{"id":67149,"date":"2017-11-09T15:17:49","date_gmt":"2017-11-09T14:17:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67149"},"modified":"2017-11-16T15:28:36","modified_gmt":"2017-11-16T14:28:36","slug":"medio-oriente-dinamiche-teheran-riad","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/medio-oriente-dinamiche-teheran-riad\/","title":{"rendered":"Medio Oriente: dinamiche pi\u00f9 pro-Teheran che pro-Riad"},"content":{"rendered":"<p>Lo scorso 4 novembre il premier libanese Saad <strong>Hariri<\/strong> ha scelto un Paese terzo \u2013 l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/arabia-saudita-rilancio-conservazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Arabia Saudita<\/strong><\/a> \u2013 per denunciare le ingerenze iraniane in <strong>Libano<\/strong> e annunciare le proprie dimissioni. A dispetto delle apparenze, la mossa di Hariri, nato a Riad e in possesso di doppio passaporto libanese e saudita, ha poco a che vedere con gli interessi o con la situazione politica in Libano: va invece inserita nel contesto dei \u201cprocessi di assestamento\u201d che stanno interessando quasi tutto il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/medio-oriente-due-agende-un-ordine\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Medio Oriente<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Tali processi passano attraverso due distinte e inconciliabili agende politiche e strategiche in competizione l\u2019una con l\u2019altra. La prima, tendenzialmente &#8216;intra-regionale&#8217; (a dispetto dell\u2019appoggio a fasi alterne offerto da Mosca), punta a mantenere e a rafforzare l\u2019asse che unisce Teheran con Baghdad, Damasco e Beirut (Hezbollah). La seconda, sostenuta da Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, mira invece a imporre un nuovo ordine regionale in larga parte influenzato da, o a beneficio di, attori extra-regionali.<\/p>\n<p>Il gesto di rottura di Hariri, preteso dai sauditi e caldeggiato da Stati Uniti e Israele, \u00e8 finalizzato a delineare una nuova linea strategica post-Isis in Iraq e in Siria, dove l\u2019asse Teheran-Damasco (con il supporto di Mosca) si \u00e8 imposto dopo circa sei anni di guerra per procura.<\/p>\n<p>L\u2019esito militare del conflitto (quello politico \u00e8 ancora in gioco) non era affatto scontato: prova ne sono i mezzi a disposizione dei maggiori attori attivi nell&#8217;area. \u00c8 sufficiente menzionare che l\u2019Arabia Saudita investe circa 64 miliardi di dollari annui in spese militari (erano 39 nel 2009), gli Emirati Arabi Uniti (con appena 1,5 milioni di abitanti) 23, Israele 18, gli Stati Uniti 611. Per contro l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/iran-curdi-usa-arabia-saudita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Iran<\/strong><\/a>, la colonna portante dell\u2019asse antagonista a Riad, \u00e8 ferma a 12 miliardi annui: meno della met\u00e0 degli investimenti militari dell\u2019Italia (28 miliardi).<\/p>\n<p>Parafrasando Bradford Skow, \u201ci numeri equivalgono a fatti\u201d. Tuttavia, come notava Tiziano Terzani, \u201ci fatti non sono mai tutta la verit\u00e0: al di l\u00e0 dei fatti, c\u2019\u00e8 ancora qualcosa\u201d. Nel contesto delle &#8216;agende&#8217; in competizione in Medio Oriente, quel \u201cqualcosa\u201d \u00e8 legato al peso geopolitico ed energetico del\u2019Iran: fattori che si sommano al crescente &#8216;soft power&#8217; esercitato da Teheran.<\/p>\n<p>Ognuno di questi aspetti ha conosciuto una crescita senza precedenti nell\u2019ultima decade. Ci\u00f2 \u00e8 in larga parte dovuto all&#8217;implosione dell\u2019Iraq, un\u2019area geografica e, in seguito, uno Stato che ha da sempre limitato l\u2019influenza persiana\/iraniana nella regione. Il numero degli incidenti di terrorismo registrato in Iraq (e in Afghanistan) dall&#8217;avvio della \u201cguerra al terrore\u201d \u00e8 aumentato del <a href=\"http:\/\/readersupportednews.org\/opinion2\/277-75\/32339-focus-despite-14-years-of-the-us-war-on-terror-terror-attacks-have-skyrocketed-since-911\">seimilacinquecento percento<\/a> (6.500%): 199 attacchi nel 2002 a fronte di 13.500 nel 2014.<\/p>\n<p><strong>Strategie boomerang<\/strong><br \/>\nSono stati dunque gli esiti destabilizzanti dell\u2019invasione dell\u2019Iraq (2003) \u2013 decisa da Washington e caldeggiata al tempo dall&#8217;attuale premier israeliano Benjamin Netanyahu con toni <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2015\/02\/26\/world\/middleeast\/kerry-reminds-congress-netanyahu-advised-us-to-invade-iraq.html\">molto simili<\/a> a quelli utilizzati oggi con l\u2019Iran \u2013 ad avere creato alcune delle condizioni strutturali per l\u2019ascesa dell\u2019influenza iraniana nella regione. In altre parole, gli stessi attori che hanno favorito l\u2019ascesa dell\u2019Iran sono quelli che oggi invocano un intervento &#8220;multilaterale&#8221; per limitarne l\u2019eccessivo potere.