{"id":66306,"date":"2017-09-22T00:18:46","date_gmt":"2017-09-21T22:18:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66306"},"modified":"2017-11-03T15:10:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:49","slug":"iraq-scissione-curdi-prospettiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/iraq-scissione-curdi-prospettiva\/","title":{"rendered":"Iraq: la scissione curda in una prospettiva storica"},"content":{"rendered":"<p>Con la possibile eccezione del poeta Ahmad-i Khani (1650-1707), non esiste alcuna fonte anteriore alla fine dell\u2019Ottocento in cui una persona di etnia curda abbia espresso la consapevolezza di far parte di un popolo curdo. V&#8217;\u00e8 un consenso quasi unanime fra gli storici sul fatto che i <strong>curdi<\/strong> \u2013 indicati in diversi documenti inglesi prodotti nella prima met\u00e0 del Novecento come individui guidati da \u201ctribesman\u201d, <a href=\"https:\/\/mail.google.com\/mail\/u\/0\/#m_-2853275872176123528_m_1897258001468037235__ftn1\">[1]<\/a>\u00a0 oppure come \u201ca tribe who keep very much to themselves\u201d <a href=\"https:\/\/mail.google.com\/mail\/u\/0\/#m_-2853275872176123528_m_1897258001468037235__ftn2\">[2]<\/a>\u00a0\u2013 rappresentino un\u2019entit\u00e0 a se stante (ovvero un popolo) da quasi due millenni. \u00c8 altrettanto chiaro, tuttavia, che fu solo poco pi\u00f9 di un secolo fa che essi, come gli arabi e i turchi, abbiano acquisito un senso etnico di identit\u00e0. Ci\u00f2 avvenne a scapito di un sentimento di appartenenza a una cittadinanza ottomana e a una data comunit\u00e0 religiosa, pur non risultando in alcuna evidente espressione di \u201clealismo politico\u201d.<\/p>\n<p><strong>Identit\u00e0 transnazionali<br \/>\n<\/strong>Perch\u00e9, dunque, i curdi, come molti altri gruppi etnici presenti nella regione, non si sono identificati come \u201cpopolo\u201d fino a un passato relativamente recente? Anthony Smith forn\u00ec una risposta indiretta, concentrandosi \u201csui rudimenti di una nazione\u201d, ovvero su una serie di aspetti identificativi cos\u00ec basilari, radicati e dati per acquisiti da non stimolare domande o curiosit\u00e0 da parte degli abitanti locali. Meron Benvenisti and\u00f2 oltre e osserv\u00f2 che \u201cthe whole game of identity definition reflects the immigrant\u2019s lack of connection. Natives don\u2019t question their identity\u201d.<\/p>\n<p>Tra coloro che vivevano nella regione coesistevano diversi sensi di identit\u00e0 (connessi ad aspetti religiosi, territoriali, familiari, locali e transnazionali), senza alcuna contraddizione tra essi. Erano identit\u00e0 tanto distinguibili quanto sovrapponibili. Come notato da Barnett e Telhami, uno degli aspetti che differenzia il contesto mediorientale da altri \u201c\u00e8 che l\u2019identit\u00e0 nazionale ha avuto un carattere transnazionale\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile notare \u2013 ed \u00e8 corretto farlo \u2013 che i maggiori elementi di comunanza tra i curdi ruotino attorno a un polo etnico piuttosto che confessionale. Si tratta tuttavia di una constatazione meno rivelatoria di quanto possa apparire. Non \u00e8 ad esempio in grado di far luce su gran parte del fluido vissuto storico della regione, oltre a non chiarire il motivo per il quale quando diversi imperialisti europei tentarono di creare uno stato curdo a S\u00e8vres nel 1920, molti curdi combatterono al fianco di Atat\u00fcrk per sovvertire l\u2019accordo. Ci\u00f2 ci ricorda che, nelle parole Nicholas Danforth, \u201cle lealt\u00e0 politiche possono trascendere e, di fatto, trascendono le identit\u00e0 nazionali in modi che oggi faremmo bene a considerare\u201d.<\/p>\n<p><strong>Oltre la retorica dell\u2019autodeterminazione<br \/>\n<\/strong>Scarso eco di queste considerazione \u00e8 presente nei dibattiti riguardanti il<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/iraq-referendum-curdi-riavvicinamento\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> <strong>referendum<\/strong><\/a> unilaterale previsto per il 25 settembre nella regione semi-autonoma curda del nord dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/iraq-sconfitto-lisis-rischi-restano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Iraq<\/strong><\/a>. Ancora una volta, infatti, il referendum ha poco a che fare con le (sovente legittime) rimostranze curde e molto in comune con conflittuali agende geopolitiche.