{"id":66270,"date":"2017-09-17T23:34:00","date_gmt":"2017-09-17T21:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66270"},"modified":"2017-11-03T15:10:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:51","slug":"siria-iran-russia-turchia-carte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/siria-iran-russia-turchia-carte\/","title":{"rendered":"Siria: negoziati; Iran, Russia e Turchia si danno le carte"},"content":{"rendered":"<p>Il 14 settembre si \u00e8 svolta fra <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/iran-cerchio-usa-nucleare-teheran\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Iran<\/strong><\/a>, <strong>Russia<\/strong> e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/11\/da-mosul-a-raqqa-la-turchia-tra-curdi-buoni-e-cattivi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Turchia<\/strong><\/a> la sesta sessione del processo di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/siria-astana-certezze-incertezze-sul-futuro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>negoziati<\/strong><\/a> di Astana sulla <strong>Siria<\/strong>. Dopo non poche difficolt\u00e0, trascinatesi durante l\u2019estate, \u00e8 emerso un accordo che stabilisce i compiti rispettivi dei tre governi nella gestione della zona di de-escalation della regione di Idlib. Secondo quanto riferisce un quotidiano filogovernativo turco, la Turchia e le opposizioni siriane in loco controllerebbero il nord-ovest della regione, in prossimit\u00e0 del confine siro-turco; le forze siriane e quelle coalizzate sotto la guida dell\u2019Iran si schiererebbero nel sud-est; e quelle russe nell\u2019area compresa fra le due precedenti.<\/p>\n<p><strong>Il governatorato di Idlib e le sue contraddizioni<\/strong><br \/>\nIl governatorato di Idlib \u00e8 dominato dalla coalizione jihadista di Hayat Tahrir al-Sham, erede del vecchio Jabath al-Nusra, che ha sconfitto e messo ai margini Ahrar al-Sham (un forte gruppo oggi legato al governo turco e alla galassia dell\u2019Esercito libero siriano) e istituito in sostanza un emirato. Idlib \u00e8 perci\u00f2 un\u2019area in cui la lotta al jihadismo\/terrorismo compete con la riconciliazione fra i gruppi dell\u2019opposizione e rende quest\u2019ultima problematica.<\/p>\n<p>Nell\u2019estate si era parlato di un accordo per un intervento militare congiunto russo-irano-turco contro Tahrir al-Sham, ma Astana 6 non ha adottato questa scelta. La ragione \u00e8 che tutti sono occupati altrove e l\u2019unico membro del terzetto a subire i rischi di un vicino emirato jihadista \u00e8 la Turchia, che per\u00f2 non \u00e8 preoccupata di Idlib, bens\u00ec dei curdi, quindi del cantone di Afrin (sono corse voci di una replica dello Scudo dell\u2019Eufrate verso quest\u2019area), di Manbij, di al-Bab e di Raqqa, cui si aggiungono &#8211; in Iraq &#8211; il governatorato di Ninive e le iniziative indipendentistiche di Massud Barzani.<\/p>\n<p><strong>Il processo di Astana va a rilento<\/strong><br \/>\nIn realt\u00e0, il processo di Astana va a rilento e soffre delle contraddizioni che esistono fra gli interessi dei tre Paesi che lo guidano. La ripresa in mano da parte di Assad dell\u2019area occidentale della Siria (sia pure con l\u2019eccezione di Idlib) non \u00e8 tanto dovuta alla stabilizzazione apportata da quel tanto finora realizzato nelle \u201cde-escalation zones\u201d create dal processo di Astana, quanto al fatto pi\u00f9 generale che le opposizioni militari siriane sono state politicamente prevaricate e rese impotenti dal cambio di alleanze della Turchia, uno sviluppo che \u00e8 stato poi completato dalla recente decisione del presidente Usa Donald Trump di metter fine ai programmi di assistenza della Cia.<\/p>\n<p>Esistono localmente controversie e scontri fra le opposizioni che il terzetto di Astana riesce a contenere e regolare, ma grazie ad Ankara l\u2019obiettivo russo di schierarle contro l\u2019Isis, il sedicente Stato islamico, e non pi\u00f9 contro Assad \u00e8 sostanzialmente riuscito. Ed \u00e8 per questo che, per quanto le \u201cde-escalation zones\u201d siano di fatto deboli e incomplete, le truppe di Assad sono ora in grado di dedicarsi alla riconquista della parte orientale della Siria. Ci\u00f2 avviene con il vivo sostegno degli iraniani, che puntano a congiungersi con le forze sciite irachene e iraniane in Iraq, e senza nessun serio contrasto da parte degli Usa e delle opposizioni siriane che gli Usa del resto non appoggiano pi\u00f9. Gli Stati Uniti sono sostanzialmente usciti dalla partita siriana passando interamente e consapevolmente la mano ai russi.<\/p>\n<p><strong>Gli Usa fuori dalla Siria, due aree d&#8217;intesa<\/strong><br \/>\nIn questo momento in Siria si profilano, al di l\u00e0 delle alleanze formalmente in essere, due aree d\u2019intesa. Un\u2019area \u00e8 costituita da Damasco e Teheran, ai quali in funzione essenzialmente anti-curda si tiene vicina la Turchia (nel solco di quella perenne ironia che \u00e8 diventata la sua politica estera). L\u2019altra area vede una convergenza fra Russia e Usa, le cui basi sono state probabilmente gettate nell\u2019incontro fra Putin e Trump al G20; questo ha portato al \u201ccessate-il-fuoco\u201d nel Sud-Ovest della Siria (Quneitra, Daraa e Sweida) e al definitivo abbandono delle opposizioni siriane da parte Usa.