<\/p>\n<p>Va detto che in un passato relativamente recente tutto ci\u00f2 non avrebbe prodotto un clima polarizzato come quello attuale. Prima della Rivoluzione islamica del 1979 \u2013 figlia in larga parte dei risvolti di medio termine dell\u2019operazione della Cia e del MI6, che nel 1953 aveva abbattuto il governo democraticamente eletto guidato da Mossadeq \u2013, gli interessi di Riad e Teheran mostravano infatti numerosi punti di contatto, a cominciare da una marcata convergenza in chiave anti-sovietica.<\/p>\n<p>La situazione mut\u00f2 quando Riad cominci\u00f2 a dare una connotazione settaria ai rapporti tra i due Paesi per rispondere a quella che era da essa percepita come una minaccia ai suoi interessi nazionali. L\u2019ayatollah Khomeini si era infatti presentato nella veste di guida di tutti i musulmani, dunque non solo degli sciiti, sfidando in questo modo la legittimit\u00e0 dei Saud e il loro ruolo di \u201ccustodi dell\u2019Islam\u201d e dei suoi luoghi pi\u00f9 sacri.<\/p>\n<p><strong>Incognita saudita<br \/>\n<\/strong>Oggi il quadro regionale \u00e8 molto cambiato e l\u2019Arabia Saudita \u00e8 alle prese con una delle fasi pi\u00f9 delicate della sua storia. Alle incertezze economiche e al recente <a href=\"https:\/\/www.amnesty.org\/en\/latest\/news\/2017\/10\/five-ways-for-saudi-arabia-to-deliver-true-human-rights-reform\/?utm_source=twitter&amp;utm_medium=article&amp;utm_term=&amp;utm_campaign=social\">ulteriore deterioramento<\/a> dei diritti umani nel Paese, si sommano i disastrosi risultati della guerra nello Yemen, il fallimento del blocco del Qatar e la crescente influenza esercitata da Teheran su larga parte della regione, Iraq e Siria in primis.<\/p>\n<p>A questo clima di incertezza, alimentato dalle <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Brasco_Aad\/status\/926926209631637504\">voci<\/a> di un possibile colpo di Stato in preparazione per mano di oppositori interni, la leadership saudita ha reagito fornendo risposte senza precedenti, tanto su un piano interno quanto &#8216;esterno&#8217;.<\/p>\n<p>Su un piano interno, l\u2019erede al trono saudita Muhammad bin Salman, prossimo a succedere al padre re Salman (ultraottantenne e affetto da demenza senile), ha lanciato una campagna di consolidamento del potere. La nuova commissione governativa anticorruzione creata a questo scopo mira appunto a neutralizzare ogni potenziale rivale del giovane erede al trono. La lista include Al-Walid bin Talal \u2013 proprietario dell\u201980% di Rotana, la pi\u00f9 estesa media company del Medio Oriente \u2013 e Mutaib bin Abdullah, capo della Guardia Nazionale, la principale delle tre forze di sicurezza dello Stato insieme all\u2019esercito e ai servizi segreti.<\/p>\n<p>Sul fronte &#8216;esterno&#8217;, le autorit\u00e0 saudite, consapevoli dei rischi insiti in un aperto conflitto con Teheran, hanno individuato nel Libano il secondo fronte (oltre allo Yemen) dove potere contrastare le crescenti ambizioni iraniane. Il Paese dei Cedri, che era ormai vicino a tenere delle elezioni presidenziali e che \u00e8 destinato ora ad avvicinarsi a Mosca in cerca di una incerta stabilizzazione, rappresenta in questo senso il nuovo campo di battaglia dove Riad e i suoi alleati proveranno a minare l\u2019\u201c<a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.it\/lorenzo-kamel\/in-medio-oriente-due-agende-un-nuovo-ordine_a_23013866\/\">ordine intra-regionale<\/a>\u201d che sta prendendo forma: \u201cGli Stati del Golfo, Israele e gli Stati Uniti\u201d, parafrasando <a href=\"http:\/\/carnegie-mec.org\/diwan\/73439\">Joseph Bahout<\/a>, \u201cnon vogliono che l\u2019Iran raccolga i frutti di una vittoria in Siria\u201d.<\/p>\n<p><b>Scenari a medio termine<\/b><br \/>\nSaranno sufficienti queste strategie per stabilizzare l\u2019Arabia Saudita e garantirne un ruolo egemone nella regione? Un numero crescente di segnali lasciano propendere per una risposta negativa. Le lotte intestine al Regno sono appena cominciate e gli effetti delle &#8216;purghe&#8217; di Muhammad bin Salman non tarderanno a farsi sentire.<\/p>\n<p>Anche l\u2019Iran, che con il beneplacito dei suoi ayatollah \u00e8 stato a lungo un <a href=\"http:\/\/zope.gush-shalom.org\/home\/en\/channels\/avnery\/1509703886\">partner privilegiato<\/a> di Israele, dovr\u00e0 affrontare <a href=\"http:\/\/mobile.reuters.com\/article\/amp\/idUSKBN1D71V7\">sfide interne impegnative<\/a>. Sar\u00e0 tuttavia in grado di aumentare ulteriormente il suo peso nella regione, rafforzando i legami con Hezbollah \u2013 ma anche con Damasco, Ankara e Hamas \u2013 e venendo incontro ai timori di Mosca riguardo il ruolo di Teheran negli attuali conflitti.<\/p>\n<p>Nel medio e lungo termine queste ed altre dinamiche si tradurranno in un\u2019ulteriore destabilizzazione della regione e in crescenti ingerenze di attori esterni. \u00c8 tuttavia probabile che sar\u00e0 proprio Teheran, non Riad, a raccoglierne i frutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 4 novembre il premier libanese Saad Hariri ha scelto un Paese terzo \u2013 l\u2019Arabia Saudita \u2013 per denunciare le ingerenze iraniane in Libano e annunciare le proprie dimissioni. 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