{"id":67340,"date":"2017-11-24T16:44:13","date_gmt":"2017-11-24T15:44:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67340"},"modified":"2017-11-29T00:15:02","modified_gmt":"2017-11-28T23:15:02","slug":"minniti-italia-partita-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/minniti-italia-partita-mediterraneo\/","title":{"rendered":"Minniti: \u201cPer l\u2019Italia la partita si gioca oltre il Mediterraneo\u201d"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 soprattutto alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/libia-onu-sfide-soluzione-politica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Libia<\/strong><\/a> che guarda il ministro dell\u2019Interno Marco <strong>Minniti<\/strong>. Per pi\u00f9 di un motivo valido: \u00e8 il Paese con cui l\u2019<strong>Italia<\/strong> ha stretto un accordo per frenare le partenze dei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/dublino-riforma-necessaria-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>migranti<\/strong><\/a>, lo stesso da cui ora arrivano notizie di maltrattamenti sui profughi l\u00ec bloccati. \u00c8 anche il Paese da cui i foreign fighters europei potrebbero transitare sulla via del &#8216;ritorno a casa&#8217;, dopo la caduta del sedicente Stato islamico (Isis).<\/p>\n<p>In questa sua intervista ad <strong>AffarInternazionali.it<\/strong>, il ministro Minniti racconta le sue preoccupazioni sui fronti dell\u2019immigrazione e del<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/terroristi-forever\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> <strong>terrorismo<\/strong><\/a>\u00a0e sul rischio che le due questioni possano intrecciarsi. Aggiorna il dato sui rimpatri di sospetti radicalizzati dall&#8217;Italia &#8211; \u201csaliti ora a 97\u201d &#8211; e si dice sereno rispetto alle critiche rivoltegli per il patto con autorit\u00e0 libiche di vario livello, centrale e locale. E si mostra consapevole della complessit\u00e0 delle sfide da affrontare, da un lato all&#8217;altro del Mediterraneo. E di quanto il suo ruolo debba sempre pi\u00f9 modellarsi sulle nuove minacce alla sicurezza nazionale.<\/p>\n<p><strong>Minacce che la obbligano, da ministro dell\u2019Interno, a muoversi in un contesto internazionale&#8230;<br \/>\n<\/strong>Gran parte della sicurezza di un Paese oggi si gioca fuori dai confini nazionali. Innanzitutto per quanto riguarda la minaccia terroristica: siamo di fronte a un terrorismo di matrice jihadista che ha come obiettivo il mondo intero; e, quindi, se lo si vuole combattere, serve una capacit\u00e0 di contrasto che superi il proprio territorio. E poi &#8211; seconda questione di cui si occupa il ministero dell&#8217;Interno &#8211; ci sono i grandi flussi migratori: \u00e8 mia convinzione che una moderna democrazia debba avere l&#8217;ambizione di non subire, o inseguire, i processi demografici, ma di saperli governare. Anche qui, gran parte della partita si gioca oltre confine. Nel caso dell\u2019Italia, dall&#8217;altra parte del Mediterraneo.<\/p>\n<p><strong>Soprattutto in Libia, Paese con cui lei, ministro Minniti, ha siglato un accordo molto discusso. Come ha vissuto le critiche rivolte per questo all&#8217;Italia e all&#8217;Europa?<br \/>\n<\/strong>Con assoluta serenit\u00e0. Per una ragione semplicissima: sono convinto che per abbassare il numero delle vittime in mare &#8211; cosa statisticamente avvenuta: ci sono i dati dell\u2019Organizzazione internazionale per le immigrazioni a dimostrarlo &#8211; si debba contrastare il traffico di essere umani e l&#8217;immigrazione illegale. \u00c8 quanto stiamo facendo, relazionandoci con le autorit\u00e0 libiche e chiedendo il rispetto dei diritti umani, valore su cui non intendiamo cedere di un millimetro. E non si pu\u00f2 non constatare che se oggi l\u2019Oim e l\u2019Unhcr riescono a operare in Libia, se l\u2019Oim ha potuto effettuare oltre 12mila rimpatri volontari assistiti, se per l\u2019Unhcr \u00e8 possibile fornire protezione umanitaria a donne, anziani e bambini, \u00e8 grazie all&#8217;accordo tra l&#8217;Italia e la Libia, tra l&#8217;Unione europea e la Libia.