{"id":6650,"date":"2007-11-22T00:00:00","date_gmt":"2007-11-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tra-speranze-di-rilancio-e-lotta-alla-corruzione\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:13","slug":"tra-speranze-di-rilancio-e-lotta-alla-corruzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/11\/tra-speranze-di-rilancio-e-lotta-alla-corruzione\/","title":{"rendered":"Tra speranze di rilancio e lotta alla corruzione"},"content":{"rendered":"<p>Secondo le cifre rese pubbliche di recente dal senatore federale David Brigidi, presidente della &#8220;Senate Committee on Niger Delta Peace and Conflict Resolution&#8221;, la violenza che investe gli stati petroliferi della Nigeria ha comportato per il paese un danno finanziario complessivo pari a 58,3 miliardi di dollari nell\u2019arco degli ultimi nove anni. L\u2019escalation conflittuale che data dal 1999 \u2013 paradossalmente proprio l\u2019anno in cui il paese \u00e8 tornato alla democrazia dopo una lunga fase di governo autoritario \u2013 riguarda le rivendicazioni delle comunit\u00e0 locali, specialmente <i>jiaw e itsekiri<\/i> nel Delta del Niger, che chiedono maggior partecipazione ai proventi della produzione realizzata nelle loro terre \u2013 quasi il 90% del bilancio federale \u2013 e controllo sulle procedure estrattive, spesso estramente distruttive, messe in atto dalle imprese concessionarie. <\/p>\n<p>Il conflitto ha colpito duramente l\u2019attivit\u00e0 estrattiva con blocchi e continui furti di greggio, causando una perdita media giornaliera di 300 mila barili; senza contare che diverse multinazionali  hanno abbandonato l\u2019estrazione <i>on-shore<\/i> per ragioni di sicurezza (come si ricorder\u00e0, anche la presenza petrolifera italiana ha subito ripetuti attacchi e rapimenti di personale). Sono dati che traducono una situazione di sofferenza grave per quella che \u00e8 la nazione pi\u00f9 popolosa (oltre 130 milioni di abitanti) e la seconda economia sub-sahariana dopo il Sudafrica. La Nigeria fa parte dell\u2019Opec (8% della produzione complessiva dei paesi membri) ed \u00e8 tuttora il maggior produttore africano di greggio, con 3 miliardi di tonnellate metriche di riserve accertate e altrettante da esplorare.<\/p>\n<p><b>Petrolio e politica<\/b><br \/>Il petrolio, che rappresentava nel 2006 il 95% dei proventi dall\u2019esportazione, il 76% delle entrate governative e circa 1\/3 del prodotto interno lordo, \u00e8 in tutti i sensi il cuore materiale e politico del sistema nigeriano. La gestione della sua produzione \u00e8 il perno strutturale dell\u2019economia formale del paese, \u00e8 lo scheletro di articolazione di una colossale rete informale, \u00e8 il terreno di coltura di un sistema di corruzione fra i maggiori del globo e il palcoscenico del confronto fra una nebulosa di poteri legati a varie espressioni di vita istituzionale del paese e delle sue numerosissime comunit\u00e0: si tratti di politici e burocrati locali, di capi tradizionali, di leader religiosi, di uomini d\u2019affari, di movimenti identitari di minoranza. <\/p>\n<p>La ripartizione delle rendite petrolifere \u00e8 il nodo centrale nei rapporti fra governo federale e stati, fra stati e comunit\u00e0 locali e nelle relazioni reciproche fra i 36 stati membri della Federazione o, ancor meglio, fra le 6 \u201czone geo-politiche\u201d identificate secondo criteri di contiguit\u00e0 e affinit\u00e0 linguistica e ufficialmente riconosciute dagli anni Novanta, ciascuna composta da un ugual numero di stati: North-West, North-Central, North-East, South-West, South-South e South-East. Le \u201czone\u201d sono per un verso il riconoscimento della portata dei lealismi etnico-religiosi che caratterizzano e contrappongono il nord, a dominanza islamica e hausa-fulana, al Sud, a predominio cristiano, yoruba (a ovest) e ibo (a est) e d\u2019altro lato tentano di arginare gli aspetti pi\u00f9 pericolosamente centrifughi di questa ripartizione, fornendo una griglia di razionalizzazione dei processi decisionali a livello nazionale: in pratica nomine e cariche federali, politiche di investimento, piani infrastrutturali, ecc. sono oggi decisi con riferimento a questo riequilibrio geo-politico dell\u2019insieme nazionale.