{"id":6640,"date":"2007-11-21T00:00:00","date_gmt":"2007-11-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/leconomia-globale-nellera-della-fragilita\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:13","slug":"leconomia-globale-nellera-della-fragilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/11\/leconomia-globale-nellera-della-fragilita\/","title":{"rendered":"L\u2019economia globale nell\u2019era della fragilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>I profondi mutamenti in atto nelle grandi correnti di scambio a livello mondiale stanno consolidando un assetto multipolare dell\u2019economia globale per il moltiplicarsi degli attori e dei centri di potere in essa presenti. Le sue sorti dipendono sempre di pi\u00f9 da aree e paesi che non fanno parte del gruppo tradizionale delle economie pi\u00f9 sviluppate. Il suo futuro, tuttavia, \u00e8 tutt\u2019altro che scontato in quanto venato da non poche incertezze economiche e rischi geopolitici, che minacciano gi\u00e0 oggi gli equilibri del sistema internazionale. In questa prospettiva, il rilancio della collocazione internazionale dell\u2019Italia come sistema paese \u00e8 legato alla capacit\u00e0 di partecipare a queste grandi  ristrutturazioni in corso nell\u2019economia globale evitando cos\u00ec di finire relegata in ruoli marginali e periferici.<\/p>\n<p>Sono queste in estrema sintesi le principali indicazioni che emergono dall\u2019XI Rapporto del Laboratorio di Economia Politica Internazionale dello IAI (<a href= \"http:\/\/www.iai.it\/sections\/pubblicazioni\/iai_quaderni\/indici.asp\" target= \"blank\"><b><u>Global Outlook 2007<\/u><\/b><\/a>) presentato a Roma e che prende in esame  le grandi tendenze geo-economiche a livello internazionale e la politica economica estera dell\u2019Italia, con un approccio disaggregato, ovvero partendo da aree-paesi e\/o temi, per ricostruire, attraverso questi <i>case study<\/i>, le evoluzioni di imprese-mercati e le esigenze di strumenti-politiche d\u2019intervento.<\/p>\n<p><b>Le alterne vicende della ripresa mondiale<\/b><br \/>Il Rapporto mette in luce, innanzi tutto, come le sorti della lunga fase di ripresa, che ha caratterizzato l\u2019economia mondiale in questi ultimi cinque anni, appaiano legate oggi in misura determinante agli andamenti dell\u2019economia americana, che ha rappresentato l\u2019epicentro delle turbolenze finanziarie di questi mesi. Lo scenario ad oggi ritenuto pi\u00f9 probabile \u00e8 quello di un \u2018atterraggio morbido\u2019 dell\u2019economia americana, con un rallentamento della crescita al di sotto del potenziale per un certo periodo di tempo e il mantenimento di dinamiche positive di espansione a medio termine. Rimane elevato tuttavia il pericolo di ripercussioni molto pi\u00f9 severe (un <i>hard landing<\/i>) della crisi finanziaria di questi mesi con un azzeramento di fatto del tasso di crescita americano, fino a una vera e propria recessione. <\/p>\n<p>A tutt\u2019oggi le probabilit\u00e0 assegnate al primo scenario sono intorno al 60% mentre quelle relative al secondo, molto pi\u00f9 negativo e considerato altamente improbabile fino a qualche tempo fa, sono cresciute significativamente nel periodo pi\u00f9 recente (40 %). <\/p>\n<p>Le altre aree avanzate, Europa e Giappone, seguono con trepidazione le vicende dell\u2019economia americana dal momento che la loro dipendenza dalla locomotiva americana, pur se diminuita in questi anni, \u00e8 tuttora significativa. Un deciso rallentamento di queste aree \u00e8 comunque nell\u2019ordine delle cose.