{"id":67428,"date":"2017-11-30T20:06:54","date_gmt":"2017-11-30T19:06:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67428"},"modified":"2017-12-04T23:53:59","modified_gmt":"2017-12-04T22:53:59","slug":"libia-mediazione-salameh-onu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/libia-mediazione-salameh-onu\/","title":{"rendered":"Libia: difficolt\u00e0 per la mediazione di Salameh (Onu)"},"content":{"rendered":"<p>In poco pi\u00f9 di due mesi, la <strong>mediazione<\/strong> intrapresa dal nuovo rappresentante dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/libia-onu-sfide-soluzione-politica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Onu<\/strong><\/a> in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/libia-personalismo-state-building\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Libia<\/strong><\/a>, Ghassan <strong>Salameh<\/strong>, ha conosciuto sviluppi di non poco conto, ma non facili da valutare.\u00a0Con grande rapidit\u00e0, Salameh ha messo in atto il primo ciclo del piano d\u2019azione da lui presentato all\u2019Assemblea generale dell\u2019Onu del settembre scorso. In questo primo ciclo la Camera dei Deputati di Tobruk (CdD, figlia delle elezioni del 2014) e l\u2019Alto Consiglio di Stato di Tripoli (Acs, figlio dell\u2019Accordo politico libico &#8211; Apl, firmato a Skhirat nel dicembre 2015) hanno nominato ciascuno una loro commissione per redigere congiuntamente gli emendamenti all\u2019Apl necessari a governare il Paese durante la transizione che dovrebbe portare alla soluzione della crisi.<\/p>\n<p>Le commissioni hanno lavorato dal 25 settembre al 21 ottobre producendo un testo che non sembra avere raccolto il consenso necessario. Cos\u00ec, un testo di emendamenti<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> \u00e8 stato redatto da Salameh stesso e sottoposto al voto della CdD il 21 novembre, suscitando l\u2019insoddisfazione dell\u2019Acs che, da un lato, contesta alcuni contenuti e, dall&#8217;altro, argomenta che stando all\u2019art. 12 dell\u2019Apl il testo dovrebbe avere pure la sua approvazione.<\/p>\n<p>Emerge una certa impazienza, come gi\u00e0 con i predecessori di Salameh, L\u00e9on e Kobler a Skhirat. Il che ancora una volta potrebbe rivelarsi dannoso: gli inviati del\u2019Onu sono dei mediatori \u00a0e non degli arbitri\u00a0 e perci\u00f2 non\u00a0 dovrebbero emettere lodi.<\/p>\n<p><strong>I nuovi assetti, nelle proposte di Salameh<\/strong><br \/>\nCome che sia, le modifiche proposte da Salameh e approvate dalla CdD prevedono un Consiglio presidenziale (Cp) di tre membri &#8211; al posto dei nove originariamente istituiti dall\u2019Alp \u2013, ciascuno in rappresentanza di una delle tre grandi regioni della Libia, e un governo retto da un primo ministro designato ma ben distinto dal Cp (mentre in precedenza il presidente del Cp era anche il primo ministro).<\/p>\n<p>All\u2019Acs vengono date alcune competenze nuove che lo associano ad alcune importanti decisioni della CdD, che per\u00f2 resta il Parlamento di un sistema di transizione fondamentalmente monocamerale e beneficia quindi di una primazia politica rispetto all\u2019Acs. La statuizione politicamente pi\u00f9 rilevante, per\u00f2, \u00e8 l\u2019assegnazione al Cp, fra le altre responsabilit\u00e0, del comando supremo delle forze armate. Questo comando \u00e8 quanto sta da sempre al\u00a0 centro della contesa fra le parti libiche.