{"id":66572,"date":"2017-10-12T13:28:06","date_gmt":"2017-10-12T11:28:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66572"},"modified":"2017-11-03T15:10:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:40","slug":"usa-trump-moda-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/usa-trump-moda-politica\/","title":{"rendered":"Usa: Trump, quando anche le riviste di moda fanno politica"},"content":{"rendered":"<p>Il &#8216;fenomeno <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/usa-trump-preoccupazioni-speranze\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Trump<\/strong><\/a>&#8216; ha coinvolto nei confini del mondo politico settori della societ\u00e0 e dell&#8217;informazione che, di solito, ne restano fuori (o se ne tengono fuori). E, nel contempo, ha fatto da cartina di tornasole alla tendenza dei giornali femminili a uscire dal proprio mondo dorato, esplorando nuove tematiche. Oggi, le pubblicazioni di <strong>moda<\/strong> &#8211; e quelle di spettacolo &#8211; rappresentano una sorta di arma in pi\u00f9 dell&#8217;editoria, proprio perch\u00e9 riescono a presentare argomenti delicati e impegnativi (e per alcuni ostici) in un\u2019ottica nuova e non convenzionale, ed a toccare e attirare cos\u00ec nuovi pubblici.<\/p>\n<p>Questo non vuol dire, ovviamente, che i <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/trump-cento-giorni-tarlo-della-stampa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>media<\/strong><\/a> femminili stiano abbandonando i loro temi principali (moda, spettacolo, viaggi e benessere). Significa piuttosto che stanno rendendo sempre pi\u00f9 evidente il loro impegno civile e politico, affiancando temi considerati leggeri ad argomenti pi\u00f9 &#8216;pesanti&#8217; e dando vita a inediti dibattiti culturali. Nei primi cento giorni di Donald Trump alla Casa Bianca, le maggiori riviste patinate, negli <strong>Usa<\/strong> come in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/trump-italia-no-relazione-privilegiata\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Italia<\/strong><\/a> e nel resto del Mondo, hanno analizzato decisioni e atteggiamenti del magnate presidente dai loro angoli visuali, come avevano gi\u00e0 fatto in campagna elettorale: la loro attenzione, e la loro gestione del &#8216;fenomeno Trump&#8217;, sono state oggetto della mia tesi di laurea magistrale.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;attacco di Vogue al presidente<br \/>\n<\/strong>Anche se all&#8217;inizio gli articoli che comparivano sulle riviste femminili non colpivano in modo particolare, essi hanno progressivamente attirato l\u2019attenzione di osservatori e operatori dell&#8217;informazione. Ha fatto scalpore, per esempio, l\u2019articolo scritto da Lauren Duca, apparso il 10 dicembre 2016 su <em>Teen Vogue <\/em>e intitolato \u201c<em>Donald Trump Is Gaslighting America<\/em>\u201d. Il pezzo ha colpito non solo perch\u00e9 presentava un\u2019attenta e approfondita analisi del &#8216;fenomeno Trump&#8217;, ma soprattutto perch\u00e9 era stato pubblicato da un giornale femminile destinato ai pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p><em>Ma Teen Vogue <\/em>non \u00e8 stata certo l\u2019unica rivista non politica a occuparsi di politica negli ultimi mesi: con Trump, infatti, il giornalismo di intrattenimento ha iniziato a procedere di pari passo con quello politico. Le ragioni del cambiamento di registro affondano nel background di Trump, fatto di imprenditoria, gossip, spettacolo e moda.<\/p>\n<p>Il magnate divenuto presidente era un outsider che si \u00e8 imposto sulla scena politica statunitense, riuscendo a dominarla e ribaltando qualsiasi pronostico. \u00c8 iniziata cos\u00ec una nuova fase (se cos\u00ec possiamo definirla) del giornalismo di intrattenimento statunitense e in seguito europeo. I giornali di moda e spettacolo non avevano una storia consolidata di <em>endorsements<\/em> politici, ma l\u2019elezione di Trump ha capovolto anche questa situazione. Cos\u00ec, molte testate hanno deciso di schierarsi, apertamente o attraverso i propri articoli, contro Trump e la sua politica.