<\/p>\n<p>I promotori del referendum si pongono come obiettivo quello di mettere in discussione l\u2019equilibrio di poteri fra il governo centrale di Baghdad e la frammentata \u2013 oltre che marginalizzata e talvolta oppressa \u2013 comunit\u00e0 curda del nord dell\u2019Iraq. C\u2019\u00e8, tuttavia, dell\u2019altro. La maggior parte dei sostenitori del referendum ambisce a prendere possesso di alcune aree che non sono parte integrante, o lo sono solo parzialmente, della regione curda.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 include la provincia di Kirkuk \u2013 un\u2019area etnicamente mista dove \u00e8 situato circa il 40% delle riserve petrolifere dell\u2019Iraq \u2013 cos\u00ec come la Piana di Ninive, abitata anche da molti cristiani. Questi ultimi, cos\u00ec come altre minoranze nel nord dell\u2019Iraq, sono ancora soggette a varie forme di violenza e soprusi da parte delle forze di sicurezza curde, con modalit\u00e0 che \u201c<a href=\"http:\/\/www.joshualandis.com\/blog\/krg-targets-minorities-ahead-kurdistan-independence-referendum-part-one-exploiting-yazidi-genocide\/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+Syriacomment+%28Syria+Comment%29\">ricordano\u00a0<\/a>le misure oppressive adottate in precedenza contro i curdi stessi\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019eccezione israeliana<br \/>\n<\/strong>Questi e altri aspetti hanno contribuito a rafforzare la diffusa opposizione al referendum espressa dalla maggior parte degli attori attivi all&#8217;interno e all&#8217;esterno della regione. Ci\u00f2 include gli Stati Uniti, la Russia e l\u2019Unione europea, ma anche la <strong>Turchia<\/strong> e l\u2019<strong>Iran<\/strong>, le due potenze non-arabe della regione che, sulla scia della comune opposizione al referendum, hanno avviato negli ultimi mesi una collaborazione sempre pi\u00f9 efficace.<\/p>\n<p><strong>Israele,<\/strong> la terza potenza non-araba, costituisce la maggiore eccezione a questa generale tendenza. Come ha osservato il primo ministro Benjamin Netanyahu, il suo Paese \u201csostiene i legittimi sforzi del popolo curdo di poter realizzare il proprio stato\u201d.<\/p>\n<p>Si tratta, a dispetto delle apparenze, di un\u2019affermazione priva di propositi idealistici. Se cos\u00ec fosse, le ambizioni dei palestinesi riceverebbero un trattamento simile: al contrario dei curdi iracheni, una larga percentuale di palestinesi vive da 50 anni sotto il controllo di un esercito straniero.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di un terzo dell\u2019export proveniente dal nord dell\u2019Iraq e spedito dal porto turco di Cyhan, ha Israele come destinazione finale. Uno studio pubblicato dal Financial Times, sul periodo fra maggio e agosto del 2015, ha notato che <a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/150f00cc-472c-11e5-af2f-4d6e0e5eda22\">circa il 77%<\/a> della richiesta media di carburante da parte di Israele proviene dal Kurdistan iracheno.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiungano ingenti progetti \u2013 militari, energetici e legati alle comunicazioni \u2013 che sono stati finanziati da Israele nella regione soggetta al referendum. Infine, Israele (come anche l\u2019Arabia Saudita) percepisce il referendum come un modo per mitigare le esistenti e potenziali ambizioni strategiche ed economiche dell\u2019Iraq.<\/p>\n<p>Ognuna di queste considerazioni fa luce sui motivi per i quali i curdi \u2013 con cui Israele ha manutenuto varie forme di collaborazione militare, di intelligence e di commercio dagli Anni Sessanta \u2013 sono percepiti da molti come un un asset strategico regionale, nonch\u00e9 come un baluardo contro le ambizioni di attori percepiti come antagonisti.<\/p>\n<p><strong>L\u2019interesse iracheno<br \/>\n<\/strong>Il genocidio di Anfal del 1988, quando \u2013 nel contesto della guerra fra Iran e Iraq \u2013 circa 70-80.000 uomini, donne e bambini vennero massacrati in modo sistematico, \u00e8 tuttora una cicatrice visibile nel Kurdistan iracheno e altrove. Tali atrocit\u00e0 di massa sono da ricondurre alle politiche criminali portate avanti da Saddam Hussein, cos\u00ec come al contesto storico del tempo (incluso, ad esempio, il ruolo attivo esercitato dai curdi durante l\u2019attacco iraniano a Haj Omran, la citt\u00e0 irachena conquistata dalle forze di Tehran il 23 luglio 1983).