{"id":66855,"date":"2017-10-31T00:16:26","date_gmt":"2017-10-30T23:16:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66855"},"modified":"2017-11-03T15:10:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:10:30","slug":"kirghizistan-anomalia-russia-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/kirghizistan-anomalia-russia-cina\/","title":{"rendered":"Kirghizistan: l\u2019anomalia dell\u2019Asia centrale fra Russia e Cina"},"content":{"rendered":"<p>Con l\u2019elezione del nuovo presidente Sooronbai <strong>Jeenbekov,<\/strong>\u00a0il 15 ottobre scorso, la repubblica del <strong>Kirghizistan<\/strong> ha realizzato quello che altrove in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/asia-centrale-linfinita-guerra-fredda-dei-russi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Asia centrale<\/strong><\/a> sembra un miraggio, ovvero un avvicendamento ai vertici di potere. Il piccolo Paese &#8211; appena sei milioni di abitanti &#8211; ha eletto al primo turno e a larga maggioranza il suo quarto presidente dall\u2019indipendenza dall\u2019Unione sovietica. Un\u2019eccezione che si fa notare, su pi\u00f9 larga scala, anche in quella parte del mondo post-sovietico che orbita tuttora attorno a Mosca, e questo nonostante la povert\u00e0 diffusa, la corruzione imperante, e tutti i limiti evidenti del recente e fragile sviluppo del sistema politico ed economico kirghiso.<\/p>\n<p>Altro dato notevole, in quest\u2019ultima consultazione, \u00e8 che si \u00e8 trattato del primo passaggio di potere pacifico, dopo che i primi due presidenti &#8211; Askar Akayev e Kurmanbek Bakiyev, rispettivamente nel 2005 e nel 2010 -, erano stati rovesciati da tumulti popolari. In particolare, come il secondo \u00e8 costato la vita di centinaia di persone, nei disordini avvenuti prima e dopo la deposizione del presidente. Un segno importante, che potrebbe porre le basi per una futura democratizzazione e stabilizzazione del Paese centroasiatico.<\/p>\n<p><strong>Atambayev dietro Jeenbekov<\/strong><br \/>\nEppure, Jeenbekov non \u00e8 certo un volto nuovo della politica kirghisa. Prima della recente elezione a presidente era gi\u00e0 stato designato primo ministro nel marzo 2016, carica cui ha rinunciato dopo la candidatura alla prima carica dello Stato, e in precedenza era stato ministro dell\u2019Agricoltura e governatore della regione meridionale di Osh, dove risiede fra l\u2019altro una minoranza uzbeka che \u00e8 stata vittima nel 2010 di violenze e massacri dopo la deposizione di Bakiyev. Delfino designato dal suo predecessore Almazbek <strong>Atambayev<\/strong>, al potere dal 2011, Jeenbekov ha sconfitto a sorpresa al primo turno con il 55% dei voti l\u2019oligarca del petrolio Omurbek <strong>Babanov<\/strong>, attestatosi al 35%, con venti punti percentuali di distacco dal vincitore. Assai magro, invece, il bottino degli altri nove candidati che hanno preso parte al voto.<\/p>\n<p>Si \u00e8 trattato della prima consultazione presidenziale dopo la riforma costituzionale del 2010. Questa ha posto come limite massimo un termine di sei anni per il mandato del presidente della Repubblica, limitandone i poteri. Un\u2019ulteriore riforma, lo scorso anno, ha promosso ulteriormente un rafforzamento della figura del primo ministro a discapito del capo dello Stato. Una mossa che molti critici hanno letto come un tentativo di Atambayev di perpetuare il suo potere con l\u2019espediente di un suo futuro e ipotetico passaggio da presidente a primo ministro.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 certo \u00e8 che Atambayev \u00e8 oggi visto da molti come il burattinaio della politica kirghisa, l\u2019uomo ombra dietro al suo successore Jeenbekov. Un ruolo che il neoeletto presidente, finora, non si \u00e8 certo premurato di evitare. Nel suo discorso dopo la vittoria, Jeenbekov ha parlato dei \u201cgrandi risultati\u201d dei sei anni di presidenza di Atambayev, prefiggendosi come obiettivo quello di \u201cpreservare quanto \u00e8 stato raggiunto, e rafforzare quanto \u00e8 stato iniziato\u201d.