{"id":6710,"date":"2007-11-28T00:00:00","date_gmt":"2007-11-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/per-la-siria-il-libano-val-bene-unannapolis\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:11","slug":"per-la-siria-il-libano-val-bene-unannapolis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/11\/per-la-siria-il-libano-val-bene-unannapolis\/","title":{"rendered":"Per la Siria, il Libano \u201cval bene un\u2019Annapolis\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Tutto il mondo arabo si \u00e8 seduto allo stesso tavolo \u201cdella pace\u201d a fianco di Israele. La conferenza di Annapolis, nel Maryland, convocata dall\u2019amministrazione Usa, sar\u00e0 ricordata nei libri di storia soprattutto per questo primato. A guardare con pi\u00f9 attenzione spiccano per\u00f2, in particolare, due dati non affatto scontati: la presenza della Siria e l\u2019assenza dell\u2019Iraq. La mancata partecipazione di una delegazione di Baghdad e l\u2019adesione della diplomazia di Damasco riflettono infatti in modo evidente le intenzioni di Washington di isolare l\u2019Iran dal resto del mondo arabo.<\/p>\n<p>La diplomazia irachena non svolge da tempo alcun ruolo nel quadro ristretto dei negoziati tra governo israeliano e quello dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp). La sua assenza si spiega, allora, solo mettendo da parte la questione palestinese e considerando l\u2019enorme influenza di cui alcuni ambienti politici iracheni vicini all\u2019Iran godono nei palazzi di Baghdad. Nell\u2019ottica statunitense, se la Repubblica islamica va isolata dal contesto arabo, l\u2019attuale governo iracheno di Nuri al-Maliki non va per\u00f2 ulteriormente indebolito, n\u00e9 esposto a nuove minacce da parte dei clienti iraniani in Iraq. Ecco perch\u00e9 gli Stati Uniti hanno firmato senza problemi il libretto di giustificazione dell\u2019Iraq per la sua assenza al tavolo del Maryland.<\/p>\n<p><b>Corteggiare la Siria in funzione anti-iraniana<\/b><br \/>Pressioni che invece sono state esercitate perch\u00e9 fosse la Siria a sedersi al \u201ctavolo della pace\u201d. Sempre nell\u2019ottica di isolare l\u2019Iran, Washington ha fatto di tutto, attraverso i suoi amici, per avere la Siria nella lista dei presenti: dal presidente russo Putin a quello francese Sarkozy, dal re di Spagna Juan Carlos al presidente turco Erdogan, fino al premier italiano Prodi, hanno tutti avuto \u201ccontatti telefonici\u201d col presidente siriano Bashar al-Assad per convincerlo a partecipare ad Annapolis. <\/p>\n<p>La risposta di Damasco \u00e8 stata sin dall\u2019inizio chiara: \u201cAndremo alla conferenza solo se sar\u00e0 inserita nel programma la questione della restituzione delle alture del Golan\u201d, occupate da Israele nel 1967. Dopo una settimana di consultazioni tra le cancellerie occidentali (l\u2019inviato russo a Damasco, Alexander Sultanov, ha addirittura proposto ad Assad che la questione del Golan potr\u00e0 essere discussa in una seconda conferenza sul Medio Oriente che si potrebbe tenere a Mosca nel febbraio 2008), il 25 novembre, solo 48 ore prima dell\u2019avvio della conferenza, Washington ha infine inviato a Damasco una copia del programma di Annapolis. Qui figurava, come sottotitolo alla terza seduta dedicata alla \u201cpace globale\u201d, la menzione alla \u201cquestione siriana\u201d. La parola \u201cGolan\u201d non era presente, ma per Damasco l\u2019aggiunta \u00e8 stata sufficiente a giustificare l\u2019invio del terzetto siriano: il vice ministro degli Esteri, Faysal Miqdad (gi\u00e0 ambasciatore siriano all\u2019Onu), Ahmad Saklini e Imad Mustafa, ambasciatore di Damasco