{"id":66409,"date":"2017-09-28T06:36:42","date_gmt":"2017-09-28T04:36:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66409"},"modified":"2017-11-03T15:10:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:45","slug":"kurdistan-petrolio-gas-referendum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/kurdistan-petrolio-gas-referendum\/","title":{"rendered":"Kurdistan: energia, una vittoria che prescinde dal referendum"},"content":{"rendered":"<p>Le prossime settimane ci diranno quali saranno gli effetti del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/iraq-scissione-curdi-prospettiva\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">referendum<\/a> sull\u2019indipendenza che &#8211; non riconosciuto dal governo centrale di Baghdad &#8211; si \u00e8 tenuto nel <strong>Kurdistan<\/strong> iracheno, dopo la vittoria del s\u00ec con il 92,7% e un\u2019affluenza del 72,6%. Snodo nevralgico della questione indipendentista \u00e8 stata la citt\u00e0 di <strong>Kirkuk<\/strong>, liberata dalla presa del sedicente Stato islamico (Isis) dai <strong>Peshmerga<\/strong> curdi. Nel 2014, il controllo della citt\u00e0, centro primario per la produzione petrolifera in <strong>Iraq<\/strong> (15% delle riserve e 40% della produzione sotto Saddam Hussein), fu ceduto dal governo centrale alle milizie curde.<\/p>\n<p>Gli ultimi anni, che hanno condotto al referendum indipendentista del 25 settembre, hanno presentato interessanti evoluzioni anche sul fronte della presenza dell\u2019industria petrolifera nella regione.<\/p>\n<p><strong>L\u2019avvento delle <em>Oil Major<\/em><\/strong><br \/>\nNel 2012, come riportato allora dall\u2019<em>Economist<\/em>, la Exxon fu la prima grande compagnia petrolifera ad investire nella regione semiautonoma del Kurdistan acquistando sei blocchi esplorativi e suscitando il malcontento del governo centrale iracheno. Seguirono quell\u2019anno Total, Chevron, Gazprom: le <em>Oil Major<\/em> iniziarono cos\u00ec a firmare contratti con il governo regionale curdo. Un riconoscimento sul campo non da poco.<\/p>\n<figure id=\"attachment_66410\" aria-describedby=\"caption-attachment-66410\" style=\"width: 292px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-66410\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/kurdistan-300x277.png\" alt=\"\" width=\"292\" height=\"270\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/kurdistan-300x277.png 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/kurdistan-125x115.png 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/kurdistan.png 479w\" sizes=\"(max-width: 292px) 100vw, 292px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-66410\" class=\"wp-caption-text\"><strong>The Economist<\/strong> (2012)<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019accordo tra il governo regionale curdo (Krg) e l\u2019amministrazione centrale irachena prevedeva che la vendita del petrolio curdo avrebbe riportato nelle tasche della Krg il 17% degli introiti.<\/p>\n<p>Fino al 2014, il budget del Krg era garantito da questi trasferimenti monetari da Baghdad, passando dai circa 9,2 miliardi di dollari del 2010 ai circa 15 miliardi del 2013. Questi trasferimenti rappresentavano circa l\u201980% del necessario per la regione semiautonoma; la rimanente quota dei proventi veniva raccolto con export autonomi &#8211; via camion -, tasse, tariffe doganali e locali. Il crollo del prezzo del barile del 2014 e il conflitto siriano hanno per\u00f2 mandato in crisi questo meccanismo.<\/p>\n<p><strong>Indebitamento e conti\u00a0pubblici<\/strong><br \/>\nIl Krg ha provato a far fronte al nuovo scenario con l\u2019indebitamento verso le banche locali e turche e a il supporto da parte delle compagnie di trading internazionale. Nel 2015 ha provato \u201carditamente\u201d anche a lanciare un bond internazionale dal valore di mezzo miliardo di dollari: la collocazione non \u00e8 andata a buon fine proprio per la precaria condizione di sovranit\u00e0 che non ha convinto gli investitori.<\/p>\n<p>Un\u2019analisi del centro studi energetici inglese <a href=\"https:\/\/www.oxfordenergy.org\/publications\/under-the-mountains-kurdish-oil-and-regional-politics\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Oies<\/a> riportava nel 2015 un indebitamento complessivo del Krg di 17 miliardi di dollari, 2,5 dei quali nei confronti delle <em>Oil, Service e Trading Companies<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019entit\u00e0 curda ha fatto molto per tenere i conti a posto: infatti, a partire da dicembre 2013, attraverso\u00a0una nuova pipeline (connesso alla Turchia) ha iniziato ad esportare in autonomia da Baghdad. Se prima il commercio di petrolio via camion dal Krg era relativamente quasi tollerato, la pipeline rendeva tutto diverso. Le reazioni del governo centrale iracheno sono state forti, ma\u00a0le esportazioni\u00a0sono continuate.