<\/p>\n<p><strong>Secondo lei, l\u2019accordo \u00e8 dunque un passo in avanti?<br \/>\n<\/strong>La Libia non ha mai firmato la convenzione di Ginevra, che risale al 1951: per questo, finora non \u00e8 stato possibile operare nel Paese. Dal 1951 al 2017 sono passati 66 anni: essere riusciti a portare le organizzazioni delle Nazioni Unite in Libia \u00e8 per un \u201cpasso in avanti\u201d. Non definitivo, ma in avanti. Un passo che credo vada ulteriormente consolidato: su questo da parte mia e del governo italiano ci sar\u00e0 il massimo impegno. Lo stesso credo si possa ritenere da parte dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p><strong>Quasi 100 espulsioni di sospetti radicalizzati nel 2017: ministro Minniti, che cosa ci dice questo della radicalizzazione in Italia?<br \/>\n<\/strong>Nel percorso che porta a un attacco terroristico c&#8217;\u00e8 prima il momento della radicalizzazione e solo poi quello della progettualit\u00e0. I rimpatri per ragioni di sicurezza nazionale sono uno strumento fondamentale, perch\u00e9 ci consentono di intervenire proprio tra queste due fasi. \u00c8 una legislazione che in Europa abbiamo soltanto noi e che si \u00e8 dimostrata efficace: quest\u2019anno ce ne sono stati 97, con una progressione significativa. Il processo implica anche la disponibilit\u00e0 dei Paesi di provenienza a collaborare. Per questo, pi\u00f9 che di espulsioni parliamo, appunto, di rimpatri veri e propri: i soggetti vengono riportati nei luoghi d\u2019origine; e l\u2019annuncio viene dato solo dopo il loro arrivo.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 oggi l\u2019entit\u00e0 della minaccia?<br \/>\n<\/strong>L\u2019evidente scacco militare subito dallo Stato islamico, testimoniato dalla caduta di Mosul e di Raqqa &#8211; nell&#8217;immaginario collettivo, la sua capitale -, non fa venire meno la minaccia terroristica: l&#8217;Isis non \u00e8 morto. Abbiamo due grandi questioni di fronte ai nostri occhi. La prima \u00e8 la diaspora dei foreign fighters: il loro ritorno potrebbe anche incrociarsi con i flussi migratori, perch\u00e9 chi fugge da solo cerca di trovare la strada che gli appare \u201cpi\u00f9 semplice\u201d. La seconda \u00e8 rappresentata invece dal rischio, altrettanto alto, che la Libia diventi un paradiso sicuro per terroristi e foreign fighters in fuga dalle zone di guerra. La stabilizzazione del Paese e dei suoi confini, che diventeranno sempre pi\u00f9 la frontiera meridionale d\u2019Europa, ritorna quindi un tema cruciale, non solo per contrastare i trafficanti di esseri umani, ma anche per combattere il terrorismo.<\/p>\n<p><strong>Quali saranno, allora, i prossimi passi?<br \/>\n<\/strong>Serve intanto una cooperazione con i grandi provider del web. Credo, da questo punto di vista, che il G7 di Ischia dei ministri dell&#8217;Interno &#8211; cui hanno partecipato grandi societ\u00e0 come Google, Facebook, Microsoft e Twitter &#8211; abbia rappresentato un unicum. Per la prima volta i grandi provider si sono seduti a fianco di ministri dell&#8217;Interno; e per la prima volta si sono poste le basi per un\u2019alleanza contro il &#8216;malware&#8217; del terrore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/dCKCNT0kqlk\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 soprattutto alla Libia che guarda il ministro dell\u2019Interno Marco Minniti. 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