{"id":6720,"date":"2007-11-28T00:00:00","date_gmt":"2007-11-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-grand-design-di-angela-merkel-tra-slanci-e-ostacoli\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:11","slug":"il-grand-design-di-angela-merkel-tra-slanci-e-ostacoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/11\/il-grand-design-di-angela-merkel-tra-slanci-e-ostacoli\/","title":{"rendered":"Il grand design di Angela Merkel tra slanci e ostacoli"},"content":{"rendered":"<p>Sotto la guida di Angela Merkel la Germania si sta affermando come un attore centrale per l\u2019individuazione di nuove strategie politiche globali e per la soluzione dei principali problemi che affliggono la comunit\u00e0 internazionale. In quella che potremmo definire come una nuova <i>Weltpolitik<\/i> confluiscono orientamenti tradizionali e istanze innovative della politica mondiale, frutto della particolare visione internazionale del nuovo cancelliere. <\/p>\n<p>Il rilancio della politica estera tedesca ha preso avvio con il superamento dell\u2019impasse che aveva colpito il processo di integrazione europea dopo il naufragio del trattato costituzionale. Spendendo tutto il suo potere personale, Merkel ha saputo generare consenso e favorire il raggiungimento di un compromesso, tradottosi poi nel trattato firmato il 28 ottobre scorso a Lisbona. In quel negoziato Merkel ha contribuito a salvaguardare le principali riforme funzionali al potenziamento delle capacit\u00e0 di politica estera dell\u2019Unione Europea, prima fra tutte quella che prevede l\u2019istituzione dell\u2019Alto Rappresentante per la politica estera e gli affari di sicurezza.<\/p>\n<p><b>Coesione europea<\/b><br \/>In parallelo al consolidamento delle istituzioni, Merkel sta puntando al miglioramento dell\u2019intesa con i leader dei principali paesi europei. Dato il minore dinamismo che caratterizza la politica estera britannica di Gordon Brown rispetto a quella di Tony Blair, \u00e8 con il presidente francese Nicolas Sarkozy che il cancelliere tedesco sta cercando di porre le basi per una politica estera europea pi\u00f9 condivisa. Il tradizionale asse franco-tedesco pu\u00f2 rappresentare nuovamente uno strumento di aggregazione per la definizione di una posizione comune europea sui dossier politici pi\u00f9 rilevanti. L\u2019interessante convergenza sperimentata di recente tra Parigi e Bonn sulla questione iraniana potrebbe preludere ad un\u2019intesa di pi\u00f9 vasta portata. <\/p>\n<p>Un fattore imprescindibile per il successo delle iniziative europee \u00e8 rappresentato dall\u2019appoggio americano e di questo Merkel sembra essere ben pi\u00f9 conscia. L\u2019attuale cancelliere ha saputo superare le incomprensioni che, soprattutto a causa di un quadro internazionale particolare, si erano create tra il suo predecessore e la Casa Bianca. La diplomazia tedesca ha progressivamente riguadagnato credito presso l\u2019alleato americano, al punto che la Germania viene oggi considerata a Washington come un alleato con il quale condividere la responsabilit\u00e0 globale che grava sugli Stati Uniti. <\/p>\n<p>Ripristinati i tradizionali riferimenti della politica estera tedesca, Merkel sta estendendo la sua trama diplomatica ai principali paesi emergenti, considerati partner strategici per delineare nuovi equilibri che permettano di superare l\u2019ingovernabilit\u00e0 che ormai caratterizza il sistema istituzionale internazionale. La recente visita del cancelliere in India, ultima di una serie di iniziative che ha portato Merkel a stringere rapporti con gli esponenti dei paesi pi\u00f9 dinamici e strategici a livello internazionale, \u00e8 estremamente indicativa in proposito. Negli incontri con il premier Singh, il cancelliere, che