<\/p>\n<p><b>Paesi emergenti sempre pi\u00f9 rilevanti<\/b><br \/>Un contributo e un sostegno assai importanti alla crescita dell\u2019economia mondiale verranno il prossimo anno dalle aree e paesi emergenti. Nel loro complesso il gruppo delle economie emergenti \u00e8 cresciuto molto di pi\u00f9 del gruppo dei paesi sviluppati nell\u2019ultimo decennio e dovrebbe crescere intorno al 7,6 % il prossimo anno, un tasso d\u2019incremento quattro volte superiore a quello che caratterizzer\u00e0, nello stesso periodo, l\u2019area dei paesi pi\u00f9 sviluppati (1,8%). Per il 2007 si stima che l\u2019espansione dell\u2019economia della Cina abbia offerto il contributo pi\u00f9 rilevante alla crescita globale, mentre circa la met\u00e0 della crescita mondiale nell\u2019anno precedente era discesa da tre paesi emergenti: la Cina, l\u2019India e la Russia. <\/p>\n<p>Partendo da questi dati di fatto c\u2019\u00e8 chi ipotizza, come ad esempio il Fondo Monetario Internazionale, che le economie emergenti possano oggi fronteggiare una frenata anche brusca, fino all\u2019azzeramento, della crescita dell\u2019economia americana senza dover interrompere il loro percorso di crescita. Nel Rapporto Global Outlook si ipotizza in realt\u00e0 la possibilit\u00e0 di uno \u2018sganciamento\u2019 solo parziale dell\u2019area emergente dalle sorti dell\u2019economia americana, limitato al  caso di un rallentamento contenuto di quest\u2019ultima e in presenza comunque di una tenuta della crescita nel resto dell\u2019area sviluppata, innanzi tutto in Europa. Nell\u2019ipotesi di un netto peggioramento della congiuntura degli Stati Uniti e di un prolungamento delle turbolenze finanziarie americane anche l\u2019area emergente, inclusa larga parte dell\u2019Asia del Pacifico, vedrebbe fortemente penalizzate le sue prospettive di espansione. <\/p>\n<p>In effetti i legami di interdipendenza tra paesi sono oggi soprattutto di natura finanziaria ed \u00e8 dalla volatilit\u00e0 dei mercati finanziari internazionali che vengono oggi i maggiori rischi di uno scenario economico negativo esteso all\u2019area emergente. <\/p>\n<p> <b>L\u2019economia italiana e la rete globale<\/b><br \/>La spinta dell\u2019economia mondiale verso un assetto multipolare \u00e8 destinata comunque a consolidarsi e con esso il nuovo ruolo di aree e paesi che non fanno parte del gruppo tradizionale delle economie pi\u00f9 sviluppate. Alla base di tali mutamenti vi \u00e8 una nuova divisione internazionale del lavoro che si sta affermando e che vede tutta una serie di paesi emergenti, soprattutto quelli asiatici, quali Cina e India, nel ruolo di rilevanti protagonisti delle grandi correnti di scambio a livello mondiale. La ristrutturazione\/riconversione in atto \u00e8 destinata ad accelerare la formazione di una rete globale di interdipendenze produttive e finanziarie che condizioner\u00e0 sempre pi\u00f9 lo sviluppo complessivo delle imprese e dei sistemi produttivi, definendo nel contempo il contesto competitivo tra le maggiori aree e paesi nella nuova geografia economica internazionale. <\/p>\n<p>Il Rapporto del Global Outlook sottolinea come l\u2019essere parte attiva dei processi che stanno contribuendo alla formazione di questa nuova rete mondiale sia diventato un imperativo categorico per tutte le economie avanzate e, quindi, anche per la nostra economia. Impresa non facile visti i ritardi accumulati dal sistema economico italiano soprattutto sul piano dell\u2019internazionalizzazione. <\/p>\n<p>La fase di ripresa, che ha caratterizzato il periodo pi\u00f9 recente, ha senza dubbio migliorato la presenza delle imprese italiane sui mercati internazionali; di per s\u00e9, tuttavia, essa non sar\u00e0 sufficiente. Nel complesso, un grande sforzo sar\u00e0 necessario perch\u00e9 le nostre imprese siano messe in grado di partecipare ai processi di ristrutturazione in atto della catena del valore internazionale e i nostri territori riescano ad attrarre le scelte di rilocalizzazione dell\u2019attivit\u00e0 produttiva derivanti dalla nuova divisione internazionale del lavoro. Evitare la marginalizzazione e cercare una maggiore e pi\u00f9 qualificata integrazione nella rete globale rappresenta per il nostro paese un problema chiave da avviare a soluzione. Serviranno risorse, strumenti e politiche adeguate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I profondi mutamenti in atto nelle grandi correnti di scambio a livello mondiale stanno consolidando un assetto multipolare dell\u2019economia globale per il moltiplicarsi degli attori e dei centri di potere in essa presenti. Le sue sorti dipendono sempre di pi\u00f9 da aree e paesi che non fanno parte del gruppo tradizionale delle economie pi\u00f9 sviluppate. 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