{"id":67199,"date":"2017-11-14T16:25:12","date_gmt":"2017-11-14T15:25:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67199"},"modified":"2017-11-20T21:52:59","modified_gmt":"2017-11-20T20:52:59","slug":"migranti-ripresa-flussi-tunisia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/migranti-ripresa-flussi-tunisia\/","title":{"rendered":"Migranti: dietro la ripresa dei flussi di giovani dalla Tunisia"},"content":{"rendered":"<p>\u201cStavolta si fa sul serio. Lampedusa \u00e8 in stato d\u2019assedio. Il centro di accoglienza tracima tunisini. Ce ne sono dappertutto\u201d. Correva l\u2019anno 2011 e sebbene <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2011-03-07\/nuovi-sbarchi-lampedusa-225413.shtml?uuid=AaOHfJED&amp;fromSearch\">l\u2019articolo<\/a> riporti una data ormai lontana nel tempo, queste parole sono oggi di un\u2019attualit\u00e0 preoccupante. Dall\u2019inizio dell\u2019anno, secondo il Ministero dell\u2019Interno, 111.397 persone sono sbarcate in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/sicurezza-migratoria-marittima-obiettivi\/\"><strong>Italia<\/strong> <\/a>e di queste 5.433, pari al 5% circa, provengono dalla <strong>Tunisia<\/strong>.<\/p>\n<p>Sebbene la quota percentuale non sia rilevante in termini assoluti, pi\u00f9 interessante \u00e8 osservare la sua variazione nel tempo. Nonostante gi\u00e0 nel primo semestre sia ravvisabile un progressivo crescendo del flusso (16 a gennaio, 66 a febbraio, 74 a marzo, 75 ad aprile, 128 a maggio e 221 a giugno), \u00e8 a partire dal mese di luglio che il numero di arrivi di migranti tunisini ha registrato un\u2019impennata, facendo schizzare ogni previsione.\u00a0Dall\u2019inizio dell\u2019estate alla fine del mese di ottobre sono sbarcati in Italia 4.853 migranti tunisini. Un numero duplicato mese dopo mese: 266 a luglio, 511 ad agosto, 1.293 a settembre e 2.783 a ottobre. Dato ragguardevole se comparato ai valori del 2016, quando arrivarono solo 536 migranti.<\/p>\n<p>Se il trend registrato venisse confermato nei prossimi due mesi, alla fine dell\u2019anno potrebbero essere anche 10.000 i tunisini approdati in Italia: un numero che riporta in auge quella <strong>rivoluzione dei gelsomini<\/strong> che nel 2011 spinse 28.017 persone a raggiungere l\u2019Italia, per ovviare al disagio sociale ed economico che aveva visto precipitare al 42.5% il tasso di disoccupazione giovanile.<\/p>\n<p><strong>La Tunisia dopo la rivoluzione, tra politiche inadeguate e limitazioni alla\u00a0libert\u00e0<\/strong><br \/>\nDal 2011, le politiche liberali messe in atto dai governi post rivoluzionari non sono state in grado di stimolare sufficientemente il mercato e il deficit occupazionale. Nel 2016 il tasso di disoccupazione giovanile stenta a mostrare significative riprese (34,5%), a fronte di una crescita reale del PIL pari al 1%. Peraltro, le precarie condizioni economiche sono state aggravate dalla decretazione dello stato emergenziale, proclamato nel novembre 2015 e prorogato anche quest&#8217;anno. Lo stato d\u2019emergenza ha consentito alle autorit\u00e0 preposte di intervenire per sedare ogni evento classificabile quale minaccia all\u2019ordine pubblico, censurando la stampa e i media televisivi e vietando scioperi e manifestazioni, anche facendo ricorso all\u2019uso della forza. Queste politiche hanno aizzato il malcontento popolare, che non ha messo fine al proliferare delle proteste contro la disoccupazione e la condizione di sottosviluppo.