ha puntato a migliorare i rapporti tra i due paesi e ad approfondire le relazioni commerciali bilaterali, ha cercato soprattutto di trovare una sponda per il rilancio dei negoziati commerciali in ambito Wto e per la promozione di un accordo multilaterale sul clima. <\/p>\n<p>Per il raggiungimento dei suoi obiettivi diplomatici Merkel potr\u00e0 fare leva anche sulla centralit\u00e0 che la Germania ha riconquistato in ambito economico. Pur dovendo affrontare importanti ristrutturazioni, l\u2019economica tedesca sta dimostrando, soprattutto nella proiezione esterna, un dinamismo estremamente accentuato: primo esportatore mondiale di merci dal 2003, la Germania ha visto nel 2006 il suo export crescere del 13,5%. All\u2019eccellente performance commerciale fa riscontro una crescita estremamente significativa degli investimenti tedeschi all\u2019estero, che, sempre nel 2006, hanno superato i 1.000 miliardi di dollari. Complessivamente considerata, l\u2019economica tedesca pu\u00f2 rappresentare un supporto fondamentale per il perseguimento del disegno diplomatico di Merkel, che in questo ricorda molto il suo maestro, Helmut Kohl, il quale seppe imporre, a suon di marchi, tempi e modi della riunificazione tedesca.<\/p>\n<p><b>I problemi sino-russi<\/b><br \/>Se tanti e forti sono i fattori che inducono a pensare che Merkel riuscir\u00e0 nei suoi propositi, altrettanto rilevanti sono gli ostacoli che rischiano di frustrare, o quanto meno limitare, le ambizioni tedesche. Una minaccia giunge oggi proprio da quei paesi che durante il cancellierato Schr\u00f6der erano considerati degli amici: Russia e Cina. Merkel ha preso posizione contro il rinnovato imperialismo economico di entrambi i governi, i quali, forti degli abnormi introiti derivanti dall\u2019esportazione di energia e di prodotti manifatturieri, minacciano di operare un accaparramento selvaggio di industrie strategiche anche in Europa: il recente allarme lanciato da Berlino contro l\u2019utilizzo politico dei fondi sovrani va letto come un monito diretto ai governi di Mosca e Pechino. Con quest\u2019ultimo Merkel \u00e8 andata addirittura oltre, criticando apertamente la politica cinese in materia di diritti umani. \u00c8 probabile che, qualora la diplomazia tedesca continuasse ad avanzare in modo cos\u00ec \u201cirriguardoso\u201d, Russia e Cina sarebbero incentivate ad ostacolare la Germania e a farne fallire le aspirazioni. Un intervento sino-russo in funzione antitedesca potrebbe dispiegare forze tali da incidere anche sull\u2019unit\u00e0 politica europea, inducendo i principali partner della Germania a non seguire il cancelliere fino in fondo: la recente visita di Sarkozy a Pechino, nella quale il presidente francese ha incassato contratti per 20 miliardi di euro facendo cadere ogni riferimento alla questione dei diritti umani in Cina, d\u00e0 bene il senso di questa eventualit\u00e0. <\/p>\n<p>A rendere pi\u00f9 incerto il quadro contribuisce anche la situazione politica interna della Germania, dove la <i>Grosse Koalition<\/i> fatica sempre pi\u00f9 a mantenersi in equilibrio. Il partito socialdemocratico cerca di uscire dalla morsa in cui \u00e8 stato spinto da un cancelliere sempre pi\u00f9 popolare e da una sinistra estrema che guadagna terreno sfruttando le molte sperequazioni che ancora esistono nel paese. Per raggiungere questo obiettivo l\u2019Spd sta progressivamente abbandonando i toni concilianti usati nella fase di avvio della grande coalizione attaccando in modo sempre pi\u00f9 diretto il cancelliere. Fatto paradossale, Merkel viene oggi criticata per il suo impegno in campo internazionale. L\u2019Spd rinfaccia al cancelliere il suo scarso interesse per la politica interna, un concetto chiaramente riassunto da una