<\/p>\n<p><strong>Il nodo del comando delle forze armate<\/strong><br \/>\n\u00c8 stata rinviata ogni pi\u00f9 articolata decisione sull&#8217;assetto definitivo della catena di comando delle forze armate, che evidentemente e comprensibilmente Salameh intende riservare alla Conferenza nazionale a larga partecipazione, che nel suo piano \u00e8 quella destinata, assieme alla Commissione per la redazione della\u00a0 Costituzione, a definire il regime politico libico. L\u2019attribuzione sin d\u2019ora del comando delle forze armate al Cp, tuttavia, indica bene l\u2019orientamento che l\u2019Onu intende dare alla questione, in contrasto con le ambizioni del generale <strong>Heftar<\/strong>, che vuole una riserva monopolistica sulla riforma del settore di sicurezza e delle forze armate nazionali.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, sorprende che l\u2019Acs non sia d\u2019accordo con le proposte di Salameh e, per contro, che le abbia appoggiate la CdD. Il presidente misuratino dell\u2019Acs, Suweihli, e la maggioranza dell\u2019Acs (che origina dai ribelli rivoluzionari ed islamisti di Libia Down) dovrebbero apprezzare questo orientamento chiave delle proposte Onu nell&#8217;attribuzione dei poteri che, come abbiamo appena detto, certamente influenzer\u00e0 i passi costituzionali futuri nel senso di una riforma del settore di sicurezza estranea a poteri personali. Al contrario, la CdD, in particolare il suo presidente Aqila Saleh Issa, stretto alleato e sostenitore di Heftar, avrebbe dovuto ostacolare quelle stesse proposte.<\/p>\n<p><strong>Incongruenze ed evoluzioni in corso<\/strong><br \/>\nCome si spiegano queste incongruenze? Probabilmente riflettono un\u2019evoluzione del quadro libico che i libici percepiscono pi\u00f9 prontamente di noi. Per cercare di capire si pu\u00f2 forse cominciare a notare che mentre la CdD aderisce alla &#8216;roadmap&#8217; dell\u2019Onu, gli ambienti dell\u2019Acs\u00a0 propendono in realt\u00e0 per un altro percorso e cio\u00e8 per un\u2019anticipazione delle elezioni, in modo da riflettere i cambiamenti nell&#8217;opinione pubblica intervenuti dal 2014 e meglio riversarli nella Conferenza nazionale e nella Costituzione: quindi esattamente l\u2019inverso di quanto prevede il Piano d\u2019Azione di Salameh.<\/p>\n<p>Evidentemente gli avversari di Heftar si aspettano dalle elezioni una maggioranza di consensi in grado di liquidare lui e i neo-gheddafiani (che, con la liberazione di Seif al-Islam, stanno sempre pi\u00f9 chiaramente riemergendo nella politica libica). Si pu\u00f2 essere scettici su questa aspettativa, perch\u00e9 il governo<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/libia-saint-cloud-situazione-fragile\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong> Serraj<\/strong><\/a>, che le correnti politiche rappresentate nell\u2019Acs hanno sostenuto, \u00e8 collegato nell&#8217;opinione pubblica libica al grave degrado economico, civile e infrastrutturale del Paese. E&#8217; difficile che nei sei mesi che l\u2019Acs propone per indire le elezioni il premier riesca a fare quello che non ha saputo o potuto realizzare fin qui, capovolgendo le percezioni degli elettori, come sembra pensare Karim Mezran.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> In realt\u00e0, i libici possono invece avere perduto ogni speranza in Serraj e riporre qualche speranza in Heftar: in questo senso il processo della Conferenza nazionale prima delle elezioni potrebbe aiutare a cambiare le loro percezioni.<\/p>\n<p><strong>Heftar da parte della soluzione a &#8216;la soluzione&#8217;?