{"id":67393,"date":"2017-11-28T14:51:03","date_gmt":"2017-11-28T13:51:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67393"},"modified":"2017-12-01T10:13:01","modified_gmt":"2017-12-01T09:13:01","slug":"africa-ue-abidjan-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/africa-ue-abidjan-migranti\/","title":{"rendered":"Africa\/Ue: Vertice Abidjan, cambio passo su spinta migranti"},"content":{"rendered":"<p>Il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/africaue-vertice-la-volta-sub-sahariana\/\"><strong>Vertice<\/strong><\/a> che si\u00a0\u00e8 svolto ad <strong>Abidjan<\/strong>\u00a0il 29 e il 30\u00a0novembre ha le potenzialit\u00e0 per segnare un cambio di passo nei rapporti tra <strong>Ue<\/strong> e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/ue-africa-aiuti-sviluppo-scambio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Africa<\/strong><\/a> e andare oltre la formula del Summit che si consuma in dichiarazioni di intenti. Questo perch\u00e9 \u2013 forse? &#8211; la realt\u00e0 si sta finalmente imponendo, sotto la forza d\u2019urto delle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/migranti-ripresa-flussi-tunisia\/\"><strong>migrazioni<\/strong>,<\/a> che non lasciano pi\u00f9 tregua (anche per le campagne elettorali che cadenzano la vita europea), e della spinta demografica da Sud. Nel 2050 l\u2019Africa avr\u00e0 il quadruplo degli abitanti dell\u2019Europa: che cosa possono fare i vecchi (e non metaforicamente) europei?, costruire paratie nel Mediterraneo?<\/p>\n<p>Chi si occupa a Bruxelles della cooperazione allo sviluppo ha deciso che \u00e8 giunto il tempo della responsabilizzazione di tutte le parti in causa, al punto da spingere le politiche pubbliche nei confronti dell\u2019Africa verso una maggiore \u201cimprenditorialit\u00e0\u201d, nel senso letterale del termine.<\/p>\n<p><strong>Il lancio del nuovo External Investment Plan<\/strong><br \/>\nQui si innesta il nuovo External Investment Plan che sar\u00e0 lanciato ufficialmente ad Abidjan e che punta sugli investimenti del settore privato nell\u2019interesse economico dell\u2019Africa, ma anche della stessa Europa. Il payoff di questo piano \u00e8 \u201cMeno aiuti, pi\u00f9 investimenti\u201d: ovvero le concessioni a pioggia cominciano ad appartenere al passato remoto, mentre avanzano strumenti finanziari per nuove forme di partenariato. Tradotto in cifre: l\u2019Eip mette sul piatto 4,1 miliardi di euro che, come leva finanziaria, vogliono mobilitare finanziamenti privati per una cifra di 44 miliardi.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 dichiarato: combattere la povert\u00e0 e favorire lo sviluppo attraverso la creazione di dai 15 ai 20 milioni di posti di lavoro all\u2019anno in Africa, ma con una ricaduta anche \u201ca casa nostra\u201d. Chance economiche in loco per le nuove generazioni africane, infatti, hanno risvolti quali il contenimento in prospettiva delle migrazioni, l\u2019apertura di nuovi mercati, la crescita delle imprese private europee, oltre che di quelle locali. All\u2019obiezione, scontata pure ad Abidjan, \u201cchi investir\u00e0 mai in posti a cos\u00ec alto rischio?\u201d, la Ue risponde con un fondo garanzia di 1,5 miliardi di euro, riservati a coprire i rischi delle aziende che oseranno spingersi oltre il mare.<\/p>\n<p><strong>Attese e debolezze: l&#8217;esperienza di chi opera in loco e le CSOs<br \/>\n<\/strong>Il &#8216;piano di Abidjan&#8217; solleva molte attese, dunque, ma che ha un punto debole, specie se si guarda attraverso la lente di alcune esperienze vissute da realt\u00e0 come Avsi. Bruxelles potrebbe finalmente provare a puntellarlo: il ruolo riservato alle CSOs, le organizzazioni della societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>L\u2019E<em>U External Investment Plan<\/em>, infatti, riconosce l\u2019importanza del ruolo delle organizzazioni della societ\u00e0 civile nell\u2019<em>advocacy<\/em> dei diritti dei pi\u00f9 vulnerabili e nel <em>watchdog<\/em>, cio\u00e8 nel controllo del rispetto dei diritti umani. Questioni importanti. Ma se si considera tutta l\u2019ampiezza dell\u2019azione di un\u2019organizzazione che fa cooperazione allo sviluppo sul territorio, questo ambito rischia di diventare un recinto stretto, pure piuttosto asfittico.<\/p>\n<p>Andiamo quindi alle esperienze, non alle teorie della cooperazione, e in particolare prendiamo spunto dal SDG 7, l\u2019accesso all\u2019energia. Si stima che 1.3 miliardi di persone non abbiano accesso all\u2019energia, il 95% delle quali vivono nell\u2019Africa sub-sahariana e in Asia, prevalentemente in zone rurali. Nel continente africano, il 30% delle scuole e degli ospedali operano senza energia elettrica e nella zona sub-sahariana sette persone su 10 non vi accedono.<\/p>\n<p>Consapevole di muoversi in questo contesto, Avsi ha avviato una serie di collaborazioni con esponenti del settore privato di taglie diverse, sia grandi multinazionali che imprese medio-piccole.