<\/p>\n<p><strong>Distensione con il Kazakistan?<\/strong><br \/>\nUn segno di discontinuit\u00e0, almeno da un punto di vista retorico, si \u00e8 avuto invece nei toni concilianti usati dal neoeletto presidente \u2013 che entrer\u00e0 in carica a inizio dicembre \u2013 nei confronti delle crescenti tensioni con il <strong>Kazakistan<\/strong>. E questo nonostante il presidente kazako Nursultan Nazarbaev abbia appoggiato apertamente, nel corso della campagna elettorale in Kirghizistan, il maggiore rivale di Jeenbekov, il magnate Babanov. Ma \u00e8 presto per dirlo, e in generale non si attendono grandi stravolgimenti nella linea politica adottata dal nuovo presidente.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che una distensione con il vicino kazako, assai pi\u00f9 ricco e influente, appare una necessit\u00e0 imprescindibile non solo politica, ma anche economica per Bishkek. Pur essendo entrambi membri (insieme a Russia, Bielorussia e Armenia) della <strong>Comunit\u00e0 economica eurasiatica<\/strong> guidata da Mosca, continuano a crescere le tensioni, con ripercussioni anche sul transito di merci alla frontiera fra i due Paesi. Il Kirghizistan, che confina con la <strong>Cina<\/strong>, ha bisogno di un passaggio proprio dal Kazakistan per poter raggiungere la <strong>Russia<\/strong>, e anche per questo l\u2019adesione kirghisa al progetto economico e politico voluto da Putin ha dato fino ad ora ben pochi frutti.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo di Mosca<\/strong><br \/>\nUn progetto, quello eurasiatico, creato da Mosca anche con l\u2019intento di consolidare e rafforzare la sua presenza politica e economica in un\u2019area di assoluta priorit\u00e0 strategica e energetica come l\u2019Asia centrale, dove l\u2019avanzata cinese minaccia di rimettere in discussione un\u2019egemonia che dura ininterrotta dal XIX secolo.<\/p>\n<p>Due attori che, pur nella diversit\u00e0 di visioni e approcci, non hanno certo giovato allo sviluppo democratico della regione nel suo insieme, che a oltre un quarto di secolo dalla dissoluzione dell\u2019Urss appare ancora oggi segnata da una serie invariabile di autocrazie, senza alcun ricambio ai vertici di potere. Un panorama analogo contraddistingue, fra l\u2019altro, anche la gi\u00e0 citata Comunit\u00e0 economica eurasiatica, con la parziale eccezione dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/armenia-elezioni-scelta-continuita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Armenia<\/a>.<\/p>\n<p>Ed ecco allora, se vista da questa prospettiva, che l\u2019eccezione kirghisa riveste oggi particolare importanza nel panorama post-sovietico. Se \u00e8 presto per parlare di una democratizzazione compiuta, e ancor pi\u00f9 azzardato pensare che il Kirghizistan possa rappresentare, al momento, un modello politico e istituzionale capace di muovere gli equilibri della regione, non si pu\u00f2 d\u2019altra parte negare, almeno in termini comparativi, come queste elezioni rappresentino finora uno dei maggiori successi conseguiti nella lunga via della democratizzazione della regione.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Roman Gainanov\/Xinhua via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con l\u2019elezione del nuovo presidente Sooronbai Jeenbekov,\u00a0il 15 ottobre scorso, la repubblica del Kirghizistan ha realizzato quello che altrove in Asia centrale sembra un miraggio, ovvero un avvicendamento ai vertici di potere. 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