<\/strong><br \/>\nPerci\u00f2, quelli dell\u2019Acs potrebbero sbagliarsi. Potrebbero vedere bene, invece, quelli della CdD se valutano che le condizioni politiche in generale sono favorevoli a Heftar, oggi appoggiato e corteggiato non solo dai suoi consueti alleati, l\u2019Egitto, gli Emirati e la Russia, ma anche dagli europei, inclusa l\u2019Italia. L\u2019idea che Heftar sia \u201cparte della soluzione\u201d &#8211; lanciata ala conferenza di Vienna del maggio 2016 e divenuta subito un mantra -, con il consumarsi del governo Serraj e della mediazione dell\u2019Onu, si \u00e8 trasformata nell\u2019idea che Heftar \u2013 ben gestito dalla diplomazia internazionale &#8211; pu\u00f2 essere <strong>la\u00a0soluzione<\/strong>.<\/p>\n<p>Come \u00e8 stato rilevato da Arturo Varvelli, le tendenze affermatesi nel corso dl 2017 hanno contribuito \u201ca creare un contesto internazionale di informale appoggio alla causa di Heftar e certamente poco favorevole alla stipula di un compromesso\u201d.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> Al punto, si pu\u00f2 anzi aggiungere, che nel 2017 gli alleati di Heftar hanno compreso che in tale contesto un compromesso conviene a Heftar e hanno premuto perch\u00e9 egli si orientasse in questo senso. Heftar lo ha fatto senza mai lasciare cadere la sua intransigenza. Con l\u2019iniziativa di Macron del vertice a Saint Cloud il generale ha capito che l\u2019appoggio internazionale si \u00e8 allargato all&#8217;Europa. Ha accennato una maggiore collaborazione, pur mantenendo una costante retorica aggressiva versoi i suoi avversari e sempre ambigua verso i suoi neo-sostenitori europei.<\/p>\n<p><strong>I limiti del volontarismo dell&#8217;azione dell&#8217;Onu<\/strong><br \/>\nDunque una spiegazione forse accettabile \u00e8 che Heftar e i suoi alleati hanno appoggiato la piattaforma di Salameh perch\u00e9 stimano che essa indebolisca i loro gi\u00e0 deboli avversari e si sposi bene con la tendenza generale e internazionale che \u00e8 loro favorevole da tempo. Un\u2019altra ipotesi \u00e8 che Saleh Issa, uomo molto tenace e ambizioso, dopo essersi innalzato sulle spalle di Heftar, veda ora le condizioni per scavalcarlo.<\/p>\n<p>Qualunque sia la spiegazione dei meandri della politica libica, per ora sembra di poter concludere che nell&#8217;insieme le prospettive della mediazione Salameh, sebbene appoggiata da tutti, ha forse pi\u00f9 nemici internazionali e regionali di quelle precedenti. I mediatori dell\u2019Onu continuano a praticare il volontarismo per aggirare una situazione impervia che il volontarismo non pu\u00f2 cambiare. Tutto questo potrebbe giocare a favore di Heftar, ma resta indubitabile che, se cos\u00ec dovesse avvenire, i suoi avversari libici non l\u2019accetterebbero e si riproporrebbe in Libia un confitto violento, un conflitto del resto sta ampiamente fermentando.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.libyaobserver.ly\/news\/text-un-envoy%E2%80%99s-proposed-amendments-lpa\">https:\/\/www.libyaobserver.ly\/news\/text-un-envoy%E2%80%99s-proposed-amendments-lpa<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.atlanticcouncil.org\/blogs\/menasource\/can-libya-put-the-cart-before-the-horse\">http:\/\/www.atlanticcouncil.org\/blogs\/menasource\/can-libya-put-the-cart-before-the-horse<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> \u00a0<a href=\"http:\/\/www.ispionline.it\/it\/node\/15929\">http:\/\/www.ispionline.it\/it\/node\/15929<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In poco pi\u00f9 di due mesi, la mediazione intrapresa dal nuovo rappresentante dell\u2019Onu in Libia, Ghassan Salameh, ha conosciuto sviluppi di non poco conto, ma non facili da valutare.\u00a0Con grande rapidit\u00e0, Salameh ha messo in atto il primo ciclo del piano d\u2019azione da lui presentato all\u2019Assemblea generale dell\u2019Onu del settembre scorso. 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