{"id":6690,"date":"2007-11-26T00:00:00","date_gmt":"2007-11-25T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-politica-globale-nellepoca-della-multipolarita\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:11","slug":"la-politica-globale-nellepoca-della-multipolarita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/11\/la-politica-globale-nellepoca-della-multipolarita\/","title":{"rendered":"La politica globale nell\u2019epoca della multipolarit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il 21 novembre si \u00e8 svolta a Roma la Tavola Rotonda organizzata da <i>AffarInternazionali<\/i> \u201cLa politica estera dell\u2019Italia e la difesa degli interessi nazionali\u201d, con la partecipazione di Stefano Silvestri (Presidente dell\u2019Istituto Affari Internazionali), Cesare Merlini (Vice Presidente Esecutivo del Consiglio per le Relazioni fra Italia e Stati Uniti) e Marta Dass\u00f9 (Direttore generale, Aspen Italia). L\u2019articolo che segue si basa su alcuni degli spunti emersi dal dibattito.<\/p>\n<p><b>I limiti dell\u2019interdipendenza<\/b><br \/>Uno dei paradossi di questa fase della globalizzazione \u00e8 che mentre cresce \u2013 come si legge nel <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/sections\/pubblicazioni\/iai_quaderni\/indici.asp\" target= \"blank\"><b><u> Global Outlook 2007<\/u><\/b><\/a> dell\u2019Istituto Affari Internazionali \u2013 il livello di integrazione e interdipendenza economica tra le diverse aree e i diversi paesi del globo, sembra costantemente diminuire il grado di governance del sistema politico internazionale. Una contraddizione, per la verit\u00e0, solo apparente. <\/p>\n<p>I rapporti economici internazionali fruiscono infatti di istituzioni come Wto, Fmi, World Bank e Ocse che, sia pure con limiti e carenze, riescono a produrre un grado di governo nel quale i paesi e le aree possono trovare la propria collocazione. Il sistema funziona a diversi livelli, dal pi\u00f9 globale a quello plurilaterale, fino a quello semplicemente bilaterale. <\/p>\n<p>Per contro, i rapporti politici internazionali sono fortemente condizionati da una situazione maggiormente conflittuale, nella quale al tentativo della potenza egemone a livello mondiale, gli Stati Uniti, di determinarne gli sviluppi si contrappone l\u2019emergere di nuove polarit\u00e0 per ora non determinanti, ma progressivamente sempre pi\u00f9 significative. Il risultato \u00e8 una realt\u00e0 multipolare solo parziale, dove le istituzioni internazionali hanno minore capacit\u00e0 di presa e nella quale le potenze medie e medio-piccole, come l\u2019Italia, faticano a trovare una collocazione precisa.<\/p>\n<p><b>Il sogno multilaterale<\/b><br \/>Del multilateralismo si potrebbe dire ci\u00f2 che Churchill diceva della democrazia, e cio\u00e8 che \u00e8 un sistema che funziona veramente male, tranne che tutti gli altri sono decisamente peggiori. Come hanno dimostrato gli eventi politici degli ultimi anni \u2013 ad esempio, la Somalia, il Darfur, l\u2019Iraq e l\u2019Afghanistan, e in questo momento l\u2019Iran \u2013 l\u2019orientamento ad affrontare questi problemi tramite l\u2019intervento delle istituzioni internazionali come l\u2019Onu, previa l\u2019acquisizione di un consenso multilaterale, si \u00e8 scontrato con una scarsa capacit\u00e0 di governance di queste istituzioni e il frequente emergere di posizioni unilaterali della iperpotenza americana.<\/p>\n<p>Dal punto di vista americano, la scelta della soluzione unilaterale, con aggregazione di alleanze variabili a seconda delle circostanze, \u00e8 apparsa come una strada obbligata. La difesa dell\u2019interesse nazionale americano viene, almeno nel quadro del pensiero neocon e nell\u2019arco dell\u2019attuale Amministrazione, fatta coincidere con l\u2019interesse generale della democrazia planetaria. In assenza di altri poli di potere altrettanto significativi, l\u2019America di oggi sviluppa comportamenti da potenza egemone che accetta volentieri quei compagni di strada che le riconoscono il primato, ma se ne discostano laddove il consenso non viene raggiunto. <\/p>\n<p>Gli insuccessi nella stabilizzazione e pacificazione di punti cruciali come l\u2019Afghanistan e l\u2019Iraq inducono a ritenere che questa strategia sia destinata al fallimento ma, di fatto, le alternative multipolari e multilaterali si rivelano poco consistenti e poco incidenti. Certo, Europa, Giappone, Russia e Cina possono, almeno potenzialmente, rappresentare dei poli alternativi con cui l\u2019America si deve confrontare, ma in realt\u00e0 il rapporto continua a essere fortemente squilibrato e porta a rinsaldare la decisione americana di procedere per la propria strada, consultando gli alleati, ma senza subirne un condizionamento eccessivo.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 addirittura chi, come lo storico Nial Ferguson, sostiene che l\u2019opposizione alla strategia globale americana da parte degli altri paesi, Unione europea compresa, sia solo di facciata perch\u00e9 la realt\u00e0 resta quella di una superpotenza che garantisce a tutto il resto del mondo quei \u201cbeni pubblici\u201d che sono necessari, come un sufficiente grado di libert\u00e0 generale, il contrasto ai regimi pi\u00f9 tirannici e brutali, la garanzia di un sistema finanziario stabile e di un sistema commerciale aperto. In questo senso, Ferguson sposa la tesi di chi vedrebbe con favore un comportamento ancora pi\u00f9 \u201cimperiale\u201d degli Stati Uniti rispetto a quello che gi\u00e0 si manifesta.