{"id":66404,"date":"2017-09-27T23:05:20","date_gmt":"2017-09-27T21:05:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66404"},"modified":"2017-11-03T15:10:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:46","slug":"catalogna-referendum-prova-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/catalogna-referendum-prova-europea\/","title":{"rendered":"Catalogna: referendum una prova nazionale, ma anche europea"},"content":{"rendered":"<p>Localismi e regionalismi sono da sempre tratti caratterizzanti dell\u2019<strong>Unione europea<\/strong>, in un unicum di eterogeneit\u00e0, pluralit\u00e0 di lingue, religioni, etnie e culture. Le spinte indipendentiste, come quella registrata in <strong>Catalogna<\/strong>, non sono quindi un fenomeno nuovo; anzi \u00e8 da tempo che il governo centrale di Madrid tenta di contenerle.<\/p>\n<p><strong>Una storia di rigidit\u00e0 e d&#8217;incomprensioni<\/strong><br \/>\nGi\u00e0 nel 2006 il partito di Mariano Rajoy aveva fatto appello alla Corte costituzionale per ridurre l\u2019autonomia della regione, che al contrario voleva maggiore indipendenza da Madrid. In seguito alla crisi economica che aveva rischiato di paralizzare la regione, il diniego di Madrid di allocare maggiori fondi aveva portato l\u2019allora presidente catalano Artur Mas a promuovere una campagna per l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/catalogna-referendum-lindipendenza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>indipendenza<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Nel 2014 durante una consultazione non referendaria &#8211; non ufficiale e non vincolante &#8211; 1,8 milioni di persone aveva sostenuto l\u2019indipendenza della Comunit\u00e0 autonoma catalana. In seguito, nel 2015, i partiti Junts pel S\u00ed (Jxs) e Candidatura d&#8217;Unitat popular (Cup) avevano ottenuto rispettivamente il 39,5% e l\u20198,2% dei voti proprio con una campagna elettorale a favore dell\u2019indipendenza, che oggi sembra essere appoggiata dall\u201980% della popolazione.<\/p>\n<p>Forte di questi presupposti, la decisione del presidente della Regione Carles Puigdemont di indire un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/catalogna-referendum-ministro-esteri\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>referendum<\/strong> <\/a>per l\u2019indipendenza fissato per il 1\u00b0 ottobre 2017 ha scatenato una dura reazione del governo centrale spagnolo. Essendo il plebiscito incostituzionale, il governo ha tentato di bloccarlo, prima minacciando e poi effettivamente eseguendo arresti e perquisizioni negli uffici e dipartimenti del governo catalano. Decisione quest\u2019ultima che rischia di infiammare ancora di pi\u00f9 gli spiriti nazionalisti sia catalani sia spagnoli e che potrebbe spingere Puigdemont a dichiarare l\u2019indipendenza unilaterale della Catalogna dalla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/09\/dopo-la-scozia-la-catalogna\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Spagna<\/strong><\/a> nel caso in cui la maggior parte dei cittadini votino a favore della secessione.<\/p>\n<p><strong>La crisi politica spagnola in un contesto degenerativo europeo<\/strong><br \/>\nLa crisi politica che la Spagna sta vivendo va per\u00f2 ricondotta in un quadro pi\u00f9 ampio, che in parte prescinde i confini nazionali spagnoli e si colloca in un generale processo degenerativo europeo. Dopo le elezioni politiche in Germania, che confermano l\u2019allarmante trend del ritorno della destra estrema nei Parlamenti nazionali europei, l\u2019indipendenza catalana potrebbe provocare un effetto domino. Questo, in un momento in cui l\u2019Unione deve gi\u00e0 affrontare i difficili negoziati della Brexit, cercando allo stesso tempo di uscire da una stagnazione politica ed economica che dura ormai da anni e di rilanciare un ideale europeo per un progetto comune.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo e le remore dell&#8217;Ue<\/strong><br \/>\nNella crisi politica spagnola, l\u2019Unione europea \u00e8 un attore che pu\u00f2 e deve quindi giocare un ruolo importante. Da un lato, essendosi fatta garante dei localismi e del rispetto delle diverse culture e religioni, in un melting pot che da sempre la caratterizza, l\u2019Ue si trova ora chiamata in causa per difendere i diritti dei catalani, che fanno leva sul concetto di cosmopolitismo europeo per rilanciare la legittimit\u00e0 della propria richiesta di indipendenza. Dall\u2019altro, non \u00e8 compito delle istituzioni europee di intervenire in Spagna. Secondo il principio di sussidiariet\u00e0, \u00e8 in effetti il governo spagnolo a dover gestire la crisi.