{"id":66360,"date":"2017-09-24T20:13:25","date_gmt":"2017-09-24T18:13:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66360"},"modified":"2017-11-03T15:10:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:48","slug":"myanmar-rohingya-aung-san-suu-kyi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/myanmar-rohingya-aung-san-suu-kyi\/","title":{"rendered":"Myanmar: sui Rohingya Aung San Suu Kyi non ha altra scelta"},"content":{"rendered":"<p>Il recente discorso di\u00a0<strong>Aung San Suu Kyi<\/strong> ha generato critiche e malumori nell\u2019opinione pubblica occidentale: molti aspettavano una posizione pi\u00f9 chiara sulle\u00a0accuse di pulizia etnica nei confronti dei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/rohingya-fra-myanmar-bangladesh\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Rohingya<\/strong><\/a>. La leader birmana e premio <strong>Nobel<\/strong> per la pace ha ridimensionato la gravit\u00e0 della situazione nella regione del <strong>Rakhine,<\/strong> evidenziando sia le responsabilit\u00e0 dell\u2019etnia di religione islamica sia il pericolo di radicalizzazione all\u2019interno della stessa comunit\u00e0 Rohingya.<\/p>\n<p>L\u2019opinione pubblica occidentale ha repentinamente modificato la narrazione di Aung San Suu Kyi, da eroina catalizzatrice della speranza \u00e8 stata equiparata agli stessi generali che ha combattuto per decenni mentre un\u2019analisi pi\u00f9 equilibrata dovrebbe tenere conto di numerosi fattori.<\/p>\n<p><strong>Nella morsa delle divisioni etniche<\/strong><br \/>\nLa struttura etnica, politica e culturale del Myanmar \u00e8 complessa, ci sono 135 distinti <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/myanmar-la-pace-non-piu-un-gioco-somma-zero\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">gruppi etnici<\/a>\u00a0che vengono per semplicit\u00e0 raggruppati in otto fazioni\u00a0principali. Questi gruppi sono tutti localizzati in un determinato territorio, parlano una propria lingua ed in molti casi sono in conflitto da secoli con l\u2019etnia Bamar che detiene da sempre il potere politico nel territorio dell\u2019attuale Myanmar. Alcuni di questi gruppi portano avanti una guerriglia da decenni &#8211; Karen, Shan e Kachin tra gli altri -, mentre gruppi come i Kokang e gli Wa hanno un controllo totale del territorio e dispongo di carri armati e contraerea.<\/p>\n<p>La situazione dei Rohingya presenta un ulteriore grado di complessit\u00e0: per pi\u00f9 di cinquant\u2019anni, il regime militare ha promosso e diffuso la narrazione della totale estraneit\u00e0 storica, politica e culturale dell\u2019etnia di religione islamica rispetto al mosaico che compone l\u2019identit\u00e0 birmana. Un\u2019interpretazione che non pu\u00f2 essere cancellata da appena diciotto mesi di governo guidato da Aung San Suu Kyi: la percezione dei birmani sulla questione Rohingya rimane fortemente incentrata sull\u2019impostazione che la giunta militare ha promosso da decenni.<\/p>\n<p>Le dimostrazioni di piazza, il genuino supporto della folla e il sostegno degli intellettuali birmani sono l\u2019ennesima dimostrazione della convinzione della popolazione dell\u2019assoluta estraneit\u00e0 dei Rohingya al mosaico etnico del Myanmar.<\/p>\n<p><strong>Nazionalismo buddista e aggressioni ai musulmani<\/strong><br \/>\nSin dall\u2019avvio del processo di apertura democratica nel 2012, i gruppi nazionalistici buddisti hanno conquistato uno spazio sempre maggiore all\u2019interno del dibattito pubblico, la possibilit\u00e0 di inediti spazi di confronto ha creato dei movimenti radicali, incentrati sulla difesa dell\u2019identit\u00e0 religiosa come necessit\u00e0 primaria. La <em>Patriotic Association of Myanmar<\/em>, detta <strong>Ma Ba Tha<\/strong>, e il suo predecessore diretto, il Movimento 969, hanno individuato nei fedeli musulmani il principale pericolo per l\u2019integrit\u00e0 religiosa e per la preservazione della cultura nazionale birmana.<\/p>\n<p>I simpatizzanti del Ma Ba Tha hanno compiuto numerose aggressioni, alcune mortali, contro membri della comunit\u00e0 islamica. Si tratta di un movimento marginale e minoritario, sia in termini numerici sia come impatto sull\u2019opinione pubblica. Tuttavia, nella delicata fase di transizione in Myanmar, il pieno supporto delle autorit\u00e0 religiose \u00e8 uno strumento indispensabile e la religione islamica \u00e8 vista dall\u2019intero clero buddista birmano come una reale ed effettiva minaccia. La necessit\u00e0 di tenere insieme un Paese composto da numerosi gruppi etnici, che da sempre sono in conflitto con il potere centrale, la forte avversione del clero nei confronti dei musulmani e il quadro interpretativo, costruito da decenni di indottrinamento, dei Rohingya come corpo estraneo alla cultura birmana costituiscono le principali spinte per la comprensione dell\u2019atteggiamento di Suu Kyi.