<\/p>\n<p>\u00c8 tuttavia importante sottolineare che questo tragico passato non fornisce una accurata lettura della ben pi\u00f9 complessa e \u201cfluida\u201d storia dell\u2019Iraq e dei suoi abitanti. \u00c8 sufficiente menzionare che il sostegno di Haider al-Abadi \u2013 attuale primo ministro e sciita &#8211;\u00a0 \u00e8 oggi <a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/news\/monkey-cage\/wp\/2017\/09\/14\/iraqi-sunnis-are-impressed-by-the-defeat-of-isis-heres-what-that-could-mean\/?utm_term=.4fbd7c23149d\">pi\u00f9 alto<\/a> fra la popolazione sunnita e che, pi\u00f9 in generale, fra i 23 primi ministri che hanno ricoperto l\u2019incarico nel Paese dal 1921 al 1958, 12 erano arabi sunniti, quattro arabi sciiti, quattro curdi sunniti, due cristiani e uno turcomanno.<\/p>\n<p>\u00c8 inoltre importante notare che Baghdad ospita ancora quasi un milione di curdi che non hanno mai sofferto violenze etniche o confessionali. Una percentuale significativa della popolazione di Basra \u00e8 sunnita. Samarra, citt\u00e0 a maggioranza sunnita, ospita due delle pi\u00f9 importanti rovine sciite.<\/p>\n<p>Le province di Salah ad-Din e Diyala, che i promotori del referendum ambiscono ad includere nel nuovo stato curdo, hanno per secoli rappresentato l\u2019immagine di un Iraq multi-identitario, in cui la separazione di una o pi\u00f9 delle sue componenti non pu\u00f2 che generare ulteriori violenze e pulizie etniche.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 a maggior ragione in considerazione del fatto che i curdi, come molte altre popolazioni presenti nella regione, vantano affiliazioni religiose \u2013 incluse ramificazioni che attingono, contemporaneamente, al&#8217;\u2019interno delle confessioni sunnite e sciite \u2013 che esistono parallelamente a identit\u00e0 etniche o confessionali.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 non intende suggerire che il passato e il presente della regione debbano essere percepiti dalla prospettiva di nazionalismi privi di connotazioni confessionali o etniche, ma piuttosto che le specificit\u00e0 temporali e spaziali dovrebbero essere riportate all&#8217;interno delle loro originali dimensioni inclusive e che uno scenario <em>\u00e0 la<\/em> Iugoslavia (1999) \u2013 dove l\u2019uso improprio del principio di auto-determinazione, previa imposizione di omogeneit\u00e0 etno-religiose, sfoci\u00f2 in un genocidio \u2013 non \u00e8 irrealistico.<\/p>\n<p>L\u2019imminente referendum, lontano dal promuovere \u201c<a href=\"https:\/\/www.project-syndicate.org\/commentary\/address-to-the-kurdish-nation-by-bernard-henri-levy-2017-03?barrier=accessreg\">un polo di stabilit\u00e0<\/a>\u201d nella regione, si oppone a qualsiasi dimensione inclusiva ed \u00e8 basato su una obsoleta teoria secessionista, che propone come soluzione legittima una rigida omogeneit\u00e0 linguistica, etnica o religiosa.<\/p>\n<p>Se approvato e implementato, esso coincider\u00e0 con una nuova catastrofe per il popolo iracheno, oltre che con un ritorno allo spirito del trattato greco-turco stipulato a Losanna nel 1922-3, quando la \u201crazzializzazione\u201d delle identit\u00e0 \u2013 e la confessionalizzazione etnica delle identit\u00e0 comuni \u2013 acquisirono, per la prima volta nella storia della regione, una validit\u00e0 legale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 conferma che ogni cittadino iracheno \u00e8 tenuto, oggi forse pi\u00f9 che mai, ad impegnarsi in sforzi finalizzati alla ricostruzione del Paese e a individuare il proprio peculiare modo per <em>tornare<\/em> nella storia, riscoprendo le permeabilit\u00e0 e le specificit\u00e0 che hanno scandito per millenni il vissuto locale di\u00a0<a href=\"https:\/\/diacronie.revues.org\/3924?lang=it\"><em>iklim-i Irak<\/em><\/a>, l\u2019antica e prospera \u201cregione dell\u2019Iraq\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/mail.google.com\/mail\/u\/0\/#m_-2853275872176123528_m_1897258001468037235__ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0TNA FO 624\/28\/152. R.W. Bullard, British Legation, Tehran, 28 ottobre, 1942.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/mail.google.com\/mail\/u\/0\/#m_-2853275872176123528_m_1897258001468037235__ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0TNA FO 624\/28\/240. Lettera dal Nawab di Bahawalpur al vicer\u00e9 e governatore generale dell\u2019India, Lord Linlithgow, 15 dicembre, 1941.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con la possibile eccezione del poeta Ahmad-i Khani (1650-1707), non esiste alcuna fonte anteriore alla fine dell\u2019Ottocento in cui una persona di etnia curda abbia espresso la consapevolezza di far parte di un popolo curdo. 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