negli Stati Uniti. <\/p>\n<p>La presenza siriana ad Annapolis \u00e8 cos\u00ec servita all\u2019amministrazione Bush per pubblicizzare il carattere \u201cpanarabo\u201d dell\u2019iniziativa e per sondare il terreno con Damasco su un eventuale futura intesa per indebolire Tehran e i suoi alleati,<i> in primis<\/i> il movimento palestinese Hamas e quello libanese Hizbullah. <\/p>\n<p>Una lettura che \u00e8 confermata dalla presenza dell\u2019Arabia Saudita alla riunione del Maryland. Anche se il ministro degli Esteri di Riad, Saud al-Faysal, ha ripetuto pi\u00f9 volte che il suo Paese ha partecipato alla conferenza \u201ccon scarse speranze\u201d, \u201cconvinto che Israele non sia pronto alla pace\u201d, \u00e8 evidente che il regno dei Saud e l\u2019amministrazione Usa hanno bisogno l\u2019uno dell\u2019altra per frenare il temuto espansionismo iraniano nella regione del Golfo. Anche in questo caso, dietro la questione palestinese, quella iraniana si \u00e8 rivelata ad Annapolis assai pi\u00f9 centrale di quanto non sia stato annunciato.<\/p>\n<p><b>La questione del Golan<\/b><br \/>Come previsto, il destino delle alture del Golan rimane quanto mai incerto anche dopo le strette di mano sul palco allestito da George W. Bush e Condoleezza Rice. L\u2019altopiano, che divide la pianura di Damasco da quella della Galilea, ha avuto per secoli un alto valore strategico per i diversi poteri politici che si sono avvicendati nella regione. Con l\u2019avvento dei missili a lungo raggio, le alture hanno perso l\u2019importanza di un tempo dal punto di vista militare, ma il loro possesso e controllo rimangono oggi vitali per Israele. <\/p>\n<p>Lo Stato ebraico occup\u00f2 il Golan, prima, nel 1967 e, quindi, nel 1973, a seguito delle due guerre arabo-israeliane. Nel 1981, Israele annesse formalmente al proprio territorio le alture, che custodiscono numerose sorgenti e falde acquifere che finiscono per alimentare il lago di Tiberiade, principale risorsa d\u2019acqua dolce di Israele. I radar che stazionano sulle vette del monte Hermon (Jabal ash-Shaykh per i siriani) controllano inoltre sia la piana di Damasco, sia la lingua meridionale della valle libanese della Beqaa, a ridosso della Linea blu di demarcazione tra Libano e Israele. <\/p>\n<p>Oltre all\u2019indubbio valore strategico delle alture, per il regime degli al-Assad (prima Hafiz, poi Bashar) la loro \u201cliberazione\u201d rappresenta un pilastro della legittimazione interna. Da quando giunse al potere nel novembre 1970 fino alla sua scomparsa nel giugno 2000, Hafiz al-Assad espresse sempre l\u2019intenzione di liberare le terre occupate: la guerra siro-egiziana contro Israele dell\u2019ottobre 1973 \u00e8 ancora oggi celebrata in Siria come \u201cla gloriosa guerra di liberazione\u201d, proprio perch\u00e9, dopo l\u2019armistizio del 1974, Israele accett\u00f2 di evacuare, dopo averla rasa al suolo, la cittadina di Qunaytra, capoluogo del Golan siriano e da 37 anni posta a margine della zona cuscinetto creata dall\u2019Onu. Per tutti gli anni Novanta, al-Assad padre si impegn\u00f2 inoltre in negoziati con i diversi governi israeliani che, all\u2019epoca, arrivarono a dirsi addirittura pronti al ritiro da gran parte delle alture, mantenendo per\u00f2 il controllo e la sovranit\u00e0 della sponda orientale del lago di Tiberiade. Proprio sulla riva est del lago si arenarono, nella primavera 2000, i negoziati tra Damasco e Tel Aviv.