{"id":66885,"date":"2017-11-02T14:44:14","date_gmt":"2017-11-02T13:44:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=66885"},"modified":"2017-11-06T23:01:31","modified_gmt":"2017-11-06T22:01:31","slug":"italia-malato-europa-ragioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/italia-malato-europa-ragioni\/","title":{"rendered":"Italia malato d&#8217;Europa: quattro ragioni per cui \u00e8 forse vero"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 l\u2019\u00a0<strong>Italia<\/strong> il malato d\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/difesa-squadra-europea-giocatori-forti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Europa<\/strong><\/a>, come titolava un articolo del <em>Guardian <\/em>un anno fa? L\u2019 Italia non \u00e8 sola a trovarsi in una situazione difficile, esposta alle molteplici sfide che affliggono l\u2019Unione. Ma per quattro ragioni il nostro Paese \u00e8 effettivamente un <em>unicum<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Primo: un Paese diviso sulle scelte di politica estera<br \/>\n<\/strong>Primo, \u00e8 un paese profondamente diviso sulle scelte di <strong>politica estera<\/strong>. La iniziale frattura tra destra e sinistra sul ruolo dell\u2019 Italia in Europa e in rapporto con gli Stati Uniti era progressivamente scomparsa. Non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec, ed in particolare non \u00e8 pi\u00f9 cosi sui temi europei. La <a href=\"#Figura_1\">Figura 1<\/a> descrive un trend nel sostegno per l\u2019Ue che \u00e8 raro trovare altrove. L\u2019opinione pubblica italiana \u00e8 oggi tornata dove eravamo cinquant&#8217;anni fa, se non peggio, perch\u00e9 negli Anni Cinquanta una quota consistente del pubblico aveva almeno una benevola indifferenza verso il processo di integrazione.<\/p>\n<p>Inoltre, la divisione taglia lo spettro politico con segni opposti rispetto a quelli degli Anni Cinquanta. \u00c8 la destra ad essere meno europeista della sinistra. Secondo una indagine condotta nel settembre 2017 dal Laboratorio Analisi Politiche e Sociali (Laps) dell\u2019Universit\u00e0 di Siena per conto e in collaborazione con l\u2019Istituto Affari Internazionali, e presentato in convegni a Roma e a Torino il 9 e 10 ottobre, il 47% degli elettori di Forza Italia ritiene che l\u2019unificazione europea sia impossibile \u201cperch\u00e9 siamo troppo diversi\u201d, mentre tra quelli del Pd solo il 25% condivide questa affermazione. Tra gli elettori della Lega siamo al 63%, mentre tra quelli a sinistra del Pd al 22%.<\/p>\n<p><strong>Secondo, un&#8217;opinione pubblica inquieta e disorientata<\/strong><br \/>\nSecondo, l\u2019opinione pubblica italiana \u00e8 pervasa da diffusi sentimenti di inquietudine e di disorientamento, che producono una sindrome descritta dagli psicologi come <em>psychic numbing, <\/em>una paralisi psichica. Gli italiani sono molto preoccupati, <em>in primis <\/em>dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/migranti-salvataggi-dilemma-italiano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>immigrazione<\/strong><\/a>. Il 66% degli intervistati dell\u2019indagine Laps-Iai 2017 pone al primo posto, tra gli interessi nazionali, l\u2019esigenza di garantire i confini nazionali \u201ccontro i flussi d\u2019immigrazione.\u201d<\/p>\n<p>Questa preoccupazione si sposa con una diffusa sensazione di \u201caccerchiamento\u201d e una visione complottista della politica. Alla domanda su quanti, di 100 persone che vivono nel nostro Paese, fossero migranti, nel giugno 2013 (Transatlantic Trend Survey), il 35% degli intervistati rispondeva una percentuale superiore al 20% della popolazione, mentre le stime reali pi\u00f9 attendibili, in quel periodo, erano inferiori alla met\u00e0 di questa cifra.<\/p>\n<p>Nel settembre 2017 (indagine Laps-IAI), il 59% degli intervistati \u00e8 d\u2019accordo con l\u2019affermazione secondo la quale il governo italiano sta \u201coccultando i dati reali sui migranti presenti in Italia\u201d, una percentuale identica a quella di coloro che ritengono la crisi finanziaria il \u201crisultato di una cospirazione di politici e banchieri\u201d. La reazione a una tale condizione di stress \u00e8 proprio di <em>psychic numbing<\/em>: staccare la spina e distogliere lo sguardo dai problemi reali.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 quello che sta succedendo. Messi di fronte alla scelta se sia per l\u2019 Italia pi\u00f9 importante il legame con gli Stati Uniti o con l\u2019Europa, nel settembre 2017 per la prima volta ben un terzo del campione sceglie \u201cuna politica autonoma da entrambi.\u201d Parimenti, il 58% degli italiani ritiene che si debba dare la prevalenza ai problemi interni rispetto a quelli internazionali. Completa questa sindrome una sensazione di\u00a0 irrilevanza ed impotenza, testimoniata, sempre nel 2017,\u00a0 dal dato secondo cui l\u201982% degli italiani ritiene che il nostro Paese abbia poca o nessuna influenza sia nel Mondo che nell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p><strong>Terzo, un&#8217;\u00e9lite di governo strabica rispetto alla realt\u00e0<\/strong><br \/>\nTerzo, l\u2019\u00e9lite di governo \u00e8 afflitta da un problema opposto: il divario tra le aspettative che ripone nelle capacit\u00e0 del Paese di ottenere i risultati desiderati e le risorse (e l\u2019impegno) effettivamente messi in campo per realizzarli. Quando, per effetto di questo gap, si producono dei fallimenti, la classe politica reagisce in forme recriminatore e vittimistiche, perch\u00e9 non otteniamo \u201cci\u00f2 che ci spetta,\u201d invece che con un sano atteggiamento autocritico.