{"id":66602,"date":"2017-10-13T23:57:08","date_gmt":"2017-10-13T21:57:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66602"},"modified":"2017-11-03T15:10:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:39","slug":"ue-voto-supplizio-pendolo-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/ue-voto-supplizio-pendolo-europa\/","title":{"rendered":"Ue: da un voto all&#8217;altro, il supplizio del pendolo in Europa"},"content":{"rendered":"<p>E la luce fu. Dopo un <em>annus horribilis <\/em>che ci aveva dato Brexit, Trump e una serie ininterrotta di successi populisti nelle urne e nei sondaggi, le <strong>elezioni<\/strong> olandesi ma soprattutto francesi avevano dato un segnale chiaro che la marea in <strong>Europa<\/strong> cominciava a rifluire. La marcia trionfale di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/ue-europa-macron-lezione-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Macron<\/strong> <\/a>verso l\u2019insediamento sulle note dell\u2019inno europeo fu accolta con incoraggiante entusiasmo a Berlino. Anche sull&#8217;onda di una sempre pi\u00f9 consolidata ripresa economica, il nuovo \u201cvento nelle vele dell\u2019 Europa\u201d ha trovato espressione prima nel discorso di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/ue-urra-pe-juncker\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Juncker<\/strong><\/a> sullo stato dell\u2019Unione, poi in quello di Macron alla Sorbona.<\/p>\n<p><strong>Il contraccolpo delle elezioni tedesche<\/strong><br \/>\nEccoci alle elezioni tedesche: un risultato in parte prevedibile, ma peggiore delle attese. Il giudizio pi\u00f9 diffuso \u00e8 che ci\u00f2 render\u00e0 pi\u00f9 difficili aperture verso le proposte di Juncker e di Macron. Gli analisti pi\u00f9 accorti si sono per\u00f2 affrettati a spiegare che nemmeno l\u2019auspicata riconduzione della &#8216;grande coalizione&#8217; avrebbe costituito una passeggiata per il dialogo; il breve testamento politico consegnato da Schaeuble all&#8217;ultimo Ecofin ne \u00e8 una chiara testimonianza.<\/p>\n<p>Quanto basta per decretare la fine delle grandi speranze e descrivere un\u2019 Europa orfana di una <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/germania-terremoto-bundestag-merkel\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Merkel<\/strong> <\/a>in declino e nelle mani di un presidente francese ancora troppo fragile e persino troppo &#8216;gollista&#8217;. In questo senso, a conferma che il riflusso della marea \u00e8 solo parziale, sono intervenuti anche altri attori: da una parte governi come l\u2019olandese, l\u2019austriaco e gli scandinavi condizionati da un\u2019opinione pubblica reticente; dall&#8217;altra i Paesi del Gruppo di Visegrad prevalentemente sovranisti e timorosi di essere relegati ai margini di un\u2019Europa a cerchi concentrici.<\/p>\n<p><strong>La finestra d&#8217;opportunit\u00e0 s&#8217;\u00e8 gi\u00e0 chiusa?<\/strong><br \/>\n\u00c8 sufficiente questo movimento del pendolo, particolarmente destabilizzante per il dibattito italiano, per dire che avevamo scherzato e che la finestra di opportunit\u00e0 citata da Juncker si \u00e8 rapidamente chiusa? La risposta \u00e8: non necessariamente, ma a condizione di affrontare i problemi per il verso giusto. In primo luogo, non si pu\u00f2 dimenticare che Macron e Merkel hanno investito sull\u2019 Europa, rispettivamente nel loro primo e ultimo mandato, troppo capitale politico per rassegnarsi facilmente alla sconfitta.<\/p>\n<p>In secondo luogo, le resistenze in gran parte prevedibili che si stanno manifestando hanno un solo sbocco possibile: il mantenimento dello status quo. In politica lo status quo \u00e8 sempre attraente e a questa tendenza concorrono pulsioni e interessi politici a volte contraddittori ma non per questo meno potenti. Il primo compito di chi vuole le riforme \u00e8 quindi di concentrarsi non su ci\u00f2 che \u00e8 desiderabile, ma su ci\u00f2 che \u00e8 necessario. In altri termini, cominciare con la dimostrazione che lo status quo non pu\u00f2 funzionare.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;attrazione e il paradosso dello status quo<\/strong><br \/>\nNon ci troviamo di fronte a una pagina bianca: mantenere lo status quo vuol dire restare con le regole e gli strumenti attuali. Il paradosso \u00e8 che quasi tutti convengono che il sistema attuale funziona male, che la posizione dell\u2019 Europa \u00e8 ancora troppo fragile e che la ripresa in atto non ci mette al riparo da una nuova crisi economica o finanziaria.