{"id":66496,"date":"2017-10-05T07:44:43","date_gmt":"2017-10-05T05:44:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66496"},"modified":"2017-11-03T15:10:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:42","slug":"polonia-sfida-bruxelles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/polonia-sfida-bruxelles\/","title":{"rendered":"Polonia: da Varsavia la sfida contro Bruxelles"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono evidenti somiglianze tra la <strong>Polonia<\/strong> del governo guidato da Beata Szyd\u0142o e l\u2019<strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/ungheria-orban-migranti-sentenza-europea\/\">Ungheria<\/a><\/strong> di Viktor Orb\u00e1n. Gli esecutivi di entrambi i Paesi hanno dato luogo ad una politica che per molti versi ignora lo stato di diritto.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 arrivato prima Orb\u00e1n, che \u00e8 al potere dal 2010. Negli anni scorsi il suo governo ha fatto approvare una nuova Costituzione di carattere autoritario e nazionalista e concepito leggi che minano la libert\u00e0 di stampa e pongono sotto il suo controllo la magistratura e la Corte costituzionale. Ora \u00e8 la volta della Polonia che, con il partito Diritto e Giustizia (PiS) al potere, si sta muovendo in una direzione analoga. Anche nel suo caso, infatti, sono fortemente a rischio la separazione dei poteri, l\u2019autonomia del sistema giudiziario e la libert\u00e0 di informazione.<\/p>\n<p><strong>Proposta politica per intercettare il malcontento<\/strong><br \/>\nMa proviamo a ricostruire sinteticamente il percorso che ha portato il Paese a questa situazione. Nell\u2019ottobre del 2015 il PiS vince le elezioni sostituendosi al governo delle \u201c\u00e9lite liberali\u201d \u2013 guidato fino all\u2019anno prima dall\u2019attuale presidente del Consiglio europeo Donald Tusk &#8211; che aveva scontentato la societ\u00e0 polacca fino ad allontanarla dalla politica. Jaros\u0142aw <strong>Kaczy\u0144sky<\/strong>, presidente del partito vincitore ed ex premier, non perde tempo e inizia a purgare la tv e la radio di Stato licenziando i giornalisti ostili al nuovo governo.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che oggi il sistema mediatico pubblico non osa criticare le scelte politiche dell\u2019esecutivo. Gli organi di stampa legati all\u2019opposizione sono tagliati fuori dal mercato pubblicitario delle aziende di Stato o di quelle che fanno affari con esse. Tale sorte \u00e8 toccata anche a Gazeta Wyborcza, il pi\u00f9 importante quotidiano del Paese, che comunque, per ora, mantiene il primato.<\/p>\n<p>Facciamo un passo indietro: in campagna elettorale, il PiS si era rivolto in modo efficace ad un elettorato scontento della gestione politica del governo in carica e dell\u2019iniqua spartizione della ricchezza nazionale. Il partito di Kaczy\u0144sky aveva promesso sussidi alle famiglie, misure severe per scoraggiare l\u2019immigrazione e una serie di disposizioni atte a limitare la gi\u00e0 citata libert\u00e0 di stampa e l\u2019autonomia del sistema giudiziario, considerato da buona parte della popolazione corrotto e privilegiato.<\/p>\n<p>C\u2019erano, insomma, gi\u00e0 da allora, tutte le premesse per dare inizio ad un nuovo corso politico basato sull\u2019accentramento dei poteri nelle mani del governo e sul controllo, da parte di quest\u2019ultimo, dei settori strategici che regolano la vita pubblica della Polonia. Complice l\u2019imbavagliamento del comparto mediatico e lo screditamento e depotenziamento della stampa d\u2019opposizione.<\/p>\n<p><strong>Giustizia, una riforma incompiuta<\/strong><br \/>\nDopo il suo insediamento, l\u2019esecutivo presieduto dalla Szyd\u0142o ha di fatto approvato diverse misure per ridurre l\u2019indipendenza del potere giudiziario, fino ad arrivare alle disposizioni dello scorso luglio che quasi azzerano l\u2019autonomia dei magistrati. Con esse la maggioranza ha la facolt\u00e0 di eleggere la maggioranza dei funzionari del Consiglio superiore della magistratura, privato del potere di nominare i giudici della Corte Suprema, che vede la rimozione di 83 magistrati. La reazione non \u00e8 mancata: l\u2019estate scorsa ci sono state manifestazioni di protesta in cento citt\u00e0 del Paese promosse dall\u2019opposizione politica e dalla societ\u00e0 civile e \u201cincorniciate\u201d da bandiere Ue.<\/p>\n<p>\u201cLibert\u00e0, uguaglianza, democrazia! Tribunali liberi!\u201d, la richiesta urlata dai manifestanti per i quali il governo stava violando la Costituzione polacca, i principi democratici e quelli europei.