{"id":66343,"date":"2017-09-23T17:17:41","date_gmt":"2017-09-23T15:17:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66343"},"modified":"2017-11-03T15:10:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:48","slug":"trump-onu-realpolitik-nazionalista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/trump-onu-realpolitik-nazionalista\/","title":{"rendered":"Trump all&#8217;Onu: manifesto di una realpolitik nazionalista"},"content":{"rendered":"<p>Per dirla alla francese, l\u2019attenzione internazionale per il discorso tenuto da Donald <strong>Trump<\/strong> all\u2019Assemblea delle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/onu-cds-ambizioni-riforma-immobilismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Nazioni Unite<\/strong><\/a> \u00e8 durata \u201clo spazio di un mattino\u201d. L\u00ec per l\u00ec i titoli dei media avevano puntato soprattutto sulle frasi minacciose riguardanti la Corea del Nord e l\u2019Iran. Ma una volta constatato che le \u201cminacce\u201d in realt\u00e0 non includevano azioni militari, se non in risposta a quelle eventuali di Kim Yong-un, nel primo caso, n\u00e9 almeno per ora ritiri unilaterali dall\u2019accordo con Teheran nel secondo, l\u2019interesse delle opinioni pubbliche sembra essere alquanto diminuito.<\/p>\n<p>Tuttavia ci\u00f2 che il colorito presidente americano ha detto nell\u2019anfiteatro del Palazzo di Vetro, parlandovi per la prima volta, merita di essere rivisitato da un\u2019ottica pi\u00f9 ampia. Cosa per la verit\u00e0 non facile, perch\u00e9 dietro al tono roboante la sostanza \u00e8 stata spesso confusa quando non contraddittoria. Ma, con un po\u2019 di buona volont\u00e0, un filo conduttore vi pu\u00f2 esser individuato ed \u00e8 quello del realismo, nel quale le potenze sovrane fanno patti fra loro ispirandosi ai loro interessi nazionali. Un testo dunque che si potrebbe arrivare a definire &#8216;kissingeriano&#8217;, avendo a mente il volume &#8216;<em>World Order&#8217;<\/em>, che Henry <strong>Kissinger<\/strong>, ex consigliere nazionale ed ex segretario di Stato di Richard Nixon, ha pubblicato tre anni fa, per affermarvi la sua immutata affezione al sistema &#8216;westfaliano&#8217; dell\u2019equilibrio e degli accordi fra Stati e al periodo di pace relativa che ne deriv\u00f2 nel XIX secolo.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ispirazione &#8216;kissingeriana&#8217; del &#8216;World Order&#8217;<\/strong><br \/>\nE come tale il discorsodi Trump \u00e8 stato giudicato da alcuni osservatori in sostanziale continuit\u00e0 con la tradizionale politica estera di Washington. Ed \u00e8 stato in prevalenza apprezzato, pur con sfumature, dall\u2019<em>establishment<\/em> repubblicano. In parte questa reazione riflette anche un senso di sollievo da parte di chi, avendo ancora nelle orecchie il devastante discorso dell\u2019<em>Inauguration<\/em> in gennaio, aveva temuto eccessi verbali imbarazzanti e vi ha invece trovato conferma del fatto che la macchina di competenze (principalmente militari), faticosamente costruita intorno al presidente, non senza molte sanguinose epurazioni, ha in qualche modo funzionato.<\/p>\n<p>Prima di esporre un motivo di cautela circa questa lettura, non \u00e8 male ricordare ai signori del <em>Grand Old Party <\/em>qualche disavventura precedente. Semplificando un po\u2019, prender\u00f2 in considerazione tre correnti che hanno marcato l\u2019America conservatrice prima dell\u2019avvento di un presidente del tutto imprevisto: quella dei cosiddetti &#8216;neo-con&#8217;, cultori della <em>realpolitik<\/em>, dell\u2019interventismo e dell\u2019esportazione della democrazia; quella degli ultras della <em>deregulation<\/em> e della detassazione; e quella della destra cristiana che combatte l\u2019aborto, l\u2019omosessualit\u00e0 e l\u2019islamismo (quando non l\u2019Islam stesso).<\/p>\n<p><strong>Il ricordo degli insuccessi e i giochi sfuggiti di mano<\/strong><br \/>\nForse anche in conseguenza di alcuni insuccessi (la disastrosa guerra in Iraq per i neo-con, la crisi finanziaria del 2008 per gli ultraliberali e il mancato &#8216;ritorno della religione&#8217; fra i <em>millennials<\/em> per la destra cristiana), il gioco \u00e8 sfuggito di mano ai conservatori tradizionali: il populismo anti-<em>establishment, <\/em> la sfiducia nei media, il destrismo anti-immigrazione e, in politica estera, la retorica bellicosa, il protezionismo e il bilateralismo \u2013 tutte tendenze non nuove nella storia americana \u2013 si sono estremizzati bruscamente, facendosi persona in <em>The Donald<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019apparato repubblicano e le tre correnti qui menzionate, che a quel partito prevalentemente, ma non esclusivamente, facevano riferimento, ne sono stati spiazzati, come \u00e8 apparso evidente gi\u00e0 nel corso nelle primarie repubblicane del 2016. E a seguire vi sono stati gli effetti convergenti nel mettere in questione non solo la politica estera, ma anche la separazione e l\u2019equilibrio dei poteri pubblici e la tutela delle diversit\u00e0 e delle minoranze, come si \u00e8 visto in questi primi nove mesi della nuova Amministrazione. E ora il problema quotidiano \u00e8 appunto incapsulare un presidente inesperto e umorale ad un tempo.