{"id":66738,"date":"2017-10-22T15:18:13","date_gmt":"2017-10-22T13:18:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66738"},"modified":"2017-11-03T15:10:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:35","slug":"emirati-arabi-lunga-mano-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/emirati-arabi-lunga-mano-gaza\/","title":{"rendered":"Emirati Arabi: &#8216;lunga mano&#8217; su Gaza con placet saudita"},"content":{"rendered":"<p>La lunga mano degli <strong>Emirati<\/strong> del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/golfo-qatar-boicottaggio-fallito\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Golfo<\/strong> <\/a>si estende, con il <em>placet<\/em> saudita, anche su <strong>Gaza<\/strong>, mentre Anp-Fatah e Hamas firmano un accordo di riconciliazione al Cairo, mediato dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/italia-egitto-regeni-ambasciatore\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Egitto<\/strong><\/a> e sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti (Eau). Inserendosi nel vuoto geopolitico lasciato dal Qatar, grande finanziatore della Striscia, ma oggi costretto al ripiegamento dalla crisi interna al Consiglio di Cooperazione del Golfo, Abu Dhabi promette 15 milioni di dollari mensili di aiuti alla popolazione di Gaza, pi\u00f9 la costruzione del nuovo impianto elettrico.<\/p>\n<p>Doha aveva ospitato la conferenza programmatica di Hamas lo scorso maggio. Adesso, il movimento ha tolto dallo statuto i riferimenti alla Fratellanza Musulmana, invisa agli emiratini, compiendo cos\u00ec una vistosa inversione di rotta verso Abu Dhabi, che ricorda il repentino &#8216;cambio di campo&#8217; del Sudan nel 2016 (dall\u2019Iran ai sauditi), sempre per ragioni di <em>budget security<\/em>. L\u2019asse geopolitico tra Emirati, Egitto (e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/israele-palestina-viaggio-2-stati-possibili\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Israele<\/strong><\/a>) non \u00e8 mai stato cos\u00ec forte.<\/p>\n<p><strong>Prove di riconciliazione palestinese<br \/>\n<\/strong>L\u2019accordo politico del 13 ottobre fra Hamas e Al-Fatah per il governo dei territori palestinesi segna un punto a favore della strategia egiziana di stabilizzazione del proprio vicinato. L\u2019intesa del Cairo prevede un governo congiunto dei territori di Cisgiordania e Gaza, il ritorno nella Striscia dei funzionari dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp) &#8211; assenti dalla guerra del 2007 -, nonch\u00e9 \u00a0la cessione dei controlli delle frontiere di Gaza all\u2019Anp.<\/p>\n<p>Il nodo del disarmo dell\u2019ala militare degli islamisti, le Brigate Izzedin al-Qassam, rimane per\u00f2 irrisolto e allarma Israele. Il riavvicinamento tra Hamas e Anp mette comunque in luce le divisioni nel campo palestinese (vedi sicurezza) e le profonde fratture dentro il primo, in cui l\u2019ala militare appare sempre pi\u00f9 radicalizzata.<\/p>\n<p>Il movimento della Striscia deve poi confrontarsi con una persistente crisi economica, peggiorata dal blocco degli investimenti qatarini: gli Eau si sono inseriti proprio in questo contesto. La <em>d\u00e9tente<\/em> fra Hamas ed Egitto \u00e8 di reciproco interesse: i primi vogliono migliorare le relazioni con gli egiziani e soprattutto con gli altri Stati sunniti della regione (Arabia Saudita ed Emirati) in chiave economica, mentre i secondi puntano a stabilizzare il Sinai, interrompendo il flusso illegale di armi e beni via tunnel da\/verso Gaza.<\/p>\n<p><strong>Dahlan, l&#8217;uomo chiave della strategia emiratina<br \/>\n<\/strong>In questo gioco di (dis)equilibri e di (ri)composizioni di alleanze, gli Eau si pongono in sintesi perfetta tra le esigenze securitarie egiziane (stabilizzazione di Striscia di Gaza e Sinai) e le ambizioni diplomatiche saudite (contenimento regionale dell\u2019Iran). Infatti, l\u2019obiettivo di Mohammed bin Zayed Al-Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi, \u00e8 ridurre l\u2019influenza dei Fratelli Musulmani tra i palestinesi, come desidera Il Cairo, allontanando nel frattempo Hamas dall\u2019Iran, blandendo cos\u00ec Riad.<\/p>\n<p>L\u2019uomo-chiave di questa strategia \u00e8 Mohammed Dahlan, 56 anni, ex capo della sicurezza di Fatah a Gaza, esiliato ad Abu Dhabi dal 2011 e molto vicino agli Al-Nahyan. Le donazioni promesse dagli emiratini per Gaza passerebbero proprio da lui, cos\u00ec come l\u2019attuazione dell\u2019accordo del Cairo, grazie anche a una rete di relazioni personali con la leadership di Hamas. Inoltre, Dahlan ha costruito ottimi contatti con il generale libico Khalifa Haftar: la confinante Libia \u00e8 un altro terreno di scontro geopolitico fra il duo Emirati-Arabia e il Qatar.<\/p>\n<p><strong>L\u2019asse saudita-emiratino-egiziano (pi\u00f9 Israele)<br \/>\n<\/strong>L\u2019asse tra sauditi, emiratini ed egiziani (che non dispiace a Israele) si era gi\u00e0 manifestato con la contro-rivoluzione del Cairo targata Al-Sisi. Ed \u00e8 lo stesso fronte che appoggia l\u2019ascesa di Haftar nei nuovi equilibri libici. Questo allineamento \u00e8 anche marittimo: infatti, con il trasferimento delle isole egiziane di Tiran e Sanafir all\u2019Arabia Saudita (giugno 2017), i sauditi controllano ora l\u2019accesso al Golfo di Aqaba e, in caso di escalation, potrebbero interdirlo sia agli iraniani che ai qatarini, senza scontrarsi politicamente n\u00e9 con gli egiziani n\u00e9 con gli israeliani, preservando uno dei pilastri securitari del Trattato di pace di Camp David.<\/p>\n<p><strong>Abu Dhabi e la polveriera Sinai<br \/>\n<\/strong>Per i sauditi e soprattutto per gli emiratini, il Sinai e il passaggio tra Mar Rosso e\u00a0Canale di Suez sono aree d\u2019interesse nazionale: non solo per investimenti infrastrutturali<em> in loco<\/em> e navigabilit\u00e0 delle vie commerciali, ma anche per la necessit\u00e0 di assicurare un retroterra strategico alle nuove basi militari africane tra Gibuti (Arabia), Eritrea e Somaliland (Emirati). Questa visione olistica richiede per\u00f2 la messa in sicurezza dell\u2019intera penisola del Sinai, ostaggio di violenze incrociate tra esercito egiziano, comunit\u00e0 beduine in parte radicalizzate e gruppi salafiti-<em>jihadisti<\/em>. Dal Sinai, le cellule <em>jihadiste<\/em> possono infatti accedere all\u2019Africa Mediterranea (Libia orientale ed Egitto continentale) e al Vicino Oriente (Striscia di Gaza ed Israele). Pertanto, un<em> re-engagement<\/em> di Hamas \u00e8 cruciale per la strategia egiziana, ma anche e soprattutto per i disegni geopolitici degli ambiziosi emiratini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La lunga mano degli Emirati del Golfo si estende, con il placet saudita, anche su Gaza, mentre Anp-Fatah e Hamas firmano un accordo di riconciliazione al Cairo, mediato dall\u2019Egitto e sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti (Eau). 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