<\/p>\n<p>Un esempio ci viene dalle politiche italiane nel settore dei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/diritti-umani-integrazione-principi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>diritti umani<\/strong><\/a>. Solo il 28% di un campione di parlamentari, diplomatici e militari, intervistati nel 2016 (indagine Laps-Unisi), condivide l\u2019affermazione secondo la quale \u201cnel campo dei diritti umani l\u2019Italia spesso <em>non<\/em> traduce i principi di cui si fa promotrice in politiche concrete.\u201d E tuttavia, come risulta da una recente ricerca (<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1017\/ipo.2017.6\">Cofelice, 2017<\/a>), l\u2019 Italia fa esattamente questo quando, in sede di <em>Universal Periodic Review <\/em>del Consiglio delle Nazioni Unite sui diritti umani, rivendica un grande attivismo e obiettivi ambiziosi, ma risulta del tutto carente nel mettere in pratica in patria quanto raccomandato agli altri.<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo che \u201cpredichiamo bene ma razzoliamo male,\u201d ispirati da una male interpretata tradizione machiavellica nazionale, ma \u00e8 anche qualcosa di pi\u00f9 sottile; una vera e propria tendenza ad &#8216;auto-ingannarsi&#8217;, ad errare nella percezione del reale, con conseguenti sorprese quando si deve fronteggiare la realt\u00e0. Nel 2016 (indagine Laps-Unisi), \u00e8 stato chiesto a un campione di \u00e9lite e del pubblico se \u201cnella presente crisi finanziaria ed economica si debba accentuare il processo di integrazione delle politiche fiscali ed economiche dell\u2019Eurozona,\u201d oppure \u201csi debba tornare indietro e restituire maggiore autonomia agli stati nazionali.\u201d<\/p>\n<p>L\u201984% delle \u00e9lite politiche e civili del nostro Paese riteneva che si debba andare avanti sulla strada dell\u2019integrazione, ma tra il pubblico questa percentuale era poco meno della met\u00e0: il 44%. Che non si sia fatto molto da allora per preparare il pubblico, anzi il contrario, \u00e8 segnalato dal fatto che nel 2017 (indagine Laps-IAI) il 56% dell\u2019opinione pubblica italiana ritiene che il debito pubblico non sia pi\u00f9 una priorit\u00e0; e anche tra coloro che ritengono invece che lo sia ben pochi sono pronti ad affrontare gli inevitabili sacrifici all&#8217;atto pratico.<\/p>\n<p><strong>Quarto, la strutturale incapacit\u00e0 di riforme efficaci<\/strong><br \/>\nQuarto, vi \u00e8 una strutturale incapacit\u00e0 di porre mano alle riforme necessarie per condurre una politica estera autonoma. Altrove ho scritto (<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/serve-la-politica-estera-italiana\/\">Affari Internazionali, 16 Febbraio 2017<\/a>) della tendenza del nostro Paese a persistere nel praticare una politica estera a due livelli, quello della politica simbolica, fatta di obiettivi ambiziosi e di grandi scontri ideologici, e quello della politica concreta, fatta invece di compromessi al ribasso e di offuscamento delle reali conseguenze delle scelte fatte.<\/p>\n<p>Socializzati a questa politica, funzionale ad un contesto ostile sia all&#8217;esterno \u2013 per effetto della guerra fredda\u00a0 &#8211; che all&#8217;interno \u2013 per la presenza del pi\u00f9 grande partito comunista d\u2019Europa -, i governanti italiani continuano a ritenere che la soluzione ai nostri problemi venga dall&#8217;esterno (il famoso \u201cvincolo esterno\u201d) e che le nostre debolezze siano piuttosto delle risorse, con cui rafforzare la nostra posizione negoziale in Europa e nel mondo.<\/p>\n<p>L\u2019 Italia e gli italiani sono perci\u00f2 meno attrezzati di altri Paesi ad affrontare una situazione internazionale diversa, in cui gli spazi di autonomia nazionale sono maggiori, ma con essi anche gli oneri finanziari e le energie politiche da impiegare. Un mondo in cui le risorse reputazionali sono pi\u00f9 importanti di quelle posizionali. Di conseguenza, continuiamo ad illuderci, come Manzoni denuncia nell\u2019Adelchi, che \u00ab\u2026il premio sperato, promesso a quei forti, sarebbe, o delusi, rivolger le sorti, d\u2019un volgo straniero por fine al dolor?\u00bb Possiamo aspettarci dall&#8217;esterno ed in particolare dall&#8217;Europa quei cambiamenti che non siamo in grado di produrre da soli? Probabilmente no; tantomeno oggi in un momento di profonda crisi delle istituzioni europee. Anche se, come per il barone di M\u00fcnchhausen, tirarsi fuori da soli dalle sabbie mobili non \u00e8 affatto semplice.<\/p>\n<p><a name=\"Figura_1\"><\/a><strong><em>Figura 1 \u2013 Evoluzione Atteggiamento verso il Processo di Unificazione Europea (Favore netto: Favorevoli \u2013 Sfavorevoli)<\/em><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-66887\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Figura_1.png\" alt=\"\" width=\"643\" height=\"374\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Figura_1.png 643w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Figura_1-300x174.png 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Figura_1-125x73.png 125w\" sizes=\"(max-width: 643px) 100vw, 643px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 l\u2019\u00a0Italia il malato d\u2019Europa, come titolava un articolo del Guardian un anno fa? 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