<\/p>\n<p><b>Siria-Stati Uniti: ritorno al pragmatismo<\/b><br \/>Al di l\u00e0 della retorica, per gli equilibri interni al sistema di potere siriano, la \u201cliberazione\u201d del Golan potrebbe avere effetti indesiderati. Da quasi 40 anni, il regime ha di fatto imposto lo stato d\u2019emergenza e una serie di misure repressive, usando il pretesto dello \u201cstato di belligeranza\u201d con Israele. La struttura politica siriana inoltre \u00e8 quella che fino ad oggi ha assicurato allo Stato ebraico e agli Stati Uniti la miglior garanzia di stabilit\u00e0 nella regione. Nessuno a Washington o a Tel Aviv accenna alla necessit\u00e0 di \u201ccambiare il regime\u201d siriano, mentre sono in molti a dire di voler ottenere da Bashar al-Assad un \u201ccambio di atteggiamento\u201d. <\/p>\n<p>La Siria, anche se pi\u00f9 debole rispetto al passato (presenza statunitense in Iraq dal 2003, ritiro militare dal Libano nel 2005), sa di avere ancora alcune carte da giocare con gli Stati Uniti: l\u2019<i>empasse <\/i>politico del paese dei Cedri dimostra quanto sia determinante cercare un accordo anche con Damasco; la questione della \u201csicurezza\u201d dell\u2019Iraq, come s\u2019\u00e8 visto, passa anche per la Siria; la stessa questione delle rivendicazioni autonomiste curde, in un\u2019ottica statunitense, \u00e8 ben gestita dal regime siriano. <\/p>\n<p>La Siria \u00e8 comunque legata dal 1980 da una stretta alleanza strategico-militare con l\u2019Iran. L\u2019abbraccio della Repubblica islamica in questi ultimi tempi si \u00e8 fatto addirittura pi\u00f9 stretto attorno al collo di al-Assad, con una crescente penetrazione economica e commerciale iraniana nel paese arabo, in particolare nel settore energetico e in quello delle infrastrutture. <\/p>\n<p>L\u2019intesa siro-iraniana \u00e8 da anni rafforzata anche dall\u2019appoggio che Damasco e Teheran forniscono, a diversi livelli, sia ai palestinesi di Hamas (il capo dell\u2019ufficio politico, Khaled Mishaal, \u00e8 ospitato in Siria), sia ai libanesi sciiti di Hizbullah, entrambi nemici giurati di Israele. <\/p>\n<p>Per Washington, una Siria seduta ad Annapolis a fianco di israeliani e sauditi potrebbe contribuire in questo senso a ridurre la profondit\u00e0 strategica iraniana nel cuore del Medio Oriente e mettere le basi per possibili intese con Damasco, a scapito non solo di Tehran, ma anche di Hamas e Hizbullah.<\/p>\n<p>Bashar al-Assad e la cerchia di uomini che con lui si dividono il potere hanno dal canto loro visto in Annapolis un\u2019occasione per tornare al \u201ctavolo dei grandi\u201d e sperare di strappare qualche concessione, prima di tutto sul Libano. E non \u00e8 un caso che il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, da decenni uomo di fiducia di Damasco, abbia rinviato la seduta per l\u2019elezione del nuovo capo dello Stato libanese al 30 novembre, proprio dopo Annapolis.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto il mondo arabo si \u00e8 seduto allo stesso tavolo \u201cdella pace\u201d a fianco di Israele. La conferenza di Annapolis, nel Maryland, convocata dall\u2019amministrazione Usa, sar\u00e0 ricordata nei libri di storia soprattutto per questo primato. A guardare con pi\u00f9 attenzione spiccano per\u00f2, in particolare, due dati non affatto scontati: la presenza della Siria e l\u2019assenza [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6710"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6710"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6710\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":66991,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6710\/revisions\/66991"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6710"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6710"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6710"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}