{"id":66338,"date":"2017-09-23T14:14:52","date_gmt":"2017-09-23T12:14:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66338"},"modified":"2017-11-03T15:10:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:49","slug":"ue-urra-pe-juncker","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/ue-urra-pe-juncker\/","title":{"rendered":"Ue: l&#8217;ultimo urr\u00e0 del presidente Juncker"},"content":{"rendered":"<p>Il discorso sullo stato dell\u2019<strong>Unione<\/strong> di Jean Claude <strong>Juncker<\/strong> \u00e8 stato da molti descritto come l\u2019ultimo urr\u00e0 di un federalista ostinato. Le critiche che hanno etichettato il discorso come irrealistico, o addirittura fuori luogo, erano da attendersi. Per essere credibile, un programma politico deve superare tre test: \u201c cosa, come e con chi\u201d.<\/p>\n<p>Iniziamo con il \u201c cosa\u201d. Le proposte di Juncker sulla riforma della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/ue-cambio-governance-visione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>governance<\/strong><\/a> dell\u2019eurozona riflettono idee gi\u00e0 in circolazione. Trasformare il Meccanismo europeo di Stabilit\u00e0 (Mes) in un Fondo monetario europeo, completare l\u2019unione bancaria e istituire un \u201cbilancio e una capacit\u00e0 fiscale comuni per l\u2019Eurozona\u201d. D\u2019altro canto, Juncker non ignora l\u2019altra faccia della medaglia: la necessit\u00e0 di restituire credibilit\u00e0 alla disciplina fiscale sancita dal trattato di Maastricht e alle successive decisioni, care alla Germania e ad altri Paesi sulla stessa linea.<\/p>\n<p><strong>I tre test di un programma politico: cosa, come, con chi<\/strong><br \/>\nIl dibattito sul futuro dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/ue-juncker-peprogramma-ambizioni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>eurozona<\/strong><\/a>, che ci si attende inizi dopo le imminenti elezioni tedesche, sar\u00e0 caratterizzato da due temi principali: l\u2019esigenza di trovare il giusto equilibrio fra condivisione e riduzione dei rischi oltre che fra la discrezionalit\u00e0 politica e il &#8216;dominio delle regole&#8217; nella gestione dell\u2019Unione economica e monetaria (Uem) .<\/p>\n<p>Riguardo al primo tema, nonostante sia sbagliato sottovalutare l\u2019importanza della riduzione dei rischi (come molti fanno a Roma), \u00e8 ugualmente pericoloso negare l\u2019esigenza stessa di alcuni strumenti di condivisione dei rischi (come alcuni fanno in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/germania-merkel-aspiranti-kanzlerin\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Germania<\/strong><\/a>). Questa \u00e8 una posizione estrema che, se sostenuta a Berlino e altrove, vizierebbe il dibattito fin dall\u2019inizio. \u00c8 ci\u00f2 nondimeno un utile promemoria della montagna di scetticismo difficile da sormontare.<\/p>\n<p>Questo ci porta al \u201ccome\u201d. Juncker propone la creazione di un ministro delle Finanze dell\u2019eurozona che ricoprirebbe entrambi i ruoli di vice-presidente della Commissione e presidente dell\u2019Eurogruppo. Non sorprendentemente, questa \u00e8 una proposta controversa che verr\u00e0 probabilmente contestata per ragioni diverse sia a Berlino sia a Parigi. Quali che siano le altre prerogative del ministro delle Finanze, l\u2019intera proposta non avrebbe senso se non comprendesse il controllo e l\u2019applicazione delle discipline concordate.<\/p>\n<p><strong>Regole comuni e meccanismi di controllo<\/strong><br \/>\nI tedeschi fanno giustamente notare che le regole comuni non sono state applicate correttamente ed \u00e8 noto che siano tentati dal trasferire il compito a un organismo &#8216;tecnocratico&#8217;. Il trattato di Maastricht ha istituito una procedura che era essenzialmente un processo di &#8216;peer review&#8217; fra i governi, con un minimo coinvolgimento della Commissione. \u00c8 noto a tutti come questo approccio sia fallito.