{"id":67164,"date":"2017-11-10T06:06:56","date_gmt":"2017-11-10T05:06:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67164"},"modified":"2017-11-10T06:06:56","modified_gmt":"2017-11-10T05:06:56","slug":"africa-obesita-faccia-malnutrizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/africa-obesita-faccia-malnutrizione\/","title":{"rendered":"Africa: l&#8217;obesit\u00e0, l&#8217;altra faccia di sviluppo e malnutrizione"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1995, poche settimane prima della prevista apertura in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/africa-italia-classifiche-investimenti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Sudafrica<\/a> del primo ristorante McDonald\u2019s di tutta l\u2019 <strong>Africa<\/strong> sub-sahariana, una controversa decisione da parte di una corte di giustizia locale priv\u00f2 per qualche tempo la multinazionale americana del diritto di usare il suo stesso nome per i punti vendita che intendeva inaugurare a breve nel Paese.<\/p>\n<p>La decisione dei giudici era motivata dal fatto che, sebbene la compagnia avesse registrato il marchio presso le\u00a0 competenti autorit\u00e0 sudafricane gi\u00e0 nel \u201868, il mancato utilizzo del nome per quasi trent&#8217;anni (causato dalle sanzioni economiche comminate al Sudafrica durante il periodo dell&#8217;apartheid) aveva fatto decadere ogni diritto su di esso. Cos\u00ec che la propriet\u00e0 intellettuale del marchio spettava a un venditore di hamburger di Durban che con esso aveva operato fin dagli Anni Settanta.<\/p>\n<p>La sentenza venne poi ribaltata in secondo grado, aprendo le porte all&#8217;arrivo della prima catena di fastfood occidentale nel Continente Nero.<\/p>\n<p><strong>Un mercato in crescita<br \/>\n<\/strong>Oggi, pi\u00f9 di vent\u2019anni dopo, la presenza dei marchi globali della ristorazione in Africa \u00e8 sempre pi\u00f9 capillare. La sola catena Kfc, di propriet\u00e0 della Yum!, conta ormai pi\u00f9 di mille ristoranti in tutto il continente, con nuovi punti vendita aperti costantemente, sia nelle capitali che sempre pi\u00f9 spesso anche nei centri rurali.<\/p>\n<p>Questa rapida crescita \u00e8 in s\u00e9 il sintomo di un fenomeno incontestabilmente positivo: molta pi\u00f9 gente mangia presso le catene di fast food occidentali semplicemente perch\u00e9 molta pi\u00f9 gente pu\u00f2 permetterselo. Ma la lista di lati negativi del fenomeno, spesso interamente endogeni al contesto africano, ha finito per preoccupare anche vari ministri della <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/06\/sicurezza-alimentare-e-urbanizzazione-le-sfide\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Sanit\u00e0<\/a><\/strong> locali.<\/p>\n<p>Il nuovo ceto medio africano infatti vede il mangiare presso i fast food come una sorta di status symbol: mangiare pollo fritto era un\u2019attivit\u00e0 riservata ai giorni di festa; e sempre pi\u00f9 gente pu\u00f2 permettersi di festeggiare quotidianamente il miglioramento della propria condizione economica.<\/p>\n<p>La strategia di mercato delle compagnie gioca molto su quest\u2019aspetto, per dirla con le parole di\u00a0 Ashok Mohinani, direttore dell&#8217;azienda in franchising che controlla tutti i punti vendita Kfc in Ghana: \u201cL\u2019obiettivo \u00e8 quello di trasformare il mangiare presso uno dei nostri ristoranti in un\u2019attivit\u00e0 giornaliera.\u201d<\/p>\n<p><strong>Canoni di bellezza insalubri<br \/>\n<\/strong>In un continente che, per motivi culturali ed economici, ha spesso esaltato la grassezza come simbolo del successo personale, questa ondata montante di cibi grassi rischia di trasformarsi in una piaga sociale difficilmente controllabile.<\/p>\n<p>Secondo un\u2019estensiva ricerca sulle abitudini alimentari e di costume presso la popolazione di colore, voluta dal ministero della Sanit\u00e0 Sudafricano, il <em>South African National Health and Nutritional and Examination Survey<\/em>, quasi il 90% della popolazione ha come ideale di bellezza per il proprio partner la grassezza.<\/p>\n<p>La pratica del Leblouh, l\u2019alimentazione forzata delle bambine in voga in Mauritania, e in alcune regioni di Mali, Niger, Camerun e Nigeria, \u00e8 un altro estremo esempio di quanto la floridezza dei corpi sia un aspetto ricercato nel continente: secondo The Guardian, bambine in et\u00e0 prepuberale vengono costrette ogni giorno a bere fino a venti litri di latte di cammello e mangiare fino a due kg di semolino misto a burro, per raggiungere a 12 anni pesi fino ad 80\/90 kg.