<\/p>\n<figure id=\"attachment_66411\" aria-describedby=\"caption-attachment-66411\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-66411\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/kurdistan-oil-300x272.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"272\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/kurdistan-oil-300x272.png 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/kurdistan-oil-125x113.png 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/kurdistan-oil.png 390w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-66411\" class=\"wp-caption-text\"><strong>Financial Times<\/strong> (2015)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Secondo un dato riportato dal <em><a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/150f00cc-472c-11e5-af2f-4d6e0e5eda22\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Financial Times<\/a> <\/em>nel 2015, circa due terzi del petrolio del Kurdistan finivano in Israele, con Italia, Francia e Grecia come mercati finali. Il commercio sarebbe avvenuto principalmente attraverso accordi \u2013 prepagati &#8211; condotti dalle compagnie di <em>trading<\/em> petrolifero, tra cui Vitol e Trafigura (informazione non confermata da queste). Il petrolio prodotto dal nord dell\u2019Iraq arrivava al terminale di Ceyhan in Turchia e da qui si muoveva nel Mediterraneo, raggiungendo il mercato europeo.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 tenere sott\u2019occhio anche il gas<\/strong><br \/>\nSempre dall\u2019analisi dell\u2019Oies, si evince come nel dicembre 2014 i debiti verso le sole \u201cpiccole\u201d compagnie petrolifere indipendenti (quelle entrate in Kurdistan fra 2004 e 2011, prima ancora delle <em>Oil Majors<\/em> come Exxon) ammontavano a circa 1,6 miliardi di dollari. Si tratta, tuttavia, di una stima al ribasso, perch\u00e9 non tutte queste \u201cpiccole\u201d compagnie sono pubbliche e tenute quindi alla pubblicit\u00e0 dei bilanci.<\/p>\n<p>Tra queste, per\u00f2, ha fatto molto parlare di s\u00e9 la Genel Energy, che ha tra i fondatori il finanziere inglese Nat Rotschild e l\u2019ex ceo di British Petroleum e chairman di Glencore Tony Hayward.<\/p>\n<p>Il <em>Financial Times<\/em> dedica molti approfondimenti a questa societ\u00e0: essendo pubblica permette infatti di intercettare il clima nell\u2019area.<\/p>\n<p>A met\u00e0 anno, il board di Genel ha visto uscire i due fondatori citati, dopo aver subito forti perdite. Tuttavia, in un ultimo incontro, Hayward si \u00e8 mostrato fiducioso per le sorti della compagnia, soprattutto riguardo le prospettive legate al gas. Un\u2019affermazione che va combinata con il superamento del 15% nell\u2019azionariato Genel da parte della holding azera Bilgin Enerij, apparentemente nell\u2019orbita di influenza turca. Non si possono escludere l\u2019interesse turco in vista di possibili esportazioni di gas e le ambizioni della Turchia a divenire un <em>gas hub.<\/em><\/p>\n<p>A prescindere dagli ulteriori sviluppi dell\u2019esito del referendum, sono degne di nota due ultime notizie: la prima riguarda il colosso petrolifero russo Rosneft, la seconda la <em>Oil Major<\/em> Royal Dutch Shell.<\/p>\n<p>Rosneft \u00e8 pronta a finanziare un gasdotto regionale curdo che transita per la Turchia per poter accedere poi al mercato europeo. Le discussioni riguardo al progetto sarebbero in uno stato abbastanza avanzato, si parlava (pre-referendum) addirittura di date: primo gas domestico nel 2019 e inizio esportazioni nel 2020.<\/p>\n<p>L\u2019agenzia <em>Reuters<\/em> riportava invece la decisione di Shell di uscire dal <em>business<\/em> petrolifero del sud dell\u2019Iraq. Dopo anni, la Shell deciderebbe di riposizionarsi seguendo la sua strategia di aumentare il portfolio gas. Una strategia iniziata nel 2014 con l\u2019acquisto dalla Repsol della divisione Lng e poi nel 2015 dell\u2019intera compagnia Bg. Quest\u2019ultima operazione, costata circa 60 miliardi di dollari, \u00e8 stata seguita poi da un piano di dismissioni da 30 miliardi lanciato da Shell: la cessione dei campi ad olio del sud dell\u2019Iraq si inserirebbero in quest\u2019ottica.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 escludere che la Shell o qualche altra <em>Oil Major<\/em> facciano ingresso con qualche quota di partecipazione o acquisizione nei progetti a gas del nord del Paese, uscendo dai campi ad olio del sud. Staremo a vedere dopo il referendum.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le prossime settimane ci diranno quali saranno gli effetti del referendum sull\u2019indipendenza che &#8211; non riconosciuto dal governo centrale di Baghdad &#8211; si \u00e8 tenuto nel Kurdistan iracheno, dopo la vittoria del s\u00ec con il 92,7% e un\u2019affluenza del 72,6%. 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