<\/p>\n<p><strong>Il pugno duro dei militari <\/strong><br \/>\nUn tentativo per la risoluzione del conflitto era\u00a0stato fatto dalla premio Nobel ad agosto, quando aveva espresso la piena approvazione rispetto alle dichiarazioni delle Nazioni Unite che chiedevano l\u2019inizio di un processo di integrazione dei Rohingya. Una mossa che ha scatenato l\u2019ira sia del clero sia dei militari, il generale Min Aung Hlaing si \u00e8 affrettato a dichiarare che i Bengali &#8211; evitando di nominare i Rohingya e specificando la loro provenienza originaria &#8211; non sono una delle etnie riconosciute in Myanmar e che semplicemente non appartengono a questa nazione. Nei giorni immediatamente successivi alla dichiarazione delle Nazioni Unite, la <em>Arakan Rohingya Salvation Army<\/em> (Arsa) ha compiuto degli attacchi in tre citt\u00e0 del Rakhine, scatenando l\u2019offensiva dei militari e mettendo fine ad ogni flebile tentativo di risoluzione del conflitto.<\/p>\n<p>I militari detengono ancora un notevole potere nell\u2019esecutivo, oltre ad importanti ministeri e alla quota di seggi dedicati: sono in grado di esercitare forti pressioni in tutti i settori della vita pubblica, inclusi i media e la stessa comunicazione governativa. Pensare di poter agire in maniera diversa in Rakhine, purtroppo, non \u00e8 un\u2019opzione percorribile, anche se Aung San Suu Kyi esercita un incredibile carisma sulla popolazione e sarebbe in grado di influenzare un cambio di passo nell\u2019approccio verso i Rohingya. Ma una dinamica di questo tipo potrebbe generare tensioni inaspettate e richiederebbe un impegno straordinario, e nessuno ha dimenticato che il processo di transizione democratico nel Paese \u00e8 stato arrestato per ben due volte negli ultimi decenni.<\/p>\n<p>Tutto l\u2019elettorato di Aung San Suu Kyi ha una precisa opinione del conflitto in corso, creata da decenni di propaganda incentrata sul ruolo dei Rohingya durante il periodo coloniale britannico, sulla pericolosit\u00e0 del proselitismo islamico e sulla necessit\u00e0 di preservare l\u2019integrit\u00e0 della religione buddista. Il pericolo di un ritorno dei militari \u00e8 concreto e nessuna delle parti coinvolte vuole rischiare un\u2019impasse di questo tipo. D\u2019altronde, Suu Kyi non aveva finora mai esplicitamente parlato dei Rohingya in nessuno dei suoi discorsi pubblici, aveva accuratamente evitato di candidare nelle sue liste qualsiasi cittadino di religione islamica, anche provenienti da altri gruppi etnici.<\/p>\n<p>La stessa comunit\u00e0 internazionale aveva optato per il non intervento qualche anno fa, quando la crisi era circoscritta a livelli di bassa intensit\u00e0, per evitare ripercussioni sull\u2019imminente processo di transizione democratica. Un intervento decisivo delle Nazioni Unite all\u2019interno della crisi in Rakhine \u00e8, secondo i principali analisti, impensabile, viste la degenerazione del conflitto e la delicata situazione politica sia in Myanmar sia in <strong>Bangladesh<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Priorit\u00e0 alla transizione democratica<\/strong><br \/>\nAung San Suu Kyi ha sempre saputo di dover affrontare una emergenza umanitaria nel Rakhine, che d\u2019altronde era in corso almeno dal 2013, ma la necessit\u00e0 di portare a termine il processo di transizione democratica \u00e8 la sua priorit\u00e0. Analogamente a quanto successo in Indonesia, la transizione dal regime militare ad un sistema democratico, sempre in una ottica asiatica, richieder\u00e0 almeno un decennio.<\/p>\n<p>La leader birmana ha mostrato di non voler mettere a repentaglio il futuro del Paese per un conflitto che reputa marginale, di secondaria importanza e lontano dagli interessi nazionali. Una scelta che la pone al di fuori della beatificazione che l\u2019Occidente ha creato intorno alla sua figura. Probabilmente l\u2019idealizzazione di Suu Kyi \u00e8 stata eccessiva, ma le narrative semplificate sono solitamente pi\u00f9 adatte a film o romanzi piuttosto che alla comprensione di complesse situazioni politiche come quella birmana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il recente discorso di\u00a0Aung San Suu Kyi ha generato critiche e malumori nell\u2019opinione pubblica occidentale: molti aspettavano una posizione pi\u00f9 chiara sulle\u00a0accuse di pulizia etnica nei confronti dei Rohingya. 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