<\/p>\n<p><strong>Il dubbio di seri rischi per il sistema internazionale<\/strong><br \/>\nLa cautela qui suggerita deriva dal quesito se l\u2019interpretazione trumpiana della <em>realpolitik<\/em> non rechi in s\u00e9 dei seri rischi per il sistema internazionale, Europa compresa, ma anche per gli<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/usa-trump-zig-zag-squadra\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong> Stati Uniti<\/strong><\/a> stessi. Il discorso in questione infatti veste di realismo un peana al nazionalismo. Muovendo dalla convinzione che \u201clo Stato-nazione \u00e8 il miglior veicolo per innalzare l\u2019essere umano\u201d, esso saluta il \u201cgrande risveglio delle nazioni\u201d in atto e l\u2019esercizio incondizionato dei loro poteri sovrani (magari con qualche eccezione pi\u00f9 o meno arbitraria, come per il Venezuela minacciato di \u201cintervento per la democrazia\u201d). La parola \u201c<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/07\/unagora-per-la-sovranita-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>sovranit\u00e0<\/strong><\/a>\u201d (o suoi derivati) compare 21 volte nel testo dell\u2019allocuzione.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 immaginare come tesi del genere siano musica agli orecchi di autocrati come Vladimir Putin e Xi Jinping (che peraltro hanno disertato il debutto del presidente americano) e di governanti che fondano la loro forza sulla mobilitazione nazionalista e religiosa come Recep Tayyip Erdogan o Narendra Modi. Le orecchie possono apprezzare, ma gli occhi soffrono di miopia.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che proprio il precedente storico del passaggio dall\u2019 &#8216;800 al &#8216;900 ammonisce tutti sulle conseguenze del sovrapporsi del nazionalismo esasperato dell\u2019 \u201c<em>America first<\/em>\u201d di Donald Trump (ma ogni nazione \u00e8 \u201cprima\u201d per s\u00e9 stessa) allo schema dell\u2019equilibrio fra potenze sovrane, inevitabilmente ossessionate dai rapporti di forza in essere, o in fieri, e dunque intrinsecamente instabile. Alla luce della storia, le conseguenze sono quelle di una guerra mondiale immanente, si spera non imminente.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;alea di una guerra mondiale con due novit\u00e0<\/strong><br \/>\nCon almeno due novit\u00e0 principali rispetto al passato. Innanzitutto quella delle armi nucleari, il cui uso \u00e8 stato esorcizzato, durante la Guerra Fredda e in seguito, grazie alla deterrenza. Ora proprio un Kissinger pu\u00f2 spiegare a un Trump le condizioni perch\u00e9 questa funzioni: che gli attori principali siano pochi (donde la non-proliferazione) e che siano raziocinanti, non impulsivi. Se il nipotino Kim mette in questione la prima condizione, Donald &#8216;nuvola gialla&#8217; mette in questione la seconda.<\/p>\n<p>L\u2019altra novit\u00e0 \u00e8 lo stato di interdipendenza esistente fra gli Stati, nominalmente sovrani: interdipendenza economico-commerciale (ben maggiore di quella di un secolo fa) e ancor di pi\u00f9 tecnologica (senza precedenti). Non so se lo <em>speach-writer<\/em> di Trump ha letto il menzionato libro di Kissinger e, se s\u00ec, \u00e8 arrivato fino all\u2019ultimo capitolo, intitolato \u201cLa politica estera nell\u2019era digitale\u201d. In esso il maestro della <em>realpolitik<\/em> ammette che le comunicazioni di massa pongono una grande sfida di innovazione alla diplomazia, anche se poi la lascia l\u00ec un po\u2019 in sospeso l\u2019analisi delle conseguenze.<\/p>\n<p>La risposta resta quella dei &#8216;patti&#8217; multilaterali (pi\u00f9 che bilaterali) e degli istituti internazionali, capaci di condizionare le sovranit\u00e0 nazionali agli interessi condivisi. Il discorso di Trump all\u2019Onu invece, e non inaspettatamente, giunge a conferma di un\u2019impostazione contraria alle istituzioni tutte, quelle globali, quelle occidentali e infine quelle europee (peraltro mai menzionate nel discorso). Giustamente sia Emmanuel Macron sia Paolo Gentiloni, nei loro interventi alla stessa tribuna, hanno invece insistito sulla necessit\u00e0 di tutelare, anzi dove possibile rafforzare il multilateralismo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una questione di preferenze filosofiche, bens\u00ec di rispondenza alle esigenze del mondo odierno, in assenza della quale si ha il degrado del sistema internazionale, tanto pi\u00f9 se la sua maggior potenza rinuncia alla leadership, come sembra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per dirla alla francese, l\u2019attenzione internazionale per il discorso tenuto da Donald Trump all\u2019Assemblea delle Nazioni Unite \u00e8 durata \u201clo spazio di un mattino\u201d. L\u00ec per l\u00ec i titoli dei media avevano puntato soprattutto sulle frasi minacciose riguardanti la Corea del Nord e l\u2019Iran. 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