<\/p>\n<p>Dopo queste dimostrazioni e sotto la pressione dei richiami dell\u2019<strong>Unione europea<\/strong>, il capo dello Stato Andrzej <strong>Duda<\/strong> \u2013 esponente del PiS &#8211; ha posto il veto su due delle tre proposte di legge della riforma. La decisione del presidente ha sorpreso Kaczy\u0144sky e provocato la reazione critica della premier, secondo la quale il veto rallenta il percorso che dar\u00e0 modo ai polacchi di vivere in un Paese pi\u00f9 giusto. All\u2019ultimatum dell\u2019Ue, la Szyd\u0142o ha controbattuto che la riforma non \u00e8 contraria alle norme europee.<\/p>\n<p>Il presidente ha poi offerto un compromesso che per\u00f2 non \u00e8 piaciuto a Bruxelles e alla fine dei conti la sua iniziativa ha solo rinviato la definizione dell\u2019affare ad un momento pi\u00f9 propizio. Resta il fatto che la riforma del PiS \u00e8 rimasta incompiuta, almeno per ora, mentre la Commissione europea tiene sotto controllo la situazione attraverso il meccanismo previsto dai Trattati in caso di violazioni dello stato di diritto nei Paesi membri (e che ha come sanzione la sospensione dei diritti di voto in Consiglio, la cosiddetta \u201copzione nucleare\u201d).<\/p>\n<p>Ad oggi, la Commissione ha avviato l\u2019iter di confronto fra Bruxelles e Varsavia che potrebbe portare presto \u2013 a discrezione dell\u2019esecutivo Juncker \u2013 all\u2019avvio di una procedura per infrazione di fronte alla Corte di giustizia dell\u2019Ue.<\/p>\n<p><strong>Sovrani, cristiani ed equi<\/strong><br \/>\nGli ultimi sondaggi mostrano che il partito di governo ha perso due punti percentuali rispetto alle elezioni del 2015. Resta comunque la principale forza politica del Paese, l\u2019unico ad avere ottenuto la maggioranza del Parlamento dal 1989, continua ad ostentare sicurezza e definisce \u201cfolcloristiche\u201d le manifestazioni di massa organizzate dall\u2019opposizione. Sostiene di battersi per una Polonia sovrana, cristiana (basti pensare alle disposizioni restrittive contro l\u2019aborto di un anno fa) ed equa.<\/p>\n<p>Ha costruito le sue fortune anche sulla disaffezione dell\u2019opinione pubblica dalla politica vista da molti come qualcosa di strano, inattingibile e lontano dai bisogni della gente. Ha basato la sua azione politica su una narrazione che somiglia a quella dell\u2019Ungheria di Orb\u00e1n; la sua chiave di lettura \u00e8 che la Polonia ha bisogno di un potere forte, capace di rimettere ordine e ristabilire una serie di valori: quelli nazionali, cristiani, della famiglia, ignorati o addirittura avversati dalle \u00e9lite liberali.<\/p>\n<p>I rapporti con i vertici dell\u2019Ue sono conflittuali. Il governo polacco punta il dito contro la \u201cdittatura dei tecnocrati di Bruxelles\u201d che avrebbero la pretesa di dettar legge in casa d\u2019altri. Sostiene la causa dell\u2019Europa delle nazioni e delle patrie al posto del sistema federalista che, a suo dire, \u00e8 andato incontro al pi\u00f9 evidente dei fallimenti, e critica la politica adottata dall\u2019Ue in ambito migratorio. Lo fa in coro con gli altri paesi del Gruppo di <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/visegrad-nucleo-duro-europa-contro\/\">Visegr\u00e1d<\/a><\/strong> (V4) che vede Varsavia e Budapest particolarmente agguerrite nel respingere il criterio delle <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/migranti-corte-giustizia-quote-italia\/\">quote<\/a><\/strong> di accoglienza e in generale nel confronto con la dirigenza dell\u2019Unione. La Polonia e l\u2019Ungheria sono le protagoniste principali dello strappo centro-orientale e vengono viste da Bruxelles come portatrici di un cattivo esempio basato sul mancato rispetto dello stato di diritto.<\/p>\n<p>In entrambi i casi la risposta \u00e8 fiera ed \u00e8 fiera anche la rivendicazione di un\u2019identit\u00e0 europea e del pieno diritto ai fondi comunitari che secondo i sostenitori del \u201cno\u201d alle quote non possono essere subordinati alla condizione di accettare sul proprio territorio i migranti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono evidenti somiglianze tra la Polonia del governo guidato da Beata Szyd\u0142o e l\u2019Ungheria di Viktor Orb\u00e1n. Gli esecutivi di entrambi i Paesi hanno dato luogo ad una politica che per molti versi ignora lo stato di diritto. C\u2019\u00e8 arrivato prima Orb\u00e1n, che \u00e8 al potere dal 2010. 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