<\/p>\n<p>In terzo luogo, lo stallo \u00e8 dovuto non solo a contingenze di politica interna e all&#8217;obiettiva difficolt\u00e0 delle scelte da compiere, ma anche al crollo di fiducia reciproca che si \u00e8 installato dopo l\u2019inizio della grande crisi. Bisogna quindi cominciare a occuparsi di ci\u00f2 che \u00e8 urgente e dimostrare concretamente che \u00e8 possibile sbloccare meccanismi che sembravano definitivamente inceppati.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 vale per la politica estera, per la collaborazione in materia di sicurezza e di terrorismo, per l\u2019immigrazione e per misure che permettano il rilancio della produttivit\u00e0 e della competitivit\u00e0 dell\u2019economia. I discorsi di Juncker e di Macron offrono larga materia per delle discussioni concrete e realistiche. Se torner\u00e0 la fiducia, il medio termine seguir\u00e0. Lo abbiamo appreso dalla pi\u00f9 tenera infanzia: nulla incita a compiere lunghi percorsi come la consapevolezza che si \u00e8 capaci di camminare.<\/p>\n<p><strong>I temi pi\u00f9 controversi legati alla governance dell&#8217;eurozona<\/strong><br \/>\n\u00c8 tuttavia inutile illudersi che un rilancio \u201cper vie laterali\u201d ci possa esimere dall&#8217;affrontare i temi pi\u00f9 controversi legati alla governance dell\u2019euro-zona. Tutte le idee che circolano, da quelle che privilegiano la condivisione a quelle che privilegiano la riduzione dei rischi, comportano una radicale modifica delle regole esistenti e in alcuni casi anche dei trattati. Ci\u00f2 vale per le ambiziose proposte di Macron, ma anche per i passaggi pi\u00f9 aborriti del testamento di Schaeuble. I casi sono due: o restiamo con le regole esistenti smettendo per\u00f2 di criticarle, oppure tutti dovranno mettere acqua nel loro vino ideologico.<\/p>\n<p>Cosa vuol dire tutto questo dal punto di vista italiano? A nessuno sfugge che l\u2019Italia si trova in una delicata e incerta fase di transizione politica. Se vogliamo restare credibili in attesa delle scadenze elettorali, per prima cosa sarebbe necessario un impegno delle forze politiche che aspirano a governare sul rispetto della tenuta dei conti pubblici e delle regole esistenti; come del resto ha fatto Macron nel momento in cui proponeva riforme ambiziose.<\/p>\n<p><strong>Immigrazione e unione bancaria le priorit\u00e0 italiane<\/strong><br \/>\nInoltre, dobbiamo chiederci cosa \u00e8 prioritario e realisticamente possibile dal punto di vista dei nostri interessi. Molti punti dell\u2019agenda Macron\/Juncker possono trovarci consenzienti, ma per noi le priorit\u00e0 sono chiaramente due: l\u2019immigrazione e l\u2019unione bancaria. Sulla prima, anche per merito del recente attivismo italiano, i progressi sono evidenti e si tratta di continuare sulla strada intrapresa.<\/p>\n<p>La vicenda dell\u2019unione bancaria \u00e8 molto pi\u00f9 complessa e molte nostre rivendicazioni sono legittime. Tuttavia non possiamo dimenticare di essere anche parte del problema. Ci\u00f2 vale per la questione dei\u00a0<em>non-performing loans<\/em>\u00a0che ha infiammato il recente dibattito, come per l\u2019eccessiva accumulazione di debiti sovrani italiani nei bilanci delle nostre banche.<\/p>\n<p>Definire una pi\u00f9 accorta strategia negoziale non basta perch\u00e9 essa non avr\u00e0 successo se non sar\u00e0 capita e condivisa anche dall&#8217;opinione pubblica. La narrativa italiana sull&#8217; Europa \u00e8 malata e provinciale. Bisogna uscire dalla schizofrenia di fantasticare di alleanze che esistono solo nella nostra immaginazione, ma anche di vivere l\u2019Europa come un costante complotto ai nostri danni. Una cosa \u00e8 definire i nostri legittimi interessi, un\u2019altra \u00e8 rifiutarsi di misurarli con il mondo circostante, compreso il giudizio dei mercati. Su questa strada ogni negoziato sar\u00e0 a priori percepito come una sconfitta e ogni compromesso come un\u2019imposizione. Non \u00e8 ci\u00f2 che vogliamo, n\u00e9 ci\u00f2 che l\u2019 Europa si aspetta da noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E la luce fu. Dopo un annus horribilis che ci aveva dato Brexit, Trump e una serie ininterrotta di successi populisti nelle urne e nei sondaggi, le elezioni olandesi ma soprattutto francesi avevano dato un segnale chiaro che la marea in Europa cominciava a rifluire. 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