{"id":66471,"date":"2017-10-04T18:20:23","date_gmt":"2017-10-04T16:20:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66471"},"modified":"2017-11-03T15:10:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:43","slug":"golfo-qatar-boicottaggio-fallito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/golfo-qatar-boicottaggio-fallito\/","title":{"rendered":"Golfo: Qatar, un boicottaggio politicamente fallito"},"content":{"rendered":"<p>\u201cCi\u00f2 che conta \u00e8 che abbiamo fermato qualsiasi azione militare\u201d. Le parole dell\u2019emiro del <strong>Kuwait<\/strong>, Shaykh Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, pronunciate in conferenza stampa alla Casa Bianca il 7 settembre, restituiscono tutta la gravit\u00e0 della crisi politica apertasi il 5 giugno fra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Egitto e il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/la-mecca-scontro-arabia-saudita-qatar\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Qatar<\/strong><\/a>. Perch\u00e9 l\u2019emiro kuwaitiano, primo e vero mediatore, non ha alcun interesse a dipingere, anche in retrospettiva, una realt\u00e0 peggiore di quella esistente.<\/p>\n<p>Dunque, sauditi ed emiratini hanno davvero contemplato, nei primi giorni della rottura, l\u2019opzione militare nei confronti di Doha, accusata di \u201cterrorismo\u201d. Una rivelazione &#8211; piuttosto, una conferma &#8211; che suscita forti inquietudini, poich\u00e9 mette in luce la disinvoltura politica con la quale Riad e Abu Dhabi sono oggi pronte all&#8217;uso dello strumento militare in Medio Oriente (come gi\u00e0 in Yemen), segnando un cambio di paradigma rispetto alla loro tradizionale politica estera.<\/p>\n<p><strong>Niente isolamento politico<br \/>\n<\/strong>Da un punto di vista politico, l\u2019azione di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/qatar-nel-golfo-dentro-le-radici-duna-crisi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>boicottaggio<\/strong><\/a> di sauditi ed emiratini ai danni del Qatar \u00e8 fallita: oggi Doha non \u00e8 una capitale politicamente isolata. L\u2019emiro Tamin bin Hamad Al-Thani ha appena terminato un tour diplomatico che lo ha portato in Turchia, dall&#8217;alleato Recep Tayyip Erdo\u011fan (che in Qatar ha appena aperto una base militare), a Berlino da Angela Merkel e infine a Parigi da Emmanuel Macron. Inoltre, questa crisi ha rafforzato l\u2019allineamento strategico fra Qatar, Turchia e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/qatar-sostegno-delliran-allemirato\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Iran<\/strong><\/a>: Doha re-invier\u00e0 l\u2019ambasciatore a Teheran, ritirato nel gennaio 2016, e il ministro degli Esteri iraniano ha appena visitato il Qatar.<\/p>\n<p>Anche il ministro degli esteri russo si \u00e8 recato a Doha (facendo poi tappa anche in Kuwait ed Emirati). Mosca, forte di ottimi rapporti economico-militari con gli emiratini, vuole assumere il ruolo del facilitatore nella crisi che ha spaccato il Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg). E potrebbe avere molte pi\u00f9 carte da giocare degli Stati Uniti: Donald Trump si \u00e8 da subito schierato, pubblicamente, con i sauditi, anche se l\u2019Amministrazione ha poi cercato di &#8216;correggere il tiro&#8217;, evidenziando l\u2019indispensabilit\u00e0 della base militare di Al-Udeid.