217;.<\/p>\n<p>Le tesi del Coffee Club vanno in direzione opposta a quelle del G4:L si propone un allargamento del numero di membri non permanenti, o a rotazione, del Consiglio di Sicurezza.<\/p>\n<p>Molti Stati hanno partecipato alle iniziative di UfC: i membri considerati pi\u00f9 importanti, oltre alla gi\u00e0 citata Italia, sono il Pakistan, la Colombia, l\u2019Egitto, il Canada e la Spagna, ma pi\u00f9 di 120 nazioni (oltre il 60% delle nazioni al mondo) hanno preso parte almeno in un&#8217;occasione alle iniziative del gruppo, dimostrando come ci si possa aspettare dall\u2019Assemblea generale un atteggiamento pi\u00f9 propenso a un allargamento del CdS in senso pi\u00f9 democratico, in contrapposizione a quello verticistico voluto dal G4.<\/p>\n<p>Il terzo blocco \u00e8 quello dell\u2019Unione africana, che cerca di ottenere un allargamento a favore dei suoi Paesi sia per quanto riguarda il numero di membri permanenti (due) che quelli non permanenti.<\/p>\n<p><strong>Quali prospettive?<br \/>\n<\/strong>Ciascuno dei gruppi in gioco porta avanti posizioni difficilmente accettabili dagli altri attori internazionali. La proposta del G4, conferendo grandi poteri ad alcuni dei maggiori contributori dell\u2019 Onu, aumenterebbe ulteriormente il divario fra stati di &#8216;serie A&#8217; e di &#8216;serie B&#8217;, risultando quindi poco appetibile alla grande maggioranza dei piccoli Stati con diritto di voto nell&#8217;Assemblea generale.<\/p>\n<p>Le posizioni del &#8216;Coffee Club&#8217;, al contrario, si basano su un\u2019idea di democratizzazione dell\u2019istituto: in alcune formulazioni si \u00e8 arrivati a ventilare la rinuncia, parziale o totale, al diritto di veto da parte dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, posizione che non sar\u00e0 mai accolta dalle grandi potenze.<\/p>\n<p>Le richieste di maggiore potere da parte dell\u2019Unione africana trovano una certa legittimazione nel fatto che il Continente Nero \u00e8 il teatro della maggior parte degli interventi militari Onu. Ma l\u2019incapacit\u00e0 di decidere a chi attribuire i seggi (Egitto?, Nigeria?, o Sudafrica?), oltre che la scarsa rilevanza politica ed economica degli Stati africani, rende queste richieste altrettanto irrealistiche che le precedenti.<\/p>\n<p>Il Consiglio di Sicurezza \u00e8 un\u2019istituzione nata con un chiaro obiettivo: la creazione e il mantenimento di uno status quo che favorisse gli Stati vincitori della Seconda Guerra Mondiale. \u00a0Questo obiettivo \u00e8 stato chiaramente raggiunto, al punto che oramai possiamo considerarci prigionieri di questo stesso \u201cordine mondiale\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019unica via d\u2019uscita da questa <em>impasse <\/em>geopolitica passa attraverso il riconoscimento dei cambiamenti che sono avvenuti sullo scacchiere internazionale negli ultimi settant&#8217;anni. Per quanto questi mutamenti possano essere lampanti, nessuno Stato pare per\u00f2 intenzionato a rinunciare ai propri privilegi, o a correre il rischio di lasciare pi\u00f9 potere ai suoi <em>competitors<\/em> regionali e globali. Male ignoto si teme doppiamente; e l\u2019immobilismo perdura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La 72a Assemblea generale delle Nazioni Unite \u00e8 alle porte e le rappresentanze dei 193 Stati membri dell\u2019 Onu gi\u00e0 confluiscono verso New York, nel clima reso rovente dal confronto tra Corea del Nord e Stati Uniti. 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