{"id":6620,"date":"2007-11-19T00:00:00","date_gmt":"2007-11-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-successo-italiano-da-rafforzare\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:13","slug":"un-successo-italiano-da-rafforzare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/11\/un-successo-italiano-da-rafforzare\/","title":{"rendered":"Un successo italiano da rafforzare"},"content":{"rendered":"<p>Qualche buona notizia del fronte esterno ci consola almeno in parte della confusione su quello interno. Il primo successo della moratoria sulla pena di morte in sede Onu, anche se non garantisce ancora il voto favorevole dell\u2019Assemblea generale, dimostra che l\u2019Italia ha ancora una forte capacit\u00e0 di iniziativa e di coagulo del consenso internazionale: \u00e8 un buon segnale anche per i futuri dibattiti sulla riforma delle Nazioni Unite.Anche pi\u00f9 significativa \u00e8 l\u2019elezione dell\u2019ammiraglio Giampaolo Di Paola, nostro Capo di Stato Maggiore della Difesa, a nuovo presidente del Comitato Militare della Nato. In questo caso infatti la sua candidatura ha dovuto confrontarsi con altri due contendenti di peso (i suoi colleghi di Polonia, appoggiato dagli Usa, e di Spagna, appoggiato da alcuni altri Paesi europei). <\/p>\n<p>La scelta del candidato italiano \u00e8 certo dovuta in larga misura alle sue qualit\u00e0 personali, ma \u00e8 stata probabilmente aiutata anche dalla continuit\u00e0 e dall\u2019importanza degli impegni assunti con successo dall\u2019Italia, in tutti questi anni, su molti difficili fronti di crisi. In genere il nostro Paese non chiede grandi contropartite (agendo cos\u00ec in modo molto diverso dalla maggioranza dei suoi alleati) e la sua posizione quindi era, in questo caso, relativamente forte.<\/p>\n<p>Tuttavia dovremmo preoccuparci anche che questi successi non si rivelino una sorta di canto del cigno, ove non riuscissimo ancora a lungo a reggere il peso di un impegno da grande paese con un bilancio e strutture sempre pi\u00f9 simili a quelle di un paese minore. Il campanello d\u2019allarme lo ha suonato il rapporto \u201cRipensare il ruolo dell\u2019Italia\u201d, preparato dal Comitato Difesa 2000 e coordinato quest\u2019anno da Michele Nones. Va ricordato che questo comitato produce un rapporto annuale da ormai otto anni, ed \u00e8 attualmente composto, oltre che da Nones e dal sottoscritto, dal generale Mario Arpino, dal generale Vincenzo Camporini, dal generale Carlo Finizio, dal generale Carlo Jean, dal dottor Andrea Nativi, dal senatore Luigi Ramponi e dall\u2019ammiraglio Guido Venturoni.<\/p>\n<p>Il rapporto di quest\u2019anno \u00e8 dedicato proprio alle missioni militari italiane all\u2019estero, che hanno visto negli ultimi anni una partecipazione media di circa 10mila uomini permanentemente proiettati fuori dal paese. Esse sono state in genere condotte con grande professionalit\u00e0 e hanno raccolto indubbi successi, malgrado le non poche difficolt\u00e0 incontrate (e le dolorose perdite che le hanno a volte funestate), ma il nostro paese non ha ancora realmente adeguato il suo strumento militare a questi nuovi compiti, n\u00e9 ha sviluppato una cultura e un sistema decisionale all\u2019altezza degli impegni assunti, per non parlare naturalmente dell\u2019abituale punto dolente della difesa italiana, e cio\u00e8 dell\u2019insufficienza cronica degli stanziamenti.<\/p>\n<p>In altri termini, dobbiamo essere molto felici di questi successi della nostra politica estera, ma dobbiamo anche lavorare di pi\u00f9 e meglio per cercare di adeguare i nostri strumenti per riuscire a mantenere il successo nel tempo. Qualcosa di cui abbiamo grande bisogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche buona notizia del fronte esterno ci consola almeno in parte della confusione su quello interno. 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