{"id":67301,"date":"2017-11-22T14:14:31","date_gmt":"2017-11-22T13:14:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67301"},"modified":"2017-11-25T12:04:00","modified_gmt":"2017-11-25T11:04:00","slug":"brexit-stallo-ue-regno-unito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/brexit-stallo-ue-regno-unito\/","title":{"rendered":"Brexit: il grande stallo dei negoziati tra Ue e Regno Unito"},"content":{"rendered":"<p>Ore 23:00 di venerd\u00ec 29 marzo 2019. Questa \u00e8 la data ufficiale a partire dalla quale il <strong>Regno Unito<\/strong> sar\u00e0 ufficialmente fuori dall&#8217;Unione europea, come ha annunciato dalla premier britannica Theresa <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/gb-londra-piu-debole-hard-soft-brexit\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>May<\/strong><\/a>. Delle (poche) decisioni prese dal governo britannico sul tema <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/brexit-ue-gb-negoziati-nebbia-manica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Brexit<\/strong><\/a>, questa \u00e8 probabilmente la pi\u00f9 importante. Le trattative per la secessione dall&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/ue-brexit-europa-difesa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Ue<\/strong> <\/a>sono infatti a un punto di stallo per l\u2019incapacit\u00e0 del Regno Unito di portare avanti una proposta completa e coerente, derivata dall&#8217;assenza di una vera e propria strategia Brexit \u2013 mai andata oltre il\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.gov.uk\/government\/publications\/the-united-kingdoms-exit-from-and-new-partnership-with-the-european-union-white-paper\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">white paper<\/a><\/em> molto generico e poco propositivo dello scorso febbraio, e una serie di discorsi della May -. Una paralisi rinforzata dalla compattezza delle posizioni europee e dalla crescente instabilit\u00e0 politica ed economica del Regno Unito.<\/p>\n<p><strong>500 days of Brexit<br \/>\n<\/strong>In effetti, poco o nulla \u00e8 successo negli ultimi mesi; questo contro le speranze dei molti che, sia lato britannico che lato europeo, speravano almeno in alcune proposte sui punti chiave della questione: prima di tutto, la definizione del <em>Brexit bill, <\/em>ossia dei pagamenti che Londra dovr\u00e0 ancora versare all\u2019Ue per coprire i contributi al bilancio europeo per cui s&#8217;\u00e8 impegnata anche oltre il 2019 (tra gli altri motivi, perch\u00e9 il bilancio dell\u2019Ue \u00e8 deciso su base settennale). Sar\u00e0 poi fondamentale risolvere la questione del confine tra Repubblica d\u2019Irlanda e Irlanda del Nord, della protezione dei diritti dei cittadini europei nel Regno Unito e delle condizioni dei futuri rapporti commerciali tra Ue e Regno Unito.<\/p>\n<p>500 giorni sono passati dal referendum sulla Brexit e sei round di negoziati si sono consumati, senza raggiungere un compromesso su nessuno di questi punti. Ecco la ragione della scadenza del 14 dicembre inviata recentemente dal capo negoziatore per l\u2019Ue Michel <strong>Barnier<\/strong> al governo britannico. Barnier ha infatti cercato di smuovere la situazione chiedendo al Regno Unito chiarificazioni che ha definito \u201cvitali\u201d almeno sul tema del <em>Brexit bill<\/em> entro quella data, scelta perch\u00e9 coincidente con il prossimo Consiglio europeo.<\/p>\n<p>La richiesta ha per\u00f2 sortito un effetto limitato: la May ha dichiarato di essere disposta a offrire fino a 40 miliardi di euro, ma a patto che l\u2019accordo sul commercio sia soddisfacente per il Regno Unito. Un valore per\u00f2 lontano dai 60 miliardi di cui si parla a Bruxelles (con stime che arrivano a cento) e, soprattutto, condizionato al raggiungimento di un accordo sulla partecipazione del Regno Unito al mercato unico \u2013 uno degli ultimi temi di cui vorrebbe parlare Bruxelles.