<\/p>\n<p>Secondo quanto riferito da diversi media, nel settembre 2016 la direttrice di <em>Vogue USA,\u00a0<\/em>Anna Wintour, un&#8217;icona americana, la donna che ha ispirato &#8216;Il Diavolo veste Prada&#8217;, aveva chiesto ai suoi contatti pi\u00f9 importanti nel mondo della moda di votare per Hillary Clinton. Successivamente, la rivista ha reso pubblico il proprio appoggio alla candidata democratica con un breve editoriale, pubblicato il 18 ottobre 2016. Per la prima volta, un giornale di moda si schierava ufficialmente a favore di un candidato politico, dando il segnale di una nuova tendenza che vede il giornalismo di intrattenimento sempre pi\u00f9 impegnato e attento alle tematiche politiche e sociali.<\/p>\n<p><strong>Come si sono comportati i media &#8216;d&#8217;intrattenimento&#8217; negli Usa<\/strong><br \/>\nPoco dopo altri giornali femminili hanno abbracciato la causa anti &#8211; Trump, e anche i giornalisti di intrattenimento sono stati coinvolti negli scontri fra il presidente Trump e i media. Lontani da fredde analisi politiche, i giornalisti di intrattenimento riescono a destreggiarsi con eleganza tra temi molto diversi tra loro, che sono affrontati con seriet\u00e0 e leggerezza allo stesso tempo.<\/p>\n<p>Tra i tanti citiamo Graydon Carter, direttore di <em>Vanity Fair USA<\/em>, che \u00e8 stato pi\u00f9 volte attaccato su Twitter dal presidente dopo una stroncatura sulla rivista del Trump Grill, il ristorante del magnate nella Trump Tower di New York. Secondo il celebre mensile, infatti, la pessima cucina del locale rivelava &#8220;<em>tutto ci\u00f2 che avete bisogno di sapere sul nostro prossimo presidente\u201d<\/em>, affermazione che non \u00e8 piaciuta affatto al magnate.<\/p>\n<p>Della guerra fra il presidente Trump e i media americani ha ampiamente scritto, sempre su <em>Vanity Fair USA<\/em>, anche James Warren, che con tagliente ironia ha analizzato e descritto la situazione dei media statunitensi, invitando per\u00f2 i suoi colleghi a non esagerare nei loro attacchi, per non perdere credibilit\u00e0 agli occhi del grande pubblico.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;eco sulle riviste patinate italiane<\/strong><br \/>\nMeno coinvolti sono stati, ovviamente, i giornali femminili italiani (e in generale europei), anche se il fenomeno Trump ha comunque trovato spazio tra le pagine delle riviste di intrattenimento nostrane. <em>Vanity Fair Italia<\/em>, ad esempio, ha dedicato numerosi articoli all&#8217;elezione di Trump e alle reazioni da essa suscitate. I suoi redattori hanno dato spazio sia agli oppositori che ai sostenitori del presidente: ad esempio, Chiara Pizzimenti, nei suoi articoli, ha intervistato i sostenitori di Trump e presentato il loro punto di vista, dando voce anche all\u2019America che ha votato per l&#8217;attuale presidente.<\/p>\n<p>Ancora, Marta Stella per <em>Marie Claire Italia <\/em>e Laura Tortora per <em>Vogue Italia<\/em> hanno parlato di Trump nei loro articoli dedicati alla moda. In particolare, la Stella ha posto un\u2019interessante domanda al pubblico italiano: <em>La moda pu\u00f2 fare politica?,\u00a0<\/em>quesito a cui non \u00e8 semplice rispondere. Cos\u00ec come le riviste femminili, infatti, anche il settore della moda non gode sempre di ottime reputazione e credibilit\u00e0 agli occhi del grande pubblico. L\u2019impegno civile di numerosi designer e stilisti ha, per\u00f2, dimostrato che anche l\u2019industria della moda pu\u00f2 (e forse, anzi, deve) dedicare attenzione ad argomenti di politica e attualit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il &#8216;fenomeno Trump&#8216; ha coinvolto nei confini del mondo politico settori della societ\u00e0 e dell&#8217;informazione che, di solito, ne restano fuori (o se ne tengono fuori). E, nel contempo, ha fatto da cartina di tornasole alla tendenza dei giornali femminili a uscire dal proprio mondo dorato, esplorando nuove tematiche. 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