<\/p>\n<p>In alcuni Stati del sud-est del continente poi, la grassezza \u00e8 vista come una forma di autocertificazione di sanit\u00e0. Chi perde troppo peso, troppo in fretta, \u00e8 spesso stato colpito da un\u2019altra grande tragedia sanitaria per il continente, l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/01\/lagenda-2030-per-lo-sviluppo-sostenibile\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Aids<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Questa scarsa consapevolezza dei rischi legati all&#8217;aumento di peso viene poi esacerbata dai comportamenti delle aziende stesse: in Europa, ogni menu contiene le informazioni nutrizionali per tutte le pietanze; in Africa, queste informazioni sono disponibili quasi esclusivamente online. In Africa, la gran parte delle opzioni dietetiche dei men\u00f9 occidentali (insalate, bibite light) sono assenti. In Europa, l\u2019uso dell\u2019olio di palma \u00e8 stato largamente abbandonato a causa di una lunga campagna di informazione pubblica; in Africa, \u00e8 la sostanza con cui Kfc frigge tutte le sue pietanze.<\/p>\n<p><strong>Costi insostenibili<br \/>\n<\/strong>Le malattie direttamente legate all&#8217;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/pirateria-minaccia-stabilita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>obesit\u00e0<\/strong> <\/a>rappresentano un costo elevatissimo per le finanze degli Stati e dei loro servizi sanitari. Per l\u2019Italia, nonostante sia lo Stato europeo con la minor percentuale di obesi, i costi di tale malattia rappresentano pi\u00f9 del doppio di tutti quelli legati al tabagismo (pi\u00f9 di nove miliardi di euro l\u2019anno contro circa 4,2).<\/p>\n<p>Aaron Motsoaledi, il ministro della Sanit\u00e0 sudafricano, si \u00e8 recentemente detto allarmato: \u201cNei prossimi dieci anni i costi legati all&#8217;aumento dell\u2019 obesit\u00e0 diventeranno insostenibili per molti Stati africani; fra questi, certamente il Sudafrica stesso.\u201d<\/p>\n<p>Nel tentativo di dare il buon esempio, il ministro, uomo fortemente sovrappeso, si \u00e8 recentemente imposto una dieta ferrea. Ma nello stesso periodo un membro del suo partito veniva colpito da uno scandalo politico, perch\u00e9 s&#8217;\u00e8 scoperto che la sua carta di credito governativa era stata usata per spendere quasi 4.000 euro in fast food nel giro di soli due mesi e mezzo.<\/p>\n<p>I tassi di sovrappeso e obesit\u00e0 in Africa, nonostante si siano quasi triplicati negli ultimi 25 anni, rimangono ancora mediamente un terzo che in Europa. Ma questa non pu\u00f2 essere una scusa per rimanere a guardare. \u00c8 necessaria un\u2019attivit\u00e0 transnazionale, che faccia pressione sulle aziende e sui governi perch\u00e9 si adoperino le stesse prassi e politiche che sono ormai pratica comune in Europa. La fragilit\u00e0 delle economie africane rende imperativo agire per fermare sul nascere questa ondata d&#8217;obesit\u00e0, di malattie e di costi montante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1995, poche settimane prima della prevista apertura in Sudafrica del primo ristorante McDonald\u2019s di tutta l\u2019 Africa sub-sahariana, una controversa decisione da parte di una corte di giustizia locale priv\u00f2 per qualche tempo la multinazionale americana del diritto di usare il suo stesso nome per i punti vendita che intendeva inaugurare a breve nel [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":67165,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[69,672,673,676,674],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67164"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/21"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67164"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67164\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67169,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67164\/revisions\/67169"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/67165"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67164"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67164"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67164"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}