dichiarazione del capogruppo socialdemocratico al <i>Bundestag<\/i>, Peter Struck, secondo cui \u201cmentre altri rappresentano il paese all\u2019estero noi lavoriamo per le persone che sono in Germania\u201d. Nonostante il consolidamento di Merkel e del suo partito, l\u2019attuazione del disegno diplomatico del cancelliere necessiter\u00e0, anche per un certo tempo, dell\u2019appoggio dell&#8217;Spd di cui \u00e8 stato di recente eletto presidente, Kurt Beck, sostenitore di una svolta a sinistra. Qualora la fine dell\u2019intesa sulla politica estera si consumasse prima dell\u2019emergere di una leadership consolidata verrebbe meno un presupposto interno necessario per la conduzione di una politica estera di alto livello. <\/p>\n<p>Stanti i molti fattori di incertezza internazionale ed interna \u00e8 difficile prevedere a quali risultati concreti approder\u00e0 la<i> Weltpolitik <\/i>di Angela Merkel. \u00c8 indubbio che il cancelliere continuer\u00e0 sulla strada intrapresa e cercher\u00e0, in un estremo sforzo diplomatico, di ottenere una sanzione formale del nuovo ruolo internazionale della Germania. In questa prospettiva si colloca la ripresa dell\u2019offensiva diplomatica per l\u2019ottenimento di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu. L\u2019esito positivo di questa campagna sembra essere tutt\u2019altro che scontato, sia per l\u2019esistenza di una netta opposizione italiana e dell\u2019atteggiamento ondivago di paesi come il Brasile e l\u2019India, sia perch\u00e9 non sembra accettabile una riforma del Consiglio di Sicurezza che aggravi ulteriormente lo squilibrio in termini di rappresentanza esistente a favore dei paesi europei. Pur in assenza di un riconoscimento formale, la Germania si avvia comunque a diventare un attore sempre pi\u00f9 rilevante della politica mondiale, il cui contributo risulter\u00e0 imprescindibile per fronteggiare le nuove sfide poste da un mondo policentrico, globalizzato e fortemente instabile.<\/p>\n<p>Altrettanto difficile \u00e8 dire quali prospettive per l\u2019Italia vengono aperte da questa affermazione internazionale della Germania. In prima battuta sembrerebbe che l\u2019Italia abbia molto da perdere e poco da guadagnare. Se in ambito economico la potenza tedesca sembra relegare ai margini un\u2019Italia sempre meno competitiva, in ambito politico la minaccia appare ancora pi\u00f9 rilevante. A parte l\u2019aspirazione tedesca al seggio permanente in Consiglio di Sicurezza, la quale si pone in netto contrasto con la posizione italiana sulla riforma del Consiglio, sul fronte europeo l\u2019incubo di una riedizione dell\u2019asse franco-tedesco targato Merkel-Sarkozy sta tornando ad agitare i sonni dei responsabili della politica estera italiana. A ben guardare, per\u00f2, i motivi di intesa sono altrettanto se non pi\u00f9 forti rispetto a quelli di divisione. Italia e Germania condividono innanzitutto una forte aspirazione al rilancio del processo di integrazione europea e al potenziamento dell\u2019Unione. Su alcuni temi fondamentali, come ad esempio quello dei diritti umani, la convergenza \u00e8 poi pi\u00f9 solida e duratura di quella registrata con altri partner europei. \u00c8 dunque nell\u2019interesse dell\u2019Italia favorire un\u2019intesa con Berlino sulle principali questioni, spiegando al contempo le perplessit\u00e0 e le obiezioni concernenti alcuni aspetti della politica estera tedesca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sotto la guida di Angela Merkel la Germania si sta affermando come un attore centrale per l\u2019individuazione di nuove strategie politiche globali e per la soluzione dei principali problemi che affliggono la comunit\u00e0 internazionale. 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