{"id":66750,"date":"2017-10-23T13:29:33","date_gmt":"2017-10-23T11:29:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66750"},"modified":"2017-11-03T15:10:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:35","slug":"democrazia-eterodiretta-classe-dirigente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/democrazia-eterodiretta-classe-dirigente\/","title":{"rendered":"Democrazia eterodiretta e ricerca d&#8217;una classe dirigente"},"content":{"rendered":"<p>Dal 23 settembre, da circa un mese, \u00e8 ufficiale il nome del candidato premier che guider\u00e0 il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche: il &#8216;campione&#8217;, Luigi Di Maio , \u00e8 stato designato con\u00a0\u00a0una votazione online che ha coinvolto circa il 20% degli iscritti. Meno di 40.000 persone hanno eletto, tramite una piattaforma privata, il leader del <strong>partito<\/strong> che si \u00e8 affermato sulla scena politica italiana in nome della democrazia diretta e della lotta all&#8217;opacit\u00e0 istituzionale; e che si fa vanto di un tasso di partecipazione popolare di gran lunga superiore ai partiti tradizionali come il Partito Democratico (Pd), il principale partito di governo, che alle primarie del maggio 2017 (svoltesi presso seggi elettorali e con contributo obbligatorio di due euro) ha registrato quasi due milioni di votanti.<\/p>\n<p>La contraddizione \u00e8 lampante ma non stupefacente. La <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/polonia-sfida-bruxelles\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>campagna<\/strong><\/a> referendaria per la permanenza della Gran Bretagna nell&#8217;Unione europea, dove le frange pi\u00f9 conservatrici del mondo politico e imprenditoriale britannico hanno convogliato il disagio socio-economico delle fasce pi\u00f9 deboli della popolazione verso quella che si va sempre pi\u00f9 concretizzando come una svolta iperliberista, e le elezioni presidenziali Usa, in cui un controverso miliardario erede di uno dei pi\u00f9 noti immobiliaristi di New York si \u00e8 affermato sulla rivale democratica ergendosi a paladino dei <em>populares<\/em> e dichiarando guerra all\u2019<em>establishment<\/em>, sono eloquenti affreschi dell\u2019ampiezza e della profondit\u00e0 del fenomeno che potremmo chiamare &#8216;<strong>democrazia eterodiretta<\/strong>&#8216;.<\/p>\n<p>Per comprenderne la natura, per\u00f2, non \u00e8 necessario elaborare nessun nuovo modello. E&#8217; sufficiente riprendere in mano quello classico.<\/p>\n<p><strong>La politica della rabbia e l&#8217;aumento scontato del tasso di demagogia<\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.project-syndicate.org\/commentary\/the-politics-of-anger-by-dani-rodrik-2016-03\/italian\">Come osserva l\u2019economista Dani Rodrik<\/a>, sin dalla fine degli Anni Novanta non era difficile prevedere un aumento del tasso di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/12\/populisti-europei-nessuno-entra-la-scarpetta-cristallo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>demagogia<\/strong><\/a> sulla scena politica occidentale: l\u2019unico aspetto sconcertante \u00e8 lo stupore che ha suscitato in larga parte della <strong>classe dirigente<\/strong>. L&#8217;ondata di globalizzazione ha ampliato drammaticamente i gi\u00e0 pericolosi squilibri che si andavano delineando nelle economie pi\u00f9 avanzate sin dagli Anni Settanta, replicando uno schema gi\u00e0 manifestatosi all&#8217;avvento delle ondate precedenti.<\/p>\n<p>Agli albori del Gold Standard, all&#8217;inizio del XX Secolo, le forze politiche tradizionali si spesero cos\u00ec alacremente in campo internazionale e sovranazionale, si appiattirono cos\u00ec acriticamente sulla prospettiva del progresso a ogni costo propugnata dai grandi attori economici, da trascurare quasi del tutto i capisaldi del paradigma che assicurava l\u2019armonia sociale all&#8217;interno delle proprie Nazioni: le politiche redistributive e la tutela delle guarentigie costituzionali garantite dalla cittadinanza.<\/p>\n<p>L\u2019errore strategico risult\u00f2 fatale alla classe dirigente liberale di inizio secolo e mise a disposizione dell\u2019ideologia comunista e di quella fascista terreno fertile in cui proliferare. A circa un secolo di distanza la dinamica si ripete.