<\/p>\n<p>Inoltre, se l\u2019autodeterminazione dei popoli rimane un principio fondamentale del diritto internazionale, non esiste nessuna disposizione europea che affronti la disintegrazione di uno Stato membro. Anzi, un\u2019eventuale secessione catalana andrebbe a contraddire il tanto dibattuto principio fondamentale di &#8220;un&#8217;Unione sempre pi\u00f9 stretta&#8221;, intesa come comunit\u00e0 di Stati che cooperano in maniera pi\u00f9 stringente fino ad arrivare ad un\u2019Unione in chiave politica.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;arma di deterrenza dell&#8217;appartenenza all&#8217;Ue<\/strong><br \/>\nL\u2019unica arma nelle mani dell\u2019Unione rimane quindi il deterrente della membership. Come nel caso scozzese, Juncker ha pi\u00f9 volte affermato che nel caso in cui la Catalogna si autoproclami indipendente, essa dovr\u00e0 fare domanda di adesione come qualsiasi Paese esterno all\u2019Unione. Ovviamente le possibilit\u00e0 della Catalogna sarebbero quasi nulle, visto che la Spagna potrebbe porre il proprio veto.<\/p>\n<p>Rimane quindi da chiedersi se la membership sia un deterrente efficace, come in parte si \u00e8 rivelato nel referendum scozzese del 2014 (che, a differenza della consultazione catalana, era stato \u201cconcesso\u201d dal governo centrale). Sebbene il trend di euroscetticismo si stia riducendo &#8211; merito anche del caos politico in cui sembra essere precipitata la Gran Bretagna a seguito della Brexit -, non basta che il 56% dei cittadini sia pro-europeo, come indicato dai dati dell\u2019Eurobarometro, per ridare all&#8217;Unione legittimit\u00e0, se la maggioranza assoluta ritiene che le scelte politiche comuni siano sbagliate.<\/p>\n<p>Anzi proprio a fronte dell\u2019entrata di partiti nazionalisti in numerosi parlamenti nazionali, ora pi\u00f9 che mai servono azioni europee concrete per fare fronte a spinte indipendentiste e nazionaliste che tentano di riflettere un disagio sociale che ha radici profonde. Mentre le crisi che affliggono tutti i cittadini europei sono relative a problemi di sicurezza, alle ondate migratorie e al welfare sociale, l\u2019area dove l\u2019Unione ha maggior potenziale di azione \u00e8 proprio quella economica, dove si \u00e8 in effetti raggiunto una crescente integrazione.<\/p>\n<p><strong>Il fattore economico importante, ma non esaustivo<\/strong><br \/>\nIn effetti, se \u00e8 vero che la crisi economica ha acuito il sentimento indipendentista della Catalogna, \u00e8 anche vero che nel 2016 l\u2019Unione europea ha registrato una crescita del Pil e del tasso di occupazione. Tuttavia, non si paventa ancora un\u2019equa redistribuzione dei benefici di tale crescita. Le diverse performance economiche e i benefit che ne conseguono non solo si differenziano tra Paesi membri, ma anche tra i cittadini stessi, allargando sempre di pi\u00f9 la forbice tra ricchi e poveri. Similmente, accanto ad un maggior numero di opportunit\u00e0 lavorative, sembrano venire sempre meno garanzie sociali, sussidi alla disoccupazione, standard di retribuzione e diritti sul lavoro. Se la crisi economica ha destato la breccia di indipendentismo catalano, una maggior benessere sociale ed economico in chiave europea potrebbe ridurre tali spinte, non solo in Catalogna ma anche in molte altre regioni e stati europei.<\/p>\n<p>Nel suo recente discorso sullo stato dell&#8217;Unione europea, Juncker ha espresso la necessit\u00e0 di un sostanziale rilancio, che porti avanti una visione comune e che dia risposte alle necessit\u00e0 dei cittadini tramite la creazione di garanzie sociali. Bisogner\u00e0 poi vedere se questa ondata di ottimismo porti a delle risposte concrete da parte degli Stati membri. Al momento, il referendum catalano, oltre a dimostrare quanto sia forte lo spirito indipendentistico potrebbe anche rispondere alla domanda di quanto conta la membership agli occhi dei cittadini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Localismi e regionalismi sono da sempre tratti caratterizzanti dell\u2019Unione europea, in un unicum di eterogeneit\u00e0, pluralit\u00e0 di lingue, religioni, etnie e culture. Le spinte indipendentiste, come quella registrata in Catalogna, non sono quindi un fenomeno nuovo; anzi \u00e8 da tempo che il governo centrale di Madrid tenta di contenerle. 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