<\/p>\n<p><strong>Navigare a vista<br \/>\n<\/strong>Le ragioni di questo &#8216;dialogo tra sordi&#8217; tra Bruxelles e Londra sono molteplici. Uno dei problemi principali \u00e8 quella della divergenza dei idee fra i due su quale sar\u00e0 la condizione del Regno Unito dopo il 29 marzo 2019: l\u2019Ue prevede due opzioni generali, la prima &#8216;tipo Norvegia&#8217;, ossia con maggiori benefici e altrettanti obblighi, la seconda pi\u00f9 vicina alle partnership con Paesi come il Canada, pi\u00f9 snelle rispetto al commercio tramite il Wto, ma comunque lontane dallo statuto attuale.<\/p>\n<p>La May ha invece in mente una soluzione di mezzo, un ibrido che lei chiama \u201cimmaginativo\u201d e che richiama l\u2019approccio <em>cherry picking\u00a0<\/em>citato dalla premier in diverse occasioni, riguardo ad esempio alla futura partecipazione ai programmi di ricerca europei: scegliere gli elementi che pi\u00f9 convengono al Regno Unito e creare cos\u00ec un accordo \u201cpersonalizzato\u201d. Un tipo di soluzione che l\u2019Ue ha rifiutato sin dall&#8217;inizio, e che \u00e8 quasi impossibile che venga mai accettata.<\/p>\n<p>Oltre a questa incomprensione di fondo nell&#8217;approccio alla questione, resta per\u00f2 in generale difficile capire quale sia effettivamente la posizione del Regno Unito sulle questioni chiave. Il White Paper del febbraio 2017 era vago: pi\u00f9 una dichiarazione d\u2019intenti che un documento programmatico. Il discorso della May a Firenze dello scorso settembre \u00e8 stato altrettanto generico: ha s\u00ec confermato l\u2019intenzione del Regno Unito di garantire i diritti dei cittadini europei nel Paese, ma non ha indicato in nessun modo come questo avverr\u00e0. Nessun riferimento \u00e8 stato poi fatto al confine irlandese, una questione per cui, se non sar\u00e0 risolta, la Repubblica d\u2019Irlanda ha gi\u00e0 indicato che metter\u00e0 il veto sull&#8217;accordo per la Brexit. E la May non \u00e8 nemmeno riuscita a fare una proposta chiara per il futuro statuto del Regno Unito dopo l\u2019uscita dall\u2019Ue. Il discorso ha cos\u00ec brevemente ravvivato i negoziati dopo lo stop estivo, salvo poi lasciarlo ricadere nella paralisi attuale.<\/p>\n<p><strong>Risolvere le questioni interne<br \/>\n<\/strong>In tutto questo, il Regno Unito stesso non sta attraversando un periodo particolarmente florido: il Pil ha rallentato in maniera inaspettata, vista la buona performance nell&#8217;immediato post Brexit, raggiungendo il minimo dal 2013. Il governo \u00e8 stato poi flagellato da una serie di scandali legati alle molestie sessuali, che hanno coinvolto quattro parlamentari, incluso un ministro.\u00a0 Tutti elementi che aggiungono fragilit\u00e0 alla posizione della May, gi\u00e0 in bilico dopo le fallimentari elezioni del giugno scorso.<\/p>\n<p>Di fronte a un governo che \u00e8 sempre pi\u00f9 diviso a livello domestico, incapace di formulare una proposta solida nei confronti dell\u2019Ue, di cui piuttosto aspetta una mossa per reagire, \u00e8 quindi comprensibile l\u2019idea della May di un periodo di transizione dopo la scadenza del 2019, in cui mantenere lo <em>status quo <\/em>su commercio e libert\u00e0 di movimento.<\/p>\n<p>L\u2019incertezza sta per\u00f2 costando cara al Regno Unito, ed \u00e8 difficile aspettarsi iniziative da parte dell\u2019Ue, sia per ragioni di principio \u2013 la responsabilit\u00e0 della Brexit, e quindi di proposte per risolverla, \u00e8 in effetti di Londra \u2013 che pratiche \u2013 \u00e8 difficile relazionarsi con una controparte che non sa che cosa vuole. L\u2019uscita dall\u2019impasse potrebbe cos\u00ec passare per un consolidamento della posizione interna britannica: un risultato molto difficile per\u00f2 da ottenere per una premier a capo di un partito diviso e sempre di pi\u00f9 osteggiata dal Labour, all&#8217;opposizione e in crescita significativa dalle ultime elezioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ore 23:00 di venerd\u00ec 29 marzo 2019. Questa \u00e8 la data ufficiale a partire dalla quale il Regno Unito sar\u00e0 ufficialmente fuori dall&#8217;Unione europea, come ha annunciato dalla premier britannica Theresa May. Delle (poche) decisioni prese dal governo britannico sul tema Brexit, questa \u00e8 probabilmente la pi\u00f9 importante. 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