<\/p>\n<p>Le principali forze politiche, tacciate sprezzantemente dai <em>populares<\/em> di globalismo, hanno chiuso gli occhi per oltre vent&#8217;anni sull&#8217;aumento delle disuguaglianze economiche e dell\u2019emarginazione sociale, sulla crescente difficolt\u00e0 degli ordinamenti costituzionali nazionali a tutelare i diritti e le libert\u00e0 di tutti i cittadini, confidando nella capacit\u00e0 dei grandi conglomerati multinazionali di accelerare la corsa verso un non meglio precisato futuro in cui equit\u00e0 e progresso procederanno di pari passo.<\/p>\n<p>Mentre i colossi dell\u2019<em>high tech <\/em>si preparano all&#8217;era delle macchine intelligenti e alla corsa allo spazio, mentre l\u2019industria farmaceutica mette a segno i primi grandi successi nella lotta al cancro e la biotecnologia si protende verso dimensioni fantascientifiche, decine di milioni di persone continuano a lottare nelle opulente democrazie occidentali per l\u2019accesso ai servizi essenziali o a cure mediche specialistiche, per un reddito dignitoso o per il riconoscimento di diritti fondamentali.<br \/>\nCome un secolo fa, la classe dirigente dimentica il potere di persuasione che i bisogni materiali sono in grado di esercitare sugli esseri umani, mettendo ancora una volta a repentaglio il fragile equilibrio su cui si reggono le grandi democrazie occidentali sin dagli albori della societ\u00e0 di massa, in nome di un pragmatismo ingenuo e utopico.<\/p>\n<p><strong>Dalla rivoluzione a un\u2019<em>\u00e9lite<\/em>, la prova del nove della classe dirigente<em><br \/>\n<\/em><\/strong>Una volta chiarita la natura dell\u2019onda che monta non \u00e8 difficile spiegarne le idiosincrasie. Il nuovo populismo si nutre dell\u2019inerzia dell\u2019attuale classe politica, trae vigore dalla crisi delle identit\u00e0 nazionali e dall&#8217;aumento delle diseguaglianze, indirizza l\u2019insicurezza e l\u2019inquietudine sociale verso un bersaglio chiaro e alla portata di tutti. Tuttavia, ogni proposta di cambiamento radicale dell\u2019ordine sociopolitico si qualifica nel momento in cui viene chiamata a esprimere un\u2019\u00e9<em>lite<\/em>, una classe dirigente.<\/p>\n<p>Se riesce a esprimerla, si trasforma in una rivoluzione e, seppur sconfitta, lascer\u00e0 il segno nella Storia della comunit\u00e0 che investe. Se non ci riesce, rimane una <em>jacquerie<\/em> e andr\u00e0 incontro a un\u2019inevitabile disfatta che non lascer\u00e0 alcuna traccia nella memoria collettiva.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/books.google.it\/books\/about\/Populismo_2_0.html?id=km6ZDgAAQBAJ&amp;redir_esc=y&amp;hl=it\">La natura post-ideologica e post-politica del populismo 2.0<\/a>, la retorica violenta e divisiva dei suoi leader, la vacua intransigenza dei suoi programmi di governo impediscono la formazione di una classe dirigente interna e ostacolano l\u2019assimilazione di una classe dirigente esterna. Di conseguenza, nel corso della loro scalata al potere le forze politiche populiste sono costrette a cooptare <em>\u00e9lites<\/em> di cui non condividono il sistema valoriale e gli obiettivi finali, sulla sola base di comuni interessi contingenti.<\/p>\n<p>Il confronto tra le <em>\u00e9lites<\/em> e la base elettorale, che nei partiti tradizionali avviene in larga parte pubblicamente, nei partiti populisti avviene perci\u00f2 prevalentemente dietro le quinte, senza nessuna trasparenza e con reciproca diffidenza. Ciascuno dei contraenti vede nelle altre parti un taxi con cui raggiungere i propri scopi, piuttosto che alleati con cui vincere una serie di battaglie.<\/p>\n<p>La composizione dell\u2019Amministrazione Trump \u00e8 un eloquente affresco di questa dinamica.<br \/>\nE anche i partiti populisti europei, che ancora conservano la purezza originaria in ragione degli insuccessi elettorali, al progredire delle responsabilit\u00e0 di governo non potranno fare altrimenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 23 settembre, da circa un mese, \u00e8 ufficiale il nome del candidato premier che guider\u00e0 il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche: il &#8216;campione&#8217;, Luigi Di Maio , \u00e8 stato designato con\u00a0\u00a0una votazione online che ha coinvolto circa il 20% degli iscritti. 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