<\/p>\n<p><b>La realt\u00e0 multipolare<\/b><br \/>C\u2019\u00e8 probabilmente una parte di verit\u00e0 in questa tesi, ma la realt\u00e0 effettiva rimane quella di nuove polarit\u00e0 economiche e politiche che spingono per determinare un assetto globale pi\u00f9 equilibrato, o anche solo meno squilibrato dell\u2019attuale. Il problema \u00e8 che non ci riescono molto bene.<\/p>\n<p>L\u2019opinione pubblica in tutti i paesi guarda con relativo sospetto all\u2019idea della difesa degli interessi nazionali, specie quando ad affermarli sono gli Usa, e tende a privilegiare un orientamento multilaterale, per quanto scarsamente efficace. Ne segue che i Governi nazionali, anche quelli che con maggiore realismo vedono gli attuali limiti dell\u2019approccio multilaterale, tendono ad adottare comportamenti opportunistici, allineandosi da un lato alla strategia globale americana e cercando di sfruttarne i benefici, ma prendendone dall\u2019altro lato le distanze tutte le volte che occorre, per placare l\u2019opinione pubblica interna o per ingraziarsi nemici troppo minacciosi (\u00e8 questo spesso il caso di quello che molti considerano l\u2019ambiguo orientamento della politica estera italiana verso il mondo islamico).<\/p>\n<p>Certo, tirare troppo la coperta da una parte porta a scoprirsi facilmente dall\u2019altra, ragion per cui le medie potenze come l\u2019Italia, a differenza di paesi pi\u00f9 autonomi in politica estera come la Francia o la Gran Bretagna, si rifugiano volentieri sotto la grande ala delle aggregazioni regionali, in questo caso quella dell\u2019Unione europea. Disgraziatamente, le organizzazioni regionali possono avere al massimo un ruolo sussidiario rispetto alle istituzioni internazionali, ma n\u00e9 le prime n\u00e9 le seconde sono per\u00f2 in grado di costituire una soluzione intermedia tra le scomode scelte che sono imposte dalle politiche di potenza americane e la rivendicazione di una politica estera inserita in un efficace quadro multilaterale.<\/p>\n<p><b>Vasi di coccio e vasi di ferro<\/b><br \/>In questo quadro, le scelte di politica estera per un paese come l\u2019Italia si presentano strutturalmente problematiche. Se, infatti, negli anni della Guerra fredda le strade percorribili erano in sostanza predefinite e non negoziabili, oggi le opzioni disponibili appaiono di certo pi\u00f9 aperte, ma comunque scarsamente praticabili. La posizione di alleato \u201ccritico\u201d degli Stati Uniti \u00e8 pi\u00f9 spesso teorica che reale, perch\u00e9 il quadro multipolare si rivela troppo debole per potervisi effettivamente agganciare e quello multilaterale troppo evanescente per poterne ricavare un principio di inquadramento permanente.<\/p>\n<p>A queste difficolt\u00e0 esterne si sommano quelle interne, di un paese scarsamente propenso a definire in modo eccessivamente impegnativo le proprie scelte di politica estera e, tutto sommato, scarsamente interessato a prendere troppo sul serio ci\u00f2 che accade oltre i confini nazionali, come dimostrato anche dalla cronica scarsit\u00e0 delle risorse destinate alla politica di difesa.<\/p>\n<p>In queste condizioni \u00e8 difficile immaginare che l\u2019Italia possa uscire da una condizione di sudditanza dalle scelte altrui per entrare in un\u2019epoca di politica estera maggiormente assertiva. In fondo, vaso di coccio in mezzo a numerosi vasi di ferro, la strada che le conviene adottare rimane quella dell\u2019ispirarsi volta a volta alle scelte dei partner, siano essi la superpotenza americana, le organizzazioni regionali o le istituzioni internazionali. Di certo, a una piccola potenza regionale non conviene fare la voce troppo grossa, con il rischio di essere magari presa sul serio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 21 novembre si \u00e8 svolta a Roma la Tavola Rotonda organizzata da AffarInternazionali \u201cLa politica estera dell\u2019Italia e la difesa degli interessi nazionali\u201d, con la partecipazione di Stefano Silvestri (Presidente dell\u2019Istituto Affari Internazionali), Cesare Merlini (Vice Presidente Esecutivo del Consiglio per le Relazioni fra Italia e Stati Uniti) e Marta Dass\u00f9 (Direttore generale, Aspen [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[96],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6690"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6690"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6690\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63636,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6690\/revisions\/63636"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6690"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6690"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6690"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}