<\/p>\n<p><strong>Le collaborazioni dell&#8217;Avsi nel settore energetico<\/strong><br \/>\nCon Eni, Avsi ha sviluppato esperienze significative in Congo Brazzaville e Mozambico: qui i progetti si occupano di sviluppo sociale, sostenibilit\u00e0 ambientale, formazione, educazione e sviluppo imprenditoriale. Avsi in particolare \u00e8 responsabile di valutazione di fattibilit\u00e0, analisi del mercato partendo dalla collaborazione con gli stakeholders locali, analisi e report dell\u2019impatto ambientale, sociale e sanitario e analisi d\u2019investimento nelle comunit\u00e0.<\/p>\n<p>In Uganda, sul lago Vittoria, Avsi opera in partnership con Absolute Energy Servizi Srl in un progetto di elettrificazione rurale per portare soluzioni off-grid nell\u2019isola di Kitobo e fornire servizi alla comunit\u00e0. Oltre a programmi di coinvolgimento della popolazione, il partenariato qui sta innescando la promozione di start up e d\u2019imprese locali, oltre che di educazione all\u2019uso efficiente dell\u2019energia e di capacity-building. I beneficiari del progetto, quindi, sono i 1500 abitanti, ma anche le 50 micro-imprese del luogo.<\/p>\n<p>Un altro esempio ancora: in Kenya Avsi e Absolute Energy Servizi Srl stanno sviluppando un impianto idroelettrico nella contea di Meru per 30.000 persone in partnership con un\u2019associazione comunitaria. Grazie al contributo di Avsi, l\u2019azienda creer\u00e0 una utility locale in cui l\u2019associazione diventer\u00e0 azionista in virt\u00f9 del lavoro offerto alla creazione dell\u2019impianto e delle infrastrutture gi\u00e0 costruite e diventer\u00e0 co-gestore dell\u2019utility. Il modello di business \u00e8 pensato dunque per favorire un ritorno diretto di benefici sulla comunit\u00e0 e al tempo stesso per garantire la sostenibilit\u00e0 sociale del business nel lungo periodo.<\/p>\n<p><strong>Coinvolgere le CSOs nel ciclo di un progetto dall&#8217;inizio alla fine<\/strong><br \/>\nEcco quindi: in questa prospettiva una\u00a0organizzazione della societ\u00e0 civile pu\u00f2 essere contemplata solo come una paladina di <em>advocacy?<\/em> No, perch\u00e9 vorrebbe dire ridurne lo specifico e rinunciare a una porzione di impegno gi\u00e0 verificato come indispensabile nella costruzione di partnership efficaci nel breve e lungo termine.<\/p>\n<p>Proprio in coerenza con l\u2019obiettivo ultimo del piano europeo che sar\u00e0 presentato ad Abidjan, le CSOs vanno coinvolte nell\u2019intero ciclo del progetto, dall\u2019individuazione alla valutazione passando per l\u2019implementazione. E questo attraverso un sistema per cui nella fase di selezione e valutazione dei progetti sia prevista una premialit\u00e0 per i soggetti che coinvolgono CSOs.<\/p>\n<p>Perch\u00e9? Mettiamo ancora pi\u00f9 a fuoco il punto, alla vigilia di Abidjan: perch\u00e9 se la CSO \u00e8 insostituibile nella formazione (capacity building) di realt\u00e0 locali che non possono essere tagliate fuori nell\u2019azione di sviluppo o nella sensibilizzazione alle opportunit\u00e0 che un determinato progetto crea, essa \u00e8 d&#8217;aiuto essenziale anche nell\u2019individuazione di eventuali nuovi consumatori appartenenti alle classi pi\u00f9 povere e nella costruzione di una nuova domanda del mercato attraverso, per esempio, per restare all\u2019energia, la costituzione di attivit\u00e0 produttive che chiedono energia.<\/p>\n<p><strong>Dalla Corporate Social Responsibility al Creating Shared Value<\/strong><br \/>\nCapaci per il loro profilo di coinvolgere tutti gli stakeholders, le CSOs sanno come porre le premesse perch\u00e9 un ambiente diventi favorevole agli investimenti, in vista di quello che tecnicamente viene chiamato Creating Shared Value. Il processo di creazione di valore condiviso &#8211; per cui l\u2019azienda raggiunge i suoi obiettivi aziendali attraverso la promozione dello sviluppo delle comunit\u00e0 in cui opera &#8211; \u00e8 un passo in avanti rispetto alla Csr (Corporate Social Responsibility) perch\u00e9 ha a che vedere con il core business stesso dell\u2019azienda. Non \u00e8 solo uno scotto da pagare in cambio di uno sfruttamento, ma un guadagno per l\u2019impresa in termini finanziari e di mercato.<\/p>\n<p>Infine, forse basta un\u2019istantanea: pensiamo a un\u2019impresa che voglia entrare in uno slum per portare la sua energia in modo regolare, trasformando gli abitanti in clienti paganti. Come ci entra? Certi slum non sono proprio i posti pi\u00f9 cordiali della terra. L\u2019unica via \u00e8 passare attraverso i volti noti di chi da anni sta l\u00e0 e lavora, con i piedi nel fango all\u2019occorrenza, per portare aiuti e interventi sociali. Come un vicino, non (solo) come un cane da guardia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Vertice che si\u00a0\u00e8 svolto ad Abidjan\u00a0il 29 e il 30\u00a0novembre ha le potenzialit\u00e0 per segnare un cambio di passo nei rapporti tra Ue e Africa e andare oltre la formula del Summit che si consuma in dichiarazioni di intenti. 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