<\/p>\n<p>In seguito, fra le altre riforme del sistema che \u00e8 culminato nel Fiscal Compact, cos\u00ec come nel Two-Pack e Six-Pack, il ruolo della Commissione nel valutare la performance degli Stati membri \u00e8 stato ampiamente rafforzato. Non s&#8217;\u00e8 trattato di un\u2019ostentazione di fervore federalista, ma piuttosto di un riconoscimento del fatto che una procedura interamente intergovernativa non funzionava. Non dovremmo stupirci che la Commissione sia criticata da tutti: da alcuni membri del Sud dell\u2019Europa per la sua ossessione degli \u201czero virgole\u201d, da altri per un uso della &#8216;flessibilit\u00e0&#8217; che \u00e8 troppo spesso discrezionale.<\/p>\n<p>Tuttavia, si pu\u00f2 dubitare che la proposta di trasferire la competenza a un organismo tecnocratico risulti pi\u00f9 efficace e meno conflittuale dell\u2019organizzazione attuale. Questa proposta \u00e8 spesso accompagnata da ipotesi di &#8216;decentralizzazione&#8217;, dove le forze di mercato acquisirebbero un ruolo maggiore nel determinare la sostenibilit\u00e0 del debito degli Stati membri, possibilmente con una procedura concordata per un default regolamentato. Dato l\u2019irregolare e imprevedibile comportamento dei mercati finanziari, \u00e8 difficile credere che una soluzione del genere potrebbe evitare uno scontro politico in modo permanente e che potrebbe funzionare senza un simultaneo rafforzamento degli strumenti di condivisione dei rischi.<\/p>\n<p><strong>Un giudizio politico indipendente dai governi<\/strong><br \/>\nAnche i francesi potrebbero avere dei problemi con la proposta di Juncker, ma per ragioni diverse. Vorrebbero chiaramente vedere pi\u00f9 \u2013 e non meno \u2013 discrezione politica nel sistema. Tuttavia, sono anche noti per avere una tradizionale sfiducia nella Commissione. Sostengono l\u2019idea di un ministro dell\u2019Eurozona, senza specificarne la collocazione. Si pu\u00f2 presumere che, nonostante il titolo altisonante, il ruolo sarebbe indipendente dalla Commissione e dipenderebbe di fatto dai governi.<\/p>\n<p>Lo sbocco inevitabile di queste diverse soluzioni sarebbe che di fatto tutti i problemi sensibili tornerebbero sul tavolo del Consiglio europeo, ma senza il filtro politico della Commissione. Lungi dal risolvere il problema di mancata fiducia fra Paesi e governi europei, esse finirebbero probabilmente per inasprire le tensioni. La verit\u00e0 \u00e8 che, nonostante tutte le critiche che si merita, la gestione della crisi da parte della Commissione ha migliorato la situazione. Le regole possono e devono essere chiarite e rese pi\u00f9 efficaci; e la loro applicazione deve essere percepita meno arbitraria. Ma sarebbe un\u2019illusione credere che possiamo fare a meno del giudizio di un corpo politico indipendente dai governi.<\/p>\n<p><strong>Il presidente unico, un ponte fra due legittimit\u00e0<\/strong><br \/>\nJuncker fa un passo avanti e mette sul tavolo un\u2019ulteriore proposta controversa: unire la a carica del presidente della Commissione a quella del presidente del Consiglio. Vi \u00e8 una forte relazione logica fra questa proposta e quella riguardante il ministro delle Finanze. La prima \u00e8 tuttavia pi\u00f9 ambiziosa della seconda. Un ministro delle Finanze sarebbe una risposta pratica, sebbene coraggiosa, a un problema concreto: la governane dell\u2019Eurozona. Un unico presidente obbligherebbe l\u2019Europa a confrontarsi con il problema della legittimit\u00e0 delle istituzioni, da lungo tempo irrisolto. Dei due presidenti attuali, uno trae la propria