{"id":66562,"date":"2017-10-11T17:34:51","date_gmt":"2017-10-11T15:34:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66562"},"modified":"2017-11-03T15:10:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:40","slug":"ue-africa-aiuti-sviluppo-scambio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/ue-africa-aiuti-sviluppo-scambio\/","title":{"rendered":"Ue\/Africa: aiuti allo sviluppo merce di scambio politico"},"content":{"rendered":"<p>Nel suo ultimo discorso sullo stato dell&#8217;<strong>Unione<\/strong>, il rendiconto annuale che ogni settembre il presidente della Commissione europea fa di fronte al Parlamento di Strasburgo riunito in seduta plenaria, Jean-Claude Juncker ha affermato che \u00e8 stata l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/migranti-corte-giustizia-quote-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Italia<\/strong><\/a>, grazie al suo costante sforzo sulla questione <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/migranti-regionalizzare-ue-concorde\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>migranti<\/strong><\/a>, a salvare l\u2019onore di tutta l\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Il riconoscimento da parte della singola figura pi\u00f9 rappresentativa dell\u2019Unione del lavoro fatto dall&#8217;Italia \u00e8 certamente un passo importante, ma il tono delle risposte dei commentatori italiani \u00e8 stato sostanzialmente unanime, riassumibile con: \u201cMolte grazie per le belle parole, ma ora si passi ai fatti.\u201d<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Unione e la gestione dell&#8217;immigrazione<\/strong><br \/>\nL\u2019Italia ha affrontato questa emergenza permanente dal 2013, senza poter contare per molto tempo su alcun supporto finanziario europeo. Nel 2014, allo scadere dell\u2019operazione interamente italiana Mare Nostrum, \u00e8 subentrata Triton, strano compromesso al ribasso fra l\u2019Italia ed alcuni stati europei, perch\u00e9 la contrariet\u00e0 di diverse nazioni a inviare aiuti imped\u00ec un accordo con l\u2019intera Unione europea.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultima iniziativa fin\u00ec per dimostrarsi fin da subito inadeguata: una coalizione di 15 Stati europei era riuscita a mettere insieme un budget pari solo al 30% di quello di Mare Nostrum, finanziato dalla sola Italia. In un contesto politico reso sempre pi\u00f9 incerto dalle montanti ondate populiste, Juncker decise di correre ai ripari durante un altro discorso sullo stato dell&#8217;Unione, quello del 2015, annunciando la creazione dello\u00a0<em>EU Emergency Trust Fund for<strong> <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/africa-italia-classifiche-investimenti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Africa<\/a><\/strong>\u00a0(eutf).<\/em><\/p>\n<p><strong>Lo Eutf, limiti e vincoli del nuovo strumento<\/strong><br \/>\nQuesto fondo ha da allora operato come un fondo allo <strong>sviluppo<\/strong>, ma d\u2019emergenza, e quindi ricercando risultati di pi\u00f9 breve periodo. Molti analisti si sono fin da subito interrogati sulla consistenza logica di un fondo allo \u201csviluppo di emergenza\u201d, come pu\u00f2 dopotutto il sottosviluppo essere considerato un problema di breve periodo, come si pu\u00f2 pensare di risollevare organicamente l\u2019economia di un Paese con azioni di corto respiro?<\/p>\n<p>Recentemente una Ong paneuropea, la Global Health Advocates (GHA), grazie a 45 interviste rivolte a diverse Ong e attori della societ\u00e0 civile locali, ha stilato un rapporto nel quale vengono indagate in profondit\u00e0 le attivit\u00e0 e i successi dell\u2019<em>Emergency Trust Fund for Africa, <\/em>in cui la creazione di Juncker e della Commissione europea da lui presieduta viene esposta in tutti i suoi limiti.<\/p>\n<p>In primo luogo vi \u00e8 la questione budget: quasi tre miliardi di euro. Una cifra certo importante, specialmente se comparata con i circa tre milioni di euro al mese (alzati poi a nove a seguito dei disastrosi naufragi dell\u2019aprile 2015) dell\u2019operazione Triton. Quasi l\u201980% dei fondi provengono dallo\u00a0<em>European development fund<\/em>, il fondo principale per gli aiuti allo sviluppo europei, il quale ha visto conseguentemente ridotte le sue capacit\u00e0 d\u2019azione e di sviluppo nel lungo periodo.<\/p>\n<p>Ma il vero problema risiede nel fatto che questi fondi, che per legge europea dovrebbero essere deputati allo sviluppo sostenibile e di lungo periodo dei Paesi africani, sono stati usati per un intento sostanzialmente politico, quello di porre un freno al fenomeno migratorio nel breve periodo, spesso con poco interesse per come gli Stati riceventi utilizzavano questi fondi.