<\/p>\n<p><b>Successione non traumatica<\/b><br \/>A reggere le trame di questa tela complicata \u00e8, dalle elezioni presidenziali del 21 aprile scorso, Umaru Musa Yar\u2019Adua, succeduto al vertice federale dopo i due mandati consecutivi di Olusegun Obasanjo, un veterano della politica nigeriana, gi\u00e0 governante militare negli anni Settanta e poi capo dello stato eletto democraticamente nel 1999 e 2003. Per la prima volta nella storia della Nigeria dall\u2019indipendenza (1960) si \u00e8 assistito al trapasso dei poteri fra presidenti ambedue eletti in consultazioni nel quadro di un sistema democratico-parlamentare e non di regime militare. Inoltre l\u2019elezione di Yar\u2019Adua ha marcato il conseguimento di una tappa fondamentale nella valutazione dei processi di democratizzazione, ossia la sopravvivenza del sistema costituzionale al ricambio al vertice. <\/p>\n<p>Anche se il nuovo presidente \u00e8 esponente del medesimo <i>People\u2019s Democratic Party<\/i> (Pdp) di Obasanjo e, personalit\u00e0 poco conosciuta prima della contesa elettorale, \u00e8 stato visto da molti sostanzialmente come l\u2019uomo di fiducia, pi\u00f9 che il delfino, del vecchio presidente e del suo gruppo di potere. Fra l\u2019altro le elezioni sono state duramente contestate dai principali sconfitti: il generale Muhammadu Buhari, governante militare negli anni Ottanta, e  Atiku Abubakar, gi\u00e0 vice-presidente di Obasanjo ed ex-candidato del Pdp, poi scartato in seguito ad accuse di peculato. <\/p>\n<p>Ma a denunciare vizi nella consultazione sono stati anche diversi osservatori internazionali, a causa dell\u2019evidenza di irregolarit\u00e0 e del fatto che la cruciale tornata elettorale della settimana precedente per eleggere i governi degli stati e conclusasi con l\u2019attribuzione di ben 27 governatori al <i>People\u2019s Democratic Party<\/i>, era stata inficiata da violenza diffusa e da palesi brogli.<\/p>\n<p>Segnata da questo parto travagliato e carico di ombre, l\u2019avvio della nuova presidenza \u00e8 avvenuto in tono decisamente minore. Ma la lettura preconcetta di un presidente debole, funzionale alla continuit\u00e0 di impostazioni politiche precedenti e, specialmente, di interessi di potere precostituiti \u00e8 stata rapidamente smentita. Yar\u2019Adua, personalit\u00e0 schiva e riservata, ha dimostrato che la sua mancanza di accenti roboanti, inusuale nella politica nigeriana, non corrisponde a mancanza di autonomia e a modesta capacit\u00e0 politica e gestionale. Anzi: sembra vero il contrario.<\/p>\n<p><b>Lotta alla corruzione<\/b><br \/>Distintosi per l\u2019integrit\u00e0 personale nei due mandati come governatore dello stato di Katsina, nel suo discorso di insediamento alla presidenza federale Yar\u2019Adua ha indicato fra le sue preminenze la lotta contro la corruzione del sistema politico nigeriano.  I mesi successivi, infatti, hanno visto una serie di procedimenti nei confronti di ex-governatori e politici indiziati di crimini finanziari e di altro genere, che hanno dato una scossa ad un quadro dove virtuale impunit\u00e0 sembrava una garanzia incrollabile nei ranghi alti della politica. <\/p>\n<p>Nella formazione del nuovo gabinetto federale, varato solo in luglio dopo interminabili negoziazioni, il presidente ha voluto includere membri nominati dalle opposizioni: procedura del tutto inusuale, che ha lasciato di stucco tanto gli uomini del Pdp come quelli dell\u2019opposizione, del resto gi\u00e0 stupiti per la mancanza di qualsiasi ingerenza presidenziale nelle inchieste giudiziarie sulle elezioni marcate da irregolarit\u00e0. <\/p>\n<p>Fiuto politico e abilit\u00e0 negoziale sono del resto doti ampiamente dimostrate da Yar\u2019Adua come governatore di Katsina: fu lui a sancire l\u2019adozione della legge islamica in quello stato, andando incontro alle richieste della maggioranza locale, ma fu del resto ancora lui ad adoperarsi con successo per la soluzione del caso di Amina Lawal, salvando dalla lapidazione la donna condannata per adulterio da una corte islamica, per la quale si era creato un vasto movimento internazionale di solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>La crisi nel Delta del Niger \u00e8 ovviamente un altro punto chiave del programma presidenziale. Yar\u2019Adua \u2013 che si \u00e8 scelto come vice-presidente Goodluck Jonathan, esponente del Delta \u2013 ha annunciato l\u2019elaborazione di un piano d\u2019azione per lo sviluppo dell\u2019area come perno della sua strategia d\u2019intervento. Tuttavia nei mesi passati il livello di conflittualit\u00e0 si \u00e8 innalzato. Se da una lato il cessate-il-fuoco proclamato dal <i>Movement for the Emancipation of the Niger Delta <\/i>(Mend) ha complessivamente retto (a condurre attacchi in tono minore sono piuttosto altri gruppi minori), una serie di scontri con decine di morti hanno avuto luogo a Port Harcourt fra sostenitori, rispettivamente, del nuovo governatore di Rivers e del suo rivale escluso. Yar\u2019Adua ha risposto immediatamente con misure di potenziamento dell\u2019apparato di sicurezza nell\u2019area, ma anche intervenendo contro le evidenti strumentalizzazioni della situazione conflittuale da parte di esponenti locali e di interessi di natura criminosa.<\/p>\n<p>L\u2019impegno del presidente si \u00e8 tradotto nel bilancio programmatico per il 2008, presentato all\u2019Assemblea nazionale in novembre, in una previsione di stanziamento per le voci sicurezza e Delta del Niger pari al 20% del totale di spesa.<\/p>\n<p><b>Ristrutturazione e riforme<\/b><br \/>Su un piano pi\u00f9 strutturale Yar\u2019Adua sta spingendo l\u2019acceleratore delle riforme istituzionali e ha annunciato una ristrutturazione globale della gestione del settore petrolifero, che prevede fra l\u2019altro la sostituzione dell\u2019attuale Ministero del petrolio con un <i>National Petroleum Directorate<\/i> e la trasformazione della <i>Nigerian National Petrolueum Corporation<\/i>, di propriet\u00e0 dello stato, in una nuova <i>National Petroleum Company of Nigeria<\/i>, col compito di gestire gli interessi nazionali nel settore, mentre strutture estrattive, oleodotti, ecc. verranno costituiti in compagnie indipendenti. Il tutto sotto la supervisione di una <i>National Energy Commission<\/i> presieduta dal Capo dello Stato.<\/p>\n<p>I problemi affrontati dal governo di Yar\u2019Adua sono quelli di uno dei paesi pi\u00f9 indebitati del mondo e di un\u2019economia del tutto dipendente dal petrolio, anche se la base da cui parte il nuovo presidente ha sostanziali elementi di solidit\u00e0. Il lascito di Obasanjo \u00e8 quello di una posizione fiscale dello stato che \u00e8 la pi\u00f9 forte dall\u2019indipendenza e di riserve di valuta estera che sono le pi\u00f9 cospique. L\u2019attuale ascesa dei prezzi del petrolio e del gas naturale si traduce in un aumento della capacit\u00e0 del paese di effettuare investimenti infrastrutturali di grandi dimensioni, ma anche di spendere in settori cruciali come la sanit\u00e0 e l\u2019educazione. <\/p>\n<p>Le potenzialit\u00e0 di sviluppo della Nigeria sono insomma favorevoli oggi come mai nel passato recente, ma su questo decollo e sulla presidenza di Yar\u2019Adua seguitano a pesare le incognite politiche derivanti da una struttura di rapporti istituzionali fra le diverse componenti della Federazione cos\u00ec complessa da divenire elemento di destabilizzazione dell\u2019azione di governo e dalla corruzione insita nella gestione della politica a tutti i livelli.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo le cifre rese pubbliche di recente dal senatore federale David Brigidi, presidente della &#8220;Senate Committee on Niger Delta Peace and Conflict Resolution&#8221;, la violenza che investe gli stati petroliferi della Nigeria ha comportato per il paese un danno finanziario complessivo pari a 58,3 miliardi di dollari nell\u2019arco degli ultimi nove anni. L\u2019escalation conflittuale che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[69],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6650"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6650"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6650\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62947,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6650\/revisions\/62947"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6650"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6650"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6650"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}