<\/p>\n<p><strong>Sovranit\u00e0 vs conformismo<br \/>\n<\/strong>Il Qatar sta vincendo anche la battaglia della comunicazione politica al di fuori del <strong>Golfo<\/strong>. Premesso che la politica regionale dell\u2019emirato degli Al-Thani \u00e8 stata, negli ultimi anni, pi\u00f9 che discutibile per spregiudicatezza (finanziamenti verso gruppi militanti) e opportunismo (dialogare con tutti per guadagnare prestigio regionale), la strumentalit\u00e0 delle accuse rivolte da Riad e Abu Dhabi \u00e8 apparsa fin da subito chiara: le due capitali hanno voluto colpire la rivendicata autonomia della politica estera qatarina, specie con Iran e Fratelli Musulmani.<\/p>\n<p>La questione del finanziamento privato a gruppi\/milizie salafite, anche jihadiste, ha coinvolto tutte le monarchie del Golfo (eccetto l\u2019Oman). Cos\u00ec, mentre sauditi ed emiratini chiedono al Qatar di \u201cconformarsi\u201d alle loro richieste, con una retorica che cela la tendenza sempre pi\u00f9 nazionalista nonch\u00e9 militarista delle due monarchie, Doha insiste sul rispetto della sovranit\u00e0, facendo leva sul nascente orgoglio qatarino: argomenti di dibattito nuovi per la sponda araba del Golfo.<\/p>\n<p><strong>Opportunit\u00e0 e beffe finanziarie e commerciali<br \/>\n<\/strong>Il lato economico del boicottaggio anti-Doha \u00e8 sicuramente quello pi\u00f9 riuscito. Nei primi due mesi di embargo da parte dei vicini, il Qatar ha speso il 23% del Pil per sostenere l\u2019economia interna e ha dovuto ridurre le quote di partecipazione in alcuni gruppi importanti (vedi Tiffany). Doha deve risparmiare: a Gaza, Riad e Abu Dhabi provano a riempire il vuoto geopolitico dei qatarini, triangolando con Egitto e Israele. Hamas ha appena tolto i riferimenti alla Fratellanza dallo statuto e gli emiratini promettono 15 milioni di dollari al mese di aiuti per la Striscia.<\/p>\n<p>Per\u00f2, Fincantieri fornir\u00e0 corvette alla Marina qatarina e i francesi di Total raddoppieranno la produzione di gas. E poi c\u2019\u00e8 la beffa militare: il Qatar ricever\u00e0 gli F-15 statunitensi, mentre il maxi-accordo di fornitura militare ai sauditi, sbandierato da Trump a maggio, non \u00e8 ancora stato notificato al Congresso e sarebbe inferiore a quanto dichiarato. Il boicottaggio del Qatar \u00e8 anche un <em>boomerang<\/em>: data la crisi irrisolta, il Golfo potrebbe diventare meno attraente agli occhi degli investitori internazionali, mentre il processo di diversificazione economica saudita (Vision 2030) richiede capitali stranieri nel settore privato.<\/p>\n<p>Gli investimenti intra-Ccg sono bloccati e quell&#8217;identit\u00e0 del Golfo (<em>khaleeji<\/em>), faticosamente forgiata, viene messa alla prova da rancori personali e propaganda incrociata. Il progetto di costruzione della ferrovia regionale \u00e8 stato rinviato al 2021 e il Bahrein non costruir\u00e0 il \u201cponte dell\u2019amicizia\u201d che lo avrebbe collegato al Qatar, dando impulso all\u2019economia <em>non-oil<\/em> (turismo e commercio, anche in direzione Riyadh). Ma Doha affina le contromosse. Port Hamad \u00e8 stato appena inaugurato: un\u2019opera che adesso assume grande valenza strategica, permettendo all\u2019emirato di by-passare il <em>re-export<\/em> di Dubai (rotta chiusa), importando direttamente le merci da Oman e Asia. Nel Golfo, la partita \u00e8 ancora lunga.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCi\u00f2 che conta \u00e8 che abbiamo fermato qualsiasi azione militare\u201d. Le parole dell\u2019emiro del Kuwait, Shaykh Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, pronunciate in conferenza stampa alla Casa Bianca il 7 settembre, restituiscono tutta la gravit\u00e0 della crisi politica apertasi il 5 giugno fra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Egitto e il Qatar. 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