legittimit\u00e0 interamente dai governi. L\u2019altro \u00e8 sempre pi\u00f9 legato al Parlamento. Sar\u00e0 estremamente arduo stabilire un ponte credibile fra le due legittimit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo ci lascia con la domanda cruciale: con chi? Senza giri di parole, Juncker ha ricordato a tutti i Paesi che, con l\u2019eccezione della Danimarca che ha deroghe nel Trattato, tutti gli Stati membri dovranno prima o poi adottare l\u2019euro. Sebbene corretta sul piano legale, tale affermazione \u00e8 a dir poco sconcertante. La Ue si confronta con tre situazioni contrastanti: il &#8216;trilemma&#8217; dell\u2019Europa. Dopo la Brexit, l\u2019Europa deve tenere uniti i 27. La maggior parte dei governi crede che la riforma dell\u2019Eurozona dovrebbe generare pi\u00f9 integrazione. Dobbiamo tuttavia accettare che non vi sono possibilit\u00e0 che questa prospettiva riceva un consenso unanime. La risposta prevalente sembra essere quella di un\u2019Europa a pi\u00f9 velocit\u00e0. Si tratta di una soluzione pragmatica, poich\u00e9 ha il vantaggio del buon senso e pu\u00f2 certamente essere utile a evitare veti quando un nucleo solido di Paesi vuole andare avanti.<\/p>\n<p><strong>Il &#8216;trilemma&#8217; dell&#8217;Europa e l&#8217;unit\u00e0 di Juncker<\/strong><br \/>\nLa domanda \u00e8: sarebbe sostenibile nel lungo termine? L\u2019esito della saga britannica sembra suggerire che non lo \u00e8. I problemi del gruppo di Visegrad sono esistenziali: se li si analizza, non sono dissimili da quelli che hanno accompagnato la lunga e tormentata storia dell\u2019 adesione britannica e che sono in pratica risultati in alcune forme di velocit\u00e0 differenziate (ad esempio gli opt-outs del Regno Unito e della Danimarca). Quando l\u2019ostacolo \u00e8 esistenziale, pi\u00f9 velocit\u00e0 possono solo offrire un modello utile per una transizione, non per una soluzione permanente. Il monito di Juncker di un obbligo universale di adozione dell\u2019euro andrebbe letto in questo contesto, soprattutto poich\u00e9 arriva dopo parole forti riguardanti l\u2019importanza dei valori che tengono unita l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Questa contraddizione spiega il netto rifiuto da parte di Juncker di istituzioni separate e anche di un bilancio specifico per l\u2019Eurozona. Queste parole devono essere condivise per due ragioni. Il mercato unico e l\u2019unione monetaria sono strettamente interconnessi; l\u2019euro \u00e8 innanzitutto una conseguenza logica del mercato unico. Non vi \u00e8 modo di separare la gestione dell\u2019uno da quella dell\u2019altro. La flessibilit\u00e0 \u00e8 ben accetta e di fatto necessaria: si possono concedere esenzioni dall\u2019applicazione delle regole, ma la separazione delle istituzioni sfocerebbe in un disastro. In secondo luogo, l\u2019Eurozona deve rimanere aperta a nuovi membri: istituzioni separate innalzerebbero dei muri. La conseguenza \u00e8 che, sebbene un\u2019Unione a pi\u00f9 velocit\u00e0 rappresenti una soluzione necessaria per compiere progressi, non dovrebbe condurre a un\u2019architettura istituzionale multilivello permanente. Principio questo che diventer\u00e0 pi\u00f9 e non meno vero se e quando un nucleo di Paesi si muoveranno nella direzione di maggior integrazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il discorso sullo stato dell\u2019Unione di Jean Claude Juncker \u00e8 stato da molti descritto come l\u2019ultimo urr\u00e0 di un federalista ostinato. Le critiche che hanno etichettato il discorso come irrealistico, o addirittura fuori luogo, erano da attendersi. Per essere credibile, un programma politico deve superare tre test: \u201c cosa, come e con chi\u201d. 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