<\/p>\n<p>Trump, senza pi\u00f9 le complessit\u00e0 di Barack Obama, persegue in Siria obbiettivi esclusivamente di controterrorismo. Che la sconfitta dell\u2019Isis sia realizzata da Assad e dagli iraniani e che questi ultimi riempiano il vuoto: sar\u00e0 Mosca a vedersela con loro. E &#8211; a quanto da tempo insistentemente si dice &#8211; i curdi siriani, una volta conquistata Raqqa, la rimetterebbero nelle mani di un consiglio municipale legato a Damasco, in cambio di un assetto autonomistico all\u2019interno della Siria (con buona pace dei turchi). Dunque la politica Usa in Siria \u00e8 di lasciare piena influenza sulla Siria alla Russia con l\u2019onere di contemperare l\u2019influenza dell\u2019Iran, quella della Turchia e il destino dei curdi, in Siria e nell\u2019insieme del Levante.<\/p>\n<p>Non solo viene abbandonata la Siria e viene lasciato campo libero ai russi, ma si dissolve di fatto l\u2019impegno anti-iraniano che Trump aveva fatto baluginare nella sua visita a Riad come integratore di una coalizione dei Paesi moderati e conservatori della regione (incluso Israele) contro l\u2019espansionismo sciita. In Iraq, dove si consolida l\u2019alleanza fra l\u2019estremismo sciita iracheno e quello iraniano (al punto da preoccupare i sadristi e da portare il loro leader in visita a Riad), gli Usa continuano a sostenere il premier Abadi. Ma non esiste nessuna prospettiva di concreto contrasto americano alle pretese dell\u2019estremismo sciita: probabilmente anche di questo si occuperanno i russi, tornando, dopo la Siria, anche in Iraq.<\/p>\n<p><strong>Le dimensioni geo-strategiche degli sviluppi siriani<\/strong><br \/>\nQuesti sviluppi hanno due dimensioni: una riguarda le relazioni internazionali globali e l\u2019altra la sorte della Siria e della regione. L\u2019evoluzione della politica estera americana verso la Russia fa, sia pur confusamente, pensare ad una visione strategica in cui il mondo si divide in tre grandi sfere di influenza fra Usa, Russia e Cina, e ciascun egemone \u00e8 investito del compito di assicurare la stabilit\u00e0 della sua sfera. Cos\u00ec gli Usa si libererebbero di un fardello che non vogliono pi\u00f9 (un passo nella direzione di Obama, ma ben oltre Obama). L\u2019idea che la Russia e la Cina tolgano le castagne americane dal fuoco prospetta contropartite che restano da ben vedere. Ma qui non si intende approfondire questo aspetto, peraltro fondamentale per gli interessi e la sicurezza degli stati europei.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la Siria, l\u2019influenza russa sul Paese si \u00e8 decisamente allargata e rafforzata istituendo una presenza durevole e una forte dipendenza. La Siria utile rester\u00e0 certamente e saldamente nelle mani di Assad, ma l\u2019obiettivo di una piena reintegrazione della Siria \u2013pur ribadito molto esplicitamente ad Astana 6 \u2013 \u00e8 come minimo lontano, comunque minato dalla forte presenza russa, da quella forse anche pi\u00f9 invadente dell\u2019Iran e da una indefinita transizione nell\u2019area curda e nella miriade di poteri locali e funzionali (le milizie di Assad, quelle dell\u2019opposizione, i consigli locali) che si sono resi necessarie e che continuano a sostenere le politiche di stabilizzazione di Damasco e dei suoi alleati.<\/p>\n<p>Un processo altamente frammentato e quindi instabile, anche perch\u00e9 monta rapidamente all\u2019orizzonte una nuova questione irachena che per la Siria potrebbe essere deleteria. L\u2019Isis \u00e8 sconfitto nella sua forma statale, ma gli sviluppi potrebbero facilmente riprodurre le frustrazioni che sono state alla base del suo successo e portare comunque ad un Isis non statale, ma non meno micidiale.<\/p>\n<p>La Russia avr\u00e0 molto da fare nella gestione di questa frammentazione. Prima o poi la differenza di obbiettivi strategici che esiste fra Mosca e Teheran (dove prevalgono i radicali) verr\u00e0 al pettine: Mosca ha interesse a mantenere la sua alleanza con Teheran in Siria, ma non al punto che essa comprometta l\u2019espansione del suo ruolo regionale verso i Paesi conservatori della regione e Israele. Ha interesse a mantenere anche la sua alleanza con la Turchia, ma la questione curda non sar\u00e0 di facile soluzione e le non sopite pretese di ruolo regionale della Turchia potrebbero facilmente cozzare con il maggior interesse che la Russia ha per la Siria, l\u2019Iraq e l\u2019Iran e con gli interessi regionali russi, che fondamentalmente differiscono da quelli di Erdo\u011fan.<\/p>\n<p>In conclusione, la Siria sta andando verso un tipo di stabilizzazione che contiene parecchi germi di futura destabilizzazione. Il futuro resta molto oscuro. Anche quello dei protettori di Assad appare difficile. In questo scenario, appare ignoto ma senza dubbio pieno di gravi rischi anche il futuro di chi se ne sta lavando le mani e dei suoi alleati europei<strong><em>.<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 14 settembre si \u00e8 svolta fra Iran, Russia e Turchia la sesta sessione del processo di negoziati di Astana sulla Siria. 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