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo attacco alla libert\u00e0 di espressione e di opinione \u00e8 stato sferrato lo scorso 13 luglio, quando l\u2019Assemblea dei Rappresentanti del Popolo ha ripreso la discussione sul progetto di legge n. 25, presentato in Parlamento ad aprile 2015 e riguardante la persecuzione degli abusi commessi contro le forze armate. Il provvedimento dispone pene molto severe (10 anni di prigione e una tassa di 50 mila denari) per chiunque commetta atti che ledano le forze armate e i segreti di sicurezza nazionale. Non sorprende che nel 2017 la Tunisia \u00e8 stata nuovamente classificata quale Paese <a href=\"https:\/\/freedomhouse.org\/report\/freedom-world\/2017\/tunisia\">parzialmente libero<\/a>. In questo contesto,<strong> i giovani restano la categoria pi\u00f9 colpita<\/strong>.<\/p>\n<p>Secondo un\u2019indagine del Forum tunisino per i diritti economici e sociali, il 67% delle persone che sceglie di abbandonare in maniera irregolare la Tunisia sono giovani uomini tra i 20 e i 30 anni, la maggior parte dei quali non diplomati o senza lavoro, originari del governatorato di Medinine. Per molti di loro l\u2019unica alternativa per reagire \u00e8 migrare, anche se in condizioni irregolari e con mezzi improvvisati: piccole barche da pesca partite da Sfax e dirette verso aree costiere siciliane poco presidiate.<\/p>\n<p><strong>La chiusura del fronte libico non c&#8217;entra. La rotta tunisina \u00e8 la stessa di sei anni fa<\/strong><br \/>\nSulla stampa italiana, a partire dal mese di luglio, si sono moltiplicati i titoli che davano notizia di sbarchi fantasma in Sicilia, specie sull\u2019isola di Lampedusa, dove ad ottobre 2017\u00a0 \u00e8 stato \u00a0registrato il maggior numero di sbarchi tra i porti del meridione (168), di cui oltre il 60% nei mesi tra luglio e ottobre.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente che esiste una connessione tra il fenomeno migratorio del 2011 e quello che si sta verificando in questi ultimi mesi. Oggi come sei anni fa, il governo non \u00e8 stato in grado di rispondere al malessere della societ\u00e0 tunisina e a poco sono serviti i finanziamenti ricevuti dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/migranti-regionalizzare-ue-concorde\/\">Unione europea<\/a> negli ultimi anni. Per questo, non \u00e8 corretto parlare dell\u2019apertura di una nuova rotta migratoria a seguito della \u201cchiusura\u201d del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/libia-italia-missione-legge\/\">fronte libico<\/a>. La rotta \u00e8 quella gi\u00e0 esistente da sei anni, mai chiusa nel tempo. Piuttosto, sarebbe pi\u00f9 corretto dire che dopo il 2011 si \u00e8 drasticamente ridimensionata ed \u00e8 stata oscurata dai numeri della rotta libica.<\/p>\n<p>Considerare la rotta tunisina quale mera alternativa a quella libica appare riduttivo. Sono i migranti tunisini a imbarcarsi dai porti di Sfax e Kerkenna, raramente gli stranieri (secondo il Forum tunisino dei diritti economici e sociali, tra il 2011 e il 2016 il 74,6% delle persone che hanno lasciato il Parse sono cittadini tunisini). Sebbene negli ultimi mesi il flusso di migranti sub sahariani lungo il confine tunisino-libico sia cresciuto (migranti che vengono in Tunisia per trovare lavoro e raccogliere i soldi per pagare i passeur), ad oggi i protagonisti della rotta restano i giovani tunisini che, stretti nella morsa di una economia impoverita e di un clima politico asfissiante, fuggono a bordo dei social media prima ancora che delle imbarcazioni di fortuna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cStavolta si fa sul serio. Lampedusa \u00e8 in stato d\u2019assedio. Il centro di accoglienza tracima tunisini. Ce ne sono dappertutto\u201d. Correva l\u2019anno 2011 e sebbene l\u2019articolo riporti una data ormai lontana nel tempo, queste parole sono oggi di un\u2019attualit\u00e0 preoccupante. 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