<\/p>\n<p><strong>Mancanza di collaborazione con agenzie e Paesi partner<\/strong><br \/>\nIn particolare, oltre alla totale mancanza di un quadro di collaborazione con agenzie che gi\u00e0 portano avanti complementari progetti di sviluppo, come la Banca Mondiale, gli Stati Uniti, il Canada, e gli altri progetti bilaterali appartenenti ai singoli Stati membri, il rapporto evidenzia l\u2019ulteriore assenza di una cooperazione tra l\u2019Ue ed i Paesi africani partner.<\/p>\n<p>I progetti finanziati dall\u2019 Eutf sono supervisionati da un comitato operazionale, di cui i Paesi africani fanno parte solo come membri osservatori e non hanno voce in capitolo nella pianificazione, commentando i progetti solo una volta approvati.<\/p>\n<p>Questa politica unilaterale, che non tiene conto delle reali necessit\u00e0 di sviluppo risulta evidente in Senegal. Una delle Ong intervistate ha affermato che il loro progetto era stato bocciato perch\u00e9 comprendeva obiettivi di lungo termine, raggiungibili in quattro anni. Inoltre, i progetti \u201cdi aiuto\u201d venivano attivati solo in quelle aree geografiche di maggior transito per i migranti, a discapito di zone umanitariamente pi\u00f9 bisognose.<\/p>\n<p><strong>Effetti distorsivi e conseguenze negative<\/strong><br \/>\nIn tal senso, la totale mancanza di una strategia per l\u2019allocazione delle risorse in maniera analitica ha portato drastici cambiamenti nei bilanci dei Paesi coinvolti, denotando come l\u2019Unione europea stia dettando le regole piuttosto che stabilire un rapporto di aiuto reciproco. In Niger, parte del budget destinato a settori come l\u2019educazione e la sanit\u00e0 \u00e8 stato riallocato in spese per la sicurezza, con l\u2019intento di bloccare la partenza illegale di migranti.<\/p>\n<p>In poche parole, l\u2019Eutf ha assunto i contorni di una pedina di scambio per garantire ai Paesi africani \u201cfondi allo sviluppo\u201d in cambio della loro accondiscendenza agli interessi degli Stati dell\u2019Unione. Questo significa che l\u2019allineamento, da parte dei Paesi africani, alle richieste dettate dalla politica interna dei Paesi Ue \u00e8 diventato un criterio decisivo per lo stanziamento delle risorse sulla base non di necessit\u00e0 di sviluppo, come povert\u00e0 o accesso a risorse naturali, ma sulla volont\u00e0 di seguire i dettami europei.<\/p>\n<p>La verit\u00e0, \u00e8 che l\u2019Eutf \u00e8 nato come strumento di comunicazione per calmare gli animi di un\u2019opinione pubblica scossa dagli incontrollabili flussi di migratori. L&#8217;Ue avvertiva la necessit\u00e0 di offrire ai suoi cittadini la parvenza di un\u2019azione politica efficace e pianificata per mettere un freno a decine di migliaia di sbarchi.<\/p>\n<p><strong>Un buco nell&#8217;acqua che vanifica il Premio Nobel 2012<\/strong><br \/>\nL\u2019impatto del fondo non \u00e8 stato certo tra i pi\u00f9 proficui in materia di sviluppo. La mancanza di una strategia unificata e del coinvolgimento della societ\u00e0 civile ha fatto pi\u00f9 danni che altro. In Niger, la popolazione giovanile \u00e8 significativamente coinvolta nelle attivit\u00e0 legate al trasporto di migranti, un\u2019attivit\u00e0 che costituisce una delle maggiori fonti di reddito per i giovani nigerini. L\u2019improvvisato giro di vite sui trafficanti ha portato molti giovani non solo a perdere il lavoro, ma a tornare pi\u00f9 sfiduciati di prima nel mercato del trasporto di migranti, in cerca di una forma di sostentamento economico.<\/p>\n<p>Il Fondo di emergenza si \u00e8 dimostrato un buco nell&#8217;acqua. Parole e progetti al vento che hanno deviato l\u2019impegno di fondi da progetti di sviluppo a lungo termine e sostenibili a politiche per il blocco di migranti. Nessuna correlazione inoltre esiste, n\u00e9 studio, che sostenga le sbrigative affermazioni della Commissione che lo sviluppo locale possa portare a una diminuzione degli sbarchi.<\/p>\n<p>Nel 2012, l\u2019Unione europea era stata gratificata del Premio Nobel per la pace, per il suo impegno nella promozione della stabilit\u00e0 e dei diritti umani. Un impegno che sembra aver perduto, trascurato dalla folla corsa al conseguimento di interessi politici di breve termine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel suo ultimo discorso sullo stato dell&#8217;Unione, il rendiconto annuale che ogni settembre il presidente della Commissione europea fa di fronte al Parlamento di Strasburgo riunito in seduta plenaria, Jean-Claude Juncker ha affermato che \u00e8 stata l\u2019Italia, grazie al suo costante sforzo sulla questione migranti, a salvare l\u2019onore di tutta l\u2019Unione europea. 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